Recensione “Papa Gambalunga” di Jean Webster, Caravaggio Editore. A cura di Alessandra Micheli

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Papà Gambalunga è uno dei libri che ho amato di più.

Accanto a Alice e una ragazza fuori moda, stuzzicava la mia fertile fantasia di bambina. Ognuno dei miei preferiti aveva un qualcosa che li accomunava: mi parlava di un mondo in cui le regole classiche erano sovvertire.

Alice si riferiva a quelle della logica. Una ragazza fuori moda ai dettami della femminilità.

Papà Gambalunga, definiva in maniera rivoluzionaria per l’epoca le priorità giuste per una signorina.

Non so voi, magari io sono più anziana, ma quando ero ragazzina io, nonostante fossi nata sul finire degli anni settanta, c’era ancora una certa rigidità delle convenzioni sociali.

Nulla di eclatante certo, non paragonabili alle regole degli anni passati, ma più sottili, più insinuanti e pertanto più pericolose, perché appunto nascoste.

Una ragazza doveva dividersi in libera e brava.

In studiosa o ribelle.

Doveva seguire certi canoni per non finire nell’orrida categoria delle facili. E non significava solo farsi corteggiare da tanti ragazzi, ma anche vestire in un certo modo, parlare in una certa maniera e avere aspirazioni precise. Le brave ragazze non avevano grilli per la testa. Non si truccavano, non lanciavano sguardi languidi ai ragazzi, studiavano e erano ligie al dovere.

Le cattive ragazze erano invece belle, sempre perfette nel loro seguire la moda (una moda aberrante se vogliamo dirla tutta) e leader del piccolo gruppo che a scuola si formava.

Ecco che iniziava la prima distinzione tra “Nerd” e “popolari”. Io vivevo queste regola con estrema sofferenza.

Alimentata da letture classiche e spesso non valutate nella loro potenza distruttiva della convenzioni, desideravo solo essere libera di ascoltare il mio cuore, che mi portava a essere sempre nel mezzo, magari truccata, alla moda, mai eccessiva nei modi, ma con sotto il braccio il mio buon Balzac, con tanti sogni di gloria nella testa. Ero proiettata verso un futuro luminoso di successi scolastici, ma la tempo stesso capace di vivere immersa nelle immagini vivide che mi procuravano i libri.

Quel mio stare a metà tra il sogno e la realtà non mi faceva sentire affatto lacerata, ma a mio agio.

Solo diversa, profondamente diversa dal resto delle mie compagne.

Alla necessaria adesione a leggi non scritte della comitiva che prevedevano assurdità come discussioni preconfezionate, visione convulse di determinati programmi, io spaziavo, inserendo di volta in volta tutto ciò che il mio cervello mi suggeriva.

Capite che chi come me è cresciuta con Alice e la sua insofferenza verso un certo tipo di approccio mentale, con la dolce Polly ( una ragazza fuori moda) con quella sua costante voglia di essere più reale, più fresca e meno leziosa, con la volontà di vivere non di agi e di lavoro, o con la Judy che amava il college e lo stimolo intellettuale ai piaceri mondani, non potevo che essere diversa da tutti. Orgogliosamente diversa. Ecco Papà Gambalunga rinasce splendido e potente grazie alla Caravaggio Editore che lo rinnova e lo restituisce ai noi ragazza e a voi giovani.

E la sua magia è completamente, favolosamente intatta. Judy rappresenta un po’ tutte le emarginate, lei orfana, con una vita già prestabilita senza stimoli intellettivi e con l’unico sogno di sopravvivere.

Però, a differenza di tante eroine orfane lo stesso, prive di possibilità lei non sogna di sposare un benefattore per fare il balzo sociale che tutte sognavamo. Lei è attratta dalla conoscenza, dalla fantasia, e dotata di uno spiccato senso di critico e una capacità di osservazione che la rende diversa dalle altre ragazze.

E’ per questo che qualcuno accorgendo di lei la fa…studiare.

Capite?

Studiare non inserirsi in società.

Judy va al college ed è felice, soddisfatta, completamente realizzata nello studio e nell’arte della scrittura.

Tutto il diario trasuda di felicità minimamente intaccata dagli sbalzi umorali tipici della giovinezza.

Ed è qua la differenza sostanziale con tanti libri.

