Imperdibile nuova uscita oggi “Come un delfino” di Gianluca Pirozzi, L’Erudita-Giulio Perrone Editore

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Un viaggio attraverso i sentimenti.

Il racconto di una vita.

La pienezza e il coraggio dell’amore.

La fugace conquista della felicità.

 

Anche tutta la vita, la mia intendo, è sempre stata proprio come quella di un delfino: un’alternanza di interminabili momenti in fondo al mare e poi un riemergere per brevi istanti.”.

Sinossi

Come un delfino scandaglia nel profondo la vita intima di Vanni e dei suoi affetti.

Vanni fugge dalle proprie origini, dalle complicate dinamiche familiari e dalle perdite strazianti che segnano la propria infanzia nella Napoli degli anni Settanta. Riesce così faticosamente a costruirsi una nuova dimensione esistenziale. A Roma, la ricerca della propria identità e dell’amore lo legano a Tiago, col quale matura il sogno di costituire una famiglia. Col tempo questo desiderio prende forma grazie all’amicizia con Amandine. Tuttavia, una nuova scossa minerà l’assetto della vita di Vanni, mettendolo di fronte a una scelta cruciale per il proprio futuro.

Attraverso le pagine, anche quelle più difficili, dell’esistenza di Vanni e dei suoi cari, emerge il suo inesauribile amore per la vita. La felicità diviene così un traguardo, raggiungibile solo accettando il proprio dolore.

Gianluca Pirozzi, con uno stile incisivo, scandaglia nel profondo la vita intima di tutti i personaggi, mostrando come anche le fragilità possano rivelarsi una risorsa.

L’autore

Gianluca Pirozzi è nato a Napoli e ha vissuto in Italia e all’estero. I suoi racconti sono stati più volte premiati nell’ambito di rassegne letterarie nazionali e inclusi in diverse antologie. Ha pubblicato: Storie liquide (2010), Nell’altro (2012) e Nomi di donna (2016), quest’ultimo è uscito in Spagna col titolo Nombres de mujer (2018).

Dati libro 

Progetto grafico, copertina e logo design: Maurizio Ceccato | IfIx

stampato presso Cimer S.n.c., Roma

ISBN 978-88-6770-585-6

www.lerudita.it

L’Erudita è un marchio della Giulio Perrone Editore, distribuito da MESSAGGERIE

E-Mail: direzione@giulioperroneditore.com

Sito Web: WWW.GIULIOPERRONEDITORE.COM

Centro distr. principale: CEVA Città del libro

Rete di vendita: EMME PROMOZIONE

 

“Templari e Rosacroce. L’ordine di Oriente” di Domizio Cipriani, Bastogi libri. A cura di Alessandra Micheli

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Per molti ricercatori esiste un solo dio: quello del fatto accertato.

Quindi nessuno spazio per teorie eccessivamente ardite, o addirittura eretiche che viaggiano sui binari del dato non dimostrabile.

Ogni teoria deve essere granitica ed è il dato che si deve adattare a essa e non il contrario.

Questo rende il panorama della saggistica quasi una ripetizione pedissequo di idee acclamate come autorevoli e quindi di autori assolutamente accettati dai paradigmi scientifici.

Capite bene che ,a volte, questa ottusità priva di innovazioni.

E siccome la saggistica di occupa di fatti umani, di faccende che scaturiscono dalla nostra visone delle cose, ogni tanto un autore più innovativo e persino folle serve.

Perché i folli come Sitchin, come Gardner non fanno altro che individuare un dato essenziale che ogni scienza deve render caro: il residuo logico. Tante storie e persino tante filosofie nascondo una parte esoterica.

Nel senso di nascosta e nel senso di generata dalla parte oscura di noi stessi, laddove si annidano impulsi, emozioni, bisogni e persino archetipi. E’ ovvio che persino la storia essendo comunque derivata dalla nostra percezione ha una parte svolta e una parte segreta, no per nulla il nostro Balzac ne era convinto:

Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad “usum delphini”, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.

E forse la seconda storia è quella che ci insegna di più sui meccanismi strani e straordinari del suo protagonista principale: l’uomo strano essere fatto di mente, intelletto istinto e emozione.

E cosi ogni ricercatore dovrebbe tendere alla comprensione dei dati meno evidenti, anche quelli non supportati da dati storici per comprendere dietro il mito le ragioni che ci spingono a sognare, sperare ma anche a manipolare.

Ed è in quel dato occulto che la vera storia si svela e che possiamo iniziare a comprendere il vero cammino dell’uomo.

Gli appassionati di storia sono spesso snob.

Troppo incentrato sul fatto documentato, tanto da scordare che ogni cosa descritta è frutto di una percezione influenzata non solo dal carattere ma dia miti che fondano lo stesso.

A tal proposito mi permetto di ricordare una frase estrapolata dalla mia tesi di laurea:

I miti, le filosofie, le costruzioni sociali in cui la nostra vita è immersa, acquistano credibilità via via che diventano parte di noi. Bateson ci ricorda che è verso questi miti, verso queste attribuzioni di significato, che siamo responsabili poiché questi forgiano il nostro futuro. Tutti noi, in particolare filosofi ed educatori, sono responsabili verso le risposte che essi danno all’enigma della sfinge

Per essere responsabili, dunque di questi miti bisogna conoscerli.

E per conoscerli anche uscire dalla comoda zona di comfort e avvicinarsi a un terreno impervio strano e inquietante laddove persino gli angeli esitano: il campo della stravaganza.

Ecco perché non è interessante comprendere la vera genesi storica dei templari quando studiare tutte le suggestioni che la loro segretezza ha scaturito.

E’ da quella visione ammantata persino su superstizione che il vero ricercatore può comprendere non solo il passato ma anche il presente.

E persino l’essere umano chiamato uomo.

Templari, massoni, persino i rosacroce, hanno in loro, nella loro essenza le basi della storia religiosa umana.

