Blog Tour “Sto pensando di finirla qui” di Ian Reid. Il nostro blog presenta “l’articolo Il lettore fra suggestione e consapevolezza”. A cura di Alessandra Micheli

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Ho sempre amato più il mondo mentale di quello che, gli stolti definiscono reale.

E’ in quei pensieri che scorrono liberi come cavalli selvaggi che io trovo il miracolo di essere umana, viva e anche in preda ai più atroci dolori.

E’ in quegli attimi che sembrano eterni senza tempo che si cela il segreto del mondo.

Un pensiero è vero più delle azioni e delle parole che diciamo.

Un azione può sembrare cosi eroica, cosi commovente.

Una madre con un bambino, un salvataggio di un cucciolo.

I gesti che mostrano al mondo in modo spavaldo il valore di tanti ideali che a parole professiamo…e le parole, cosi argute, cosi taglienti a volte, cosi capaci di sfondare i muri, di cambiare le menti.

Pensiamo ai discorsi di Martin Luther King.

Nonostante la sua morte essi risuonano ancora nei nostri cuori.

E il gesto di Rose Parks?

Ha cambiato il volto dell1america, messa di fronte alla sua perversa decadenza. Per questo siamo cosi legati a quello che chiamiamo il reale, relegando il mondo interiore nell’immaginario del folclore, del mito e del simbolo. Per noi sono giochi, sono solo divertimenti non adatti ai dotti e ai sapienti.

Conta il tangibile, conta quello che possiamo stringere tra le mani.

Eppure…siamo davvero sicuri che ogni nostra azione, ogni parola sia davvero reale?

Siamo davvero sicuri che la realtà, cosi come la definiamo noi esiste davvero?

Studi di emeriti scienziati hanno messo un mostra una verità sconvolgente: nulla di ciò che noi descriviamo come reale, esiste.

Ogni oggetto, ogni persona, ogni elemento del cosmo e del mondo, dipende da un atto profondamente mentale. Noi non conosciamo altro che la rappresentazione, spesso simbolica, che la nostra beffarda mente ci fornisce.

Abbiamo lo stimolo, abbiamo la ricezione dello stesso attraverso le sinapsi e poi la elaboriamo.

Ecco che un albero non sarà m,ai lo stesso per nessuno.

Un volto sarà differente e ricco di mille sfaccettature, e sopratutto, soffrirà o sarà benedetto (dipende sempre da noi) dalle nostre personali suggestioni.

Noi non siamo consapevoli in modo costante di questo processo. Pensate alle conseguenze se questo processo fosse davvero alla portata di tutti..nulla avrebbe più senso, persino noi stessi non avremmo più contorni ne definizioni.

Forse saremmo addirittura invisibili, o forse personaggi di storie raccontate da altri e immaginate. E l’uomo, questa creatura cosi tronfia e arrogante se solo avvertisse la sua non realtà andrebbe in crisi.

Non essere corporeo, ma solo prodotto dalla suggestione di chissà chi, del cosmo che sogna, dell’energia oscura che canta, di una storia narrata da qualche voce lontana in quell’universo che si espande e non ha fine.

E persino i gesti quelli belli sarebbero vani, senza senso apparente, senza motivazione.

La nostra stessa vita ne sarebbe limitata.

A che serve camminare se la strada su cui proseguo non è reale?

Ma la sto raccontando io attraverso il mio cervello?

E cosi allora solo il pensiero è davvero reale.

Tutto il resto un illusione, creata a tavolino da chissà chi, felice di vederci brancolare affannarci a vivere al meglio a raggiungere chissà quale premio.

No.

Non potremmo mai sopportarlo.

Eppure….

qualcosa dentro di noi, dentro quel cervello che è il vero motore di questo strano organismo umano ci spinge a andare fuori dai confini ben tracciati.

E cosi nascono i libri e quei libri con quell’atmosfera onirica, tra sogno e realtà, tra dimensione dell’immaginario e fatto concreto. In quei libri l’unica autentica paura è scoprire la risposta alla domanda che ci facciamo da sempre: noi esistiamo?

O siamo solo il prodotto di una mente che ci asseconda e ci consola di perdite, di questa estrema solitudine che in fondo accompagna l’artista che ci ha messo in questo strano labirinto per topi.

Perchè svelare la risposta, vederla danzare attorno a noi, capire che siamo noi a raccontarci storie, a creare persino l’altro a cui affidiamo il cuore, non siamo altro che noi, può portare alla pazzia.

O alla disperazione.

O alla morte.

Ecco perché Reid ci accompagna lentamente in questo mondo strano fatto di simboli, cosi oscuro e cosi terrificante, fino all’agghiacciante rivelazione finale.

Sospesi tra suggestioni, emozioni e sensazioni che tentano di scappare, mentre l’uomo che chiama ci vuole solo dare un regalo importante: la consapevolezza.

Allora il lettore avrà tante reazioni.

Avrà paura.

Si sentirà soffocato.

Si sentirà braccato.

Sentirà che la realtà gli sfugge di mano.

Solo e senza speranza per un futuro di un tempo che non esiste, che non potrà mai esistere perché il mondo non è quello che ci hanno raccontato. E poi ci sarà il secondo lettore.

Quello che durante la lettura si sentirà a casa.

Lui già sa che tutto quello che gli serve lo può produrre grazie a quel collegamento diretto con dio, che è la mente.

Che non esiste una sola realtà ma mille, cento, diecimila realtà.

Che i personaggi di carta non sono meno corporei di quelli di carne e sangue.

Vedrà l’orizzonte e potrà di suo pugno colorarlo anche di amaranto, di verde, di fucsia. E riderà mentre gli altri urleranno sei pazzo.

Ma se ne fregherà perché saranno solo fastidiosi sussurri.

Il secondo lettore non avrà paura di sapere che è il sogno del sogno più grande. Non avrà paura dell’altalena che cigola, perché sa che può trasformarla quando vuole.

Amerà camminare in bilico tra onirico e dimensione quotidiana.

E ogni tanto un salto consapevole nel buco del coniglio lo farà sereno. Conosce i mostri e con loro incurante degli artigli fa un girotondo sfrenato.

Conosce gli angeli e prende da loro a prestito le ali.

Sa il valore della suggestione e conosce l’importanza della consapevolezza.

Entrambi per lui sono reali, cosi come reale è quel cammino che non ha paura di percorrere, di mete che non ha paura di raggiungere.

Solo per lui non sono cosi fondamentali.

Sono solo i mondi in cui la storia che è narrata, di cui lui è protagonista, decidono di fargli attraversare.

Non ha importanza il successo o l’insuccesso, la convenzione o la fatica. Sono solo parole e con il pensiero può trasformarle quando vuole.

Non ci sono vinti ne vincitori, c’è solo l’immensa libertà di sapere, che dopo questo strano viaggio ce ne sarà un altro, un altro ancora. I personaggi delle storie non hanno paura di non essere reali.

Non hanno paura di essere sognati, di essere pensieri.

Semplicemente è cosi leggero che si sente ogni tanto una nuvola spinta da un vento.

E tu lettore, sei pronto?

Hai deciso se vivere di suggestioni o di consapevolezza?

Nel momento che hai scelto, l’uomo che chiama assumerà per te, il volto che hai deciso: oscuro o luminoso, crudele o rassicurante.

Io ti aspetto al Dairy Queen con la mia limonata in mano.

Raggiungimi se hai coraggio.

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