“La stanza nel cuore” di Anna Grazioso, Graus edizioni. A cura di Alessandra Micheli

La stanza nel cuore

Mia madre mi ha sempre insegnato che la vita non deve farmi paura.

Che non devo combatterla rinchiudendomi dietro un muro di fantasie.

Di non evadere terrorizzata di fronte alla sua immensità o alla sua incomprensibile bellezza.

A volte l’immenso ti procura una vertigine, perché ti senti cosi sola cosi fragile di fronte a questo immenso.

Mia madre mi ha sempre detto che un domani, darei dovuta andare da sola in giro per questo strano mondo.

Portando dentro di me ogni sua parola, ogni suo sorriso.

Consapevole che è stato il suo amore a darmi vita e con il suo amore mi ha donato la corazza da cavaliere.

Mia madre non mi ha mai impedito di sognare, di fantasticare di essere curiosa.

Ha solo impedito che tutto questo diventasse una prigione, comoda, forse, ben ammobiliata, ma sempre prigione.

Per lei la fantasia era solo il mezzo per andare nel profondo delle cose, colorarle di un po’ di follia e di un pizzico necessario di anticonformismo. La fantasia mi avrebbe spinto a sognare e lottare per un mondo diverso. A non aver paura a dare forma ai miei sogni.

A librarsi in altro nel cielo quando occorreva e osservare dall’alto la vera figura che mi terrorizzava.

Non sono che draghi di cartone.

Non sono che ombre quelle che la notte mi terrorizzavano.

Io ero cosi forte da poter, con un gesto, trasformare il mondo.

Mia madre mi ha messo alla prova molte volte.

Come un insegnante severo mi ha insegnato a usare la spada, ma non per ferire ma per tagliare il concetto e ricrearlo, per liberare la strada dai rovi.

Mi ha insegnato il valore della libertà ogni volta che io lottavo per averla. Non me la negava: mi diceva fammi vedere quanto conta per te.

Ogni volta era un modo per spingermi oltre i limiti, sempre più in la, sempre oltre.

Perché il giorno in cui lei sarebbe partita là, dove il ricordo si perde tra le pietre delal strada, io avrei continuato il mio viaggio la mia cerca.

Fino a andare anche io incontro al mistero.

So che queste parole potrebbero sembrare i vaneggiamenti strani della sera.

Ma in realtà vi sto parlando del libro.

Le stanze del cuore in fondo parla di genitori.

Dei loro insegnamenti anche quando sembrano solo impedimenti, lesioni alla nostra indipendenza.

Ci sembrano gabbie e imposizioni.

Ci sembrano mancanze di rispetto verso noi, esseri in crescita.

Ma forse non è cosi.

Come capirà la protagonista è nello scontro con i suoi, seppur lo dipinge con colori oscuri si trova, in realtà ,a sua quotidiana auto definizione.

E’ nel contrasto con il padre e la madre che noi ci iniziamo a descrivere. Non come ci vorrebbero loro o il mondo, ma con quello che abbiamo dentro.

E’ quando ci dicono no, non si fa, devi che in realtà ci stanno spingendo a lottare per il nostro futuro, per quel viso che non sarà un domani solo una serie di solchi sul viso, lineamenti o dettagli.

Sarà l’anima che si rivela, liberata da tante troppe pastoie.

Agnese è se stessa proprio per quello scontro dialettico con la madre e con il padre.

Ma non lo sa.

E deve affrontare il suo percorso per comprendere e capire, anche quando le sembrerà di perderla quella vita.

Di sentirsi annullata da dolore lei sarà Agnese, la vera Agnese.

Quando avrà compreso, come ho compreso io grazie a mia madre, che la fantasia non deve crearti una stanza nel cuore ma rendere tutto il mondo, tutta la tua realtà, il tuo magico universo.

Con i suoi draghi, e con le sue principesse da salvare.

Sarà quando con la fantasia imparerai la compassione e il perdono.

Sarà quando la lotta con tua madre, o tuo padre, ti avranno semplicemente donato la benedizione di un nome nuovo.

Alcuni come me lo hanno imparato fin da piccole.

E anche se la loro insegnante non c’è più, tengono quel segreto stretto stretto al cuore.

Essere genitori non è solo educare.

Non è solo crescere.

E’ semplicemente spingere i figli ad non aver paura della foresta incantata, irta di pericoli, perché hanno quella spada lucente a disposizione.

E’ dargli gli occhiali giusti per far vedere che i draghi non lanciano fiamme, non sono spaventosi.

Che si possono addomesticare.

E’ dare la consapevolezza di poter fissare fieri e orgogliosi il dolore negli occhi e dirgli: tu non sei un cazzo di niente.

E la stanza del cuore, racconta questo.

Racconta che essere grandi è semplicemente un altra fantasia da vivere.

***

Per te mia guerriera

che da lassù sorridi a ogni mio passo

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