“I viandanti di Eirhan” Autori Vari. A cura di Alessandra Micheli

i viandanTi di eirahn- Autori vari

 

Stavolta vi stupirò.

Niente recensione pseudo colta a indicarvi lo stile che sostiene la trama, o il significato dei simboli usati da questa magnifica compagine, non solo di autori, ma anche di esseri umani.

Sono tutti esseri umani direte voi.

Magari rispondo io.

Spesso siamo apparenza, siamo personaggi, siamo proiezioni virtuali.

Ologrammi forse.

Ma non umani.

Perché ci manca la compassione e l’empatia

E ora tra le mie mani non è capitato solo un libro, un avventura, un concentrato di emozioni.

Ma è apparsa una mano, decisa a dare pennellate diverse a questo nostro sistema sociale che a volte sembra un’Idra dalle mille ghignanti teste.

Ne tagli una, ma un altra ricresce e ti deride.

Un sistema che anche nella nostra bell’Italia divide il mondo in poveri e ricchi, in fortunati e disagiati.

Che segrega l’altra parte di se in quartieri definiti dai benpensanti difficili. E li guardiamo soddisfatti, perché noi abitiamo nella parte buona del mondo, impegnati a correre dietro alle nostre cazzate.

Creandoci un simpatico alter ego da proporre nelle iniziative sociali o che acquieti la coscienza con un bel post sui social.

Chiuso tutto, continuiamo a venerare la dea bendata che ci ha elargito il sorriso.

E ce ne freghiamo se dietro il vicolo occhi grandi guardano con invidia la propria infanzia che va via.

Rassegnati perché è cosi che va.

Perché è sempre stato cosi e sempre sarà.

E per colpa di queste frasi fatte, odiose e stridenti alle mie orecchie, che nessuno osa alzare la testa, affrontare l’idra e dirle “io delle tue teste non ho paura”.

E impegnarsi a far si che non ricrescano.

Sapete il segreto?

Basta dare fuoco alla ferita.

Solo la fiamma riesce a fermare l’odio.

E sapete cosa è davvero il fuoco?

L’arte.

Allora un libro non serve solo per girare pomposi per le fiere e lodarsi fino a sbrodolare il proprio io di auto glorificazione.

Un libro può aiutarci a cambiare noi stessi e quindi il mondo che ci circonda.

Raccontando la nostra società anche in modo simbolico e sopratutto facendo da specchio all’uomo.

Ecco cosa succede a Eirhan.

Un mondo perduto, rinchiuso su se stesso, laddove la magia e quindi i poteri che rendono l’uomo uomo, sono racchiusi oramai in strane pietre. E non è cosi che accade?

Non sono forse i nostri talenti rinchiusi in rigidi reticoli cristallini?

Non sono rapiti e imprigionatati nella pietra?

Memoria e al tempo stesso possibilità, ma che richiede duro lavoro, mani che si sforzano di inciderla fino a rivelarne i segreti.

Altrimenti è li, immobile nei secoli.

Immobile ai richiami degli impulsi, delle emozioni, o dei sentimenti.

Eppure, per molti, la pietra è viva e aspetta solo la mano che sa darle vita. E, infatti, possiamo con essa creare chiese, palazzi, statue o addirittura monili.

Da una semplice pietra possiamo tirar fuori i diamanti.

O rubini.

In questa strana dimensione, dove è tutto a portata di mano e al tempo stesso cosi lontana come un sogno, si muovono i viandanti.

Parola bellissima e usata per nulla in modo casuale.

Chi è il viandante?

E’ chi percorre a piedi vie estranee al percorso consueto di una città.

Chi sogna di raggiungere luoghi anche lontani.

Chi nel suo camminare tenta di seminare il disagio che lo fa muovere.

E’ colui che cammina seppur stanco, assetato, affamato ma con uno sguardo fisso su un punto lontano.

Che lo spinge a sfidare persino il suo corpo.

Lui cammina.

E’ viandante e deve procedere.

Il viandante siamo noi.

Che in questa esistenza cerchiamo chissà cosa, un lampo che ci illumini, un senso da dare a questa assurda vita.

Un sorso di infinito o il bacio di una dama.

E il viandante nel suo peregrinare a volte apparentemente confuso vive. Intesse storie da raccontarci, da far germogliare nei cuori.

E sono storie per nulla simili a favole.

Sono frammenti di amori mai vissuti.

Sono maledizioni che qualche divinità gelosa ha inciso come un tatuaggio sulla pelle.

Ma che in realtà, al pari del vecchio marinaio, aspettano solo un nostro lampo di consapevolezza, o di compassione per lasciarci andare di nuovo nel nostro vagare.

Sono storie di punizioni, laddove il buffone e il furbo non gabba la magia, né la saggezza antica.

E’ la redenzione di una lacrima.

E’ il male che viene punito dai fantasmi delle vite che spezza.

Sono donne, sono atti di coraggio.

E’ la spavalderia di chi non accetta le limitazioni di una società che impone le sue gerarchie.

I viandanti di Ehiridan siamo noi.

Noi che in questa vita dovremmo essere gli eroi.

Intenti a ricamare l’arazzo di un racconto per far spuntare un sorriso a un bambino.

E con questo libro si può fare.

Questo libro può far ritornare bimbi i ragazzini persi nei vicoli della miseria umana.

Questo testo ogni racconto, ogni volta che lo leggerete sarà un opportunità per uno scugnizzo.

Per occhi che hanno tutto il diritto di sognare ancora.

Di interesse le loro storie colorate per donarle ai loro figli.

Non devono farei i pali per lo stronzo di turno.

O diventare corrieri della morte.

O fuggire verso la fine, in motorino.

O annegare la frustrazione di un infanzia mancata, con la signora bianca.

Un bambino deve sognare.

E voi potete donargli un po’ di fantasia.

E umano chi li fa uscire dal quell’abisso a cui un vigliacco li ha condannati.

Gente, magnifica gente

vicina e distante

dalla nostra realtà

gente, magnifica gente di questa città

Gente che vede e che sente

e fa’ finta di niente

pe’ nun se spurcà

gente, magnifica gente di questa città

Ma pe’ ‘e guagliune che toccano

‘o ffuóco e se pònno abbrucià

pe’ ‘sti guagliune ca stanno criscènno

e se vònno ‘mparà

pe’ ‘sti guagliune ch’ aìzano ‘e braccia

e se vònno salvà

ci sta tutta la magnifica gente

di questa città

Gente, magnifica gente

elegante e potente

ma ‘sta gente che fa’

Gente che ama la gente

‘sta gente ce sta’

Scugnizzi

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