Un racconto intenso e affettuoso, dove la creatività vince sull’aspetto esteriore “Zulu” di Sabina Moretti, Seme Bianco editore. Da non perdere!!

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 Improvviso il cuore prese una nuova andatura e un sentimento ignoto salì irresistibile fino alla testa: era una spuma di cioccolato dolce, mista a pepe aromatico e profumo di gelsomino. Si alzò, tenendo il fagotto contro il petto, consapevole che nessuno avrebbe più potuto portarlo via dalle sue braccia, tanta era la forza con cui lo teneva.

 

Sinossi

Nel dicembre del 1992, in una famiglia di corrotti finanzieri, nasce Gioacchino; affetto da una variazione genetica unica al mondo, la SGO, ossia Sindrome del Gene Originario, il bimbo è ricoperto di pelo marrone e ha un grugno da scimmia. Carlo Zulu, il nonno capofamiglia, vuole rinchiudere il neonato in un istituto, ma il padre del bambino, Vittorio Zulu, inaspettatamente si oppone e la moglie lo lascia. Gioacchino dimostra precocità e una spiccata sensibilità, soprattutto verso la natura e i colori. Lottando contro la sempre più minacciosa ostilità di Carlo, Vittorio, tra dubbi e un crescente amore per Gioacchino, accompagna il figlio nella scoperta delle sue qualità, faticando a stare al passo con lui.

 

L’autore.
Sabina Moretti vive a Roma, la sua città natale. Culturalmente onnivora, ha due figli e ama viaggiare. Violinista di professione, si è occupata, come docente di Conservatorio e come concertista, di repertori classici e contemporanei e di sperimentazioni didattiche. Ha ricoperto cariche di responsabilità, partecipando a progetti e convegni internazionali. Ha vinto il Premio Speciale alla Personalità Creativa del concorso Idea Donna 2019 per la sezione racconti.

Dati libri

AUTORE: Sabina Moretti

TITOLO: Zulu

2019

Il Seme Bianco

ISBN 9788833611945

PAGINE: 176 p.

PREZZO: 15,90 €

Oggi è un grande giorno non solo per la Corte editore ma per tutti noi lettori! Festeggiamo assieme il loro anniversario più importante: undici anni di presenza in tutte le librerie!

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Le librerie sono luoghi incantati per chi, come noi del blog amano i libri. Tra scaffali possiamo accedere a ogni sogno. L’incanto di scegliere il libro giusto, di sfogliarlo e di immergersi nella sua narrazione non ha prezzo.
Oggi sono ben undici anni esatti che i libri della corte editore sono presenti i libreria…possiamo toccarli, annusarli e sfogliarli…
Ecco che la Corte ha deciso di festeggiare, questa ricorrenza :
DA VENERDI A DOMENICA  , solo sul sito www.lacorteditore.it, per ogni libro acquistato sarà possibile sceglierne altri due da ricevere in regalo: uno in formato cartaceo (quello con il prezzo inferiore) e uno in ebook a scelta tra tutto il catalogo.
la promozione sarà attiva dalle ore  00.00 di venerdì notte, alle 24 di domenica,
Cosa aspettate?
io vi consiglio di coccolare il mio Carrol.

“Pazze di libertà” di Silvia Meconcelli, Alter Ego edizioni. A cura di Ilaria Grossi. (Fonte https://reviewsrose.wordpress.com)

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 Ritorna Silvia Meconcelli, con un nuovo romanzo che ho particolarmente amato, perché le voci di Maria, Flora, Assunta, Tata Ines e Jole, sono le voci di tutte quelle donne che hanno urlato per essere se stesse, non sono pazze anzi sì sono “pazze di libertà”

“Ma a volte torna la luce e mi tormento con domande a cui non so dare risposta, mi torturo l’anima, la spello, la faccio in brandelli. E’ l’unico modo per mantenere viva la rabbia, quella rabbia che mi consente di non chiudere gli occhi e lasciarmi morire”

Siamo a Grosseto, minacciata dalla guerra, dalle bombe e dal predominio nazifascista, c’è una parte del paese che non resiste più e chiede riscatto: le lotte di comunisti e partigiani non saranno più silenziose.

