Percy’s Song il graphic novel di Martina Rossi, edizioni Phoenix Publishing, viene presentato a Roma il 18 ottobre 2019 alla libreria letteraria Horafelix

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Sarà presentato a Roma il graphic novel Percy’s Song di Martina Rossi, edizioni Phoenix Publishing, sabato 18 ottobre 2019 alle ore 18 alla libreria letteraria Horafelix in via Reggio Emilia 89. Con l’autrice dialogheranno Laila Scorcelletti scrittrice e vice presidente dell’Iplac e Silvia Cozzi poetessa e segretaria dell’Iplac. Saranno presenti gli editori.

Un fumetto colorato, dalle tinte tenui e le linee morbide, per raccontare una storia romantica e malinconica che sfocia in un finale drammatico.

Percy si sveglia dopo un lungo sonno. Non ricorda nulla del suo passato. Tutto ciò che sa è di essere morto. Da qui la sua dolorosa epopea, al fine di scoprire in che modo sia deceduto e come fare per lasciare la terra di mezzo nella quale è segregato, così da entrare finalmente nel regno dei morti e trovare la pace eterna che anela.

Il tratto del disegno è delicato, i colori morbidi. La storia, commovente, ma spietata. Un contrasto che non passa inosservato.

È un tipo di narrazione tipico delle fiabe”, chiarisce l’autrice “parlare di qualcosa di oscuro, rendendolo però più confortevole. Credo che a volte, per raccontare qualcosa di forte o che probabilmente genererà un disappunto nel lettore, sia importante utilizzare una forma che lo metta a proprio agio, in condizione di ascoltare. Se avessi creato fin da subito un contesto oscuro e angosciante, il lettore sarebbe stato sulla difensiva fin dalla prima pagina, non prestando la giusta attenzione al messaggio”.

È la prima volta che l’artista scrive una storia in cui deve occuparsi da sola di tutto: dallo script al lettering. “Ho provato a schematizzare il lavoro”, spiega “partendo da un’idea molto generica e andando a definire pian piano i dettagli. Leggendo e rileggendo, confrontando Percy con altri fumetti, studiando il modo di creare di fumettisti affermati”.

Euro 11,50 per 56 pagine d’arte, un libro che si fa sfogliare e leggere con piacere.

L’autrice

Martina Rossi nasce nel 1989 a Recanati, dove si avvicina fin da piccola al mondo del fumetto e dell’illustrazione. Consegue il diploma presso l’Istituto d’Arte “G. Cantalamessa” a Macerata e si trasferisce infine a Roma, per approfondire le competenze fumettistiche. Dopo aver concluso il suo percorso di studi alla Scuola Romana dei Fumetti, inizia a lavorare come ritrattista e copertinista per autori indipendenti. Da qui nascono le prime collaborazioni con gli scrittori Pierluigi Curcio e Orietta Cicchinelli. Nello stesso periodo lavora come illustratrice per il quotidiano “Metro Roma”. Approda nel 2016 alla casa editrice “Lo Scarabeo”, illustrando un mazzo di tarocchi dedicato al Piccolo Principe. Al momento lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per l’Americana Studio.

Festival del Romance Italiano 2020 SECONDA EDIZIONE -Nel cuore dei lettori- 26 Settembre 2020 presso Mediolanum Forum (via G. di Vittorio, 6 – 20090 Assago (MI)

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Dopo il successo della prima edizione, con oltre 700 lettori, 150 autori, case editrici e giornalisti, torna anche per il 2020 il Festival del Romance Italiano.

L’idea alla base della kermesse letteraria made in Italy, ideata dal blog letterario Il Rumore dei Libri in collaborazione con l’agenzia internazionale di eventi Kinetic Vibe, è far riscoprire il fascino del romance italiano e i suoi protagonisti, mettendo in connessione autori e lettori all’interno di un unico grande evento.

La seconda edizione del Festival del Romance Italiano è in programma per il 26 settembre 2020, dalle 10 alle 18, presso Mediolanum Forum, sala Gallery, AssagoMilano.

Anche quest’anno saranno oltre 100 gli autori che prenderanno parte all’evento, tra scrittori editi da importanti case editrici e nomi noti del self publishing.

Un’unica signing session collettiva, alla presenza di case editrici di medio/alto livello, un libraio, esperti del settore editoriale, giornalisti, blogger, youtuber, grafici, agenti letterari e tantissimi ospiti.

Una seconda edizione, quella in arrivo, che si prospetta ricca di sorprese, ma sempre all’insegna dell’amore per i libri e la lettura.

Per maggiori informazioni sull’evento è possibile scrivere tramite mail all’indirizzo ufficiostampafestivalromance@outlook.it.