La certezza della scoperta di arcani manufatti è la certezza che l’essere umano tende non solo alle faccende macchiavelliane del potere ma tende a incontrarsi.

E dominare il numinoso.

Un mondo sovrannaturale nato in seno alla propria anima e partecipe di cicli naturali ma al tempio stesso straordinari, cosi come straordinaria è la mente.

La stessa alchimia il processo che per eccellenza.

Fa parte di ogni teoria magico esoterica, non è altro che il racconto del percorso dell’anima, della coscienza e persino delle idee.

E se consideriamo il mondo, come lo considerava Gregory Bateson ossia prodotto dell’attività neuronale, non possiamo assolutamente esimerci dall’indagare anche i libri più controversi e schifati dalla noiosa élite intellettuale.

Perché dobbiamo credere od è intrigante credere alla realtà di manufatti magico (tipo l’arca o il graal o la realtà della sindone).

Perché ci affascina l’idea d una creazione aliena dell’uomo?

Cosa c’è di cosi strabiliante per noi nei misteri del DNA tanto che esso è considerato la base della sacralità del cristo, cosi come spiegato da Gardner?

Perché il Graal e la sua leggenda oggi continua a stuzzicare il nostro interesse?

Dalla storia concreta e acclamata come realtà stiamo evitando l’altra faccia della lunga l’illogicità, lo straordinario e l’eresia.

Eppure è in quelle zone d’ombra che ci cela la vera e totale comprensione del mistero umano: essere dedito alla carnalità con quella strana sete d’infinito.

Credo che il testo di Cipriani debba essere analizzato in questo senso. Lasciate da parte la razionalità e immergetevi in un mito, in una zona pericolosa forse, ma ricca di nozioni indispensabili per la nostra rinascita non solo come soggetti attivi di un mondo divenuto nuovamente poco intellegibile, ma anche come esseri strani, capitati per qualche bizzarro scherzo del destino in un mondo che splende ma che ci ricorda quasi con dolore nostalgico qualcosa di ancora più immenso e grande, chissà un paradiso perduto o una dimensione dell’io dimenticata.

Che cos’è l’uomo che Tu te ne curi? Perché l’hai fatto un po’ inferiore agli angeli e l’hai coronato di onore e di gloria..”

Salmo 8 v.v4-8

 

“Un cucciolo a sorpresa” di Melody Carlson, Newton e Compton. A cura di Alessandra Micheli

 

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Il natale sta bussando alla porta.

Lo incontro per le strade, nei supermercati addobbati a festa.

Lo vedo nelle offerte, nei film persino nei libri che si preparano a immortalare con le parole, la celebrazione di rinascita del sole.

Lo vedo nelle pubblicità.

Ma non riesco più a vederlo nei volti della gente.

Troppo dolore percorre questa terra.

Il candido fiocco di neve e l’allegro scampanellio delle campanelle si scontrano con le urla straziate dei bambini, delle donne degli uomini e il sangue è ormai il colore dominante dei fiumi.

Non c’è allegria nei volti che incontro.

Esiste paura, frustrazione, tanto dolore.

Ma nessuna pace promessa da un bimbo nato in una grotta o da un dio fanciullo, capace di far sorridere di nuovo il vecchio re agrifoglio.

E cosi cammino per la strada, senza avvertire quel calore che sentivo da bambina quando, l’emozione, mi chiudeva in un groppo la gola.

E incapace di esprimere a parole la magia, mi addormentavo sognando renne e rubicondi elfi. Sognavo un mondo fatto di trotterellanti coboldi e di bellissime fate dei ghiacci.

Cosa ci resta da sognare?

Noi come Betty siamo troppo impegnati a difendere il nostro territorio. Dagli altri che ci minacciano con la loro incognita.

Ecco che il giorno di Natale diviene solo una propaganda per le multinazionali.

Una data soltanto.

Troppo presi da noi stessi e dai nostri limiti o peggio dalla mancanza.

So che a natale ogni dolore sembra accentuarsi.

Sembra ingigantito.

E ogni perdita si fa voragine.

Io non sono cattolica.

E forse neanche una vera credente.

Ma so che Natale non è solo una parola, né una data, né una tradizione. Natale è il momento in cui il sole dopo la lunga notte di novembre inghiottito dall’oscurità, riesce a vincere e emergere sorridente, per ridarci quel calore agognato.

So che il 21 dicembre è il giorno più lungo, quello magico in cui la terra inizia il suo lento cammino di rinascita che culminerà a pasqua.

Non è solo astronomia.

Dopo il periodo di sonno, la terra torna a sussurrare.

Potete avvertilo se chiudete gli occhi.

Potete sentire il suo respiro se per un attimo abbandonate la cacofonia della routine e osservate, semplicemente un prato.

Brullo forse, senza quell’erba fresca.

La terra respira e sotto questo magico periodo inizia a ridacchiare.

Il seme addormentato inizia a farsi piano piano strada.

E la neve come una coperta amorevole lo abbraccia, curandolo affinché emerga forte e brillante, con quel colore verde che sembra illuminare tutto.

Persino a Roma, persino tra il cemento la magia si compie.

Magari in un vaso, in quel parco che noi ignoriamo.

Natale cosi diviene reale e diviene parte dell’eterno ciclo della vita.

E persino quel dolore cocente che si prova, quello che arriva perché dio ha deciso di portarsi qualcosa via con se, diviene soave e lieve, come il fiocco di neve cantato dalla canzone.

E cosi la notte silente ci fa rinnovare la promessa eterna con quel qualcosa che ci ha tanto amato da renderci in grado di resistere a ogni sferzata, a ogni cambiamento a ogni ferita.

La promessa di risorgere, nonostante tutto.

E cosi Betty con noi risorge.

Si apre all’altro e toglie i suoi ristretti confini.

Accoglie l’amore che discende dall’alto e lo vede quando sentiva cosi forte la solitudine da essere convinta che dio dormiva, troppo impegnato a sognare per starle vicino.

