“La speranza che abbiamo di durare” di Emilio Masina, Emersioni editore. A cura di Alessandra Micheli

9788831924450_0_0_626_75

Ho sempre amato camminare nei vicoli della mia città cosi brulicanti di vita, con quelle persone che portano con se tante storie diverse, cullata da mille voci, accenti e persino sonorità straniere.

Mi trastullo immaginando sprazzi della loro esperienza umana, scrutando emozioni celate nel profondo degli occhi, cercando anche con un sorriso, un saluto un contatto.

Ogni volta Roma mi raccontava una storia diversa, mi regalava un aforisma, una frase al momento giusto, una condivisione anche breve di un attimo doloroso o gioioso.

Ogni volta tornavo ricca di sensazioni che poi riversavo su un foglio di carta, cercando di rendere reali quei colori dell’anima che mi avevano sfiorato.

La gente era il pane quotidiano di ogni persona con un afflato artistico più o meno sviluppato, la gente era rumorosa ma mai cacofonica.

Nei bisbigli nelle urla dei venditori ambulanti la volontà continuava a mordere la vita, succhiando da essa la speranza, quella di durare nel tempo e di rendere anche l’esistenza più banale un capolavoro.

Il quotidiano era la poesia quella nascosta dietro gesti ripetuti ammantata di saggezza quasi sacrale, di sogni mai del tutto abbandonati che venivano regalati all’altro con generosità.

Poi improvvisamente qualcosa è cambiato.

L’essenza pura della mia gente e non solo, si è trasformata in stanchezza, noia e solitudine.

Oggi passeggiare per i vicoli non procura lo stesso brivido ma solo una profonda malinconia.

Un immenso e terribile vuoto.

Abbiamo perduto qualcosa durante il nostro affannoso percorso verso l’evoluzione.

Apparente, ammantata di successo, tolta dai mercati e messa in belal vista sui social.

Come direbbe Renato Zero

Hai perduto quel tuo fascino

Quel tuo profumo tipico,

il brio

Furbizia ed ironia

Quello che oggi manca è semplicemente l’amore.

Un amore che si sviluppava nell’anima e che rendeva poetico anche la risata, la battuta, il giocare con parole e gesti.

Insomma che rendeva unica anche la vita meno fastosa.

E cosi alla ricerca di un apparenza capace di seppellire un anonimato che spaventa, ci siamo fissati nel rincorrere i fuochi fatui.

E siglare con i sogni, il patto con il nostro personale Faust.

Il risultato?

Non certo il brio e l’adrenalina che immaginavamo.

Ma soltanto ferite sempre più ampie e sempre più infette.

E la ricerca costante, ossessiva affannosa non della cura, quella sarebbe un semplice tornare dentro le regioni oscure del proprio io, ma il sollievo.

Questa terrificante piaga moderna non può non riversarsi sul mistero della psicoanalisi.

Lungi dall’essere un percorso verso la consapevolezza e la conoscenza di se stessi, verso la riappacificazione con il proprio distratto io, viene piuttosto considerata come una ricerca della ricetta perfetta per superare quell’odioso senso di perdita, quella noia che ci affligge e quella sensazione sempre più violenta di vuoto.

Ci servono astuti e arguti consigli pret a porter non tanto per indagare le profondità delle nostre ferite, magari per farle spurgare affinché si cicatrizzino in modo naturale, quanto per coprirle con un perfetto make up.

Ecco perché leggendo il libro di Masina, la malinconia ha bussato testarda alla mia porta. Nella storia profondamente umana dell’analista, che convive con la sua solitudine resa, forse ancor più chiassosa dall’affollarsi di storie altri, emerge un elemento che mi colpisce e riguarda più da vicino mirabilmente espresso dal nostro autore:

Anche tra le psicoterapie, fra cui ormai la psicoanalisi è una mosca bianca, vengono preferite quelle brevi e strategiche, che si offrono di insegnarti in poche sedute cosa fare in ogni circostanza della vita. Terapie in pillole.

Eppure questa fretta, questo fare e disfare relazioni senza fatica, non produce felicità ma, piuttosto, una angosciosa solitudine.

Siamo davvero arrivati a rinnegare le emozioni per inseguire un piacere effimero?

E’ davvero la solitudine il male del secolo o è la nostra incapacità a aprirci al flusso della vita?

Anche tra le psicoterapie, fra cui ormai la psicoanalisi è una mosca bianca, vengono preferite quelle brevi e strategiche, che si offrono di insegnarti in poche sedute cosa fare in ogni circostanza della vita. Terapie in pillole. Eppure questa fretta, questo fare e disfare relazioni senza fatica, non produce felicità ma, piuttosto, una angosciosa solitudine.

Il vantaggio di una seduta con un professionista è nel rapporto, anche difficoltoso, che si instaura tra due persone.

Lo psicoterapeuta non è per nulla il guru che ci elargisce astute strategie, è quell’altro che ci serve per osservare noi stessi, l’altro che nella vita di tutti giorni neghiamo e distrattamente lo rendiamo invisibile.

Nella stanza della terapia l’interazione è invece possibile grazie alla mancanza di distrazioni; siamo noi e il terapista, siamo noi e lo specchio che riflette il nostro buio cosi come la nostra luce.

In questo rapporto particolare e a tratti pericoloso, noi riusciamo a trovare la mappa che ci guida in inesplorati luoghi, distanti dal vivere comune che ci costringe a seguire una strada prestabilita:

Eppure il dottore pensava che, con tutti i suoi limiti, la Psicoanalisi rimanesse una cosa meravigliosa che consente di aiutare tante persone ad assumersi la responsabilità della propria vita e a darle un senso più personale e profondo. La riteneva la più importante forma di spiritualità laica nel mondo occidentale, capace di indagare quella che tanti filosofi, da Socrate a Foucault, avevano chiamato “l’arte del vivere”; il metodo che consente di immergersi in un mondo di cose immateriali e sfuggenti.

Ecco che in questo libro il terapista torna a essere un uomo, che ha semplicemente la voglia e la curiosità di indagare prima se stesso e poi l’altro. E nel suo essere uomo affronta assieme all’altro non più paziente ma persona con un bagaglio di storie da raccontare, tutta una seria di emozioni che, a differenza degli altri, non nega ma affronta.

E cosi il meraviglioso rapporto tra due entità che solo attraverso il dialogo divengono persone si colora di mille sfumature diverse, che passano dal necessario rigore e distacco del professionista alla tentazione di farsi sfiorare e abbracciare dai sentimenti appena sbocciati. Ed è in questa fragilità di entrambi, paziente e terapista che si incunea il vero autentico segreto della psicoanalisi: un rapporto costante che fa crescere entrambi i soggetti, ed è in questo flusso di movimento che la crescita dell’umo spinge la crescita dell’altro.

