“Tutta quella brava gente” di Marco Felder, Nero Rizzoli. A cura di Alessandra Micheli

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Primo elemento da sottolineare nel testo di Felder è l’ambientazione.

Si lo so che è uno degli elementi che vanno analizzati da tutti, lo so che è per tanti di voi il fulcro della trama.

In questo caso lo vorrei evidenziare, perché racconta un problema molto attuale a cui mi sono appassionata negli anni del mio master: la questione del Sud Tirol.

Che non è soltanto una pagina di storia o una dimostrazione di come il potere politico organizza gli stati seguendo per nulla i dettami di un certo Woodrow Wilson, i 14 punti.

Non esiste l’autodeterminazione dei popoli, ideale per cui il risorgimento stesso nacque.

Ma si tratta di accordi politici, di scacchiere di convenienze che nulla tengono conto della volontà altrui.

E uno stato creato ad hoc senza tener conto delle sue peculiarità, delle differenze e sopratutto, senza che queste possano trovare spazio e realizzazione in un accurato mosaico, non fa altro che produrre insoddisfazione, alienazione e nei casi peggiori l’odio irredentista. Mettere assieme una compagine sociale sotto l’egida di quella o l’altra bandiera crea il nemico.

Ma un nemico affatto fuori dalla mura ma che come un virus cresce e si espande dentro lo stesso organismo che dovrebbe far crescere.

Provate voi a girare con una bomba pronta a scoppiare nello stomaco. L’unica soluzione è immobilismo e finzione, ossia fare come se essa non esistesse affatto.

E l’immobilismo, come ho sempre ripetuto non porta altro che alla morte. Il sud Tirolo, staccato a forza dall’ex impero austroungarico, diventa solo un cuscinetto atto a fermare le aspirazioni colonialiste di una Russia che come risarcimento per la sua attività guerresca della seconda guerra mondiale, pretendeva id dominare parte dell’Europa,. Fino a invadere con la sua idea di comunismo tutto il mondo. Secondo errore.

Non si combatte per interesse.

Si dovrebbe combattere per far trionfare la giustizia.

Ma si sa, a noi idealisti la storia appare come un unico grande bluff.

E la stessa azione salvifica della Russia, come un immane presa per il culo.

Del resto liberatador con secoli di pogrom sula groppone fa ridere. A me almeno.

Comunque la questione annosa e spinosa del sud Tirolo diviene anche un modo per ripensare altre dispute che contribuiscono a formare il focolaio post moderno: quella palestinese ad esempio. O lo status di Gerusalemme.

In più, Felder insinua un atroce sospetto: che quell’irredentismo sia collegato a una certa strategia della tensione, usata per azzittire i dubbi di un popolo che, al tempo, aveva ancora una coscienza.

Che poi ha messo in banca o investito in borsa.

Capite come, un avamposto sperduto, fermo sull’abisso di una modernità che lo minaccia intensamente, sia già inquietante per se.

La modernità infatti minaccia la sua costituzione contadina e lo lusinga perché la solidarietà che rendeva il mondo rurale unito diventi solo polvere nei ricordi.

In più aggiungiamoci la crisi della cittadinanza e della rappresentanza che rendono le città non più simboli di rinascita ma di una decadenza che avanza, quando la storia non si adatta all’ambiente, quando i nostri preconcetti non riescono a purificarsi e diventare soltanto strumenti utili all’orientamento dell’uomo.

Il luogo dove si trova, a suo malgrado a vivere e adattarsi il nostro baldo ispettore è questo: un avamposto sperduto tra le montagne, animato da gente che non sa più chi è, da ex terroristi che formano addirittura l’amministrazione civile ( wow che stranezza) di conti mai pagati, di odi mai sopiti.

Di insicurezza e di persone non i grado di vivere assieme, perché senza identità non si può riconoscere l’altro come parte di se.

Se non sai chi sei, se non hai storia, ne radici, né inizio non hai neanche una strada di fronte e te.

Ecco cosa succede con il postmoderno tanto decantato dagli intellettuali: infinite opportunità sula carta, ma poche certezza interiori.

Visi senza volto, lineamenti effimeri e evanescenti, gente si si sentiva vivo e reale solo con le bombe.

Ideali morti esibiti come trofei, tenuti in vita da qualche assurdo e sfigato necromante.

Burattini stracciati, e seviziati dalla nostra brama di esistere.

Bolzano diviene la culla di tutta quesra brava gente.

Convinta che solo con l’oblio si restituisce dignità al morto, al vilipeso, allo sfruttato.

Convinti che in fondo anche la più oscena convinzione in fondo serve per farsi una bella villa o per sentirsi meno soli, meno fragili, meno sperduti.

Cosi l’identità diviene un nuovo mezzo per arrogarsi il diritto di dominare.

Diviene un nuovo status sociale, persino un titolo altisonante che deve per forza aprire le porte.

In questo libro i due ispettori non sono altro che i emblemi del diverso modo con cui ci si approccia al fallimento sociale e umano: chi conservando in se la freschezza dello scugnizzo, facendo si che le antiche voci degli antenati lo guidassero in una sorta di codice d’onore non scritto.

Chi tenta di non far morire tutto quello che era convenzione, ma magari tenendo tenacemente in vita un certo modo di porsi davanti all’altro fatto di rispetto e realtà.

Rispetto per le scelte e per l’altrui dignità.

Ecco che Tanino seppur apparentemente “ridicolo” nella sua galanteria fuori luogo, cosi attento alla forma e a dei dettagli che per noi sono assurdi, mantiene viva quella freschezza che serve alla giustizia per non morire.

E’ quella capacità di ridere ma di tener duro anche di fronte allo squallore che funge da respiro per la signora con la bilancia, troppo malmenata e derisa per tentare ancora di farsi strada nel mondo. Wrerner invece è l’uomo che ha conosciuto la caduta.

L’abisso, quello vero fatto di pazzia e di rimpianti, di sensi di colpa e di disillusione. ;a anche di quell’istinto che ti fa avvertire il male anche se si profuma di costose essenze.

Ma che non possono nascondere del tutto il fetore a nasi troppo allenati. Due distanti personalità, eppure composite, eppure necessarie uno all’altro.

Uno per dare quel sorso di infinito a un anima indurita, l’altro per essere messo all’erta dai pericoli che, lungo il cammino troverà.

Ecco che allora la “Brava gente” ha le ore contate.

Perché il male va stanato, messo alla berlina e fissato negli occhi.

Il male, Tanino. Il male va affrontato. Anche se ritorna,

ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo.

Non possiamo lasciare che ci confonda per sempre

****

Note.

I 14 punti è il nome dato ad un discorso pronunciato dal presidente Woodrow Wilson l’8 gennaio 1918 davanti al congresso. Tale discorso contiene i propositi di Wilson stesso in merito all’ordine mondiale seguente la prima guerra. Cito a proposito della vicenda raccontata il punto cinque ossia:

Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

Il punto nove:

Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

Il punto dieci:

Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve

Il punto 14:

Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

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