La rubrica Cinema e parole presenta “Ritorno al futuro”. A cura di Aurora Stella

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Se avete letto la mia recensione su Star Wars, avrete capito che quello che cerco di fare è donarvi chiavi di lettura diverse dal solito, per poter approcciare in maniera diversa la visione dei film. Siano essi recenti o datati. La prima di queste chiavi è stata il viaggio dell’eroe un passe-partout valido per quasi tutti i testi e tutti i film. Non occorre infatti che un viaggio sia prettamente “fisico”. Anche un viaggio nell’io è comunque un viaggio. E se l’eroe avrà subito una metamorfosi, allora avrà compito il suo dovere.

Cosa piuttosto evidente anche in questa trilogia.

Nel primo film Marty è insicuro, alla fine del film è maturato. Nel corso degli altri due film, verranno evidenziati anche altri lati negativi del suo carattere (come l’irascibilità) che alla fine riuscirà a dominare. Assodato che non getteremo alle ortiche il lavoro precedentemente svolto, va detto che, per parlare di ritorno al futuro, occorre conoscere i principali paradossi temporali e vi sorprenderà, alla fine del breve elenco, vedere quanti ne sono stati usati in un film dalla trama apparentemente semplice. Nel prontuario che dovrete tenere a portata di mano, metterò anche qualche altro film che poi andrò a recensire.

Cominciamo con quelli definiti paradossi di coerenza:

paradosso dei gemelli: uno dei due gemelli parte per un viaggio a una velocità prossima o superiore a quella della luce, quando torna trova il fratello invecchiato. (Interstellar)

Del nonno: un temponauta torna indietro nel tempo, incontra suo nonno, ma per un incidente fortuito lo uccide (Ritorno al Futuro)

Ci sono poi quelli di conoscenza:

quello di Monna Lisa. Il temponauta fa un viaggio a ritroso per vedergli realizzare le sue opere e se le porta dietro. Quando arriva scopre che il pittore dipinge in maniera ingenua: mostra le tele e il pittore ispirato le copia. (Terminator, Star trek primo contatto, Ritorno al futuro, Torno indietro e cambio tutto)

Paradossi di predestinazione: pur tornando indietro, a causa di una legge naturale è impossibile cambiare gli eventi. (L’esercito delle 12 scimmie)

Co-esistenza. Incontrare sé stessi nel passato, ma non nel futuro. (Ritorno al futuro).

E qui già si generano paradossi nei paradossi…che ridere.

Il multiversum ad esempio (interstellar, ritorno al futuro, terminator, Star Trek)

L’effetto farfalla (interstellar, ritorno al futuro, terminato, Minority reportr)

La cesura cosmica. (l’esercito delle 12 scimmie, per alcuni versi anche minority report)

Il loop. (Ritorno al futuro, Edge of tomorrow)

Ora, parlando della trilogia man mano ve li illustrerò (anche per evitare di dover fare un trattato di fisica quantistica).

Cominciamo però da qualcosa di più tangibile. Cosa ci intriga effettivamente di Ritorno al Futuro?

Marty non torna indietro con un preciso scopo. Anzi non ne ha alcuna intenzione. È solo per una serie fortuita di casualità che raggiunge il suo passato. Per sfuggire ai libici che hanno appena ucciso Doc prende l’auto e la lancia a ottantotto miglia orarie e si ritrova a vivere trenta anni prima.

Rispetto a una letteratura che fino a questo momento ci proponeva (Wells, Asimov) un temponauta consapevole, Marty è là per caso (o forse no) e la prima cosa che fa è creare un paradosso (ovviamente in maniera fortuita). Lui si è spostato nel tempo, non nello spazio. Non è finito in una regione sconosciuta o su un pianeta alieno, ma in un passato relativamente vicino.

E qui il regista molla una stoccata doppia: l’incoerenza dei genitori che mostrano ai figli un profilo perfetto e l’importanza di conoscere le proprie radici. Recuperare quelle storie di famiglia che tengono la famiglia unita, appunto. Se Marty non avesse saputo dai suoi stessi genitori particolari sulla loro storia non avrebbe potuto influenzare il passato affinché prendesse pieghe conosciute.

In questo caso, per Zemeckis, la cesura cosmica non esiste. Se torni indietro nel tempo rischi di innescare un effetto farfalla (generando cambiamenti che possono portare al disastro o alla non esistenza). La sua visione coincide di più con quella di Asimov (la fine dell’eternità) dove i temponauti (i cosiddetti Eterni) potevano interferire con gli abitanti delle varie linee temporali per un bene considerato supremo e generare delle realtà diverse.

È quello che in un certo senso accade in ritorno al futuro.

La strada che deve di intraprendere il regista è quella di evitare la predestinazione e la cesura cosmica.

Il passato può essere cambiato.

Ma abbiamo anche un effetto Monna lisa. Vi ricordate quando Marty canta Jhonny be good? Chi viene interpellato dall’altra parte del telefono?