Un libro che non è solo un atto d’amore a un disciplina che ci terrorizza perché illumina le ombre dei nostri alibi, ma che è un atto d’amore allo stesso uomo, capace di percorrere gli abissi, cosi come di passeggiare tra i meravigliosi campi elisi. E allora il viaggio torna a essere pieno di meraviglia e di spernza, di scoperte e di discese, una prova, un percorso iniziatico che tra dolori, frustrazioni, rabbie, amori illusori e voragini non smette di stupirsi di fronte al paesaggio inondato di sole:

Guardò dalla finestra e vide che il disco del sole si era levato alto nel cielo e splendeva luminoso. La giornata che aveva davanti, dopo molto tempo a questa parte, gli sembrò piena di promesse. Nulla era concluso. Tutto era ancora possibile.

E nel farci scoprire di essere meravigliosamente vivi, anche se le ferite prudono e sanguinano, che la psicoanalisi vince sulla banalità

Una nuova fatica letteraria del bravissimo Burt O.Z. Wilson “Meta Zero”. Da non perdere!!

banner-sito-02

 

META ZERO – Il nuovo romanzo di Burt O.Z. Wilson.

Le connessioni tra l’uomo e il mondo nel 2118 si nascondono tra i bassifondi di Tokyo, gli uffici governativi di Philadlphia e le basi militari in Nord Corea.

Lo  stile e gli ambienti del cyberpunk mostrano il futuro a bordo delle montagne russe, le scene in stile manga lo spingono fuori dalle convenzioni.

Il progetto:

Meta Zero è un romanzo cyberpunk scritto da Burt O.Z. Wilson e illustrato da “Robin” usando la struttura della Light Novel:

per ogni capitolo è presente un’illustrazione in stile manga ispirato alle produzioni “Made in Japan” che conferisce all’opera un carattere molto originale.

Perché META ZERO è una Light Novel?

A dispetto della parola “light”, non è un romanzo da prendere alla leggera. La complessità di avvenimenti, dialoghi e rappresentazioni lo rendono un testo per lettori esigenti o appassionati del genere. Il genere cyberpunk, nell’opera tenta di esaltare il concetto di «High Tech, Low Life». Gli ambienti “sporchi” della società, la Yakuza giapponese, gli innesti cybertech, la ricerca della soddisfazione fisica, l’individualismo contro corporazioni e Stati che controllano il mondo. Una matrice da cui tutto nasce e sopra a qualsiasi livello di comprensione.

Trama

Anno 2118. Dopo l’attacco nucleare di Giappone, Corea e Stati Uniti avvenuto nel 2026 ai danni della Cina, il mondo è da poco uscito da una crisi economica e di rallentamento tecnologico che persegue a fatica il mantenimento dell’ecologia globale.

In un futuro credibile, allineato agli avvenimenti del passato seppure continuando ad evolversi, il romanzo racconta di Owal, un agente dei Servizi europei costretto a lavorare per l’Asse al fine di ritrovare la figlia scomparsa di un importante ricercatore giapponese di innesti cibernetici.

Al centro di tutto c’è il Meta Zero: il tentativo riuscito di trapiantare la coscienza umana, l’anima, all’interno di un corpo cibernetico. L’oggetto di una ricerca sfrenata, di interessi mondiali e di un uomo senza scrupoli.

Una continua domanda rivolta al futuro: la creazione umana potrà sostituirsi a quella di Dio? E nel suo presente, cosa può salvare un uomo dalla rovina se non qualcosa di simile all’amore?

Dati libro

Titolo: Meta Zero

Autore: Burt O.Z. Wilson

Genere: Cyberpunk

SITO WEB: https://metazerobook.wordpress.com/

“Piccola guida agli anni dieci. 50 fatti, 50 album, 50 canzoni” di Paolo Bardelli, Arcana editore. A cura di Alessandra Micheli

Alla-ricerca-degli-Anni-Dieci-con-la-Piccola-Guida-agli-Anni-Dieci

 

 

«La gente non sa più quando stiamo andando su questa terra! La gente non sa più quando stiamo facendo su questa terra! Ti chiedi “quasi quasi…”, e miagoli nel buio. Ma la risposta non è da cercare fuori: la risposta è dentro di te! E però è sbagliata…»

Quelo 

 

La mia convinzione, supportata dal mio amore imperituro per Jean Baudrillard filosofo disincantato e dalla penna feroce, era verso la totale sparizione della realtà e quindi dei fatti.

Era il tormentone che assillava TUTTI noi pseudo-intellettualisti e non, che teorizzava scenari più o meno funesti.

Il santone, in particolare, era la rappresentazione grottesca del disagio che si iniziava ad avvertire in quegli anni, che sempre di più si avviavano verso una post modernità sempre più post e sempre meno moderna.

Dove stiamo andando?

Questo tormentone invase tutta l’esistenza di noi, povere vittime del carisma di Paolo Guzzanti. Era il 1997 e sulla Tv di stato veniva trasmesso il Pippo Chennedyy show, ricco di personaggi a dir poco esileranti, furtto dei drammi della trasformazione della nostra società.

Per comprendere quindi dove siamo arrivati e dove andremo, per dirla alla Qeulo, non si può non provare a raccontare questo mutevole e sfuggente spirito, in particolare in quegli anni di transizione scaturiti dal dramma del conflitto occidente e oriente culminato nell’orrore del 11 settembre.

Da li lo spirito del tempo si è quasi incrinato prendendo vie sdrucciolevoli e impervie, cercando di ristabilire un ordine mentale compromesso dalla scoperta che, il nuovo che avanzava, era la prospettiva dello scontro di civiltà, non bilanciato dall’intervento di un organizzazione sovranazionale che era stata sconfitta nel 1991 in seguito alla sua incapacità di gestire la crisi della ex Jugolasvia.

Da li abbiamo iniziato a sentirci meno vicini, meno cittadini del mondo, e sempre più anonimi in una società che seppelliva il valore della cittadinanza sotto la lapide della rivalutazione romantica dell’identità.

Gli anni dieci, quindi, sono stati anni decisivi per raccontare il nuovo corso della nostra seduta umanità e dare avvio a quello che oggi nel 2002 si sta concretizzando, ossia la ricerca ossessiva e obnubilante del piacere edonistico.

I germi di questo diverso spirito del tempo sono da ricercarsi quindi nel nostro passato più recente.

Ecco perché trovo interessantissimo il libro di Paolo Bardelli che sicuramente non vuole essere un manuale di sociologia ma una raccolta significativa di fatti su cui, poi ( o almeno lo spero) impiantare una riflessione proficua.

Canzoni, accadimenti più o meno distruttivi, idee antiche con una nuova veste, tecnologie avanzate e un passato che viene accantonato in funzione di qualcosa di fresco e innovativo e che invece, a noi vecchi nostalgici sembra soltanto un maggiordomo che ha semplicemente cambiato livrea ma che serve gli stessi padroni.

Eppure rimembrando alcuni degli eventi di questi piccoli ma pesanti anni dieci stimola la mia di riflessione.

Vedo occasioni mancate accanto a un nuovo modo di intendere musica, più libero e più vicino alle esigenze primarie dell’uomo quelle delle emozioni semplici che non sono però scevre da una rinnovata voglia di critica sociale.

Ecco che leggere le descrizioni dei miglior album degli anni dieci da una visione meno snobbistica della voce libertaria migliore che abbiamo l’arte.