Dio in questo testo arriva sotto forma di uno straniero da conoscere.

Di un cucciolo che ti guarda e ti costringe a uscire da te stessa.

Magari a noi arriverà in altro modo.

Ma arriva.

E se non lo sentite perché troppo indaffarati, perché avete ferite profonde, lasciate che ve lo insegni io.

Anche se il mio cuore sanguina e sente tanto una mancanza.

Basta solo aprire il cancello di noi stessi e vivere questa vita come un avventura.

In cui i personaggi ogni volta compito il loro compito, una volta trovato il loro graal tornano a casa, nella loro corte.

E ti lasciano convinti che riuscirai anche te a trovare il tuo premio.

Un bacio di una fanciulla, la gloria della battaglia vinta.

O una coppa per bere e trovare sollievo al cuore.

Betty lo trova tornando a essere utile e a provare compassione e amore. Togliendosi ogni paura e ogni diffidenza.

Aprendosi all’altro anche se l’altro è un piccolo cane sporco e marroncino.

Allora forse natale non sarà più una rottura di palle ma una prova superata.

E forse nei cuori di chi incontro troverò, finalmente un sorriso.

E tu da lassù sarai orgogliosa perché continuerò a sognare come quand’ero bimba.

****

Per Francesca

che mi ha insegnato a sentire il respiro della terra.

“A dolor del vero” di Ilaria Chinzari, Book Road. A cura di Alessandra Micheli

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Quando ho ricevuto il libro da Ilaria Chinzari mi sono detta: la recensione a questa fantastica donna devo assolutamente scriverla.

Perché Ilaria è stata la mia insegnante di inglese.

E con tutto quello che le ho fatto passare, beh un minimo di scuse erano doverose.

Non potete immaginare la mia ritrosia verso le lingue.

Un odio sviscerale contro il povero innocente genitivo sassone e il past continuos che ancor oggi non ho capito quando va inserito in una frase. Mi spiace Ilaria.

Tu sei stata bravissima ma io un’alunna tarda.

Il mio unico problema era relativo a una questions (non tutte le tue lezioni sono state un fallimento come noti).

L’inglese è una lingua logica, molto scarna e poco si accosta con la mia idea di letteratura.

Come poteva allora convivere un anima razionale con una dedita alla creatività pura?

E’ il mio dramma.

Una mente che prende il sopravvento sull’istinto, relegandomi al ruolo, dignitoso certo, ma un pochino invidiosa, di spettatore della parola scritta.

Semmai di suoi umile portavoce.

Eppure, in fondo ogni idioma contiene una sua musicalità che dona il ritmo al libro trasformandolo quasi in un pentagramma.

Basta saper decifrare questo astruso codice che emerge la melodia portante del testo.

Ilaria è un grande Talento.

E nel suo testo le melodie sono diverse, mille eccentriche sfumature dell’arte, che danno vita ai personaggio come se essi fossero in realtà vivi e fatti di carne.

Da quelle soavi e al tempo stesso arrabbiate della Mannoia in Siamo cosi, a quelle nostalgiche e tristi di De Gregori ( la storia siamo noi).

E cullata da questi diversi ritmi mi sono lasciata sedurre dal libro.

A dolor del vero.

Due parole che si abbracciano e si intersecano dando vita a una storia che è, purtroppo, storia di giorni nostri.

Storia segreta perché troppo difficile da sopportare, la cui vista distrugge il nostro perfetto ideale.

Una storia recente eppure per molti lontana, che prende vita negli anni confusi del fascismo e della sua disfatta.

E’ un periodo in cui le contraddizioni iniziano a colorare di grigio ogni sfaccettatura umana: non esiste il malvagio in assoluto tra i contendenti, pedine di poteri folli che tentano di acquietare un anima ferita, ossessionata e permeata di insicurezza.

Persino il mostro dalla cui malsana mente è scaturito l’orrore, non era altro che un frustrato incapace di convivere con i suoi insuccessi.

La banalità del male, ancor più terrificante dei demoni o dello stesso satana.

L’orrore della scelta, della vendetta contro non si sa bene chi o cosa, identificato con un popolo, una religione un diverso, specchi deformato delle proprie negatività.

E’ tutto qua l’orrore racchiuso nel nazismo, e nella perversione dei suoi sostenitori.

Nulla di esoterico, seppur l’esoterismo ebbe una fondamentale importanza.

Solo l’incapacità umana di accettare e accettarsi il vero orribile mostro da cui dovremmo, anche oggi sfuggire.

Anche adesso, leggendo l’orribile storia del Burgi, capiamo come sia stato possibile annichilire le coscienze: la banalità dell’uomo qualunque non fa altro che mascherare i suoi tremendi impulsi acquietati sotto la superficie di salvatore di patria.

Basta una scintilla per far si che gli sterpi accumulati da ciascuno di noi, divengano fuoco da cui niente e nessuno può scappare.

L’aveva capito la Arendet mettendoci sull’avviso del peggiore dei disastri che l’essere umano compie, quello di coprire con uno strato di rassicurazione l’egregora creata da tanti, troppi non detti.

E cosi una semplice, banale ( ancora questa parola che inizia a contenere in se il terrore più cupo) diventa un anello della catena dell’odio.

Una semplice relazione, come tante oggi, resa ancor più minacciosa dalle implicazioni sociali di un epoca che si stava sfaldando, annichilita e sottomessa dai suoi stessi errori.

E cosi il contesto diviene maestro, e non certo un buon maestro.

Diviene il demiurgo che muovendo i fili istiga i destini e li scrive con feroci parole indelebili.

Diviene il giocoliere che incita lo stolto a una stantia ribellione.

Diviene l’abisso che richiama con toni suadenti il malcapitato.

E cosi il non detto, il taciuto crea una reazione a catena che si propaga dai nostri giorni invadendo le vita del presente.

E cosi che la protagonista si trova di fronte a un bivio: sapere o non sapere?

