La rubrica Viaggi attraverso la storia presenta: “MAMMA , LI TURCHI!”. A cura di Alfredo Betocchi

 

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In occasione dei tragici avvenimenti di guerra di questi giorni in Siria, vediamo chi erano e sono i Turchi.

Mamma, li Turchi!” – questo era il grido di terrore che si spargeva per i villaggi delle coste italiane quando all’orizzonte apparivano le veloci feluche con la mezzaluna. I turchi in questione erano detti anticamente “saraceni”, abitanti delle coste settentrionali dell’Africa che si affacciano sul mare Mediterraneo in quei paesi detti Barbareschi, oppure “Mori” se provenivano dall’Andalusia, in Spagna, ma erano per lo più arabi o berberi.

Ankara, l’attuale capitale della Turchia moderna, è una città con grattacieli e larghe strade come in tutte le moderne città europee. 

 

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Centro politico, amministrativo, finanziario e culturale della nazione era chiamata Ancyra ed era la capitale della Galazia, provincia dell’Impero Romano. Fu conquistata dai Turchi Selghiuchidi nel 1073 e dal 1356 divenne possesso stabile dei Turchi Ottomani.

Oggi la Turchia è una Repubblica parlamentare, come l’Italia, con i partiti e un Presidente che si crede un sultano onnipotente. Sul portone d’ingresso del palazzo presidenziale c’è inciso uno stemma con un disco rosso contenente un sole dorato, circondato da 16 stelline d’oro. In queste sedici stelline c’è il segreto dell’origine delle antiche genti turche dell’Asia. Anche il sole dorato ha sedici raggi e questo numero sembra essere un numero magico.

La grande famiglia di lingua uralo-altaica, che si è affrancata dalla tirannia sovietica alla fine degli anni ottanta e che ha dato vita alle nazioni centro asiatiche, ha inalberato a sua volta il simbolo antichissimo delle 16 stelle. Esse indicano le sedici tribù principali turche e cioè:

i Turchi di Osman (gli Ottomani), gli Azeri, i Turkmeni, gli Uzbechi, i Caracalpachi, i Kirghisi, i Kazachi, gli Uiguri, i Juguri, i Tatari, i Baschiri, i Turchi del Caucaso Settentrionale, gli Altaj, i Tuvini, gli Jakuzi e i Ciuvasci.

Tutti appartengono alla stessa famiglia linguistica dei mongoli e degli antichi Unni.

I simboli di tutti questi popoli sono esposti insieme alla bandiera turca nel Palazzo del Presidente, ad Ankara, a rivendicare una comune origine e auspicare una comunione culturale e politica. Lo Stato turco aspira a dirigere e guidare tutti questi popoli, di cui rivendica l’appartenenza allo stesso ceppo.

Il primo Stato che riunì tutti i popoli di origine turca fu, nel 220 a.C. il Grande Regno degli Unni che, malgrado la Grande Muraglia, travolse e conquistò la Cina.

Dall’Oceano Pacifico al lago d’Aral un unico impero riuniva tutti i popoli turchi

poi, nel II secolo a.C., esso si divise formando due regni unni, uno a Oriente e l’altro in Occidente. Di quest’ultimo Attila fu un potente re che riunì sotto di sé tutte le terre fra i fiumi Reno e Volga. Fu la prima volta che gli europei ebbero a che fare con popoli di etnia turca e fu un incontro terrificante!

 

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Il regno di Attila, secolo dopo secolo, si divise in molti altri regni, tra cui l’importante Regno dei Turchi Oghuz. Questo Stato fu il primo a usare la parola “Turk” nel suo nome ufficiale e a creare la famosa organizzazione militare che, con la potenza della sua cavalleria, avrebbe travolto tutti i nemici, in Asia e in Europa.

Insediatisi in Medio Oriente, i Turchi sottomisero lentamente gli Arabi e penetrarono in Anatolia (l’odierna Turchia), fondando il Regno di Rum. Nel 1453, con la conquista della capitale dell’Impero Bizantino, Costantinopoli, si aprirono la strada per la conquista di tutta l’Europa.

La città fu ribattezzata Istambul che, a differenza di quello che si potrebbe pensare, non è una parola turca, ma una frase greca. Essa significa: «Eis tyn poleis!» cioè «Nella città!» e fa parte di un grido d’esortazione a rinchiudersi dietro le possenti e sicure mura di Costantinopoli per respingere gli aggressori turchi.