Proprio il suo creatore. Ora: chi avrà ispirato la composizione del brano? Marty no, perché egli stesso l’ha appresa (quindi doveva esistere), ma nemmeno Chuck Berry può averla composta perché lui era alla ricerca di un nuovo sound che non avrebbe mai scoperto se suo cugino non gli avesse telefonato mentre Marty eseguiva la canzone. Bel rompicapo, eh? Ma a questo servono i paradossi.

Quando poi Marty (nel primo film) torna, un piccolo effetto farfalla ci sarà: i genitori da sfigati, grazie al suo intervento, sono diventati dei vincenti e anche alla fine del terzo, dopo aver vissuto nel west Marty eviterà l’incidente che lo porterà alla disfatta.

La frase di doc “il futuro non è scritto” apre tuttavia le porte a qualcosa che va oltre i viaggi nel tempo.

Il multiversum.

La possibilità che sussistano universi paralleli, mondi e dimensioni alternative che possono esistere, nascere o morire.

Pensiamo al più grande buco nella trama di tutta la trilogia.

Il vecchio Biff Tannen che ruba la macchina a Marty e Doc e torna indietro nel tempo per consegnare a sé stesso l’almanacco che lo arricchirà e che sarà responsabile della creazione di una linea del tempo alternativa.

Beh, che c’è di strano?

Un effetto farfalla come un altro, un paradosso di coesistenza che avrebbe dovuto eliminare l’universo dato dal vecchio Biff che incontra sé stesso giovane, (che comunque genera una linea temporale alternativa), una data che, in un certo senso, rappresenta una sorta di snodo temporale da cui si dipanano tutte le linee alternative.

Ma non vi ho ancora detto dov’è il buco.

Nel momento in cui il vecchio Biff torna verso il suo futuro “attuale” non dovrebbe più trovarlo e , per usare le parole di Doc, in quel momento, la realtà avrebbe dovuto mutare intorno a loro. Ma la realtà resta la stessa. Non ci troviamo nell’orribile futuro dell’orribile città della linea alternativa, ma nel preciso momento in cui serva che torni. Nel 2015 “normale” quello dove Marty ha appena salvato suo figlio (a proposito gli attori indossano davvero vestiti al contrario)

In parole povere, quella realtà sarebbe dovuta sparire nell’istante in cui Biff ruba l’auto.

Ma, mi direte voi, come se ne sarebbero potuti accorgere Marty e Doc del mutamento della realtà circostante se questa fosse cambiata istantaneamente? Semplice: loro non appartengono a quella realtà e un cambiamento lo avrebbero percepito.

Oppure, se il regista avesse voluto, avrebbe dovuto farlo comprendere a noi. Come risolvere dunque questo problema. In parte se ne sono occupati su una puntata di Big Bang Theory, ma io ho una mia proposta.

La soluzione che mi viene in mente è trasversale e va a pescare nel grande serbatoio dei paradossi. Beef è tonato nell’istante in cui è scomparso…

Questo, almeno in teoria, aggiusterebbe le cose aprendo le porte al loop.

Perché, vi domanderete, è tanto importante per me dare un filo logico tutto ciò? Perché scrivo fantascienza, sono una psicopatica e detesto i buchi nelle trame. È sufficiente come risposta?

Se avete sempre evitato di guardare film di fantascienza perché li avete trovati cose per bambini, vi invito a riguardare questa meravigliosa trilogia e porvi, aldilà dei quesiti scientifici, le seguenti domande.

Se fosse capitato a me, quanto so della storia dei mei genitori?

Quante balle mi hanno raccontato?

Rischierei una mossa alla Beef o ci sono cose che volontariamente cambierei?

Viaggerei nel futuro?

Secondo bug che però mi aiuta a riparare il primo.

Se è previsto che non si possa viaggiare nel futuro per vedere se stesi, come hanno fatto Marty e la fidanzata a incontrare i sé stessi più vecchi?

E allora vedete che ho ragione? Quella linea futura alternativa non è che un multiversum, una possibilità. Un po’ come accade quando si parla di orbite e orbitali per gli elettroni. Mi spiego meglio. Nei vecchi modelli atomici si proponeva una sorta di orbita precisa che l’elettrone (come in un mini modello di sistema solare) doveva percorrere. Ma questo modello era lacunoso, perciò, più tardi si elaborò il concetto di orbitale. Non più dunque una linea determinata e precisa ma un concetto di spazio e di possibilità entro il quale l’elettrone poteva trovarsi. Tutto chiaro, no?

No.

Va bene, passerò a un concetto più normale.

L’omaggio che Zemeckis ha tributato ai cosiddetti spaghetti western. Sia nel secondo che nel terzo film. E lo ha fatto non solo mostrando la scena madre di per un pugno di dollari, facendola riprendere dallo stesso Marty, ma anche giocando con le inquadrature alla maniera di Sergio Leone.

Dopo tutto questo bla bla bla, non siete curiosi di rivedere di nuovo la trilogia e divertirvi a scovare i momenti in cui i paradossi si affastellano?

Un pensiero su “La rubrica Cinema e parole presenta “Ritorno al futuro”. A cura di Aurora Stella

  1. Pingback: Back to the Future: recensione del film

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