Andare alla scopetta della verità anche qualora mettesse in pericolo le acquisite certezze?

L’amore al tempo della guerra è un amore ostacolato.

Non si può mettere a repentaglio l’onore con chi non assicura un futuro stabile.

Perché la stabilità diviene chimera e al tempo stesso valore.

La retta via non può lasciarsi sedurre dalla tentazione.

E cosi l’apparenza, il buon nome regna sovrano, rendendo più pesante il divario già esistente in senso a una società agonizzante a cui la guerra e l’autoritarismo fascista da il colpo di grazie.

E cosi in tempi tribolati è la certezza di un futuro roseo protetto dalla rispettabilità che diventa un valore assoluto anche quando esso cozza con i sentimenti, con i desideri, con quella voglia di immaginazione che fa dei giovani il motore propulsivo verso un futuro diverso.

Ma è un miraggio.

Quello che conta è il presente, l’oggi in cui privi di tutti i diritti, del benessere che arriverà allegro solo negli anni 50, dettare le sue ferree regole infischiandone delle proteste e dei tentativi disperati di chi vorrebbe una speranza di felicità.

Nel testo di Ilaria la felicità è solo una parola, un illusione. La coscienza che bisogna sopravvivere ammanta di una cappa soffocante anche il nostro tempo che resta vittima di quel passato creato non soltanto dal contesto, dalle coincidenze ma anche dall’incapacità su sublimare l’odio e trasformarlo in possibilità.

Il Bragi semplicemente resta vittima della stessa violenza che subisce, fino a usarla come metodo per rivendicare il proprio essere schiacciato e sopraffatto dal perbenismo.

Ecco che il risultato di quei tempi disperati è semplicemente un odio che non riesce a essere sconfitto.

L’odio della società tedesca riunita attorno a un pazzo vittima di sue frustrazioni personali.

Odio nella società italiana che seppur stato di fatto, non riesce a essere davvero popolo.

Vittima di una società che deve dividere in accettati e devianti, per potersi mantenere intatta.

Vittime di tabù sociali che non migliorano anzi rendono ancor più profondo l’odio.

Odio per una vita difficile, priva di soddisfazioni tutta concentrata sul sopravvivere.

Ma come può un uomo, fatto di mille importanti e magici fili, accettare soltanto di sopravvivere?

E’ dal passato che si arriva alla scelta finale, quella che deciderà davvero i destini: rivelare i misteri occultati da troppo tempo o scegliere di cambiare rotta’

Ma come si può davvero cambiare rotta senza che la verità liberi?

Dal baratro del passato il presente può salvarsi solo se si decide di abbandonare l’odio, il risentimento e la vendetta.

Ed è una storia di redenzione, ma incompleta.

Perché senza riscoprire gli scheletri troppo tempo occultati, senza dare voce alle anime intrappolate nella macchina assurda del compromesso, nessuna reale redenzione, forse è possibile.

Il vero è dolore.

A dolor del vero è un uragano che ci pone davanti a noi stessi. E’ la scelta tra verità e benessere effimero.

Ma tutto senza una vera condanna: è semplicemente la scelta dell’umana fragilità tra proteggere per mantenere salda e intatta la propria anima o svelarlo, mettendo a rischio se stessi e tutto ciò che si è costruito.

Un libro sofferto, bellissimo che invita a guardare non soltanto gli eventi passati ma alle ragioni che quegli eventi hanno racchiuso.

 

Cover Reveal Del nuovo libro di Sabrina Pennacchio “Dark and Light. Amore impossibile”.

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Trama:

Un’isola ricoperta costantemente da una strana nebbia grigia e fitta, un nuovo college e un incontro inaspettato in aeroporto… Isabel non poteva aspettarsi un nuovo inizio più incasinato, eccitante e oscuro di così.

Dopo la morte del padre, sopraggiunta all’improvviso, lei e la madre si trasferiscono a Shadow City, dove ogni cosa non è mai come appare realmente. Dietro la fitta nebbia si nascondono creature misteriose e, nonostante Isabel sia innamorata di tutto ciò che è fantasy, non avrebbe mai il coraggio, nemmeno nei suoi sogni più audaci, di immaginare quello in cui si sta lanciando: una faida familiare, un ragazzo su cui girano strane voci e il suo cuore, pronto a guarire, graffiato, lapidato e oscurato dalla tenda del terrore.

Immergetevi in un mondo Urban Fantasy che saprà tenervi col fiato sospeso.

L’autrice

Sabrina Pennacchio nasce a Napoli il 10 febbraio del 1991.

Costretta ad abbandonare gli studi di arte e moda, decide di dedicare gran parte del suo tempo alla sua più grande passione: la scrittura.

Nel 2018, pubblica il romanzo d’esordio‘’At World’s End: Wanted Pirates’’ edito dalla Writers Editor, con il quale si aggiudica il ‘’Premio Della Critica Emozioni 2018 al Concorso Letterario Premio Eterna’’ e nel Dicembre del 2018, partecipa alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, dove in pochi giorni il suo libro è Sold Out.

Nel 2019 Wanted raggiunge una limited edition su richiesta del pubblico.

Dark and Light – Amore Impossibile – è il primo capitolo di una saga di tre romanzi che ha trovato il grande successo su internet nel 2005. Revisionato e in un edizione tutta nuova, viene accolto per la prima volta nel mondo del self, grazie ad Amazon.

Facebook: Sabrina Pennacchio [ http://www.facebook.com/sabrinapennacchioscrittrice ]

Instagram: pennacchio.sabrina

Twitter: @WriterSabrina

WixSite: [ https://sabrinapennacchio.wixsite.com/website]

DanteBus: @WriterSabrina

Universalmessagebook: Sabrina Pennacchio

aNobii: Romanzo disponile nella lista dei libri del sito.

