“Tu sei musica” di Simona Bianchera, Panesi edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Una della mie canzoni preferite che riescono a descrivere, specie oggi la mia vita.

È senza dubbio Musica di Tricarico.

Una melodia struggente e sognante, che descrive come la vita in ogni sua sfumatura, bella e triste sia accompagnata dalla melodia.

Per ogni passo, per ogni sensazione sembra che le note parlino un po’ con te.

E di te.

Una chitarra imbracciata da un volto concentrato, magari diventa un amore giovanile, capace di diventare un po’ quell’ancora di salvezza nel marasma tormentato dei nostri quotidiani affanni.

E una voce sorride e magari con un tono strano,quasi rotto canta intessendo una malinconica malia.

E in quell’istante, proprio grazie alla musica alzi gli occhi al celo, quando sei triste e ti immergi in lui.

Per un attimo tutto si dissolve.

Di dolori che ti portano a scegliere l’oblio.

I dubbi.

I sospetti, il tuo strano inceppare.

La musica salva.

Irrompe dentro di te e ti aiuta a esprimere cosa le parole non possono dire.

Sono preghiere al cielo.

Sono urla nella notte buia, sono inni di speranza.

Quando sembra crollare tutto e assume sfumature tetre.

O quando con consapevolezza come Carlo comprendi i tuoi errori e da loro puoi risorgere.

O un amore che non è solo passione, voglia e sensualità ma che qua assume il volto remoto della musa.

Alaska il cui nome sembra cozzare contro una natura in realtà calda e piena di fuoco viene avvolta da un sentimento che va oltre l’affetto, l’amore stesso.

Daniel non è altro che una musa soave che la istiga a creare.

E in quelle pagine che apparentemente raccontano una storia come tante, quella che puoi trovare in ogni romanzo, diventa il simbolo di un qualcosa che appartiene solo all’infinito.

Quello raccontato dai versi eterni dei poeti cantautori, dal rock che ci avvolge e ci fa danzare sopra il tempo che assume i contorni dell’infinito. Che ci fa apprezzare piccoli dipinti, come istanti di attimi congelati da una mano impaziente di fissare qualcosa che va oltre l’apparenza, che va oltre la forma e che in fondo non ha forma come l’anima.

E ecco che la vicenda di Simona si snoda e danza, come solo la nota sa fare e diviene cantilena, nenia, ninnananna per questo cuore che stanotte si scalda, per la prima volta da mesi.

E che grazie a un libro, che forse pochi scruteranno nell’interno non è che una chiave per un altra porta e un altra dimensione.

E cosi leggendo e ascoltando le note di Tricarico la mia mente si immerge in ricordi suscitati dalla storia di Alaska che come quella terra fatta di ghiaccio, nasconde il calore che aspetta solo l’estate per rinascere.

E magari si perde in una memoria lontana, dove un altro ragazzo dagli occhi di brace abbracciava la sua chitarra donandoti in stellate calde notte d’estate la sua anima.

E chiunque riesce a strappare da questa anziana signora un ricordo, una lacrima di nostalgia, una qualsiasi emozione, non ha scritto soltanto un libro.

Ha semplicemente parlato alla mia essenza, permettendole di uscire da questo corpo limitato.

Tu sei musica. Tu lettore che leggerai.

Tu sperduto in un bosco ostile, che grazie al ritmo danzerai spargendo luce attraverso di te.

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