Essi, udendo quelle parole, pensarono fosse il nome della città e, dopo averla conquistata, la ribattezzarono Istambul.

Selgiuk, Otman, erano i nomi degli invincibili condottieri che portarono il loro popolo dalle steppe asiatiche sin nel cuore dell’Europa, a due passi da Venezia e da Trieste. All’ombra delle rosse bandiere con la mezzaluna, essi marciarono invincibili fin sotto Vienna per poi essere fermati, nel 1571 dalle flotte cristiane unite a  Lepanto e nel 1683 dall’armata polacca di Giovanni Sobiesky sotto Vienna.

 

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Quale sia l’origine dell’emblema della Mezzaluna e della Stella presso i turchi non è del tutto chiaro. Secondo alcuni testi, esso risalirebbe al culto astrale dei Turchi dell’Asia centrale, prima della loro conversione all’Islam.

Secondo altri, invece, sarebbe l’imitazione semplificata di un simbolo che appare di frequente in antichissimi rilievi risalenti alle civiltà Accadica e Ittita, che si trovano in gran numero nell’Asia Minore e nell’Alta Mesopotamia, dove tribù turche si stabilirono sin dall’XI secolo: un disco entro il quale sono scolpite la falce lunare e una stella, rappresentazione sintetica delle tre grandi divinità astrali, il Sole, la Luna e il pianeta Venere.

E’ invece destituita completamente di fondamento la teoria secondo la quale la mezzaluna e la stella erano quelle che i turchi videro su uno stendardo bizantino, durante l’assedio di Costantinopoli, nel 1453. Lo stendardo in questione avrebbe raffigurato l’Immacolata Concezione in piedi su una falce di luna, con una stella sulla fronte. Le raffigurazioni della Madonna in quella posa e con quei simboli iniziarono ad essere dipinte dopo il 1854, ben 400 anni dopo!

I turchi, sebbene mussulmani, non vanno confusi con gli arabi, che sono originari della penisola arabica. Questi ultimi furono i fondatori dell’Impero dell’Islam, che si estendeva dalla Spagna alle Filippine e che privilegiavano bandiere verdi, decorate con versetti del libro sacro del Corano.

Oggi molti paesi arabi hanno nei loro vessilli la mezzaluna e la stella, ma è solo una vestigia dell’antica dominazione turca.

Il vero colore comune a tutte le etnie turche è l’Azzurro. Esso si trovava sugli stendardi issati alla testa delle invincibili Orde che si riversarono nel Medio Oriente nell’XI secolo.

I Turchi rischiarono due volte l’estinzione ad opera prima dei mongoli di Gengis Khan e poi di Tamerlano, ma pur sconfitti, essi riuscirono a risollevarsi sempre e a diventare più forti di prima, respingendo gli eserciti europei fino al cuore del continente, in Austria.

Oggi il ricordo di quell’antico colore sopravvive nelle bandiere di nuove nazioni sorte in Asia sulle ceneri dell’Unione Sovietica, a sottolineare l’origine turca e la netta separazione dal popolo russo che li dominò per decenni. Uzbekistan, Kazachistan ed Azerbaijan ce l’hanno sul loro vessillo nazionale.

Il rosso, viceversa, era il colore di Otman, fondatore nel XIV secolo dell’Impero Ottomano. Ed è questo colore, che ricorda il sangue e il terrore delle orde turche che noi europei abbiamo imparato a conoscere in tanti secoli di scontri.

Altre due repubbliche ex sovietiche hanno scelto il rosso per le loro bandiere: il Kighizistan ed il Tagichistan, mentre la Tunisia ha mantenuto i simboli turchi, ma inseriti in un disco bianco, in ricordo degli antichi padroni.

Oggi i turchi cercano di risollevare il loro arretrato paese, così potente un tempo poi precipitato in una crisi irreversibile dalla quale solo Kemal Ataturk, un generale, riuscì a fermare nel secondo decennio del ‘900.

La Turchia nei tempi moderni, non ha mai dimostrato di volersi affrancare dallo spirito sanguinario delle sue origini, rivelandosi sempre aggressiva verso i suoi vicini a cominciare dalla strage degli Armeni nel 1918 all’invasione di Cipro nel 1975 per finire nella guerra di questi giorni contro lo sfortunato popolo dei Curdi.