“Antropozoologie. Studio verosimile di una realtà grottesca” di Biagio Iacovelli, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

COPERTINA - Antropozoologie

 

 

Tanto tempo fa qualcuno mi ha detto che c’è la calma prima della tempesta
lo so; c’è stata per un certo tempo
quando è finita, così dicono, pioverà un giorno di sole
lo so; e splenderà sull’acqua

voglio sapere, hai mai visto la pioggia?
arrivare improvvisamente in un giorno di sole?

ieri, e anche giorni prima, il sole era freddo e la pioggia era forte

lo so; è stato così per tutto il mio tempo
per sempre, avanti per il cerchio, veloce e lento
lo so; non posso fermalo, mi chiedo.

Rod Stewart.

Avete mai visto arrivare la pioggia in un giorno di sole?

Improvvisamente il cielo cosi immenso, troppo per me che sono cosi piccola e umana, fragile, troppo fragile per questo strano mondo, si squarcia.

E iniziano a cadere gocce del cielo come perle discese dagli occhi di dio assiso sul trono.

Il sole sorride e chissà per quale arcano motivo, è cosi innamorato di quelle piccole insistenti gocce, che decide di illuminarle, colorandole di mille sfumature.

E cosi piccoli brillanti danzano attorno a te piccoli come te e finalmente il mondo che sembrava cosi ostile e insensato si arricchisce di senso.

Tutto è cosi chiaro, cosi capibile, che ti chiedi come mai, per troppo tempo, ti è sfuggito il significato del tutto.

E’ questa la bellezza.

E’ questo che provo quando leggo un libro che sa fare il suo mestiere.

La capacità di distaccarsi da questa ristretta realtà, di essere colorata dal sole e discendere come magia arcana sulla terra.

La capacità di osservarla anche e vederne i luoghi oscuri, senza però perdere quel senso di magia che caratterizza la vita.

Perché noi siamo esseri nati tra il sogno e la veglia, tra un mondo onirico e la logica che ci indica tante differenti strade.

Siamo come Icaro desiderosi di oltrepassare i confini di una prigione e l’incapacità di sentirci cosi speciali da meritarci, quel viaggio.

Solo con un libro noi siamo, prima di apparire, prima di definirci.

Siamo e basta.

Potenzialità inespressa, racconti, immaginario.

Dolore persino e gioia.

Siamo l’opposto di tutto e il tutto che si divide in opposto.

Per questa nostra cangiante essenza il mondo, una volta viaggiato tra le remote regioni dell’etere, non può non apparirci grottesco.

Come fare per tornare a essere aquile?

Staccarsi dalla consuetudine, dalla banalità, dall’affanno dell’apparenza, dalla corsa sfrontata verso il nulla.

Con la bellezza che espande il suo regale profumo da un libro.

Iacovelli è il menestrello che oggi mi ha accompagnata tra le pieghe della mia vita.

E’ la voce che ha chiamato la mia anima smarrita, racchiusa nella gabbia della mia mortalità.

E mi ha invitato a aprire la porta segreta, la stanza che racchiude ogni verità e ogni bugia.

E l’ho aperta.

Il suono eruttava dalla pagine, a tratti cacofonico, a tratti stridente, per poi abbassarsi verso i toni più soavi, leggiadri come il suono dell’arpa.

E come il cielo si squarcia per mostrare il sublime incontro tra acqua e luce, cosi il libro mi ha mostrato la strada che attraverso il bosco di rovi, mi portava sulla montagna immacolata dell’immaginario.

Laddove potevo vedere la verità nascosta dietro l’uomo.

Animato dall’orrore per la sua natura composita, per la sua essenza divina e cosi impegnato a fuggirle costruendosi oscure prigioni.

Una realtà distopica in cui tutto il vero si tramuta in menzogna, in cui le idee considerate fondamentali per la nostra civiltà, si tramutano in cenere.

Laddove il sorriso di un angelo è il beffardo ghigno del carceriere, che impedisce al marchio che caratterizza l’umo di condurlo alla ricerca. Della felicità, della sua realizzazione. O soltanto verso lo specchio d’acqua del lago laddove è possibile rivedere il volto dimenticato del nostro vero io.

Ecco che solo la Bellezza può:

smaschera le menzogne delle pseudo ideologie, le mezze verità delle narrazioni consolatorie e le sconce illusioni strumentali di un’umanità che per i propri interessi, la propria cecità e stupidità, si pencola e ci fa pencolare sull’orlo di più abissi.

E solo scoprendolo, tornando a impossessarci dell’immenso segreto, ci si sente sempre più liberi, sempre più leggeri fino a scegliere il nostro destino: che è forse meglio sciogliersi al sole cocente, lasciando che l’illusione ci guidi, piuttosto che marcire in una costante alienazione che non fa altro che portare odio di se.

E bruciare, cosi come brucia chi abbraccia il successo, la disciplina, l’ideologia, il perbenismo.

O persino la religione e la finta rivelazione.

E il tempo mediocre e affranto, colui che ci vorrebbe solo burattini, pallide imitazioni di quegli esseri fatti di sostanza divina, appare come un patetico mostro incapace di splendere, perché incapace di far piangere lacrime al cielo.

E cosi in questo cacofonico ritratto della nostra perduta umanità.

Solo chi eletto e sognatore, riesce a respirare di nuovo.

Leggero finalmente, privo di certezze, di catene, di legami.

Ma libero.

Amico mio, è un’alba che ti manca. La mia silenziosa, dolce notte, non mi sarebbe così cara se, prima di rincasare, non vedessi te ed il Sole arrivare lentamente a far esplodere l’Universo. Non si può trovare altrove qualcosa che si ha già. Non si può trovare la Luce fuori se abbiamo il Mattino dentro”.

E forse leggere le visionarie parole di Iacovelli, non ha fatto altro che risvegliare quel mattino che avevo dentro, addormentato da troppa noia, impaurito da troppa banalità e da tanto, troppo qualunquismo.

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