La Longanesi editore presenta “Le ribelli” di Chandler Baker. Imperdibile!

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“Prima di quel giorno, le nostre vite sfrecciavano su invisibili montagne russe, un convoglio incollato ai binari da leggi fisiche che sfuggivano alla nostra comprensione, malgrado tutte le nostre lauree. Ci sembrava di procedere in un caos controllato. Conoscevamo tutte le marche di shampoo a secco. Impiegavamo quattro giorni a vedere un episodio completo di The Bachelor. Crollavamo dal sonno con le cosce scaldate dai laptop. Per noi staccare significava leggere fiabe della buona notte ai nostri figli, cercando di non fare il conto delle ore trascorse in ufficio e di quelle passate a fare la mamma, senza sapere che cosa c’era stato prima. Eravamo iperqualificate e sottoutilizzate, autoritarie e sempre dalla parte della ragione. Le nostre strette di mano erano virili, gli estratti conto delle nostre carte di credito imponenti. Dimenticavamo il pranzo sui piani lavoro delle nostre cucine. Sempre la solita solfa. Finché tutto non cambiò. Il giorno in cui morì il nostro CEO, d’un tratto ci rendemmo conto che il nostro treno aveva una ruota difettosa e che stavamo per essere scaraventate fuori dai binari.”

 

Ispirato al caso “Shitty Media Men”, Le ribelli di Chandler Baker è un thriller che ha innescato negli Stati Uniti un intenso dibattito sulle ingiustizie subite dalle donne sul lavoro. Baker affronta non solo il tema delle molestie ma si concentra anche sul sostrato culturale maschilista più sottile, impercettibile a molti uomini, che produce automatismi e pregiudizi e che spinge molte donne a nascondere fragilità e punti di forza per tutelare la carriera. Un romanzo corale che è allo stesso tempo un atto di denuncia e un invito alla solidarietà tra donne.

Sloane, Ardie, Grace e Rosalita lavorano da anni alla Truviv, marchio di abbigliamento sportivo con sede a Dallas, e con molte delle loro colleghe hanno due cose in comune: sono madri lavoratrici e si muovono al di qua di una linea invisibile che le separa dai collaboratori uomini, nell’ombra del loro prepotente superiore Ames Garrett. Quando il CEO della Truviv muore improvvisamente e loro scoprono che la persona più vicina ad assumere il controllo del ruolo vacante è proprio Ames – che ha appena assunto una nuova ragazza, giovane, bella e single – capiscono che è arrivato il momento di fare qualcosa. Troppo a lungo, infatti, ci sono stati solo sussurri, bisbigli messi ripetutamente a tacere, ignorati o nascosti dai complici. Sloane, avvocato dell’azienda, convince le altre a fare qualcosa. Qualcosa di apparentemente innocuo, qualcosa che sembra un sussurro ma presto diventa un grido.

 

***

CHANDLER BAKER, è nata nel 1986 e vive ad Austin, in Texas, dove lavora nell’ufficio legale di una grande azienda. È sposata e ha una figlia. Le ribelli è il suo primo thriller.

“Elyss” di Valerio La Martire, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

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Avete mai visto Roma alle prime luci del mattino?

Un alba rosata inizia a sollevarsi piano piano, in uno strano silenzio rotto, qua e la dai rumori di chi lavora o di chi va a dormire.

E’ tutto sospeso.

E in quegli istanti, prima che l’irruenza di questa vecchia indomita città inizia a farsi rispettare, c’è un momento immobile, come se l’incanto di una magia fosse li li per manifestarsi.

In quegli attimi davvero ti sembra scorgere antiche divinità, antichi folletti, muse e ninfe che agitandosi donano la loro protezione a questa mia bella triste signora.

Nonostante il miracolo di Roma che dorme e si sveglia, il dolore permea questi sanpietrini.

Noi, troppo di fretta, intenti a rinnegare la fantasia e l’incanto, ci muoviamo quasi senza rispetto.

Non tanto per la gloriosa storia, o per quel passato che ancora sussurra da queste pietre, ma per quell’anima che ci chiede a ogni angolo di strada, di essere abbracciata.

Mi immagino Roma come una elegante decadente signora, con ancora tante storie da raccontare, quasi sussurri nella notte, funestata da chiasso cacofonico urla e schiamazzi.

Cerchiamo quella magia perduta in altri luoghi.

In altre culture cosi esotiche eppure distanti.

Quasi come se una parte di noi fosse stata sacrificata a questo osceno dio dell’apparenza.

Odiamo questi vicoli sporchi e trascurati, eppure cosi vivi e vibranti.

Odiamo quei palazzi del potere vilipesi dalla politica senz’anima e senza dignità.

Odiamo il papa che ci ha relegato in un angolo buio, donandoci quei diritti e quella libertà che prima ci negava.

Eppure, in quella storia fatta di repubbliche, di sacrifici di canzoni beffarde, creato come un arazzo dalla sarcastica voce di Pasquino, era proprio quel negarci che ci faceva alzare la testa orgogliosi e dire e no sor papa, io li diritti me li aripijo.

E cosi Roma sembrava quasi sottomessa, ma brulicava di vita, quasi sotterranea per paura de mastro Titta, con quella falce in mano come un oscura a ctonia divinità della morte.

Li sotto, in quella tradizione sotterranea nata proprio quando bisognava rialza la testa, si muoveva l’essenza di Roma mia.

