“Comprendere i bambini” di Silvana Quattrocchi Montanaro, Di Renzo editore. A cura di Alessandra Micheli

 

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La sera di Halloween mi trovavo con mo padre nella piazza del mio quartiere.

Era pieno di bambini vestiti da creature fantastiche che scorrazzavano felici chiedendo dolcetto e scherzetto.

Bellissimi, colorati, allegri e sopratutto con una innocenza saggia.

Perché non è assolutamente vero che il bambino sia solo un adorabile pargolo con una mente da riempire.

Assolutamente.

La mente del bimbo è agile, ricca di stimoli e sopratutto capace di elaborare pensieri molto più elevati dei nostri, proprio perché non è ancora infarcito di idee preconcette e di convenzioni.

Non ha i limiti della socialità, non ha i limiti del pudore.

E’ capace di saltare con facilità all’apprendimento di tipo tre, quello creativo, quello ricco di possibilità, quello che è capace di prendere tutti i nostri miti, tutte le nostre costruzioni percettive e ribaltarli, ristrutturarli e rivalutarli.

E tutto avviene in modo assolutamente naturale.

Perché il bambino è guidato dalla curiosità e dalla voglia di scoprire persino l’ignoto.

Quando questa predisposizione è, invece, assente o parziale nel bimbo allora il problema risulta essere non tanto nel carattere, quanto nell’incapacità dell’adulto a stimolare una mente in costante crescita.

I no servono.

Ma le imposizioni annichiliscono la capacità ribelle e rivoluzionaria di dare il contributo alla società.

Anche il bambino, infatti, è soggetto partecipe della costruzione della realtà.

E dei suoi significati.

Per troppo tempo, in Europa ma anche nel mondo, il bambino è stato personalizzato dai suoi diritti.

Non era altro che incapace di sostenere conversazioni, non era attendibile nella testimonianza e considerato manipolabile.

In realtà, nel mio lavoro di animatrice dei centri estivi, nella modalità infantile di raccontare i fatti e gli accadimenti non ho fatto altro che ritrovare i tipi logici studiati da Russell nonché la capacità di parlare per non sense, una struttura del linguaggio riscoperta oggi e usata persino da grandi intellettuali come fosco Maraini.

Tanto che il non sense, il weird o il bizzarro è la comunicazione capace di strutturare in maniere diversa la mente razionale, donando a essa una prospettiva più ampia capace, quindi, di abbracciare quei significati fondamentali, i residui illogici delle nostre azioni, che se ignorati tendono a creare disastri.

Per il bimbo parlare per enigmi e frasi strambe è la quotidianità.

Grazie a questa caratteristica se ci poniamo in una situazione di vero ascolto possiamo aprire un enorme scrigno capace di darci una enorme comprensione di ogni aspetto del reale, anche quello meno manifesto. Ecco perché i bambini vanno tutelati e considerati a pieno diritto persone. Ecco perché hanno diritto alla stessa attenzione che noi diamo, comunicativamente parlando, all’altro.

Anche nel loro raccontare la luna blu non fanno altro che raccontare con semplicità gli arcani segreti degli esperimenti di Adalbert J. James sulla percezione: ogni oggetto non è mai simile a se stesso ma prende la forma della mentre di chi guarda.

Da questa premessa io mi rendendo conto di quando sia importante non solo conoscere solo la biologia del corpo umano ma entrare nel profondo del bambino, e comprendere tutti gli stadi del suo sviluppo: dalla gestazione alla nascita.

I bambini sono il futuro dell’umanità.

Sono la speranza del rinnovamento, la forza che irrompe come un lampo in una sonnacchiosa cittadina abituata al suo rassicurante tram tram.

Il bambino è l’elemento creativo a innovativo capace, un domani, se opportunamente stimolato, di demolire un sistema e sostituirlo con un altro, più etico e più umano.

Il bambino deve svilupparsi pienamente come essere senziente, dotato di mille incredibili fili, capace di miracoli, capace di riscrivere il proprio finale.

Non specchi distorti di un adulto.

Non emanazioni del padre o della madre o loro cloni, ma possibilità, opportunità capace di creare un ponte con il futuro.
Ecco che per divenire potenzialità bisogna muoversi.

Non bisogna restare fermi.

E ci si muove soltanto grazie all’informazione che dà la possibilità di un salto evolutivo.

Perché secondo la teoria di Gregory Bateson l’informazione non è che l’acquisita conoscenza di una differenza ed è quella che fa scattare l’adattamento al muovo e quindi il cambiamento.

Pertanto, ci si muove solo grazie alla conoscenza che non è solo acquisizione rigida di un concetto, ma capacità di sezionare il concetto e tirane fuori sia gli elementi positivi da introdurre nel nuovo paradigma, sia quelli negativi da evitare.

E’ cosi che funzionerebbe, se non limitato, il metodo di ragionamento del bambino.

Quando ai miei nipoti donavo un’informazione, essi erano capaci di estrapolarne innovazioni e di effettuare critiche (nel loro unico linguaggio) che immagazzinavano nella loro mente.

Ho avuto più saggezza dai loro ragionamenti, dai loro giochi e dai loro salti di fantasia che da tutti i saggi che ho avuto il piacere di leggere. Se il bambino, quindi è la speranza per un domani è dal punto di partenza che noi educatori, perché siamo tutti educatori tutti coloro che orbitano nello spazio vitale del bambino che dobbiamo ripartire.

Ecco che per evitare che esso acquisisca comportamenti standardizzati e pericolosamente nocivi è necessario modificare proprio il nostro occhiale con cui osservare il reale e i principi che lo guidano.

Comprendere i bambini divine un opera indispensabile per tutti e di tutti perché è dai nostri miti, dalle idee con cui educhiamo il futuro uomo che decideremo il suo futuro e il suo destino, nonché le sue peculiari capacità.

Siamo responsabili di fronte a questa favolosa anima in crescita che dovrebbe assomigliare più a una freccia scagliata contro il domani, piuttosto che come copia stantia del nostro abitudinario e stantio pensiero.

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