Dati libro 

Titolo: Dark and Light – Amore Impossibile

Data uscita: 30 Novembre 2019 in E-Book ( su Amazon)

10 Dicembre 2019 in Cartaceo ( su Amazon e in tutti gli Store Online, inoltre sarà possibile prenotarlo in tutte le librerie, presentando il codice ISBN che troverete su Amazon stesso )

Autore: Sabrina Pennacchio

Pagine: 210

Formato: E-Book e Cartaceo

Editore: Amazon

Collana: Urban Fantasy

Prezzo: 2,99 Euro e-book / 11,99 Euro versione cartacea

Booktrailer: [ https://youtu.be/GpOmzEp4NJ0 ]

Per i primi 100 che acquisteranno il cartaceo, un segnalibro in omaggio! Basta inviare all’autrice su Instagram la foto di spedizione avvenuta (da Amazon) e il segnalibro sarà spedito dal 6 gennaio in poi, nel giro di una settimana.

NB: essendo posta prioritaria l’arrivo potrebbe essere un po’ lento, tutto dipenderà da poste italiane.

Anche quest’anno la casa editrice Scrittura & Scritture partecipa con un proprio stand (B 25) A Più libri Più liberi – fiera nazionale della piccola e media editoria (Roma Convention Center – Nuvola, Viale Asia, 40 – Eur, Roma) dal 4 al 8 dicembre. Presso lo stand tutto il catalogo, le novità editoriali e tanta voglia di conoscere numerosi lettori!

 

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Scrittura & Scritture è una casa editrice indipendente fondata a Napoli nel 2006 da Chantal ed Eliana Corrado. Si distingue nel vasto panorama editoriale per l’accurata selezione e cura promozionale nella pubblicazione delle opere. Tra i suoi princìpi fondamentali pubblicare non più di 8 novità l’anno, per assicurare a ogni libro la giusta durata e visibilità. Pubblica narrativa e saggistica narrativa: dal romanzo contemporaneo e moderno a quello storico, dal giallo al thriller e noir declinati in tutte le loro sfumature. Su questo ha suddiviso il suo catalogo nelle collane: Voci, Catrame. Da poco ha ampliato il suo catalogo con la sotto collana VociRiscoperte: i grandi romanzi del passato. Ha all’attivo un noto circolo letterario denominato: “Circolo Book & Tè di Scrittura & Scritture” Nato a Napoli nel 2014, vede una partecipazione sempre più massiccia di lettori, fondato sul principio che la lettura è piacere e divertimento in compagnia, bevendo tè e gustando pasticcini rigorosamente artigianali, in un clima di assoluto relax. Il circolo si tiene ogni anno con un numero di partecipanti che cresce sempre più. Scrittura & Scritture partecipa da più di dieci anni a Più libri Più Liberi e quest’anno presenta al pubblico:

sette novità in catalogo

due libri della collana appena nata VociRiscoperte (i grandi romanzi dimenticati)  “Giovanna di Napoli” di Alexandre Dumas – romanzo storico breve  “Castelli di sabbia” di Alice e Claude Askew – romanzo sentimentale

Per la collana Voci (romanzi storici, moderni e contemporanei, saggistica narrativa)  “Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici” di Adriana Assini – romanzo storico  “Dove aspetta la tempesta” di Carla Marcone – romanzo d’avventura  “La spada e il rosario. Gian Luca Squarcialupo e la congiura dei Beati Paoli” di Adriana Assini romanzo storico

Per la collana CATRAME (gialli, thriller e noir)  “La verità dell’acqua” di Francesca Battistella – giallo/commedia  “Un freezer per il morto” di Antonio Mesisca – noir ironico

L’ultimo capitolo della meravigliosa saga di Fabio Carta Arma Infero “Delenda Gorda. Un emozione da non perdere!

 

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Delenda Gordia è il capitolo conclusivo dell’affascinante e coinvolgente saga fantascientifica Arma Infero ideata dal talentoso autore Fabio Carta. Una saga epica, che culmina con un finale solenne, che collega tutti i punti chiave dei quattro romanzi rispondendo alle domande e svelando i retroscena delle motivazioni e scelte che i protagonisti hanno effettuato durante il corso del loro lungo viaggio. Un capitolo conclusivo in cui Fabio Carta coinvolgerà ancora di più il lettore, spingendolo a ragionare sui reali concetti di giusto e sbagliato, di reale e non, di umano e divino. Arma Infero 4 – Delenda Gordia è un libro pubblicato dalla casa editrice Inspired Digital Publishing. È disponibile in formato eBook, ePub e Mobi in tutti gli store digitali presenti su smartphone, tablet, e-reader, pc e Mac.

 

Sinossi

Capitolo conclusivo della saga Arma Infero. Mentre Karan accorre al richiamo di Lakon, sperduto nello spazio, la nuova Falange è colpita a tradimento dalla sua nemica di sempre, Gordia. Nulla ormai può impedire la resa dei conti, la più grande e catastrofica guerra dell’intera storia coloniale di Muareb. Questo è il volere del Martire Tiranno, questo il terribile messaggio della sua verità. Ma dov’è la verità, ora che il cielo è prossimo a crollare sugli empi e i peccatori, ora che non solo Gordia ma tutto il pianeta si trova davanti alla minaccia della propria cancellazione?

In fondo a tutto, la prova del Trono attende Karan con le sue confessioni, poiché nel vero amore come nell’apocalisse non può esserci spazio per inganni e bugie.

 

L’autore
Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall’evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica “Arma Infero” con la Inspired Digital Publishing che a oggi conta tre romanzi: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016 ed Il Risveglio del Pagan nel 2018. Per la Delos Digital ha scritto poi un racconto lungo intitolato “Megalomachia” unitamente alla finalista del premio Urania 2016, Emanuela Valentini, della cui amicizia si fregia come una medaglia. Ha avuto inoltre l’onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all’iniziativa “Penny Steampunk” del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico–weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk “Ambrose” per i tipi di Scatole Parlanti.

