In libreria dal 2 dicembre “La casa delle voci” di Donato Carrisi, Longanesi. Da non perdere!!!

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“Una carezza nel sonno. Nel nebbioso confine con la veglia, un attimo prima di precipitare nell’abisso dell’oblio, il tocco leggero di dita gelide e sottili sulla fronte, accompagnato da un triste e dolcissimo sussurro. Il suo nome. Sentendosi chiamare, la bambina sbarrò gli occhi. Ed ebbe subito paura. Qualcuno era venuto a farle visita mentre si addormentava. Poteva essere uno dei vecchi abitanti della casa, a volte chiacchierava con loro o li sentiva muoversi come i topi, rasentando i muri. Ma gli spettri parlavano dentro, non fuori di lei. Anche Ado – il povero Ado, il malinconico Ado – veniva a trovarla. Però, a differenza di tutti gli altri spiriti, Ado non parlava mai. Perciò a turbarla adesso era un pensiero più concreto. A parte mamma e papà, nessuno conosceva il suo nome nel mondo dei viventi. Era la «regola numero tre».”

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A poche settimane dall’uscita nelle sale de L’uomo del labirinto, suo secondo film, Donato Carrisi torna in libreria con La casa delle voci, thriller che si muove sul terreno fragile e accidentato delle relazioni familiari e che mostra la partita che all’interno di ogni famiglia giocano le categorie di verità e finzione, realtà e illusione. Specialmente in quell’epoca della vita, l’infanzia, in cui i genitori sono la misura di ogni cosa.

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso protagonisti di eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui la polizia si serve per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha un disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l’assassina è proprio lei.

 

L’autore
E’ nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del “Corriere della Sera” ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi): Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto, La ragazza nella nebbia, dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, Il gioco del suggeritore. Nell’autunno 2019 è uscito il film diretto da Donato Carrisi, tratto da L’uomo del labirinto, con Toni Servillo e Dustin Hoffman.

A Roma, alla Casa Internazionale delle Donne, sarà presentato il 4 dicembre 2019 il libro della Nemesiaca Silvana Campese LA NEMESI DI MEDEA – Una storia femminista lunga mezzo secolo

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Silvana Campese con il libro LA NEMESI DI MEDEA – Una storia femminista lunga mezzo secolo, dà veste editoriale alla storia del gruppo storico femminista napoletano, le Nemesiache, la cui leader, l’artista e intellettuale Lina Mangiacapre/Nemesi, lo fondò nel 1970, nel pieno della contestazione giovanile e della rivolta femminile.

Il volume, che parte dal 1968 per arrivare al 2018, attraverso la narrazione in prima persona di un percorso emozionale e documentaristico, sarà presentato il 4 dicembre 2019 a Roma alla Casa Internazionale delle Donne in via Lungara 19, alle ore 15,30. Con l’autrice ne discuteranno Maria Paola Fiorensoli (giornalista, attivista e studiosa dei movimenti femministi, presidente dell’associazione Il Paese delle donne); Edda Billi (tra le fondatrici del Collettivo Femminista di via Pompeo Magno e della Casa Internazionale delle Donne); Stefania Tarantino (filosofa e musicista, collabora con le Università Orientale e Federico II); Titta Vadalà (ecofemminista, ecologista, membro della Federazione dei Verdi); Bruna Felletti/Karma (tra le prime collaboratrici del gruppo delle Nemesiache).

Per l’occasione saranno proiettati due corti di Lina Mangiacapre, Follia come poesia e Antistrip.

In questo libro racconto in prima persona il percorso nemesiaco intenso e fertile del collettivo voluto da Nemesi/Lina Mangiacapre, caratterizzato da un’ampia elaborazione teorica, un’infinità di azioni politiche, eventi, convegni, mostre, manifestazioni e una monumentale produzione culturale, filosofica, artistica, teatrale e cinematografica”, spiega l’autrice.