Ecco che le note scorrono impazzite cercando di produrre suoni capaci di risvegliare coscienza, di far sgorgare emozioni troppo trattenute e di combattere con un sistema che vorrebbe anche la musica soltanto un contenitore capace di racchiudere il nulla.

La musica si sdogana dal business anche per la sua innovazione di essere ascoltata da tutti anche da chi non avrebbe mai deciso di comprare quel CD.

Eppure, anche in questa democratica conquista si insinua il seme del dubbio: grazie alla possibilità di avere tutto, stiamo forse perdendo la libertà di scelta?

L’autore lancia la provocazione e lascia a te lettore la totale libertà di pensare, e di trovare dentro te stesso la risposta.

Cosi come fa elencando i fatti più eclatanti del nostro tempo, quelli che ci hanno ferito, fatto sorridere, fatto sperare e fatto innamorare di nuovo della vita.

A dimostrazione che, se l’apparenza sogna di regnare sovrana e renderci tutti zombie, la creatività umana è la nostra unica e sola arma di difesa.

“Il margine della notte” di Ferdinando Salamino, Golem edizioni. A cura di Alessandra

989889

 

Tre anni fa ci fu una poetessa, tra l’altro molto talentuosa, che mi chiese di recensire la sua raccolta.

Pur amando la poesia, mi prese quasi un colpo.

Non ero adatta a immergermi nei misteri delle rime e della struttura ritmica, io piuttosto mi dilettavo nella ricerca del significato del testo e dalla sua oscura semiotica.

Eppure ci furono dei versi che colpirono profondamente la mia anima:

vorrei vivere con gli angeli attraverso gli angoli

nella vita più eterna

anziché vivere la vita piena di incoerenze e falsità!

E mi chiesi perché esaltare gli angoli della vita?

Cosa si celava di cosi importante ai margini?

La rima raccontava una vita diversa da quella oserei dire conscia, più autentica, più vicina a valori eterni e più aliena alla cosiddetta convenzionalità sociale.

Mi sono spesso chiesta se questa visione edulcorata o poetica dell’esistenza al limite, all’angolo o ai margini della società, fosse davvero cosi ricca di significato.

Mi sono mai risposta?

No.

In realtà ho solo sprazzi di coscienza, frammentati dalla poetica pasoliniana del meraviglioso pianto della scavatrice.

In una borgata lontana dal perbenismo e dall’ambiente adatto all’intellettuale medio, il nostro baldo Pier Paolo trovava il senso del suo vagare, il centro della sua ricerca filosofica e quella stessa eternità raccontata dall’Accarpio.

Come se la vita reale cosi piena di maschere, necessarie e fondamentali all’interazione umana, non sia altro che alibi per nasconderei il nostro vero volto.

Si recita a soggetto, sempre, in modo più o meno artistico.

E cosi quando tra le mani mi è capitato il libro di Salamino “Il margine della notte”, le stessa domande partorite dalla mia strana mente tre anni fa, sono tornate a danzare davanti ai miei occhi spauriti.

Perché i margini sono cosi importanti?

Cosa si cela di straordinario in quegli angoli da noi ignorati?

Cosa c’è in quel limite che tentiamo di non osservare e che bolliamo come deviato?

E allora ho letto di un fiato questo romanzo, immergendomi nella stessa oscura e fangosa realtà che tanto aveva amato Pierpaolo.

Il margine della notte diviene così sì un atto di accusa davanti alla volontà di una società, di un paese, di non vedere il lato oscuro della convinzioni politiche e sociali rappresentate dal degrado periferico.

Rappresenta sì il fallimento di tante ideologie e di tanti ideali che infarciscono le parole del politico di turno.

Rappresenta si il nostro tentativo di risolvere le contraddizioni e i conflitti negandoli o adattandosi ai compromessi che essi, costantemente partoriscono.

Quindi il margine della notte è il solito documento di accusa di stampo dickenserniano verso un mondo che non riesce a raccontarsi e a risolvere i suoi contrasti a riempire le cesure tra il politicamente corretto e la volontà di soddisfare i bisogni primari, lasciando che esso si riempia di scarti come violenza, distruzione e perdita di sé.

Ma.. esiste un grande ma.

Il personaggio scelto è la chiave di lettura di tutto il testo.

Il nostro amato Michelino, il simbolo di una società che relega la creatività nella tenebra dell’inconscio.

Un protagonista che fa emergere ogni falsità quando crediamo di essere perfetti cittadini.

Lui che alza il tappeto sotto cui nascondiamo il marcio e ce lo mostra beffardo.

Lui che conosce il limite tra buoni e cattivi, che sguazza nel grigio che rende più autentico quel nostro affranto dibattersi tra bianco e nero. Michelino ci ha raccontato come in realtà fossero le sfumature a dominare l’animo umano.

E come fossimo noi sbagliati a voler per forza far combaciare la realtà con il concetto che la racchiude e la ingabbia.

Nel margine della notte non c’è solo degrado.

C’è l’uomo con tutte le sue sfaccettature.

L’odio razzista è solo frustrazione per i sogni svaniti all’alba. E allora ci resta solo l’invidia, la rabbia di non essere i privilegiati in un mondo che determina il valore umano dalla riuscita economica.

Il successo è solo il tentativo di riscattare un etichetta affibbiata alla nascita, considerata degradante. Allora l’immigrato, che odia se stesso e la sua origine, non fa altro che sbattersi dalla mattina alla sera per conquistare i premi che la società occidentale mostra come indispensabili per definirsi uomini.

Senza pensare che il baratto peggiore è quello della propria identità, a favore della crescita del sistema. E cosi si partecipa felici salla stratificazione tra vinti e vincitori. Come se avessimo bisogno di qualche stereotipo per essere rispettati.

Le donne perdute sono solo le illusioni di un mondo perfetto che si scontra con la verità di una dimensione che ha bisogno come un vampiro di mangiarsi ogni energia. La violenza del killer non è altro che un amore imbrattato dalla realtà di una città, di un mondo che oramai ha perso se stesso.

Ecco che i margini della notte non sono altro che uomini che ci guardano con occhi affranti dalla voragine di questo mondo che ci rende tutti vittime.

Chi sceglie di perdere la propria onestà, di Michelino che per reagire al male compie altro male.

Di qualcosa che ci comanda e ci rende burattini.

E allora capisco l’amore di Pasolini per questi margini.

La la vita non cerca altro che un occhio attento compassionevole per essere guardata e magari da quello sguardo curare ogni ferita.

A volte la storia meno nobile va solo raccontata, va solo fatta emergere dall’invisibilità per tornare a dire la sua.

Magari a urlare contro il destino infame.

Ma per essere, esistere e raccontarsi.

Ferdinando è il menestrello che al pari di de Andre queste storie non le scorda e la regala a noi. Magari non saranno storie di eroi veri. Non saranno sogni brillanti di unicorni e brillantini, di vampiri buoni e sexy. Ma sono quelle che ci servono perché la vita ai margini non venga dimenticata ma venga onorata con l’impegno personale di ognuno di noi di onorarla, magari con una parola, una canzone, un libro o una recensione.

Nel margine della notte c’è tutta la poesia di cui abbiamo bisogno.

