“Un cucciolo a sorpresa” di Melody Carlson, Newton e Compton. A cura di Alessandra Micheli

 

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Il natale sta bussando alla porta.

Lo incontro per le strade, nei supermercati addobbati a festa.

Lo vedo nelle offerte, nei film persino nei libri che si preparano a immortalare con le parole, la celebrazione di rinascita del sole.

Lo vedo nelle pubblicità.

Ma non riesco più a vederlo nei volti della gente.

Troppo dolore percorre questa terra.

Il candido fiocco di neve e l’allegro scampanellio delle campanelle si scontrano con le urla straziate dei bambini, delle donne degli uomini e il sangue è ormai il colore dominante dei fiumi.

Non c’è allegria nei volti che incontro.

Esiste paura, frustrazione, tanto dolore.

Ma nessuna pace promessa da un bimbo nato in una grotta o da un dio fanciullo, capace di far sorridere di nuovo il vecchio re agrifoglio.

E cosi cammino per la strada, senza avvertire quel calore che sentivo da bambina quando, l’emozione, mi chiudeva in un groppo la gola.

E incapace di esprimere a parole la magia, mi addormentavo sognando renne e rubicondi elfi. Sognavo un mondo fatto di trotterellanti coboldi e di bellissime fate dei ghiacci.

Cosa ci resta da sognare?

Noi come Betty siamo troppo impegnati a difendere il nostro territorio. Dagli altri che ci minacciano con la loro incognita.

Ecco che il giorno di Natale diviene solo una propaganda per le multinazionali.

Una data soltanto.

Troppo presi da noi stessi e dai nostri limiti o peggio dalla mancanza.

So che a natale ogni dolore sembra accentuarsi.

Sembra ingigantito.

E ogni perdita si fa voragine.

Io non sono cattolica.

E forse neanche una vera credente.

Ma so che Natale non è solo una parola, né una data, né una tradizione. Natale è il momento in cui il sole dopo la lunga notte di novembre inghiottito dall’oscurità, riesce a vincere e emergere sorridente, per ridarci quel calore agognato.

So che il 21 dicembre è il giorno più lungo, quello magico in cui la terra inizia il suo lento cammino di rinascita che culminerà a pasqua.

Non è solo astronomia.

Dopo il periodo di sonno, la terra torna a sussurrare.

Potete avvertilo se chiudete gli occhi.

Potete sentire il suo respiro se per un attimo abbandonate la cacofonia della routine e osservate, semplicemente un prato.

Brullo forse, senza quell’erba fresca.

La terra respira e sotto questo magico periodo inizia a ridacchiare.

Il seme addormentato inizia a farsi piano piano strada.

E la neve come una coperta amorevole lo abbraccia, curandolo affinché emerga forte e brillante, con quel colore verde che sembra illuminare tutto.

Persino a Roma, persino tra il cemento la magia si compie.

Magari in un vaso, in quel parco che noi ignoriamo.

Natale cosi diviene reale e diviene parte dell’eterno ciclo della vita.

E persino quel dolore cocente che si prova, quello che arriva perché dio ha deciso di portarsi qualcosa via con se, diviene soave e lieve, come il fiocco di neve cantato dalla canzone.

E cosi la notte silente ci fa rinnovare la promessa eterna con quel qualcosa che ci ha tanto amato da renderci in grado di resistere a ogni sferzata, a ogni cambiamento a ogni ferita.

La promessa di risorgere, nonostante tutto.

E cosi Betty con noi risorge.

Si apre all’altro e toglie i suoi ristretti confini.

Accoglie l’amore che discende dall’alto e lo vede quando sentiva cosi forte la solitudine da essere convinta che dio dormiva, troppo impegnato a sognare per starle vicino.

Dio in questo testo arriva sotto forma di uno straniero da conoscere.

Di un cucciolo che ti guarda e ti costringe a uscire da te stessa.

Magari a noi arriverà in altro modo.

Ma arriva.

E se non lo sentite perché troppo indaffarati, perché avete ferite profonde, lasciate che ve lo insegni io.

Anche se il mio cuore sanguina e sente tanto una mancanza.

Basta solo aprire il cancello di noi stessi e vivere questa vita come un avventura.

In cui i personaggi ogni volta compito il loro compito, una volta trovato il loro graal tornano a casa, nella loro corte.

E ti lasciano convinti che riuscirai anche te a trovare il tuo premio.

Un bacio di una fanciulla, la gloria della battaglia vinta.

O una coppa per bere e trovare sollievo al cuore.

Betty lo trova tornando a essere utile e a provare compassione e amore. Togliendosi ogni paura e ogni diffidenza.

Aprendosi all’altro anche se l’altro è un piccolo cane sporco e marroncino.

Allora forse natale non sarà più una rottura di palle ma una prova superata.

E forse nei cuori di chi incontro troverò, finalmente un sorriso.

E tu da lassù sarai orgogliosa perché continuerò a sognare come quand’ero bimba.

****

Per Francesca

che mi ha insegnato a sentire il respiro della terra.

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