Pubblicato dalla casa editrice L’Inedito di Fabio Martini, questa sorta di saggio/racconto traccia un quadro realistico, attento, di donne, moderne guerriere, figlie di un’epoca bisognosa di nemesi, appunto. Di donne in lotta, a quel tempo, per difendere spazi vitali, guadagnare un palmo di autonomia col sangue delle proprie consapevolezze e raggiungere l’emancipazione, l’indipendenza culturale e personale. Cinquanta anni di femminismo consapevole, non solo napoletano, ma appartenente ad ogni latitudine, e dietro cui si cela un mondo folto e colto, un gruppo che, partendo dall’esempio e le parole della filosofa nata a Napoli nel ʼ46, si è esteso e ha germogliato soprattutto in chi, come l’autrice, ha avuto la fortuna di frequentarla, ascoltarla, comprenderla, e poi riportarla in vita nelle appassionanti 400 pagine che compongono il volume.

Ma chi è Lina Mangiacapre? Così replica Silvana Campese: “Rispondo con le parole di un amico carissimo delle Nemesiache che ideò e promosse l’iter per la titolazione del Belvedere in via Posillipo a Napoli a Lina Mangiacapre, perché mi sembrano abbastanza esaustive, anche se ci sarebbero una miriade di cose da dire, ma sarà il libro a soddisfare ogni curiosità. In Lina Mangiacapre, la biografia di un pensiero a cura del prof. Francesco Ruotolo, leggiamo: Non è facile “imprigionare” la complessa, multiforme soggettività di Lina Mangiacapre in uno schema biografico: le si farebbe un torto perché il significato della sua esistenza sta nel rifiuto degli schemi, delle strutture precostituite, delle gabbie, dei comportamenti catalogabili dentro una corrente di pensiero: politico, o filosofico. O artistico. Queste note biografiche sono perciò, comunque, una forzatura nella quale Lina non si riconoscerebbe: filosofa, politica antipolitica, pittrice, fotografa, regista e compositrice, militante femminista, saggista e poetessa. Questo e altro ancora Lina Mangiacapre: personalità poliedrica, eclettica, anti-autoritaria, perfino indecifrabile e sfuggente con le radici in quel miscuglio sublime e tormentato che è la storia e il vissuto di una Città intricata ed esplosiva, disperata e romantica qual è Napoli”.

La Nemesi di Medea, per dirla con le parole dell’editore, rappresenta un monumento di esperienza civica, civile, teatrale, musicale, politica ed è esponenzialmente un patrimonio unico e indissolubile appartenente al mondo femminile e non solo.

Un libro da divulgare oltre che da leggere, un punto di vista umano fuori da ordinarie parabole che, invece, in questo caso si nutrono di pane e vino quotidiano, fatica, pianto, passione, e si arricchiscono per ricondurre a due nomi propri di persone, intuibili nel titolo stesso: “La Nemesi di Medea”. E qui Medea sta per Silvana. Dunque, la Nemesi/Lina, nei ricordi e nei racconti di Medea/Silvana.

LA NEMESI DI MEDEA è l’ultima fatica letteraria di Silvana/Medea delle Nemesiache. Silvana Campese ha pubblicato finora: il romanzo Prisma, la raccolta di racconti Strada facendo, l’epistolario tenuto per un paio di anni con l’amico poeta Lello Agretti Contrappunto per soli timpani ed oboe e il romanzo fantapolitico Il ritorno di Cisarò. Ha scritto sulla rivista delle Nemesiache “Mani-Festa”.

L’Inedito è un’Associazione Letteraria nata un anno e mezzo fa e fondata da Fabio Martini coadiuvato da un folto gruppo di appassionati collaboratori.

Coraggiosa, motivata e armata di buone intenzioni, la casa editrice si prodiga nella divulgazione della scrittura creativa, e ha come missione il cercare e promuovere nuovi talenti di prosa, poesia e di tutte quelle espressioni in cui la parola diventa patrimonio della collettività.

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COLLANA L’Inedito

PREZZO € 24,00

PAGINE 408

www.lineditoletterario.com

lineditoassociazioneletteraria@gmail.com

“Vento di paura” Di Sonia Perin. A cura di Alessandra Micheli

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Sonia Perin è una di quelle autrici rare che silenziosamente, con garbo e con attenzione, sanno aprire le porte del cuore di ogni lettore.

Lo fanno senza eccessi, infondendo a ogni parola una arcana malia.

E i suoi libri divengono per nulla scontati, scrigni preziosi intarsiati con mille dettagli da osservare curiosi.

