“La borsa” di Solène Bakowski, edizioni Le Assassine. A cura di Francesca Giovannetti

la borsa.cover

 

Soffocante.

Un testo devastante dal punto di vista emotivo.

Porta quasi al limite della umana ragione mettere a fuoco il fatto che è pura casualità essere nati al momento giusto, nel posto giusto, dalla madre “giusta”.

Un testo al limite della umana follia, dove la morte intreccia la vita con disturbante normalità: perché solo così poteva essere. L’autrice porta il lettore nel delirio della protagonista, riuscendo a  empatizzare con il male. In fondo… come sarebbe potuta andare a finire diversamente? In fondo… anche io mi sarei comportata così, in fondo…non è colpa sua. L’inevitabilità del male radicato, rabbioso, malato.

E mentre si precipita giù, ecco che arriva il vero fondo: è una palude.

Illude, l’autrice, gioca subdolamente facendo intravedere la via del riscatto.

Una parola che dà paura e speranza: cambiamento.

Sola, povera, invisibile: ecco la protagonista alla quale siamo vicini, alla quale vorremmo dire “ce la puoi fare!”.

Pazza, crudele, spietata, persa: ecco la protagonista  della quale pensiamo “ non lottare, sei segnata!”

E segnata lo è davvero, nella mente e sulla pelle, con una voglia rossastra sul viso che diventa l’indicatore del male: più è evidente, più è malvagia, più scompare, più si avvicina a un equilibrio.

È un escamotage narrativo eccellente. Quello che siamo dentro appare fuori e gli altri ci vedono e spesso ci giudicano. Così, buttata ai margini di una Parigi rumorosa e impegnata, ecco la nostra protagonista e la sua misera, sì, proprio misera, vita.

Una penna impietosa ed efficace che scava nel proibito, nell’abisso del male.

La narrazione in prima persona porta l’immedesimazione quasi al limite. Impazzisce la protagonista, impazzisce il lettore, in una simbiosi comprensibile dell’assurdo. Un thriller psicologico perfetto, con minuziosa cura nella descrizione degli stati d’animo, dei caratteri, delle situazioni.

Una scrittura che si apre sui meccanismi perversi di psiche perdute.

Approcciarsi a un testo del genere non può essere definito semplicemente lettura; qui si va ben oltre la parola perché si è catturati nella mente.

In poche parole: un capolavoro.

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