Il blog è lieto di segnalarvi la presentazione del libro della Phoenix Publishing Linea Serie Oro: “Pensavo fosse un comico, invece era Troisi” di Ciro Borrelli, sabato 30 novembre 2019 ore 18 alla Libreria del Cinema e del Teatro di via Parco Margherita a Napoli

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Di Massimo Troisi resta il ricordo dell’ironia, del linguaggio, che gli erano propri; di quella singolare capacità di irridere ogni stereotipo, riuscendo a farsi amare da tutti.

Un vuoto incolmabile nel cinema e nel cuore degli ammiratori, ecco cosa ha lasciato quando, 25 anni fa, durante le riprese del film Il postino, si è spento all’età di 41 anni.

Pensavo fosse un comico, invece era Troisi” di Ciro Borrelli, edizioni Phoenix Publishing, che rientra nella linea editoriale SERIE ORO di Anita Curci, è un omaggio all’artista di San Giorgio a Cremano e porta la commovente prefazione della sorella Rosaria.

Il volume sarà presentato sabato 30 novembre 2019 ore 18 alla Libreria del Cinema e del Teatro di via Parco Margherita a Napoli.

Con l’autore ne discuteranno Giuseppina Scognamiglio, professoressa di Letteratura teatrale italiana alla Federico II; l’attore Angelo Orlando; il produttore cinematografico Gaetano Daniele e Alfredo Cozzolino, amico d’infanzia di Troisi, tra le letture dell’attrice Maria Basile. Modera il giornalista e critico Giuseppe Cozzolino.

L’opera si apre con una breve biografia dell’attore, cui segue Il pensiero di Massimo, capitolo che riporta sue affermazioni, ma anche dichiarazioni su di lui, rilasciate da persone appartenenti al mondo cinematografico e teatrale. Il secondo, intitolato Confidenze, raccoglie interviste a personaggi che lo hanno conosciuto o con cui ha lavorato.

Al cuore di Massimo e al problema di salute che lo ha condizionato per la vita, è dedicata la terza parte, seguita da quella relativa alla carriera professionale, all’impegno teatrale, dalle prime esibizioni all’oratorio parrocchiale alla partecipazione ad Effetto smorfia, programma televisivo dove si esibiva insieme a Lello Arena e a Enzo Decaro.

Nel quinto e ultimo capitolo si esaminano le pellicole dell’artista campano, sia quelle girate e sceneggiate da lui che quelle in cui ne è soltanto interprete.

L’autore

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Ciro Borrelli è nato a Napoli nel 1973. Dipendente pubblico, laureato in Scienze storiche, ha pubblicato nel 2013 poesie nella raccolta Poeti Contemporanei, edizioni Pagine; con la casa editrice il Papavero, nel 2014, Un’altra illusione (illustrazioni di Roberto Carta) e Racconti di un impiegato, nel 2015 L’ultima vittoria (con prefazione di Arturo Scotto capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera dei deputati) e, nel 2016, il thriller/noir Saulo il male dentro (recensito da Maurizio de Giovanni). Nel 2017 con Kairòs, SERIE ORO, il saggio Peppino De Filippo, tra palcoscenico e cinepresa; nel 2018 con Apeiron, SERIE ORO, Totò con i 4, scritto con Domenico Livigni. Nel 2019 con Homo Scrivens, il romanzo poliziesco/noir, I lupi e i pellicani.

Blog tour “Il club PS, i love you” di Cecilia Ahern. Il nostro blog presenta la tappa Il difficile compito di dire addio”. A cura di Alessandra Micheli

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Quando ho capito di cosa trattavano i libri di Cecilia Ahern lo confesso, volevo tirarmi indietro.

Era troppo recente la mia perdita per parlarne.

Troppo cocente il dolore silente che mi portavo appresso.

Ne ero gelosa.

Era profondamente mio e forse l’unico modo per trovare mia madre dentro di me.

La onoravo piangendo da sola, la onoravo con quello strazio che stringeva come una morsa il mio cuore.

La onoravo con le canzoni piene di nostalgia.

O semplicemente odorando i suoi vestiti.

La notte era il mio palco.

Solo allora potevo sfogarmi, con cupi ma melodiosi lamenti, mente di giorno sfoderavo un bel sorriso, mi armavo di coraggio e scendevo tra la gente.

Quando dicevo “sto bene” era una mezza bugia.

Stavo bene perché la stringevo a me, incapace di lasciarla andare. Scrivevo lettere in cui la rimproveravo anche di avermi lasciata troppo presto, senza un vero motivo.

In fondo, era una donna radiosa e con la sua cacofonica personalità, ingombrava piacevolmente la vita di ciascuno di noi.

Era immensa, un carattere indomito che spesso metteva alla prova la mia stoica riservatezza.

Era mia madre, imperfetta e bellissima, regale e umile, con quello sguardo che sembrava scivolare addosso a cose e persone mentre in realtà le scrutava in profondità.

Io ero diversa.

Più ombrosa e più difficile al contatto umano.

Eppure entrambe eravamo parte della stessa luna.

Lei la mia parte luminosa e io la sua parte più oscura.

In fondo, è questo che fa una madre.

Non solo prepararti alla vita, ma attraverso anche la differenza aiutarti a nominarti ogni volta, fino a trovare il nome definitivo.

Lei era il mio angelo guerriero, quello che lottava con me nella tenda di dio e mi definiva, ogni volta.

Finché poi non sono riuscita a ottenere il mio nuovo nome e a accompagnarla per quel meraviglioso tratto di vita fatto solo di raccolto. Un raccolto arrivato troppo presto, troppo repentino.

E come potevo io scrivere di come potersi dire addio, se in fondo non sono mai davvero riuscita a farlo?

Poi ho guardato negli occhi Marianna.

Cosi fragile e forte, con quella sua voce delicata che descriveva le stesse sensazioni che avevo io, soltanto che, nella mia abituale solitudine, avevo iniziato a elaborare per trovarne delle risposte.

E mi mancava l’ultimo, importante pezzo, quello che avrebbe completato il mosaico.

