Recensione “Zwillinge. Simbiosi complici” di Elle Razzamaglia. A cura di Alessandra Micheli

Zwillinge NEW COVER 3

Una serie ricca di malintesi e di occasioni da cogliere.

Una serie che tratta delle molteplici sfumature dell’amore.

Cosi è spesso definita la Zwllienge series di Elle Razzamaglia.

Gli ingredienti ci sono tutti e rappresentano il mix perfetto, quello che tanto piace oggi, di erotismo e il tocco rosa che lo rende meno scontato e meno banale.

Abbiamo tre sorelle ognuna diversa, ognuna con le sue caratteristiche esaltate quasi fino all’eccesso.

Abbiamo persino la cenerentola in balia di streghe cattive e sorellastre invidiose.

Abbiamo idealtipi caratteriali che si ritrovano in ogni persona, ma che per ovvie ragioni stilistiche devono darci quel tocco di assoluto, quello che non può mancare nelle caratterizzazioni dei personaggi.

Ma chi è il vero protagonista?

L’incontro?

Il fraintendimento?

Il lieto fine?

O il rapporto tra sorelle?

Come ben sapete, perché avrete imparato a conoscermi, non tratto mai nelle mie recensioni i dettagli alla portata di tutti.

Ne le scelte stilistiche dell’autore.

Quello dovete farlo voi.

Ciò che mi incuriosisce è il dettaglio che sfugge ai più, quello occultato dalla scenografia, spesso ingombrante, dei testi.

Per questo, spesso, individuo protagonisti diversi, forse quelli che mi parlano e che a volte esulano dall’intenzione dell’autrice stessa, ma sono importanti per la voce del libro, una voce indipendente e totalmente personale.

Ecco perché credo che il vero protagonista del testo sia il passato.

Bello o brutto, difficile o non difficile esso rappresenta un importante bagaglio culturale, spesso alla base di tante nostre scelte, scellerate o non.

Ecco che una mancanza, una frustrazione o solo una sensazione di trascuratezza, delinea una strada precisa, fatta di incontri e scontri, di occasioni spesso perdute o non prontamente affrontate.

Di situazioni complesse in cui il nostro carico emotivo plasma in un modo totalmente persone, decidendo liberamente se raccontare lieti fini o oscurità abissali.

La storia di Genesia è questa.

Nata in una famiglia umile, con una figura materna soffocante e sorelle totalmente diverse da lei, non riesce a trovare il suo posto.

Si accontenta, sopravvive ma è emotivamente “piatta”.

Ogni sua scelta è l’eco di voci lontane che, forse le raccontavano una storia diversa, donandole quell’immagine evanescente e quasi indistinta. Genesia esiste ma solo in funzione di qualcos’altro.

Della sorella gelosa ad esempio.

E di quella fragile, da proteggere dalle insidie della vita.

Ecco perché la sua vita inizia con il viaggio.

Un viaggio che la porterà a conoscere, stranamente due gemelli, uno odiato e uno affascinante.

E inizierà da li uno strano complesso percorso attraverso, appunto, la malia non solo dell’amore ma di un bisogno di scoperta di se che capirà solo alle battute finali.

Genesia inizierà cosi una giostra, spesso cacofonica, non solo di passione e di dolore, ma anche di confronto con gli altri visti sotto una luce reale. Si illuderà, forse.

Si sentirà tradita, usata e mai a suo agio.

Si scontrerà con le gelosie, le bugie, con gli alibi, con i segreti e i disagi che essi portano con se.

Scambierà identità proprio perché lei, una sua identità non la trova, non riesce a trovarla al di fuori della sua ristretta realtà personale e familiare. E solo alle rivelazioni finali, inizierà a alzare la testa e a smettere di essere il cuscino protettore delle interazioni altrui e vorrà diventare una donna completa.

E allora si assiste a una solidificazione, giorno per giorno, capitolo per capitolo di una figura che, per diventare donna, deve perdere se stessa. Negarsi ogni gioia, negarsi l’apertura alla vita e ritrovare semplicemente i suoi sogni

.

La vita e le sue mille avversità non mi hanno mai dato tregua e nella testa mi si affacciano ricordi del mio passato, che già mi dovevano far subodorare il fatto che sarei sempre stata una perdente. Non eccellevo allora e non lo faccio di certo adesso, in nessun ambito. Non ho potuto laurearmi e non ho neanche una cultura, più o meno profonda, da sfoggiare o da presentare, con la possibilità di dedicarmi a un lavoro che mi appaghi.

E non è un caso che il lieto fine arriverà soltanto dopo che Genesia inizierà il suo percorso di recupero interiore, quando sceglierà di essere prima persona e poi donna.

Quando ritroverà se stessa rielaborando lutti e esperienze personali. Quando smetterà di cercare amore e lo ritroverà dentro se.

Le cause del passato mi sono chiare e i risultati del presente sono palesemente davanti ai miei occhi. Adesso devo impegnarmi, affinché il mio futuro si prospetti più positivo del presente e farò tutto quello che posso,

Allora soltanto sciogliendo i nodi, che siano nodi di dolore o di pesanti convinzioni ereditate da un’educazione sbagliata, possiamo davvero essere totalmente e indiscutibilmente felici.

E capaci di reggere a ogni tempesta che la vita ci riserverà.

Siate sempre canne al vento e lasciate che la tempesta giochi con voi.

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