Perché è solo dal fondo dall’abisso che si vedono davvero le stelle:

Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese, li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.

Fabrizio de Andrè

Nuove uscite leggereditore da non perdere!

sposa in prova

 

Una sposa in prova – Helen Hoang

Prezzo cartaceo 16,00€
Prezzo ebook 6,90€

Dall’autrice di La matematica dell’amore (Leggereditore, 2018), di cui Lionsgate e Pilgrim Media Group hanno acquistato i diritti per l’adattamento cinematografico.

Helen Hoang, vincitrice del premio Goodreads Choice 2018 e del Goodread’s Big Books of Spring 2019, torna con Una sposa in prova, il suo secondo romanzo.

Sinossi:

Khai Diep non ha sentimenti. Si irrita quando le persone lo costringono a modificare la sua routine ed è contento se i conti sui registri quadrano al centesimo, ma non conosce emozioni comuni come il dolore o l’amore. La sua famiglia sa che il suo autismo lo porta a gestire l’emotività in modo diverso; tuttavia, davanti all’ennesimo muro che Khai erige, la madre prende in mano la situazione e torna in Vietnam per trovargli la sposa perfetta.

Ho Chi Minh City. Esme Tran, una ragazza di razza mista, si è sempre sentita fuori posto e quando si presenta l’opportunità di andare in America a incontrare un potenziale marito, non si lascia scappare l’occasione di poter inseguire il suo personale Sogno americano. Sedurre Khai, però, non è così semplice. Le lezioni d’amore da lei impartite sembrano funzionare solo su sé stessa: cosa difficile da credere ma è irrimediabilmente affascinata da un uomo convinto di non essere in grado di provare amore per nessuno. Ma Khai sarà costretto a capire che, forse, alcune delle sue previsioni risultano avere un margine d’errore e che c’è più di un modo d’amare, basta crederci fino in fondo.


Biografia dell’autrice:

Helen Hoang si è imbattuta nella narrativa rosa in terza media e da allora ne è diventata dipendente. Nel 2016 le è stata diagnosticata una lieve forma di autismo, e la sua personale esperienza le ha ispirato La matematica dell’amore (Leggereditore, 2018) di cui Lionsgate e Pilgrim Media Group hanno acquistato i diritti per l’adattamento cinematografico. Attualmente vive a San Diego, in California, con suo marito, due bambini e due pesci rossi. Vincitrice del premio Goodreads Choice 2018 e del Goodread’s Big Books of Spring 2019, si è imposta subito nel panorama romance internazionale riscuotendo ampio successo. Una sposa in prova è il suo secondo romanzo per Leggereditore.

 

 

***

unnamed

C’è un messaggio per te – Christina Lauren

Prezzo cartaceo 15,00€
Prezzo ebook 4,99€

Scritto con sagacia e freschezza questo romanzo ci mette in guardia da chi usa il web come una copertura e ci offre alcuni spunti su cui riflettere.

Christina Lauren, pseudonimo di Christina Hobbs e Lauren Billings.
Il loro ultimo romanzo 
Solo per una notte (Leggereditore, 2019) è stato candidato al Goodreads Choice Best Romance e nominato all’Amazon Best Romances of the Year 2018 oltre che al New York Public Library Best Books 2018.

Sinossi:

Millie Morris è sempre stata un maschiaccio. Professoressa dell’Università della California a Santa Barbara, è terribilmente scaltra nell’eludere discorsi troppo personali. E, proprio come i suoi quattro migliori amici e colleghi professori, è eternamente single.

Quest’anno, però, Mille e i suoi amici non hanno intenzione di andare non accompagnati al tradizionale banchetto annuale di laurea. Così fanno un patto: iscriversi a un sito di appuntamenti online per trovare il loro “+1”. C’è solo un intoppo. Dopo aver stretto l’accordo, Millie e uno dei ragazzi, Reid Campbell, trascorrono segretamente la notte più sexy della loro vita, ma decidono poi di restare amici.

Gli appuntamenti online, però, non sono per i deboli di cuore. Mentre i ragazzi sono inondati di match e potenziali appuntamenti, il profilo di Millie non ottiene altro che foto di uomini nudi. All’insaputa di tutti, crea così “Catherine”, un falso profilo, nei cui panni può concedersi ciò che desidera e osare senza limiti… E, mentre Catherine e Reid intrecciano una relazione virtuale, Millie non riesce a resistere alle tentazioni della vita reale. E così, in poco tempo, dovrà affrontare la sua peggior paura – l’intimità – e capire cosa vuole veramente oppure rischiare di perdere il suo migliore amico.

Un romanzo fresco, intelligente e capace di metterci in guardia su chi usa la rete e la sua copertura per giocare con i propri sentimenti e quelli altrui. Perché quando c’è di mezzo l’amore, c’è poco da scherzare.


Biografia dell’autrice:

Christina Lauren, pseudonimo di Christina Hobbs e Lauren Billings.
Beautiful Bastard, pubblicato in Italia da Leggereditore, ha registrato lo stesso incredibile successo e ha inaugurato l’omonima serie che comprende Beautiful BitchBeautiful StrangerBeautiful BombshellBeautiful PlayerBeautiful BeginningBeautiful BelovedBeautiful SecretBeautiful Boss e Beautiful.
Per Leggereditore sono usciti anche i quattro volumi della serie 
Wild SeasonsDolce & selvaggioEccitante & divertenteSensuale & seducente e Adorabile & sfuggente, il romanzo young adult Sublime, gli stand-alone (Non) ti voglio, L’amore e altre parole, Sotto lo stesso tetto che diventerà presto un film prodotto da Everheart Productions.
Il loro ultimo romanzo 
Solo per una notte (Leggereditore, 2019) è stato candidato al Goodreads Choice Best Romance e nominato all’Amazon Best Romances of the Year 2018 oltre che al New York Public Library Best Books 2018.

“La solitudine di Asterione” di Danilo Parente, Santelli editore. A cura di Alessandra Micheli

La solitudine di Asterione- Danilo Parente

 

La meraviglia della nuova tecnologia virtuale è quella di annullare le distanze.

Oggi possiamo passeggiare, anche se in modo virtuale, in ogni parte del mondo.

Possiamo viaggiare con il pensiero in ogni paese, abbracciare ogni cultura impadronirci persino delle lingue.

Io, che non sono una cima con gli altrui idiomi, grazie a certi programmi riesco a dialogare in inglese, francese e tedesco con gli altri.

Una possibilità immensa, che quasi annienta il respiro.

Ma, nonostante questa capacità di rendere vicini gli altri siamo dannatamente soli.

Questo costante flusso di informazioni, questo essere sempre in mezzo agli altri, ha però modificato sostanzialmente la qualità della vita.

Siamo in contatto con mille follower ma incapaci di guardarci negli occhi. Possiamo raccontare ogni istante della nostra vita attraverso foto e post, ma il nostro io più profondo resta inascoltato.

E cosi la solitudine diventa il nostro peggior incubo.

Vedo persone che si affannano a riempire i vuoti, che temono l’attimo in cui il silenzio avvolge le loro giornate.

Osservo una cacofonia di voci che nulla hanno del ritmo incantato della parola.