E sapevo che dovevo farlo.

Per me e per Marianna.

Ecco che scrivere un articolo sul difficile compito di dire addio, significava svelarvi un po’ di me e regalarvi un dolore che non ho mai vissuto male, al contrario di Holly.

E che forse, leggendo il secondo libro anche Holly, ha trattato come qualcosa di favolosamente unico, un dono, un regalo spesso incompreso.

Vedete noi sulla morte non abbiamo potere.

Possiamo procrastinarla più e più volte, farci carico di una maniacale cura di noi stessi.

Abbindolarla, nasconderci, scappare e restare immobili in attesa che passi senza guardarci.

Un po’ come quando alle superiori tentavamo di diventare invisibili, sperando che il terrificante professore, non scegliesse noi per interrogarci.

E invece la morte non si può gabbare.

Con mano soave nonostante a noi appaia altro, allunga la mano.

E spesso, troppo spesso essa viene stretta, perché la luce, la serenità che promette e ancora più grande di questa vita.

E’ quello che chi resta rinfaccia a chi decide di andare via.

Perché si sente cosi inutile, cosi fragile da non essere stato abbastanza per chi amava.

E cosi che mi sono sentita io e sono sicura si è sentita anche Marianna e ognuno di voi che si è trovato in questa situazione.

Come mamma, non mi amavi abbastanza da resistere al richiamo di quella voce?

Per quanto soave, per quanto favolosa, per quanto ricca di pace.

Io sono tua figlia e sto qua nel caos in cui mi hai lasciata.

Ma poi a mente lucida mi chiedo come si può resistere al richiamo della vera vita.

Perché fidatevi la morte e ve lo dico io che l’ho tatuata a fuoco sulla mia pelle, non è altro che una porta.

E l’universo a cui conduce è qualcosa che noi possiamo solo avvertire con i sensi.

Qualcosa di cosi sereno, di cosi intenso che neanche il nostro amore può bastare.

E’ come ritrovare la tua vera identità, di ritrovare il tuo vero scopo. Tornare davvero a casa.

Perché so e sono sicura che in quell’istante mia madre ha capito cosa le è mancato.

Perché qualcosa a noi manca sempre.

L’ho avvertito in un giorno in cui vagavo con un groppo in gola e tanti perché nella testa.

Era appena piovuto e il cielo si apriva in uno squarcio in cui tra nuvole nere che sembravano eleganti palazzi sembrava di vedere un prato immenso, una distesa di luce.

E’ li ho visto lei.

Era bellissima e passeggiava con la sua odiosa aria regale.

E c’era anche il papa di Mari che sorrideva.

E lasciava a me il compito oggi di dirlo.

A lei, a voi, a ogni persona che ha subito un lutto.

Loro sono li, sospesi in un limbo di cui non posso descriverne la bellezza.

E’ stato in quell’istante che ho capito che dovevo lasciarla andare.

E che lei aleggiava in mille frammenti di energia nell’aria e si posava sul mio cuore, riscaldandolo anche nelle notti fredde.

E che era semplicemente decisa a vivere la sua vera forma.

E cosi che succede.

Per quanti sforzi facciamo per non credere, trastullandoci tra rabbie a urli disperati.

La verità è che loro sono li, sussurri dietro il velo, risate per chi svela il segreto, sussurri tristi per chi è ancora in procinto di farlo.

Ci credono tutti.

Credenti perché per loro si chiama paradiso.

Atei perché per loro nulla si crea e nulla si distrugger.

Per me che oggi prendo l’eredità della meravigliosa donna e inizio a sorridere, distribuire abbracci (non tanti perché non posso cambiare la mia natura) o semplicemente raccontando questa mia piccola esperienza.

O consigliarvi un libro che racconta un po’ le stesse cose che racconto io.

E allora, farsi dono, anche solo parlando un po’ di se e dividendo con gli altri il prezioso dono del dolore, ci aiuta a abbracciare quella morte che ci terrorizza.

Solo perché non abbiamo su essa il giusto controllo.

Non siamo noi a chiamarla, né noi a impedirla.

E lei che arriva e ci dice ho da raccontarvi delle storie.

Ma per farlo devi assolutamente lasciare questa stupida materia, le stupide diatribe di ogni giorno, le nostre stupide ossessioni e imparare a vedere di nuovo nel cielo palazzi eleganti e praterie infinite.

Non c’è un modo per dire addio.

E non ve lo insegnerò ne io ne Cecilia.

Possiamo però dirvi che nel momento in cui lascerete andare, l’abisso oscuro si riempirà di fiori.

Ve lo prometto.

Ve lo assicuro.

E allora non sarà difficile dire addio.

Perché non sarà mai un addio ma un arrivederci.

Arrivederci mamma

E non fare troppo casino mi raccomando.

****

Per mia mamma che mi sorride da quelle lontane stelle

per mio papà che mi sorride qua su questa stralunata terra

per mio fratello le cui silenziose lacrime brillano più dell’oro

e per Marianna che stringe la mia mano, adesso mentre scrivo.

La rubrica Riflessioni sulla letteratura presenta ” Perché la fantascienza?” A cura di Alfredo Betocchi

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Parlare della fantascienza potrebbe sembrare facile a una persona disattenta, informata superficialmente dalle notizie che cinema e televisione, a volte, diffondono in proposito.

A dire il vero, l’argomento ha implicazioni psicologiche e di costume molto profonde e non è certo questa la sede per analizzarne tutti i suoi aspetti, tuttavia la materia è intrigante, coinvolgendo in essa quasi tutte le attività umane con le sue paure, le manie, le speranze e le attese.

Nel genere letterario della Fantascienza possono trovarsi un po’ tutti gli altri generi: dal Giallo al Comico, dal Romanzo d’Amore a quello Storico. L’Autore di Fantascienza, essendo il creatore della sua opera, la può plasmare a piacimento, inserendo all’interno qualsiasi stile.

