“Il sentiero dei figli orfani” di Giovanni Capurso, Alter Ego edizioni. A cura di Vincenzo de Lillo

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Un romanzo, quello del Capurso, che potrebbe sembrare un tomo triste e malinconico, semplicemente perché si apre con un funerale e con il dolore che porta sempre questa drammatica cerimonia.

Il funerale della povera nonna Giulia, donna a cui sia il figlio, Michele, che il nipote Savino, protagonista della storia, erano molto legati.

Invece, con il passare delle pagine, si trasforma in un racconto nostalgico sì, ma per nulla triste, in cui il protagonista ci parla delle gioie e dei turbamenti della sua giovinezza tra le strade del suo paese, San Fele in Lucania.

Scrivendo in prima persona, lo scrittore ci mostrerà le emozioni vissute da Savino, in una torrida estate dei primi anni novanta, con l’inseparabile amico Radu, detto Anguilla, a cui i lettori si affezioneranno sicuramente, e il rapporto con il padre, uomo onesto, saggio e lavoratore, che però sembra avere per tutta la storia, l’animo pieno di mestizia, a cui invece, coloro che leggono, non potranno che dedicare una tenera carezza.

Gli stessi lettori che poi saranno incuriositi da un altro rapporto familiare, quello conflittuale e ricco di innocenti scaramucce con il fratello Aldo, totalmente diverso sia per indole che per stile di vita dal fratello più piccolo, e quello sereno con la madre Carmela, donna calma e lavoratrice.

E poi ancora la narrazione semicomica della figura dello strano e bizzarro zio Gaetano, che con la sua simpatica follia e i suoi aneddoti curiosi, darà alla giovinezza del protagonista e allo scritto del Capurso un tocco da genuina commedia; fino alla prima cotta adolescenziale, quella per la giovane Miriam.

Ragazza figlia di amici dei genitori, che arrivati dal Nord per far visita a questi, mostrano la differenza abissale tra loro e chi invece è rimasto ancorato lì, a quella realtà ancora forse troppo rurale, suscitando in tutti curiosità e un po’ di ammirazione. 

Un’infatuazione giovanile, quella per Miriam, simile a quella a cui forse tutti noi, nella vita, abbiamo dovuto pagare pegno, e che porterà al protagonista gioia e delusione, mentre probabilmente nostalgia nei lettori, ma che ha la forza di far crescere ulteriormente il nostro Savino.

Perché alla fine questo è un romanzo di crescita, quella di Savino, descritta dallo scrittore, ma anche quella di tutti noi, dal passaggio tra l’età adolescenziale a quella adulta, e che spesso, per qualcuno è molto più dura di quanto possa sembrare. 

Insomma, “Il sentiero dei figli orfani”, in cui i sentieri sono quelli tortuosi che nella vita chiunque deve per forza affrontare, ha tutto per essere un romanzo di formazione ben riuscito, mancano solo i lettori. 

Quindi ora tocca a voi.

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