Sono frasi a vuoto, prive di significato la cui semantica risolta compromessa.

Sono senza significati solo suoni in grado di sconfiggere quel demone che ci costringe a fare i conti con il nostro passato, con le sensazioni e con le emozioni.

Anche la lettura diviene qualcosa da far risuonare ingombrante nei social, tanto che spesso si invoca quella capacità di farla uscire dai melanconici palazzi dell’io per catapultarla nella furia di un mondo che viaggia veloce.

La solitudine di Asterione ci mette davanti proprio a questo strano nostro vagare, dispersi disillusi, quasi catatonici, alla ricerca costante dell’eccesso, dell’acme dell’emozionalità spinta fino al suo estremo.

Di amori resi strabilianti, fuori dagli schemi, di quel mostro mordere a ogni costo la vita, di lavora per poter apparire e mai per acquietare quell’anima assetata.

Un anima svezzata a alcolici che hanno il potere di stordire.

E’ il pensiero che viene offuscato.

E’ la fantasia che viene sacrificata sull’altare dell’apparenza.

Asterione teme il silenzio, teme le verità che esso porta con se e lo riempie di progetti astrusi, di amori fallaci, di parole dettata più per riempire gli spazi che per comunicare.

Le emozioni in questo libro sono ingabbiate, sono addomesticate.

Persino i libri vengono usati per darsi un tono, per contribuire a quella corsa che ci vuole personaggi e mai persone.

Asterione deve concorrere con gli altri in questa gara che porta verso il vuoto.

Un vuoto oche si amplifica, che ci divora e che come un vampiro si nutre di noi.

Fino a lasciarsi vuoti.

E’ il dramma di oggi.

Quel non immergersi nei sogni solo per godere di un attimo di pura estasi.

Di non amare quella solitudine che in questo libro come nella vita, non è una condanna o un dono.

Spesso odo parole sconvolta verso me che mi ritaglio spesso attimi in cui io resto in compagnia della persona che conosco di meno e con cui voglio essere in costante amicizia: me stessa.

E’ a lei che dedico ritagli di tempo, hobby, letture e esperienze.

Quello che il mondo richiede a Astreirone è soltanto di ballare la danza scelta dal burattinaio di turno.

La sua anima, invece, chiede solo di essere saziata.

E da questo insanabile contrasto che l’anima ne esce sconfitta.

Allora Asterione non è più persona.

Forse è numero, forse è oggetto, forse è ingranaggio di questo meccanismo erroneamente chiamato vita.

E allora non si può non piangere verso tutti quegli Asterioni sacrificati sull’altare di questa vita illusa, ferita e vilipesa.

Sai cos’è, che non va, Chiudere in scatola la libertà. Non ci sto, Vado via. Cerchiamo scampo nella fantasia

Ora passo tutto il giorno a ridere. C’è la gente chiusa nei barattoli, Non capiscono ma sono secoli, Che vanno su, che vanno giù… Mi diverto se li sento piangere, Sono chiusi tutti nei barattoli. Si lamentano ma sono secoli, Che vanno su che vanno giù…

Renato Zero

Nuove uscite Golem edizioni da non perdere assolutamente!

nno0

Quel che passa il convento

di Annamaria Blogna

Genere: Romanzo
Collana: Mondo

Pagg. 132

Prezzo: 14 euro

Disponibile in libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi: Cosa spinge le anziane sorelle di un convento nell’entroterra siciliano a manifestare a suon di rosari davanti alla porta del loro convento?

Cosa centrano le paste di mandorla, la speculazione edilizia e un omicidio avvenuto cinquant’anni prima a Palermo?

Dora, giovane giornalista free lance, viene lanciata dal suo capo in questa avventura che la metterà di fronte alle proprie scelte: vuole davvero percorrere un percorso già segnato da altri o preferisce trovare la propria strada? Ad aiutarla in quest’avventura la sua amica di sempre, Chiara, e una nuova amica con cui mai avrebbe pensato di poter avere un legame.

A volte, quando ci sembra di avere già tutte le risposte in realtà è perché non ci siamo fatti le domande giuste e i protagonisti di questa ne usciranno tutti in qualche modo diversi da come li avevamo conosciuti, ognuno col proprio bagaglio di esperienze più o meno giuste e ognuno avendo imparato ad arrangiarsi con ciò che ha avuto a disposizione… con quello che passa il convento.

L’autrice: Annamaria Blogna è un’insegnante di Lingua e Letteratura inglese in un Liceo di Torino. Circa otto anni fa, dopo aver letto “La Casa degli Spiriti” ha preso carta e penna e ha iniziato a scrivere e nel 2018 ha pubblicato La verità dei gelsi per Spunto Edizioni. Collabora con il sito “Luoghi di Libri”.

***

 

78787

Golem Edizioni

è lieta di annunciare la pubblicazione di:

L’altra riva del lago

di Gianna Baltaro

Genere: Giallo
Collana: Swing

Pagg. 160

Prezzo: 15 euro

Disponibile in libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi: Torino, anni Trenta. Le previsioni di un’astrologa condurranno il Commissario Andrea Martini a Stresa, sul Lago Maggiore, per risolvere il mistero che circonda la morte di una ricca ereditiera torinese. Ristoranti Liberty, eleganti battelli, incantevoli panorami… ma la soluzione dovrà essere cercata nella vita privata dei protagonisti.

L’autrice: Gianna Baltaro è nata a Torino nel 1926. Prima giornalista, poi scrittrice, ha incentrato tutta la sua produzione letteraria intorno alla figura del personaggio Andrea Martini, un ex-commissario di polizia che viene coinvolto, come consulente, in indagini che richiedano acume e intelligenza. Per lo stile di scrittura, le atmosfere delle ambientazioni e le caratteristiche del suo personaggio, l’autrice è stata accostata e paragonata ad Agatha Christie e a Georges Simenon. In occasione dei 90 anni dalla sua nascita, presso Golem Edizioni sono in corso di stampa tutte le sue opere.

***

 

989898

Golem Edizioni

è lieta di annunciare la pubblicazione di:

Il colore della neve

di Rebecca Panei

Genere: Noir psicologico
Collana: Ombre

Pagg. 204

Prezzo: 16 euro

Disponibile in libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi: Un ragazzino appartenente alla Roma Bene la cui vita privilegiata pare non avere ombre: fortunato, ricco, viziato. Un giovane uomo relegato ai margini della società, un’esistenza fatta di caseggiati popolari e lavori di fatica, che anela a ottenere un risarcimento da parte di chi nel passato l’ha condotto a essere ciò che è ora. Le loro strade, sebbene in apparenza opposte, s’incrociano e s’intrecciano in una spirale di violenza. Da questo si dipana una storia fatta di dolore e di vendetta, di sofferenza e di barlumi di speranza; una storia in cui la differenza tra vittime e carnefici diviene sempre più ambigua e sfumata.

Un noir cupo e profondamente introspettivo, che scava negli abissi dell’animo umano portando alla luce ciò che forse sarebbe dovuto rimanere sepolto.