Si può affermare che la Fantascienza è nata con l’uomo: cosa sono, infatti, i miti più antichi, in ogni parte del mondo, se non superbe invenzioni nelle quali Dei, monarchi, animali mostruosi o luoghi irreali evocano nei popoli immagini fantastiche?

Quelle storie nulla hanno da invidiare alle moderne avventure di astronavi e alieni tra pianeti sconosciuti che tanto appassionano i lettori.

La base di tutto, la molla che muove la fantasia umana è l’insopprimibile volontà di sopravvivenza e di affermazione. La vittoria sul “cattivo”, la difesa della propria specie ma anche l’anelito di conoscere, di scoprire, di lanciare nuove sfide oltre l’orizzonte, per poter dire: «Io sono colui che sa, perciò sono il vincitore!»

La vita ci ha insegnato, purtroppo, che spesso siamo perdenti, che la crudele società ci usa come birilli, sballottandoci qua e là, immergendoci nel grigio tran-tran quotidiano tra le nostre frustrazioni esistenziali (bollette, tasse, seccatori d’ogni genere, file interminabili in autostrada sotto il sole, ecc.).

Per fortuna abbiamo ancora un’arma, l’ultima: la Fantasia.

L’uomo ha brandito quest’arma sin dai suoi albori, inventando e sbaragliando i tetri fantasmi del duro vivere quotidiano. A partire dal 3200 a.C. quando a Ninive, capitale degli Assiri, fu incisa su cilindri di terracotta la storia del re Etan che volava felice attraverso i cieli; poi in India, nel romanzo “Ramayana”, che descrive i viaggi extraterrestri del mitico principe Rama e delle guerre che Dei buoni e cattivi intraprendevano su gigantesche macchine volanti che sputavano orribili fiamme.

Generalmente, ai nostri tempi, si fa risalire l’origine della fantascienza moderna allo scrittore francese Jules Verne (1828-1905). Questo scrittore, a differenza dei predecessori (ricordate il Barone di Munchausen e l’Orlando innamorato sulla Luna?), aggiunse un tocco di tecnologia ai suoi racconti indimenticabili (20.000 leghe sotto i mari, Dalla Terra alla Luna, ecc), rendendo plausibili ai lettori le avventure dei suoi personaggi, non più esseri fantastici ma uomini e donne in carne ed ossa. Egli si dilungava in spiegazioni tecnico-meccaniche dei mezzi usati dai suoi protagonisti per affrontare le loro incredibili avventure.

Nel ‘900, la paternità del genere detto “Fantascienza” spetta sicuramente all’inglese Herbert George Wells (1866-1946). Chi non conosce romanzi come “La Guerra dei Mondi”, “La macchina del Tempo” o il famosissimo “Uomo Invisibile”?

Dopo di lui vi sono stati autentici giganti della letteratura fantascientifica; un nome per tutti, Isaac Asimov (1920-1992). Questo scrittore ha scritto, per la fantascienza, praticamente di tutto: nei suoi romanzi, (celeberrimo il ciclo della “Fondazione”) si trova ogni genere letterario: dal giallo (nella serie “I Robot”) al romanzo storico, a quello d’amore e al saggio politico.

La Fantascienza ha saputo anche evocare nella gente superstizione e terrore con i suoi racconti plausibili di pestilenze, di diluvi, di catastrofi cosmiche, di paura per alieni aggressivi. Ha dato tuttavia alla Scienza, quella vera, l’impulso per affrontare nuove prospettive positive, obbligandola ad inventare e a sperimentare strumenti utili per l’umanità.

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Da quest’impulso è nato, per esempio, il Progetto SETI che si propone di cercare, con l’ausilio di tutti i volontari astronomi dilettanti del mondo, altre “voci” nell’Universo che non ci facciano sentire troppo soli.

Ha convinto pure gli astronomi a puntare con decisione i telescopi su stelle vicine e lontane e a scoprire più di tremila pianeti extrasolari. Grazie al successo mondiale del genere letterario della fantascienza, nessuno più dubita che un giorno troveremo un’altra Terra e, forse, esseri viventi con cui confrontarci.

 

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I voli di fantasia di tanti scrittori hanno rimosso nella gente i sospetti verso la tecnologia, facendone accettare, non ostante i tragici errori (Chernobil, Fukushima !), le invenzioni più ardite, impensabili solo cinquat’anni fa (I-pod, nuove leghe metalliche, cellule staminali e, forse, la riproduzione della Vita…!)

Vorrei aggiungere un elenco dei soggetti connessi al genere della fantascienza:

  1. La conquista dello spazio nel nostro tempo.
  2. La conquista dello spazio in un futuro remoto.
  3. L’invasione del nostro pianeta da parte di alieni ostili.
  4. L’invasione del nostro pianeta da parte di alieni messaggeri di pace.
  5. La guerra atomica.
  6. Storie ambientate dopo la fine della guerra atomica.
  7. I mutanti.
  8. La guerra galattica.
  9. La vita dell’uomo sulla Terra in un futuro remoto (implicazioni morali e sociali).
  10. La vita degli uomini di mitiche civiltà scomparse (Atlantide, Mu, ecc.).
  11. L’uomo alla conquista dell’immortalità o dell’onnipotenza.
  12. La cibernetica (robot o calcolatori, amici od ostili).
  13. La telepatia, l’invisibilità e altre manifestazioni parapsicologiche.
  14. Paradossi della fisica (buchi neri, universi paralleli).
  15. I viaggi nel tempo.
  16. Storie psicologiche di personaggi umani in ambienti alieni.
  17. Storie fantastiche di argomento medico (per es. “Viaggio allucinante”).
  18. Storie di fantasmi, buoni e malvagi, lupi mannari, vampiri e simili.
  19. Altri temi… che non mi vengono in mente ma che, se vengono a voi, fatemelo sapere…

 

 

 

L’Autore di questo articolo ha pubblicato una “Trilogia delle Streghe” e “Ramesse XI”.