Ed è in un clima di odio e guerra che la storia di Maria e Lucio cresce tra passione e ideali, anche se è evidente la differenza di classe sociale, lei figlia di un noto avvocato e informatore fascista, lui è comunista, sovversivo, figlio del calzolaio Fabbri.

Maria, racconta tutto a Tata Ines, una figura più materna della vera madre, arrogante e viziata.

Maria non vuole rinunciare ad un amore genuino e vero e soprattutto essere d’aiuto per Lucio e il suo gruppo di sovversivi.

Come la guerra con la sua cattiveria tinge tutto di nero, un velo scuro cala sulla vita di Maria, per mano della sua famiglia.

Maria si risveglia sola, in una cella di un manicomio con finestre chiuse da sbarre, senza un perché, frastornata, incredula, impaurita e cosciente che quel posto non le appartiene, lei non è matta.

La voce di Maria, ci riporta indietro nel tempo e ci dipinge con dolore, un’immagine drammatica ed inimmaginabile delle donne rinchiuse nei manicomi.

Erano lì perché

“capricciose, eccitate, insolenti, irrequiete, petulanti, erotiche, smorfiose, loquaci”

Donne che una volta varcata la porta del manicomio, perdevano tutto.. personalità, femminilità, dignità e affetti personali, non c’era spazio per le loro idee e opinioni, per la loro sete di emancipazione o semplicemente perché non volevano sposarsi e fare figli e non rispettavano la famiglia.

Non è solo la voce delle donne, ma anche di tutti quegli uomini che in un periodo storico così drammatico, come la seconda guerra mondiale, hanno combattuto e cercato di resistere anche a costo della vita e riconoscendo un ruolo importante a tutte quelle donne che hanno contribuito con assistenza e solidarietà.

Grazie Silvia, per aver scritto un storia così bella e vera, che ci porta inevitabilmente a riflettere su certi orrori del passato e purtroppo attualissimi.

Questa storia è per tutte le donne e a tutte quelle che si fanno spazio con non poche difficoltà, che si rimettono in gioco, che chiedono supporto per ottenere una perfetta sinergia con la propria vita e personalità.

A tutte le donne “ Pazze di libertà”

Grazie Silvia Meconcelli

Buona lettura Ilaria per Les Fleurs du mal blog letterario

La rubrica Cinema e parole presenta “Ritorno al futuro”. A cura di Aurora Stella

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Se avete letto la mia recensione su Star Wars, avrete capito che quello che cerco di fare è donarvi chiavi di lettura diverse dal solito, per poter approcciare in maniera diversa la visione dei film. Siano essi recenti o datati. La prima di queste chiavi è stata il viaggio dell’eroe un passe-partout valido per quasi tutti i testi e tutti i film. Non occorre infatti che un viaggio sia prettamente “fisico”. Anche un viaggio nell’io è comunque un viaggio. E se l’eroe avrà subito una metamorfosi, allora avrà compito il suo dovere.

Cosa piuttosto evidente anche in questa trilogia.

Nel primo film Marty è insicuro, alla fine del film è maturato. Nel corso degli altri due film, verranno evidenziati anche altri lati negativi del suo carattere (come l’irascibilità) che alla fine riuscirà a dominare. Assodato che non getteremo alle ortiche il lavoro precedentemente svolto, va detto che, per parlare di ritorno al futuro, occorre conoscere i principali paradossi temporali e vi sorprenderà, alla fine del breve elenco, vedere quanti ne sono stati usati in un film dalla trama apparentemente semplice. Nel prontuario che dovrete tenere a portata di mano, metterò anche qualche altro film che poi andrò a recensire.