L’autrice: Rebecca Panei è nata a Roma, dove ancora adesso vive e lavora, nell’anno della caduta di un grande muro. Sono fioriti precocemente sia il suo amore per i libri che la decisione di diventare scrittrice; alle elementari informava le maestre che avrebbe fatto la poetessa o la romanziera, magari entrambe le cose, e niente è cambiato d’allora.

Dopo il diploma in studi Classici ha conseguito specialistiche in editing e scrittura creativa. Ha precedentemente pubblicato i primi tre volumi di una saga fantasy e un romanzo sull’omofobia adolescenziali. Questo è il suo primo lavoro thriller.

***

 

989889

 

Golem Edizioni

è lieta di annunciare la pubblicazione de:

Il margine della notte

di Ferdinando Salamino

Genere: Noir psicologico
Collana: Ombre

Pagg. 212

Prezzo: 16 euro

Disponibile in libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi:Sinossi: Michele Sabella si è lasciato alle spalle l’Italia, un padre ergastolano e un segreto di sangue. Tutto ciò che desidera è un’occasione per ricominciare e quella sonnolenta cittadina delle Midlands inglesi, con il suo dipartimento di polizia in cui nessuno indaga mai su nulla, sembra il luogo perfetto per dimenticare ed essere dimenticato. Quando però Paulina Szymbova, immigrata polacca con problemi di droga, viene trovata morta nel suo appartamento con un biglietto di addio nella mano, Michele si convince che l’apparente suicidio nasconda qualcosa di più di un semplice atto di disperazione. Contro il parere dei colleghi e dei superiori, intraprende un’indagine solitaria che lo condurrà oltre le tranquille e rispettabili apparenze della città, nelle sue viscere colme di odio e violenza. Mentre nel ghetto di Merchant Court giovani immigrate continuano a scomparire e a morire, Michele è costretto a domandarsi, ancora una volta, quanto sia sottile la linea che lo separa dai mostri a cui dà la caccia. 

 

L’autore: Ferdinando Salamino è nato nel 1971. Laureato in Psicologia Clinica a Torino, la sua vita si divide tra Milano, dove è nato, e il Regno Unito, dove esercita come psicoterapeuta e insegna Psicologia all’Università di Northampton. Nell’aprile del 2019 ha pubblicato la prima versione del noir psicologico “Il kamikaze di cellophane” con Prospero Editore, e a fine 2019 con Golem Edizioni.

Il suo racconto breve “Sangue Bianco” compare nell’antologia noir “Il Tallone di Achille”, edita da Golem e curata da Massimo Tallone. “Il Margine della Notte” è il suo secondo romanzo.

***

 

898989

 

Golem Edizioni

è lieta di annunciare la pubblicazione di:

Il cibo da scrivania
Come mangiar sano al lavoro

di Mara Antonaccio

Genere: Manuale

Collana: Uomo
Pagg. 160
Prezzo: 16 euro

In libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi: Dottoressa, “ingrasso per lo stress, dimagrisco perché in ufficio mi fanno impazzire”! Quando si devono rispettare turni e orari prolungati e sopportare colleghi indisponenti, si innescano dinamiche stressanti, che alterano il nostro stato emotivo e ci spingono a mangiare male.

Lo scopo di questo manuale è rendere consapevoli i lavoratori dei meccanismi e delle cause che portano a mangiare in modo scorretto e che fanno salire i livelli di stress emotivo, che possono provocare patologie psicologiche e fisiche; inoltre vuole essere di supporto, con una serie di consigli pratici, su come comporre il pasto in ufficio o in fabbrica e come prepararlo, mediante un ricettario semplice e veloce.

La seconda parte del libro è indirizzata alle aziende e ai loro dirigenti e suggerisce una serie di azioni utili per creare un ambiente di lavoro salutare e a favorire le buone pratiche per un’alimentazione consapevole e nutrizionalmente corretta dei dipendenti.

Perché anche alla scrivania o in catena di montaggio si può mangiare sano!

L’autrice: Mara Antonaccio si è trasferita a Torino dalla fine degli anni ’70; qui ha compiuto i suoi studi universitari di Biologia e Medicina e vive la propria vita lavorativa; svolge la professione di Biologa Nutrizionista ed è esperta di Nutrizione clinica, Welfare Nutrizionale d’impresa e delle patologie legate all’alimentazione; da sempre appassionata di scrittura, Antropologia e Sociologia, si occupa, in qualità di Giornalista, dei rapporti tra Media, Industria e Nutrizione e dei costumi alimentari delle popolazioni nel mondo.

***

 

999

Golem Edizioni

è lieta di annunciare la pubblicazione di:

Eva Love

di Fabio Orrico & Germano Tarricone

Genere: noir
Collana: Le Vespe

Pagg. 288

Prezzo: 13,90 euro

Disponibile in libreria dal 30 gennaio 2020

Sinossi: Lara Albedo, in arte Eva Love, è un’ex pornostar che gestisce lo Strawberries wild, un locale di lap dance. Lara nasconde un segreto: per anni è stata stuprata dal padre, banchiere siciliano sul libro paga del boss Saverio Russo. Il frutto di questo abuso è Piero, un bambino di 8 anni affetto da autismo.

Una notte il locale viene dato alle fiamme. Lara e Piero vengono aggrediti da uno sconosciuto mandato dal padre per recuperare dei documenti del boss mafioso che la donna ha trafugato come garanzia.

Un romanzo crudo che racconta di territori di confine, sia geografici sia dell’anima e che tiene incollato il lettore fino all’ultima riga.

Gli autori: Fabio Orrico è nato, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato il thriller “Giostra di sangue”, scritto a quattro mano con Germano Tarricone, (Echos edizioni, 2015) e il romanzo breve “Il bunker” (ErosCultura, 2016). Nel 2017 è uscita, per i tipi di Fara Editore, la raccolta di poesie “Della violenza. Una guerra di nervi”.

Germano Tarricone è nato a Milano. Vive a Santarcangelo di Romagna. È uno sceneggiatore

cinematografico. Ha pubblicato il thriller “Giostra di sangue”, scritto a quattro mani con Fabio Orrico (Echos edizioni, 2015).

Insieme hanno già pubblicato con Golem Edizioni “Estate nera”.

“I segreti di Westhill House” di Jess Ryder, Newton e Compton. A cura di Ilaria Grossi

i-segreti-di-westhill-house-x600

 

Un coinvolgente thriller psicologico è la definizione giusta per definire l’ultimo thriller di Jess Ryder, autrice di “La ex moglie”.

Il  filo conduttore è la violenza domestica, violenza verbale e psicologica, violenza contro le donne.

La violenza domestica è dannosa per tutti quelli coinvolti. Di solito sono le vittime a prendersene la colpa”

La storia ci porta sulla Promenade abbandonata di Nevansey, spiaggia, mare e sulla collina una casa “Westhill House”, un tempo accoglieva donne vittime di violenza e i loro bambini, dando un tetto e protezione a chi bussava alla loro porta, donne che aiutavano altre donne.

Stella, dopo la tragica morte dei genitori, decide di lasciare Londra per acquistare Westhill House, ormai fatiscente e decrepita ma con un buon potenziale e assieme al compagno Jack, decidono di trasferirsi e iniziare i lavori per cominciare una nuova vita.

