“La ninna nanna di Auschwitz” di Mario Escobar, Newtno e Compton editori. A cura di Alessandra Micheli ( Fonte letture sale e pepe blog)

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Ancora oggi leggo post allucinanti di chi, l’olocausto lo nega.

Leggo di complotti portati avanti dai centri del potere e di gente che minimizza l’orrore creato nei secoli e sfociato nei campi di sterminio. Non sono cosi tanti i numeri, ripetono convinti.

Beh per me anche solo se fossero solo dieci i morti, perché appartenenti alla razza sbagliata, sarebbero troppi.

Oggi, con tutta la tecnologia, noi paesi civili non siamo altro che bestie quando nascondiamo sotto il tappeto i nostri atroci errori.

E non è la scelta del fidanzato sbagliato, del lavoro imperfetto, del vestito poco adatto all’occasione.

E’ l’errore di non considerare un fratello, un essere umano fatto di carne, DNA e ossa, con il tuo stesso sangue, con le stesse tue emozioni, cosi diverso, cosi errore da dover essere soppresso.

Ecco.

Chiunque appoggi una tale aberrazione, non è più umano.

E’ tanto altro, ma non umano.

Neanche bestia, perché le bestie proteggono, si difendono e si coordinano.

Noi no.

Siamo cosi vicini alla scienza eppure cosi distanti dal cuore.

Non voglio sembrare politica.

Ma leggere la ninna nanna mi ha procurato un dolore dentro, sfociato da lacrime.

E non da rabbia, ma ribellione.

Io non voglio che accada di nuovo.

Non voglio che un idea malsana attecchisca in questa terra desolata.

Non voglio più che il bambino nel vento, la canzone perfetta dei Nomadi, sia di nuovo realtà.

Non voglio divisioni, né razze, ne etnie.

Voglio solo persone, belle nella loro diversità.

Unite a comporre un mosaico.

E non ho intenzione più di sentire giovani che buttano il cuore in pasto alle ideologie, spiegandomi con occhi vacui, il loro pensiero sull’olocausto.

Se la sono cercata, guarda cosa hanno fatto.

Lo hanno fatto per creare il loro stato.

Parli di morti!

Parli di bambini innocenti a cui non fregava un benamato cazzo di essere Israele o Germania, o Polonia o zingari.

Volevano solo giochi, ninna nanne, sogni e dolci carezze!

Se non riuscite a avvertire il dolore inflitto a ogni persona, in qualunque parte del mondo, con qualsiasi pelle, con qualsiasi nome, allora avrete fallito come esseri umani.

E non c’è salvezza per chi rinnega la propria anima, per chi, coni l potere con la sensazione di sentirsi forte usa l’odio per rivendicare.

Auschwitz è successo.

Lo abbiamo permesso noi costruendo secoli e secoli di fandonie, di pregiudizi.

Auschwitz è responsabilità di tutti noi.

E’ accaduto, è la macchi indelebile che non va via, che resta a brillare. Facciamo allora in modo di nono nasconderla sta macchia.

Ma come ricordo dell’abominio, della lordura di cui l’essere cosi vicino agli angeli è in grado di compiere quando vive nel buio.

Quando mette etichette davanti all’altro, ebreo zingaro, rom, cristiano, musulmano.

E che possa fungere da monito.

Da sprone per migliorarci.

Per far si che un cazzo di Sabato non divenga MAI più importante dell’uomo.

Mi hanno detto sii obiettiva.

Racconta il libro.

Ma davanti a quelle pagine non si può essere obiettivi.

Si può solo dire a Helen ti giuro sul mio sangue, sulla mia vita, che non esisterà mai più un fumo uscito nel cammino, voce disperata di una vita spezzata dall’imbecillità.

E tu ragazza o ragazzo in cerca di un senso alla vita, ti prego, non raccontarmi o raccontarti stronzate.

Non è cosi che il dolore si acquieterà.

Non è cosi che avrai la rivalsa su un mondo ingiusto o disuguale, o crudele.

Cosi lo alimenti solo e sei una pedina di un sistema cosi marcio che per essere deve uccidere.

Fai uno sforzo e si davvero un cazzo di ribelle.

Ma ancora tuona il cannone e ancora non è contento

di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà.

Nomadi

 

“Scritto sulla pelle” di Alexandra Rose, Dri editore. A cura di Francesca Giovannetti

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Isabella e Lorenzo provengono da due mondi completamente diversi.

Perché le classi sociali hanno influenza sugli ambienti frequentati.

Per quanto fastidiosa, l’affermazione non può essere messa in discussione.

Vestiti firmati, ristoranti costosi e feste scintillanti non sono un terreno in cui a tutti, indistintamente, è concesso accedere; è necessario avere la famiglia giusta, il conto corrente giusto, le amicizie giuste.

Isabella decide di ribellarsi alla gabbia dorata per inseguire il suo sogno, ma sbatterà contro una realtà ben diversa, dove il primo pensiero è pagare un affitto e le bollette.

Il coraggio è il tratto distintivo di questo personaggio, così determinato ma fragile, in lotta continua fra desiderio di affermazione e ricerca di stabilità.

Lasciare un porto sicuro è una scommessa che Isabella raccoglie, perché si è resa conto che sicurezza non è sempre sinonimo di felicità.

E così, come una naufraga fra due realtà così distanti, Isabella è costretta a crescere e a scegliere.

Una guerra costellata da tante battaglie, dove non sempre esce vincitrice: ma è questo l’insegnamento più importante.

Il coraggio di lasciare andare non arriva con uno schiocco delle dita.

L’incontro con Lorenzo, il “cattivo ragazzo” , innescherà il percorso del cambiamento. Perché Isabella imparerà ad andare oltre le apparenze, riuscirà a capire cosa si cela dietro un giovane a cui non si sarebbe mai avvicinata se non avesse interrotto ogni rapporto con la sua vecchia vita.

In ognuno di noi c’è un mondo da scoprire, fatto di esperienze vissute, dolori, sogni e aspirazioni.

Il cambiamento è sempre doloroso.

Lasciare una parte che è stata con noi richiede una volontà di ferro.

Entrambi i protagonisti devono spogliarsi dei rispettivi pregiudizi.

Lorenzo ha etichettato Isabella come “principessa” e non è certo un complimento, Isabella ha etichettato Lorenzo come fallito.

E così questo libro insegna che i giudizi affrettati sono ovunque, a prescindere dall’ambiente che si frequenta.

È la natura umana, che troppo spesso si lascia guidare dall’occhio anziché dal cuore.

Un inganno in cui, forse, almeno una volta siamo caduti tutti, esattamente come i protagonisti.

Allora entra in gioco la volontà di spogliarsi del superfluo, di scoprire il nostro vero io, rischiando di essere rifiutati ma guadagnandone la soddisfazione di poter affermare senza ipocrisie : “ Sono io! Sono così! Accettami o allontanami, ma non ingannarmi!”

Un libro in cui l’amore passionale fra i due protagonisti aiuta entrambi a crescere e a migliorare.

Perché il “noi” e sempre la somma di uno più uno.