Il blog è lieto di presentare La linea del colore di Igiaba Scego, Bompiani Editore

Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un’ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un’ingrata, l’abolizionismo e la violenza, l’incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l’Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell’indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

L’autore
Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974. Collabora con Internazionale. Tra i suoi libri Pecore nere, scritto insieme a Gabriella Kuruvilla, Laila Wadia e Ingy Mubiayi (Laterza 2005), Oltre Babilonia (Donzelli 2008), La mia casa è dove sono (Rizzoli 2010, Premio Mondello 2011), Roma negata (con Rino Bianchi, Ediesse 2014) e Adua (Giunti 2015), tutti tradotti in diverse lingue. La linea del colore è in corso di traduzione negli Stati Uniti

“Amore di Mamma” di Sarah Flint, edito da Newton Compton. A cura di Layla

amore di mamma - sarah flint

 

Amore di mamma” è l’ultimo libro che ho letto per voi.

A differenza dei romanzi letti precedentemente con sfumature di rosa, questo libro, è formato da diverse sfumature di giallo, che tendono verso il nero; è editato dalla casa editrice Newton Compton, e primo libro thriller della scrittrice Sarah Flint.

Prima di entrare nel vivo della recensione, è giusto mettere un’importante parentesi, per capire meglio i dettagli che l’autrice ci fa conoscere nella sua storia; bisogna, quindi sapere che, Sarah Flint, è una scrittrice che porta la sua prima professione, la sua esperienza, tra le pagine di un libro: detective per oltre trent’anni, si cimenta a scrivere storie particolarmente ricche di dettagli, vissute, grazie, al suo lavoro.

Proprio i dettagli portano il lettore ad immedesimarsi nella storia, con tutta l’anima. Chi legge, ha, quindi, una sorta di esperienza mistica con ognuno dei personaggi, partendo da Charlotte Stafford, la nostra detective. Fondamentale è stato, quindi, raccontare in prima persona, di ogni singolo protagonista, quello che hanno vissuto, avendo così il punto di vista individuale.

Charlotte Stafford, Charlie per tutti, è una giovane detective, altezza media e fisico atletico, con 9 anni di esperienza dalla sua, non si scoraggia davanti a nulla, anzi è sempre pronta ad imparare. Nella centrale di polizia di Lambert, dove lavora, il detective Capo Geoffrey Hunter è il suo mentore e da lui cerca di apprendere il più possibile;

Come ogni giorno il capo Hunter espone i vari casi e le varie indagini aperte e, in un lunedì mattina come tanti, il capo, è pronto ad esporre i fatti di un nuovo caso, il quale, nessuno avrebbe mai immaginato dove sarebbe andato a finire. Alcuni fatti s’intrecciano, due indagini, quasi per caso si incontrano: un caso di scomparsa, e di molestie domestiche. Ma non è tutto.

Julie Hubbard e suo figlio Richard, 14 anni, sono scomparsi, mentre il figlio Ryan rimane a casa con il padre: Keith Hubbard. Proprio quest’ultimo, è noto già alle autorità per le sue aggressioni e violenze domestiche. Julie non ha mai voluto denunciarlo, Richard invece, ha sempre tentato di convincere la madre a fare l’esatto contrario; proprio questo fa pensare a Keith Hubbard, all’allontanamento da casa volontario, ma proprio questo non convince la polizia. Da qui iniziano gli interrogatori, e i sospetti che porteranno la nostra detective alla conclusione del caso.

Non vi porterò al centro delle indagini, perché un giallo o thriller, non può essere raccontato, ma solo sfiorato con rispetto della trama e dell’enfasi degli avvenimenti, perché va letto e goduto. E sì, proprio goduto. Soprattutto se è un thriller di queste dimensioni, dove spesso si confondono i colori, si mescolano, come già detto, tra le note del giallo e del nero, e questo è importante sottolinearlo.

La scrittrice, Sarah Flint, affronta una tematica davvero forte tra le sue pagine, la violenza fisica e psicologica e ci fa entrare nella storia grazie alla narrazione che fa, da ogni punto di vista dei personaggi, come già vi avevo anticipato. Lo percepiamo attraverso descrizione delle varie situazioni da parte del killer, il quale ci fa vivere quello che sta provando, le sue sensazioni più profonde al limite del claustrofobico; le sue vittime, al contrario, ci portano a percepire quel senso di angoscia per quello che stanno subendo; in fine, ma non meno importante, sono le sensazioni di chi sta cercando la soluzione ad un caso estremo: Charlotte.

La scrittura è molto scorrevole e fluida; la narrazione di alcune scene, invece, è molto forte, cruda, ma ben dettagliata. Devo ammettere che, spesso, ho fatto fatica a continuare la lettura, per il senso di angoscia che ho vissuto, di dettagli ben delineati, ma è un fattore, a mio avviso, comunque positivo, perché un libro, thriller, deve scaturire nel lettore, certe sensazioni.

L’unica nota stonata, se così vogliamo definirla, è un “fuoritrama” di un caso parallelo, che viene narrato durante la storia principale e che ci distoglie dal pathos della suspense che stiamo vivendo con i personaggi e la trama. Distoglie lo sguardo e l’obiettivo nel momento in cui la narrazione è al massimo della sua concitazione.

Consiglio questo libro dalle note forti, crude, ma senza dubbi, un libro che ti lascia qualcosa dentro, che ci fa riflettere, e pensare, che il passato di ogni persona, delinea, sicuramente, il suo futuro.

Non andrò oltre, ma capirete le mie parole, solo dopo aver letto la parola Fine.