Le difficoltà sono tante, i lavori richiedono un forte investimento di manodopera e materiali per la ristrutturazione, tra Stella e Jack iniziano a venir fuori malintesi e discussioni e una notte bussa alla porta Lori, sconvolta e ferita, dice di essere vittima della violenza continua del marito e ha paura di  esser trovata, niente polizia, niente assistenti sociali.

Stella, in ricordo dei genitori si mostra gentile e premurosa, ma Lori sembra conoscere tante cose del luogo e spesso si contraddice. Perché ha scelto proprio Westhill House?

Parallelamente, l’autrice ci racconta la storia di Kay, ragazza madre vittima della violenza del marito Alan e le due storie sembrano calamiti che si attirano, con un unico fil rouge e un unico posto

Westhill House”.

La tematica è attualissima, la violenza contro le donne, rabbia repressa, infanzia difficile.

L’autrice è stata capace di dar vita ad una storia convincente e personaggi ben costruiti, ottimo stile narrativo e descrizione dei luoghi, sensibilizzando e mettendo luce per far riflettere, cercando di essere d’aiuto per molte donne, vittime e sopravvissute.

Un thriller psicologico da non perdere.

Buona lettura 

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

Blog tour La donna dei sigari, Di Alessandro Testa, Il vento antico edizioni, presenta “La ricerca”. A cura di Alessandra Micheli

Banner BT - La donna dei sigari

 

La ricerca ragazzi miei, è una delle imprese più difficili che l’uomo ha voluto mai compiere.

Forse paragonabile allo scalare l’Everest, con la differenza che, se si cade dalla cima, non ci si spiaccica.

Ma le sensazioni sono quelle, adrenalina, voglia di sfidare i limiti, e quel senso di soffocamento quando l’aria è troppo pura.

La meraviglia di raggiungere l’alto da cui osservare il mondo e vederlo diverso da come l’autorità ce l’aveva prospettato.

La ricerca è la vera libertà.

Libertà dalle catene, dai dogmi, dalle pastoie societarie, da stereotipi e pregiudizi. Nella ricerca c’è la stretta collaborazione di ogni emisfero cerebrale, si unisce in una composizione straordinaria istinto e logica, mente e spirito, tutti uniti per raggiungere la meta.

Sapendo che domani un nuovo dato rimetterà tutto in discussione.

E allora solo i prodi, i prescelti avranno il coraggio di rimettersi in discussione e ricominciare da capo.

Non avete idea di quante ricerche, giunte quasi alla fine, ho dovuto smantellare e ricostruire.

Pertanto, pur conscia del fascino della ricerca, diffido chiunque intraprenda l’ardua strada se non in possesso di una solida motivazione.

E credetemi, chi si innamora di questa disciplina non lo fa per successo, per far brillare il suo nome sul testo.

Lo fa perché è una voce che non può smettere di ascoltare.

Quindi al giovane Alessandro, deciso e imperterrito nella strada verso la ricerca storica dedico queste mie brevi parole, nate stavolta non per celebrare il suo libro (pregiata fattura d’altronde) ma per raccontarvi attraverso la sua immane fatica le difficoltà e la bellezza di questo lavoro da tanti osannato, ma da pochi compreso.

E attraverso la donna dei sigari cosi composito, credo che si possa davvero spiegare la ricerca e le difficoltà che un autore emergente, quindi alle prime armi, si trova affrontare.

Per questo piccolo viaggio, ve lo prometto non sarò prolissa, userò le parole di uno dei maestri della storiografia Henri Irenee Marrou che celebro ringraziandolo della pazienza che ha avuto con noi neofiti.

La difficoltà della vicinanza

Cerchiamo di comprendere cosa ha dovuto affrontare Alessandro nel libro.

A una prima osservazione abbastanza superficiale, il suo lavoro appare meno difficoltoso di chi, amante dei secoli lontani come il rinascimento, il seicento o il medioevo, deve realizzare un affresco di epoche oramai lontane.

Alessandro ha scelto invece un campo di ricerca apparentemente semplificato, vista l’abbondanza di documenti di prima mano la seconda guerra mondiale.

E lo fa affrontando tre precisi contesti, intrecciati tra loro da una sublime trama: Germania, America e un paesino dell’entroterra italiano.

Perché dico apparentemente facile?

Innanzitutto, dovete comprendere il fulcro della ricerca storia: non è nella reiterazione dei fatti, nello snocciolare dei dati e dei collegamenti che noi studiosi (ok io mi sono messa tre di loro, denunciatemi) troviamo il vero senso della storia.

La storia deve essere studiata soprattutto per rintracciarvi lo Zeitgeist, o spirito del tempo.

E in quel dettaglio che si trova il segreto arcano dello scorrere dei secoli e soprattutto si trova il vero valore della storia.

Ma, esiste un ma, lo spirito del tempo è come direbbe Paolo Bardelli sfuggente.

E mutevole lungo la stessa cornice temporale. A condizione che si riesca a identificarlo, si sposta continuamente. E, nella nostra era, si disloca ancora più velocemente. Intrappolati nella quotidianità, il particolare ci fa perdere il tutto, il generale. Oggigiorno le quantità di informazioni e di dati che veicoliamo ininterrottamente contribuiscono a una difficoltà di pensiero più a lungo termine: si è presi dall’oggi, è già sufficiente a livello di sollecitazioni e stimoli culturali in senso ampio.

Quindi, la complessità di libri che si avvicinano a aventi vicini nel tempo, più vicini a noi diventano più ostici perché delineare le linee e le idee che hanno permeato secoli che sono fautori di ciò che siamo oggi;  risentono cioè, del nostro personale sentire.

Più il secolo è vicino a noi e più è ammantato dal sentire comune, da qualcosa che ci è stato tramandato attraverso l’educazione e la socializzazione.

E sono le idee fisse della seconda guerra mondiale e la divisione netta da cui è poi scaturita la guerra fredda a obnubilare la nostra obiettività.

Testa non può non sentirsi totalmente coinvolto in una storia che ha, bene o male, interessato i nostri nonni o persino i nostri genitori.

La seconda guerra mondiale cosi come l’olocausto e il rastrellamento degli ebrei, nonostante siamo passati 75 anni ancora permea di incubi le nostre menti.

Un altra difficoltà stavolta evidenziata proprio da Marrou, trae origine dalla crisi della civiltà contemporanea che ha messo in discussione, senza trovare alternative valide, valori potici culturali e religiosi che sono stati comunque toccati dalle guerre, dalle dittature, dagli omicidi di stato e che uscendo ammaccati hanno a volte la tentazione di ricreare un nido felice del passato, una certa età dell’oro.

Questo porta a una soggettivazione dei fatti, che porta quindi a escludere ogni dato che sia in contraddizione con queste agiografiche ricostruzioni. Si pensi agli studi sulla resistenza effettuati da Pansa tanto per citare un esempio.

Ecco perché a volte questa crisi ha portato a una sopravvalutazione della ricerca storica fino alla sua trasformazione in una sorta di storiografia scientifica.

