“L’arduo cammino di Darwin. Costruzione di una teoria rivoluzionaria” di Piero Brozini, Biblion Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Nelle mie recensioni parlo spesso di evoluzione.

Questo perché sono convinta, oggi più che mai, che la staticità, il consueto, portino all’atrofizzazione della vita interiore e quindi esteriore.

E’ solo il movimento, l’andare verso un qualcosa che rende omaggio al nostro essere umani.

Del resto la biologia stressa ha come mantra la modifica.

Addirittura anche la comunicazione, secondo Gregory Bateson, basata sullo scambio di informazione era descritta come

è notizia di una differenza.

E questa notizia che innesca tutto un processo importantissimo per il nostro mondo percettivo e quindi reale che si basa, appunto, sulla modifica costante del proprio equilibrio.

Che a contatto con una differenza si modifica in risposta allo stimolo.

E nella comunicazione è cosi.

E’ il contrasto tra opinioni, sentimenti, emozioni a generare il desiderio di ottenere l’equilibrio attraverso, appunto, lo scambio.

E’ conoscendo te, comunicando con te sulla base della differenza che il mio organismo mentale e fisico si muove.

Questo presuppone che l’organismo stesso non sia sempre uguale a se stesso, che non sia lo Jahvè, colui che è, perché per essere tutt’uno con la propria essenza immutata e immutabile, dovrei escludere appunto, la modifica.

Noi siamo piuttosto un eterno campo di battaglia tra due opposte tendenze: la conservazione e quella forza, curiosità o follia che ci spinge oltre il confine descritto come comodo, rassicurante e conosciuto.

E’ il contatto con l’ignoto che ci fa aspirare a orizzonti sempre più illimitati, a conoscenze ritenute eretiche e a trovare nuove strade per giungere alla verità scientifica e ontologica.

Evoluzione è la parola che guida ogni mio sforzo conoscitivo.

E a quale studioso, quindi, devo ogni mio riverito tentativo di gnosi? A lui, il tanto nominato ma in realtà misconosciuto, Charles Darwin. Grazie al suo libro Origin, la visione umana si è liberata da una certa staticità fissa delle idee che causava un curioso paradosso: erano i dati e dover combaciare con le teorie e non il contrario.

E tutt’oggi questo malsano comportamento, tanto osteggiato da Charles, è oggi reiterato.

Basti pensare alla disciplina dell’egittologia che rifiuta indignata le nuove eretiche teorie sulle piramidi, nonostante oggi esse siano conclamate come possibili.

Perché la nostra tendenza a conservarci intonsi, immobili come stelle polari, è molto sentita.

L’ignoto ci spaventa.

Ci terrorizza, ci rende fragili di fronte a un ambiente che, da secoli tentiamo di rendere meno ostile e immenso.

Ecco perché per noi curiosi, Darwin è un esempio.

Un uomo coraggioso, che venerava la conoscenza sopra ogni convenzione e che però al tempo stesso, fu uomo dei suoi tempi, immerso e concorde con la sua società, con le idee e con l’educazione ricevuta.

Darwin non era un originale pazzoide, come molti scienziati.

Era profondamente vittoriano.

Ed è per questo suo sentire che, oggi, rappresenta un ideale da raggiungere: seppur convinto della grandeur della scienza inglese riusci a far emergere il suo amore sviscerato e assurdo per la verità. Ogni dato, ogni esperienza, ogni annotazione scientifica cozzava sicuramente con la sua mentalità e educazione, ma era cosi forte da accantonare ogni ostacolo.

Arrivare alla formulazione di Origin non fu facile.

Ecco perché l’arduo cammino di Darwin oggi rappresenta un libro per tutti, non solo per gli appassionati di storia naturale.

Diviene un esempio fulgido di come, seppur nati in un determinato contesto sociale, con quel fardello pesante delle varie socializzazioni, è ancora possibile venerare la scienza, la conoscenza e la verità a discapito anche del proprio bagaglio personale.

E’ questo che dovremmo fare oggi.

Più del Sabato, venerare l’uomo, cosi come riusci a fare il nostro amato Charles.

Oggi abbiamo troppa paura di andare oltre i confini decisi da altri. Sempre altri e mai noi.

Che siano esperti del settore, muovi guru, o millantati di una qualche reputazione intoccabile, mai davvero meritata, le idee innovative vengono tacciate di blasfemia.

I geni relegati a nerd e derisi persino dalle sit commedy e i ribelli considerati devianti da curare.

Charles fu pervaso da atroci dubbi.

Compì un cammino impervio interiore in una Londra vittoriana sicuramente feconda per le idee, ma al tempo, stesso chiusa alla novità.

Egli non voleva certo essere chissà quale rivoluzionario.

Voleva solo indagare il mondo e pertanto era pronto a ogni freschezza.

E la sua teoria fu semplicemente questo, non un contrasto aperto con l’autorità, non un atto dissacratorio della sua morale.

Semplicemente il frutto di una visione obiettiva per quanto possibile, del mondo naturale che, in fondo, se ne fregava delle nostre limitazioni.

Ma aveva e ha le sue regole e i suoi adattamenti.

Poco importa alla natura se rifiutiamo di essere semplicemente parti evolutive di organismo più ampio.

Poco importa se ci scoccia, perché arroganti, di essere adattamenti evoluti di una specie comune.

Poco importa se la selezione naturale è oggi politicamente scorretta. La natura va per la sua strada e chiede solo di essere compresa, senza finalità se non quelle della curiosità e magari del tentativo di rispondere al quesito della sfinge, cos’è l’uomo.

E Darwin ci ha mostrato con la sua semplicità complessa dello scienziato, che non siamo altro che evoluzione.

E che l’evoluzione richieda più coraggio di ogni atto rivoluzionario consueto.

Conoscere, sperimentare, comprendere è un vero autentico atto ribelle, molto più di chi impugna il fucile o la bandiera.

Conoscere e ce lo dimostra Darwin, significa mettere a repentaglio ogni sicurezza, ogni certezze e persino il nostro buon nome.

Ecco che l’arduo cammino, si trasforma in un viaggio unico e meraviglioso, che spero si arricchisca con questo libro, di altri folli viandanti.