Qua si inneggia una donna che studia, che vuole conoscere, che vuole magari ottenere grazie alle sue capacità mentali e non fisiche, un livello di vita migliore. Ma non migliore perché proiettata verso il necessario matrimonio, mantenimento o denaro, migliore perché capace di sviluppare il pensiero e sarà il pensiero a farla crescere, maturare e ottenere indipendenza.

Judy rifiuta ogni privilegio. Rifiuta a un certo punto anche i soldi del benefattore, vivendo dei suoi soli talenti grazie a una borsa di studio.

Judy sceglie, pensa ragione con la propria testa.

Per l’epoca fu un libro sconvolgente e scandaloso. Non un’eroina che sognava il matrimonio e i fasti del debutto in società.

Anzi.

L’incontro con il mondo altro, quello ricco e glorioso la lascia indifferente se non amareggiata. Leggete:

Ho trascorso degli interessanti – e illuminanti – momenti, ma sono felice di non appartenere a una tale famiglia! Preferisco davvero avere l’Istituto John Grier come base della mia formazione. Al di là dei lati negativi della mia educazione, almeno non c’era finzione a riguardo. Ora so cosa intendono le persone quando dicono che sono soffocate dalle Cose. L’atmosfera materiale di quella casa era opprimente; non ho potuto prendere un respiro profondo finché non mi sono trovata sul treno espresso per il ritorno. Tutta la mobilia era intagliata e tappezzata e magnifica; le persone che ho incontrato erano vestite benissimo e parlavano a bassa voce ed erano di buona famiglia, ma la verità è, Papà, che non ho mai sentito una conversazione seria dal momento in cui siamo arrivate finché non siamo andate via. Non penso che una sola idea sia mai entrata dalla porta principale. La signora Pendleton non pensa a nulla se non ai gioielli e ai sarti e agli impegni mondani…Ho visto moltissimi teatri e hotel e case bellissime. La mia mente è un miscuglio confuso di onice e foglie d’oro e pavimentazioni a mosaico e palme. Sono ancora abbastanza senza fiato ma sono felice di ritornare al college e ai miei libri… credo di essere davvero una studentessa; quest’atmosfera di calma accademica la trovo maggiormente stimolante di New York. Il college è un tipo di vita davvero appagante; i libri e lo studio e le abituali lezioni ti mantengono viva mentalmente, e poi quando la tua mente si stanca, hai la palestra e l’atletica all’aperto, e sempre moltissime amiche simpatiche che pensano all’incirca le stesse cose di te. Trascorriamo un’intera serata a far nulla se non a parlare… parlare… parlare… e andiamo a dormire davvero con un senso di sollievo, come se avessimo sistemato per sempre alcuni problemi importanti del mondo.

Oggi avete a disposizione tanti pseudo modelli. Tutti vi parlano di un mondo brillantinato, effervescente dotato delle luci stroboscopiche del palco e delle telecamere.

Osservate con invidia influencer di ogni tipo dalla moda al trucco, tutte in passerella perfette e dedite all’apparenza. Nessuno vi parla dell’importanza dello studio tutti mi fregano con la frase basta il cuore.

Invece Judy vi aprirà un altro mondo, laddove il cuore si abbraccia con la cultura, perché sarà proprio essa a svegliarlo e stimolarlo. Sarà la sete di conoscenza a formare il vostro cuore e a determinare l’approccio con la vita. Sarà la cultura a farvi rendere conto di quanto in questi anni la donna ha raggiunto, traguardi a cui noi non prestiamo attenzione e che, anzi ci appaiono noioso e banali.

Tempo fa non era possibile per la donna studiare.

Aveva una vita grigia e incanalata in rigidi dettami.

Un tempo non potevamo votare, vestirci come volevamo e intrattenere rapporti con l’altro sesso senza essere lapidate o isolate dalla comunità perbene.

Non potevamo ereditare.

Ecco che Judy divenga, da oggi, la vostra amica come lo è stata per me e vi trasmetta lo stesso entusiasmo la stessa forza che ha trasmesso a me.

Perché non è il cuore a dovervi guidare.

E’ la mente, la testa e l’intelletto.

Quello che oggi è assopito e ipnotizzato dalle menzogne di questa società perduta.

 

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