Questo significa che essa acquista un valore determinante per tutti i rami della cultura occidentale tanto da far rendere onnipotente lo storico che decide in ultima analisi come bisogna leggere un determinato fatto o persino un libro. O stabilire cosa si intenda per nazione.

Per un libro come quello di Testa, questo eccessivo protagonismo deve essere sostituito da una sorta di relativismo anarchico, capace di far parlare la storia attraverso l’autore e non viceversa.

Distanza tra storia e eventi

Gli avvenimenti sono passati.

Su questo siamo tutti d’accordo.

Passati, significa che il loro ciclo è oramai compiuto e le conseguenze irrimediabili. Ciò che è stato è stato.

Pertanto lo storico non potrà mai diventare contemporaneo del suo oggetto; nel tempo stesso che lo conosce lo rende distante da se.

E’ questa distanza che è il fulcro della ricerca storica, ed è con questa che si instaura tra soggetto e oggetto (il fatto storico) un rapporto strano e al tempo stesso affascinante.

Questo rapporto è la dialettica tra la realtà conosciuta come passato e lo storico che tentando di conoscerlo lo fa vivendo nel presente. Si tenta cioè di rendere inteleggibile qualcosa che è distante ma che si vuole rendere vicino attraverso un atto mentale cosciente.

E come si fa?

Lavorando sui documenti e su ogni dettaglio capace di far parlare l’evento vetusto. Questa intelligibilità, quindi, può essere possibile mediante una scelta soggettiva attraverso una vastità di avvenimenti, dai più clamorosi ai più minuti e grazie a una sistemazione concettuale che egli da alla sua scelta.

In sostanza, Alessandro cosi come ogni autore, deve effettuare un azione diretta: la scelta.

Ed è in questo rapporto tra oggetto (evento) e soggetto ( storico) è attraversato da un intervallo ricco di emozioni, sensazioni e opinioni private che rientreranno anche in modo lieve nel risultato finale, ossia il libro.

La scelta di porre attenzione sulla vita dei personaggi sui loro sentimenti e amori e sulle loro decisioni finali è il vero elemento autenticamente storico del testo.

I documenti: amici e nemici.

Per scrivere un perfetto storico è oramai d’uopo la conquista dei documenti giusti.

E’ un atto guerresco della miglior specie, accaparrarsi il libro giusto o scegliere la testimonianza perfetta secondo i più assicurerebbe il perfetto substrato capace di rendere il libro un capolavoro.

Ma è davvero cosi?

Tramite tra lo storico o l’autore di storici e la realtà, sono i documenti.

E questi costituiscono non uno strumento conoscitivo, come erroneamente si pensa, ma una sorta di barriera.

I documenti non sono semplici contenitori di notizie vero e false, tendenziose o oggettive.

Non sono uno specchio obiettivo della realtà ma ne costituiscono un interpretazione. Un dato, un fatto puro giunge a noi attraverso il veicolo della cronaca o di un documento che non è incontaminato ma è a sua volta rappresentato e contaminato. La difficoltà di Alessandro diviene, quindi non solo la scelta, ma anche la capacità di essere consapevole dalla totale in-oggettività del documento scelto.

E al tempo stesso usarlo al meglio adeguandolo alle proprie intenzioni.

È nella scelta dei documenti che si trova la difficoltà dello scrivere ma è anche in quella scelta che è possibile mettere alla prova l’esercizio di un vero autentico talento, riuscendo a stabilire con acutezza e intuito le condizioni di utilizzo delle diverse categorie di fonti storiche.

In questo caso, pur essendo un emergente, la sua bravura è nell’aver utilizzato non solo fonti scritte (ottima la scelta del testo “Come eravamo negli anni di guerra” di Arrigo Petacco) ma anche visive ( ottima l’idea di utilizzare internet riguardo la città di Griefswald utilizzando anche webcam e diari di viaggio) e anche fonti dirette come gli scambi di mail con alcuni funzionari della Biblioteca pubblica di New Haven, nel Connecticut per quanto riguarda la parte relativa agli stati uniti e in particolare per la Pizzeria Pepe’s e il ruolo dei giovani italo americani nelle operazioni del servizio segreto in Italia.

Conclusioni.

Il pregio dei libri storici non è quello di raccontarci soltanto un avvenimento, ma di riempire lo spazio dialettico tra fatto e soggetto di un inifinità di emozioni, suggestioni diverse, capaci di darci un’immagine il più accurata possibile dello spirito del tempo, dell’ethos che caratterizzava quei tempi lontani e persino farci comprendere il nostro presente.

Alessandro Testa è stato bravissimo, sia nella ricerca sia nell’affrontare le difficoltà elencate a tracciare un arazzo di un passato che ha determinato chi siamo oggi e ha posto le fondamenta per poter costruire un diverso futuro.

Attraverso i suoi personaggi la stessa Umanità di destreggia tra abissi cadute, e rinascite, con quella strabiliante capacità di rispondere al male con l’eterno sentimento reso celebra da Dante, quello che muove il sole e le altre stelle.

 

Fonti

La conoscenza storica,  di Henri-Irénée Marrou, Il Mulino1997.

Una nuova imperdibile uscita Newton e Compton Il matrimonio dei segreti” di Samantha Downig, Newton. In libreria dal 27 gennaio

unnamed

 

Un matrimonio felice, una vita perfetta, una bella casa, figli adorabili.  Eccetto che per un dettaglio: ai due coniugi piace uccidere per tenere vivo il matrimonio.

 

Il matrimonio dei segreti è lo straordinario romanzo d’esordio di Samantha Downing, in corso di pubblicazione in 21 Paesi e bestseller di Sunday Times e Usa Today. Ispirato a una storia vera, Il matrimonio dei segreti è un thriller psicologico tra L’amore bugiardo e Dexter. Un romanzo sugli aspetti più oscuri della natura umana, soprattutto femminile. Downing Millicent, moglie e madre all’apparenza dalla vita normale, non è un personaggio che i lettori dimenticheranno.

 

Magari stai pensando di aver già letto storie del genere. Non sai come ti sbagli.

La nostra è una storia d’amore piuttosto ordinaria. Ho conosciuto una bellissima donna, mi sono innamorato perdutamente di lei. Abbiamo avuto due figli.

E, come molte coppie, abbiamo finito per trasferirci in una bella villetta in un quartiere residenziale.

La vita ci ha regalato l’opportunità di avere qualcuno con cui condividere ogni cosa. E così, quando ci siamo annoiati della monotonia quotidiana, abbiamo potuto contare l’uno sull’altra.

Da fuori sembriamo una coppia normale. Potremmo essere i tuoi vicini; i genitori degli amici dei tuoi figli; i conoscenti con cui fai quattro chiacchiere al supermercato o gli amici degli amici con cui ogni tanto vai a cena.

Ma tutti i matrimoni nascondono un segreto che li mantiene vivi. Un trucco grazie al quale l’unione tra due persone rimane salda e ardente come il primo giorno. Il nostro segreto è che ci piace uccidere.


SAMANTHA DOWNING vive a New Orleans, dove lavora a tempo pieno al suo prossimo libro. Il matrimonio dei segreti è il suo straordinario esordio.

Per saperne di più: www.samanthadowning.com