Cominciamo con quelli definiti paradossi di coerenza:

paradosso dei gemelli: uno dei due gemelli parte per un viaggio a una velocità prossima o superiore a quella della luce, quando torna trova il fratello invecchiato. (Interstellar)

Del nonno: un temponauta torna indietro nel tempo, incontra suo nonno, ma per un incidente fortuito lo uccide (Ritorno al Futuro)

Ci sono poi quelli di conoscenza:

quello di Monna Lisa. Il temponauta fa un viaggio a ritroso per vedergli realizzare le sue opere e se le porta dietro. Quando arriva scopre che il pittore dipinge in maniera ingenua: mostra le tele e il pittore ispirato le copia. (Terminator, Star trek primo contatto, Ritorno al futuro, Torno indietro e cambio tutto)

Paradossi di predestinazione: pur tornando indietro, a causa di una legge naturale è impossibile cambiare gli eventi. (L’esercito delle 12 scimmie)

Co-esistenza. Incontrare sé stessi nel passato, ma non nel futuro. (Ritorno al futuro).

E qui già si generano paradossi nei paradossi…che ridere.

Il multiversum ad esempio (interstellar, ritorno al futuro, terminator, Star Trek)

L’effetto farfalla (interstellar, ritorno al futuro, terminato, Minority reportr)

La cesura cosmica. (l’esercito delle 12 scimmie, per alcuni versi anche minority report)

Il loop. (Ritorno al futuro, Edge of tomorrow)

Ora, parlando della trilogia man mano ve li illustrerò (anche per evitare di dover fare un trattato di fisica quantistica).

Cominciamo però da qualcosa di più tangibile. Cosa ci intriga effettivamente di Ritorno al Futuro?

Marty non torna indietro con un preciso scopo. Anzi non ne ha alcuna intenzione. È solo per una serie fortuita di casualità che raggiunge il suo passato. Per sfuggire ai libici che hanno appena ucciso Doc prende l’auto e la lancia a ottantotto miglia orarie e si ritrova a vivere trenta anni prima.

Rispetto a una letteratura che fino a questo momento ci proponeva (Wells, Asimov) un temponauta consapevole, Marty è là per caso (o forse no) e la prima cosa che fa è creare un paradosso (ovviamente in maniera fortuita). Lui si è spostato nel tempo, non nello spazio. Non è finito in una regione sconosciuta o su un pianeta alieno, ma in un passato relativamente vicino.

E qui il regista molla una stoccata doppia: l’incoerenza dei genitori che mostrano ai figli un profilo perfetto e l’importanza di conoscere le proprie radici. Recuperare quelle storie di famiglia che tengono la famiglia unita, appunto. Se Marty non avesse saputo dai suoi stessi genitori particolari sulla loro storia non avrebbe potuto influenzare il passato affinché prendesse pieghe conosciute.

In questo caso, per Zemeckis, la cesura cosmica non esiste. Se torni indietro nel tempo rischi di innescare un effetto farfalla (generando cambiamenti che possono portare al disastro o alla non esistenza). La sua visione coincide di più con quella di Asimov (la fine dell’eternità) dove i temponauti (i cosiddetti Eterni) potevano interferire con gli abitanti delle varie linee temporali per un bene considerato supremo e generare delle realtà diverse.

È quello che in un certo senso accade in ritorno al futuro.

La strada che deve di intraprendere il regista è quella di evitare la predestinazione e la cesura cosmica.

Il passato può essere cambiato.

Ma abbiamo anche un effetto Monna lisa. Vi ricordate quando Marty canta Jhonny be good? Chi viene interpellato dall’altra parte del telefono?

Proprio il suo creatore. Ora: chi avrà ispirato la composizione del brano? Marty no, perché egli stesso l’ha appresa (quindi doveva esistere), ma nemmeno Chuck Berry può averla composta perché lui era alla ricerca di un nuovo sound che non avrebbe mai scoperto se suo cugino non gli avesse telefonato mentre Marty eseguiva la canzone. Bel rompicapo, eh? Ma a questo servono i paradossi.

Quando poi Marty (nel primo film) torna, un piccolo effetto farfalla ci sarà: i genitori da sfigati, grazie al suo intervento, sono diventati dei vincenti e anche alla fine del terzo, dopo aver vissuto nel west Marty eviterà l’incidente che lo porterà alla disfatta.

La frase di doc “il futuro non è scritto” apre tuttavia le porte a qualcosa che va oltre i viaggi nel tempo.

Il multiversum.

La possibilità che sussistano universi paralleli, mondi e dimensioni alternative che possono esistere, nascere o morire.

