“L’enigma del Fuhrer” di Stefano Mancini, Fanucci editore. A cura di Alessandra Micheli

 

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Anche se andassi nella valle della morte

non temerei male alcuno,

perchè tu sei sempre con me.

Perchè tu sei il mio appoggio,

il posto più sicuro per me.

Al tuo cospetto io mi sento tranquillo”.

E cosi il perfido Mancini ci è riuscito.

A farmi commuovere e sciogliere questo pezzo di ghiaccio che ho nel cuore.

Forse creato per difendermi un poco dalle emozioni che lo scrittore riversa nel suo libro.

E sono tante, spesso troppo rumorose, spesso grida che a tratti feriscono l’anima. Ma in certi casi il mio cuore si sveglia e si unisce alla coscienza in un canto antico eppure cosi tragico da essere impossibile ignorare.

Certi libri vanno oltre la struttura.

Vanno oltre il genere.

Sono bauli che nascondono altro, dietro l’adrenalina della narrazione.

Oltre l’arcano potere della grammatica, oltre il belletto e l’orpello della tecnica letteraria, oltre i personaggi e i consigli di editing.

Sono le mazze con cui si distruggono lentamente, ma in modo preciso, i muri con cui circondiamo noi stessi.

Quando scegliamo la via più facile e ci facciamo incantare dal fachiro che ipnotizza, con il suono del suo magico flauto. il serpente.

Siamo cosi affascinati dalla sua funambolica arte che non ci accorgiamo né dello sfavillio crudele dei suoi occhi, ne della disperazione del serpente privato del suo libero arbitrio.

E’ cosi che descrivo l’orrore del nazismo.

Parole capaci di sedurre con una cantilena oscura le menti dei giovani, capaci di stuzzicare le frustrazioni di un popolo donandogli una facile ricetta per un futuro glorioso e nobile, per un riscatto capace di portarli alla guida del mondo, li nel posto che gli spetta di diritto. Individuando il male e promettendo di farlo sparire.

Su per un camino, nei lager, uccidendo fratellanza e compassione.

Il sacrificio in olocausto a favore del sogno della grande Germania.

Che grandezza c’è nell’orrore?

Che gloria c’è nella vendetta?

Mancini racconta non solo un epoca, né apre le porte immaginazione più grande dell’uomo, ne ci racconta in modo ardito le più eretiche teorie di chi siamo e da dove veniamo.

Mancini fa di più che proporre teorie per comprendere la parte più esoterica del nazismo, quella che per anni hanno coccolato la mente dei ricercatori. E tutti noi sappiamo che, in un modo oscuro e tenebroso, quelle strane concezioni che sembrano abbracciare il misticismo e la teosofia, intrigano. Sappiamo come l’idea di razze aliene, capaci di contenere dentro il proprio DNA il segreto della creazione infondono una brama ossessiva in noi. Conosciamo la suggestione delle reliquie, delle ardite teorie sulla terra cava, su Atlantide, sulle visite aliene dei folli del circolo di Thule. Sappiamo delle spedizioni del povero Otto Rahn alla ricerca del sacro catino.

Mancini non si limita a usare il contesto del Reich per narrarci l’ennesima storia tra thriller e mistery.

O meglio a me non interessa analizzare quella parte.

Mancini denuncia e neanche ce ne accorgiamo.

Denuncia con una semplicità disarmante l’orrore di chi divide il mondo in buoni e cattivi, in inferiori e eletti sulla base non dei talenti, ma di convenzioni assurde, dell’odio e della volontà di sopraffare l’altro.

Io sono eletto perché esisti tu, inferiore, razza considerata alla stregua di animali.

E cosi in quelle scene strazianti, di rinascita della coscienza, scene in cui il nostro scienziato si rende conto, piano piano, che per la gloria che brama per il suo paese aveva stipulato il diabolico patto faustiano: aveva barattato la sua umanità.

E allora il mio cuore si è stretto.

Perché è quello che accade ancoraggi.

Per mantenere intatte le nostre assurde convinzioni, le nostre ideologie dobbiamo assolutamente barattare compassione e empatia.

Dobbiamo mettere il sabato al di sopra dell’uomo.

Non ci sono altre strade.

Gunter diventa sempre meno uomo e sempre più marionetta.

A capo di un progetto grandioso effettuato non per sete di conoscenza ma per deliri di onnipotenza. U

n esperimento che fagocita le vite umane e forse per questo è destinato a fallire. Ironia della sorta?

In un mondo affatto lontano, è grazie a un ebreo che nascono i malati sogni delle SS e i deliri di Himmel.

Senza il nostro meraviglioso Einstein nessuna scoperta sarebbe stata possibile.

E allora l’odio si rivela per quello che è banale, insulso, insensato.

Un puntare i piedi di un bambinetto che nella sua stupidita contagiosa ha ucciso milioni di uomini, solo per dimostrare che lui esisteva.

Che era il migliore.

Che era il superuomo capace di infrangere i limiti della morale e dell’etica.

Era simile a un dio e solo per quella sua autoelezione poteva fare tutto ciò che la mente, malata tra l’altro, gli suggeriva.

Ecco che il babau degli incubi infantili si fa carne e diventa ilo nemico. Ecco che per punire coloro che lo avevano reso anonimo inizia a devastare.

Perché piccolo, incapace di vivere e quindi deciso a non far vivere nessuno.

E infatti si circonda di zombie.

Perché cos’è un uomo senza il sublime mistero dell’anima, la coscienza?

Uccidi e uno stappo ti lacera sempre di più, fino sa lasciarti un guscio vuoto.

In fondo il prezzo da pagare è poco rispetto al sogno di gloria: venire ricordato nei secoli.

Adolf ci sei riuscito.

Ancora oggi parliamo di te e ti ricordiamo.

Ma in cambio della gloria che ti spetta c’è chi ti ricorda con odio, chi con paura, chi con rabbia, chi con disprezzo.

E poi ci sono io che ti ricordo con immensa pena.

Perchè sei un perdente, con la differenza di avere mani lorde di sangue. E milel spettri che ti sussurrano l’amara verità.

E sono molto più vivi de te.

Perché in fondo nell’ossessione di apparire tu e gli altri gerarchi,avete finito per scomparire, devastati dallo stesso odio che avete instillato nelle menti.

Traditi da chi si è sentito tradito di voi.

Persi nello stesso tempo che avete voluto violare.

E per questo il finale descritto dal nostro Manicin è emblematicamente meraviglioso, con la sua semplicità, e nella sua sarcastica condanna. E dovete leggerlo.

Nella ricerca del potere, in quella strada macchiata di sangue, voi non siete altro che puntini di un cielo oscuro che abbiamo illuminato.

Voi con il vostro folle progetto di addormentare con le mele avvelenate delle parole l’altro, lo avete solo aiutato a svegliarsi.

Chi nell’abisso del nazismo si è trovato e ha visto il cielo che rinnegava, ha cambiato davvero il corso della storia.

Ha cambiato il mondo.

E questa è la speranza che porta con se un libro di tal guisa: che basta aprire gli occhi per non chiuderli mai più.

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