“Il manoscritto” di Franck Thilliez, Fazi editore. A cura di Alessandra Micheli

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Sono arrivata a bramare la lettura del manoscritto attirata dalle tante parole non solo di lode, ma anche ricche di un miscuglio di emozioni che virano dal orrore al disagio profondo.

Chiunque abbia aperto questo libro ne è rimasto profondamente colpito, traumatizzato, disturbato, turbato, quasi disgustato.

Come se esso contenesse dentro un canto oscuro, simile a unghie che stridono sul vetro, un suono difficile da dimenticare, che irrompe magari in notti strane, quelle senza luna, senza luce, senza nulla che un buio profondo.

E’ pur vero che il thriller deve far rabbrividire.

Ma in quel brivido esiste un inizio e una fine, decretata dall’ultima illuminante pagina.

E’ una sorta di viaggio nelle menti più perverse dove, però, alla rivelazione finale i colpevoli hanno la loro giusta punizione.

Ecco che altri ne usciranno redenti, altri “puniti” e la verità scioglierà i nodi che tengono il lettore avvinto al testo.

Questo, nel manoscritto, non esisterà.

La verità, oscura viscida, strisciante non sarà affatto una redenzione, ma una condanna.

Il male, la perversione, faranno da padrone sullo sfondo di una società per nulla idilliaca che non avrà più tappeti dove nascondere il suo marcio.

L’autore vi nutrirà di quelle scorie e ve le farà conoscere come base fondante di ogni azione umana.

Nessuno si salva.

Nè le vittime ne i colpevoli.

Nessuno avrà la giustizia perché quando la pazzia e il male iniziano a dominare le menti e le azioni, nessuna eventualità di riscatto è mai possibile.

Ecco che da thriller con una sua motivazione etica, il testo diventa solo una voragine di oscurità che prende il lettore impreparato, curioso o convinto che, in fondo, la bellezza salvi e lo trascina con se.

Ecco il perché di tanti commenti che evidenziano lo stile serrato, e il ritmo sempre più cacofonico che diviene un urlo finale acuto come quello di una Banshee, nella loro testa.

Questo perché da sempre il male, la pazzia, la follia, la perversione, sono, in fondo, tollerati come sfoghi necessari di una società che perde pezzi di se.

Troppo abituata alle apparenze e totalmente estraniata dal cosiddetto patto con l’ombra, quello di junghiana memoria.

Noi di ombre, di dolore, di tragedie ne siamo costantemente informati e plasmati, tanto da riconoscerle come parte inevitabile della nostra evoluzione.

Che però, priva di slanci emotivi, di afflati ideali, di volontà caparbia di guerrieri contro questi tentacolari alieni, diviene involuzione.

Perché un mondo, una società che accettano la perversione come elemento necessario alla nostra sanità mentale non è che una società che accetta dentro di se il cancro che la porterà alla morte.

E il manoscritto, in questo senso è altamente etico, più di chi pone, come risoluzione, la luce della giustizia.

Perchè dobbiamo renderci conto che, il progresso, non porta e non può portare con se anche il disfacimento morale e mentale.

Che non significa alienazione, perché è in questo baratro che germogliano demoni e mostri.

Dobbiamo capire che non si vince sottomettendo l’altro.

Che non si sfoga il giusto dolore con la violenza e con la trasgressione. Che la trasgressione morale è una porta aperta sull’abisso, permettendogli di guardarci e di iniziare a sedurci piano piano.

Siamo troppo abituati a accettare il peccato e il male, come altra faccia della medaglia e non più come un interlocutore da affrontare con parole di speranza.

E’ vero.

Il bene ha come controparte il male.

E’ vero.

Molti psicologici parlano della necessità di non combatterlo, ma di parlarci e di modificarlo alla radice.

E’ una lotta costante, diversa da quella tra buoni e cattivi.

E’ un dissolverne le ragioni che lo sostengono e trasformalo in altro.

Ecco il significato oggi della lotta al male e al peccato.

Conoscerlo, ricordarsi della sua esistenza, parlarci e vederlo nella sua costituzione interna per iniziare a smontarlo.

E ricostruirli in un altra forma.

Dobbiamo individuare quelle cesure societarie che portano alla scelta sbagliata.

Dobbiamo imparare a prenderci cura delle componenti della nostra realtà.

Il male ci pone davanti alla nostra vera natura di demiurghi, di eredi del potere creativo di dio.

Non dobbiamo contemplarlo in una società relegandolo ai bassifondi. Dobbiamo iniziare a usare l’arte della creta e ri-modellarlo.

Altrimenti il manoscritto in tutta la sua aberrante di-sincronia, non diverrà altro che profezia.

E alle battute finali noi avremmo solo la conferma che ci siamo perduti. Inevitabilmente, orrendamente, perduti.