E sono certa che ogni volta che infonde un po’ di se nella parola, Sonia rinasce, sempre diversa e sempre più ricca di passione.

Rinasce perché noi le doniamo energia e lei a suo tempo fa rinascere lei.

Forse è l’anima dell’autrice a rivelarsi a me nel suo spettacolare candore. O forse come sospetto, inserisce un messaggio nascosto in fondo al baule della parola.

In ogni caso ci troviamo di fronte una donna nuova, tutta da scoprire a ogni testo, rendendo la lettura un’incredibile e imperdibile avventura. Ecco che dalla poesia del racconto simbolico di Favola Blu, piombiamo all’improvviso nella realtà, quella più pericolosa, brutale e spaventosa, quelal che purtroppo viviamo ogni giorno.

Vento di paura è uno scorcio sul nostro tempo, quello dominato dall’odio e dalla manipolazione mediatica. Ma, ed è un grande pregio, dietro la volontà saggia di osservare senza veli quella realtà comoda, non indugia in dettagli cruenti, né dona al testo quell’alone cinico che tanto, oggi, infastidisce. Come se per noi esistesse solo il male, diventato cosi gigantesco da adombrare i raggi del sole.

In vento di paura le azioni si susseguono con un ritmo incalzante.

Vivono e nascondo da un’attualità che ci spaventa ma che ci è familiare, cosi tanto che tentiamo di non vederla ammazzando la coscienza di banalità.

Perché sapere che l’Amore non basta ma viene ucciso decapitato da ogni finto ideale, da ogni religione fa malissimo.

A voi come a me.

E cosi sullo sfondo dell’apparente thriller di azione esiste una Siria e anche un Europa ferita.

Esistono destini trascinati con se dallo scontro di poteri.

Poteri che sembrano combattersi ma che a un attenta lettura si danno la mano.

Per manipolare le vite altrui privandole di istanti di magia, di bellezza, di bene di tutto ciò per cui vale la pena di vivere.

Asia vorrebbe solo dimenticare l’orrore tra le braccia radiosa dell’amore. Eppure si trova di nuovo a dover scodarsi di essere, in fondo, solo meravigliosamente umana.

E divenire pedina sullo scacco internazionale.

E’ vero.

Apparentemente il “buono” lo fa per proteggerci.

Per impedire al cattivo di devastare paesi, famiglie e sogni.

Ma lo fa sfruttando e usando l’altro come pedina.

E cosi ci si sente imprigionati in un eterno gioco di scacchi dover i colori si confondono e le sfumature divengono labili come i confini che separano il giusto dallo sbagliato.

E’ orribile uccidere in nome di qualsiasi dio.

Ma è altrettanto orribile erigersi a salvatore, quando l’unica musica che facciamo risuonare è quella della mitraglia.

Ognuno arroccato sulle sue posizioni, ognuno impegnato a difendere il proprio orticello.

Ognuno che, in fondo, non fa altro che salvare il sistema marcio che della divisioni si è nutrito, facendoci erroneamente credere di essere sull’orlo di una guerra, di uno scontro tra civiltà.

Semmai stiamo assistendo a uno scontro di obiettivi.

Ognuno con il suo prefissato scopo che non è mai, e sottolineo mai quello di ricucire gli strappi.

E dubito che l’obiettivo sia onorare Dio o pensare al vostro benessere.

E non sarà la guerra a darvi una speranza.

A rimettere la giustizia in primo piano.

A riparare torti o ridare dignità all’uomo.

Con mano rispettosa la Perin racconta di una speranza: forse sarà l’amore a generare nuova vita.

Forse potrà essere quel sentimento che se ne frega di confini e differenze a far nascere il nuovo.

E cosi potrete leggere questo libro sia come un bellissimo thriller.

O guardare attraverso la trama e chiedere alla parola di rivelare la vera intenzione di Sonia.

E allora forse un qualcosa di meraviglioso potrà sbocciare nei vostri cuori.

Allora la guerra tutta, il terrorismo ma anche le modalità assurde con cui vorrebbe essere sconfitto assumeranno le loro grottesche forme.

Un libro che consiglio sopratutto a chi ama andare oltre.

Grazie ancora Sonia per regalarmi ogni volta, un pezzo di te.

Che è un dono da custodire con cura e con gioia.