Pensiamo al più grande buco nella trama di tutta la trilogia.

Il vecchio Biff Tannen che ruba la macchina a Marty e Doc e torna indietro nel tempo per consegnare a sé stesso l’almanacco che lo arricchirà e che sarà responsabile della creazione di una linea del tempo alternativa.

Beh, che c’è di strano?

Un effetto farfalla come un altro, un paradosso di coesistenza che avrebbe dovuto eliminare l’universo dato dal vecchio Biff che incontra sé stesso giovane, (che comunque genera una linea temporale alternativa), una data che, in un certo senso, rappresenta una sorta di snodo temporale da cui si dipanano tutte le linee alternative.

Ma non vi ho ancora detto dov’è il buco.

Nel momento in cui il vecchio Biff torna verso il suo futuro “attuale” non dovrebbe più trovarlo e , per usare le parole di Doc, in quel momento, la realtà avrebbe dovuto mutare intorno a loro. Ma la realtà resta la stessa. Non ci troviamo nell’orribile futuro dell’orribile città della linea alternativa, ma nel preciso momento in cui serva che torni. Nel 2015 “normale” quello dove Marty ha appena salvato suo figlio (a proposito gli attori indossano davvero vestiti al contrario)

In parole povere, quella realtà sarebbe dovuta sparire nell’istante in cui Biff ruba l’auto.

Ma, mi direte voi, come se ne sarebbero potuti accorgere Marty e Doc del mutamento della realtà circostante se questa fosse cambiata istantaneamente? Semplice: loro non appartengono a quella realtà e un cambiamento lo avrebbero percepito.

Oppure, se il regista avesse voluto, avrebbe dovuto farlo comprendere a noi. Come risolvere dunque questo problema. In parte se ne sono occupati su una puntata di Big Bang Theory, ma io ho una mia proposta.

La soluzione che mi viene in mente è trasversale e va a pescare nel grande serbatoio dei paradossi. Beef è tonato nell’istante in cui è scomparso…

Questo, almeno in teoria, aggiusterebbe le cose aprendo le porte al loop.

Perché, vi domanderete, è tanto importante per me dare un filo logico tutto ciò? Perché scrivo fantascienza, sono una psicopatica e detesto i buchi nelle trame. È sufficiente come risposta?

Se avete sempre evitato di guardare film di fantascienza perché li avete trovati cose per bambini, vi invito a riguardare questa meravigliosa trilogia e porvi, aldilà dei quesiti scientifici, le seguenti domande.

Se fosse capitato a me, quanto so della storia dei mei genitori?

Quante balle mi hanno raccontato?

Rischierei una mossa alla Beef o ci sono cose che volontariamente cambierei?

Viaggerei nel futuro?

Secondo bug che però mi aiuta a riparare il primo.

Se è previsto che non si possa viaggiare nel futuro per vedere se stesi, come hanno fatto Marty e la fidanzata a incontrare i sé stessi più vecchi?

E allora vedete che ho ragione? Quella linea futura alternativa non è che un multiversum, una possibilità. Un po’ come accade quando si parla di orbite e orbitali per gli elettroni. Mi spiego meglio. Nei vecchi modelli atomici si proponeva una sorta di orbita precisa che l’elettrone (come in un mini modello di sistema solare) doveva percorrere. Ma questo modello era lacunoso, perciò, più tardi si elaborò il concetto di orbitale. Non più dunque una linea determinata e precisa ma un concetto di spazio e di possibilità entro il quale l’elettrone poteva trovarsi. Tutto chiaro, no?

No.

Va bene, passerò a un concetto più normale.

L’omaggio che Zemeckis ha tributato ai cosiddetti spaghetti western. Sia nel secondo che nel terzo film. E lo ha fatto non solo mostrando la scena madre di per un pugno di dollari, facendola riprendere dallo stesso Marty, ma anche giocando con le inquadrature alla maniera di Sergio Leone.

Dopo tutto questo bla bla bla, non siete curiosi di rivedere di nuovo la trilogia e divertirvi a scovare i momenti in cui i paradossi si affastellano?