Sberleffi, poesie crudeli e malinconiche, che ancora oggi ci narrano il dramma umano della guerra, il compromesso e la stupidità di chi si fa comprare da su spicci.

Mentre cammino per Roma penso al libro di Valerio.

E mi chiedo cosa celi questo urban fantasy, cosi accattivante e a tratti irriverente.

Cosi come lo spirito di questa antica, stanca guerriera.

Una lotta per recuperare, in fondo la vita, quella che guarisce oggi che siamo soltanto cosi pregni di morte.

Morte dell’identità, della cittadinanza, del pensiero, dall’immaginazione, della cooperazione e della fratellanza.

Morte di quella volontà che ci univa e che oggi ci divide mentre siamo intenti a scattarci i selfie.

E cosi mamma Roma sta li a guardarti triste, quella sua gente che non ascolta non sente e nega i doni che lei nonostante le botte che gli abbiamo dato, continua a elargirci.

La bellezza quasi antica delle sue strade, voci che risuonano cantando per i vicoli, echi del tempo che fu.

La magia celata agli occhi sciocchi degli stolti, cosi come Valerio narra nel testo.

Roma è davvero ancora patria di fauni e ninfe, di divinità e arcani misteri.

Patria di esoterismo e alchimia, patria di magie a cui attingere a mani aperte, forse soltanto per scrivere un libro.

E la lotta finalmente rinata contro zi prete, che oggi è quasi assente, sonnolento, distante, rassegnato.

Ma senza sto papa a cui dì no, cosa rimane a noi romani?

Cosa ne è della nostra libertà conquistata con la breccia di porta pia?

Abbiamo tutto.

Eppure le nostre mani sono vuote.

Siamo orfani della nostra città, immensi in critiche, rivendicazioni stantie, monnezza e malgoverno.

Cammino per Roma e mi sento come Elyss davanti alla meraviglia di incanti che Roma nasconde.

Sono nata qua e da qua, nonostante le contraddizioni no riesco a staccarmi.

Cosi come il suo lari non riesce ad andare via.

Sono qua a raccontare storie agli spiriti protettori, affinché mogi e affranti non lasciano la città sprovvista di protezione.

Sono le storie a difendere Roma mia.

Allora nun je da retta roma.

Non fa er patto cor diavolo, non rinunciare ai tuoi sogni per farti blandire dalla convenienza.

Nun te fa pecorone.

Non te fa cojonà.

Ascolta la mia voce che ti narra dei tempi antichi, che te canta no stornello.

Accanto a me, oggi a crederci ancora, ci sta Valerio.

Allora grazie, perché pure tu come me ami in modo assurdo, pazzo, folle e insensato sta vecchia abbandonata città.

 

Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo l’antologia Memorie ( Fonte http://oubliettemagazine.com/ 2020/02/07/intervista-di-alessia-mocci-a-rosario-tomarchio-vi-presentiamo-lantologia-memorie/)

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[…] Terra amata, mi fai riposar/ sotto lo sguardo benigno dell’Etna/ e dal mare rinasco a nuova vita,/ da quel mare fatto di storia d’uomini,/ di pescatori e focosi amori./ Cara Sicilia, qui fui greco, arabo, spagnolo/ cittadino del mondo e con/ il profumo della mia amata/ mi riscaldi l’anima.” ‒ “Profumo di Sicilia”

Il libro “Memorie – Antologia poetica” dell’autore siciliano Rosario Tomarchio è una raccolta in colloquio con il passato grazie ad una selezione di poesie di tre pubblicazioni precedenti, per un periodo di tempo che va dal 2013 al 2017.

Memorie” è la somma di nove anni nei quali Rosario si è cimentato con la riflessione e la comparazione. Ha toccando temi come la tradizione, l’amore per la Signora, l’Etna, per la sua terra e per il suo mare, per la famiglia e per quei piccoli gesti antichi che oggi, nell’era capitalista, quasi si frantumano prima ancora di realizzarsi.

E se la grande metropoli costringe l’essere umano ad una velocità che penalizza il rapporto tra emozione e pensiero, l’autore ci trasporta a Piedimonte Etneo, un piccolo borgo ai piedi del grande vulcano, nel quale gli abitanti conseguono il rito arcaico del connettere cuore ed intelletto.

Undici numero unico,/ che ripete due volte l’uno,/ il numero della luce,/ il numero del sole/ e dell’acqua che dà vita./ Caro, per te è stato destinato l’undici/ per essere due volte luce,/ luce che brilla negli occhi tuoi,/ per essere due volte sole che riscalda,/ quel sole che nasce dal tuo cuore/ e riscalda le persone a te vicino;/ per essere con maggior forza/ l’acqua che dà vita.// […]‒ “Undici”

A.M.: Ciao Rosario, oggi, parleremo della tua nuova pubblicazione. “Memorie” è propriamente una selezione di poesie presenti in alcune tue precedenti raccolte. Come nasce l’idea di un’antologia e perché hai scelto questo preciso titolo?

Rosario Tomarchio: Ciao Alessia grazie di questa interessante intervista. “Memorie” riassume tre importanti pubblicazioni che mettono in luce il mio percorso poetico e, precisamente, questa antologia poetica contiene alcune poesie provenienti da “Ricordi di poesie” pubblicato nel 2013, “Cielo” pubblicato nel 2014 e “Briciole di vita” pubblicato nel 2017. Ho scelto questo titolo pensando al mio passato e alla necessità dell’uomo − e quindi mia − di fare memoria. Nello stesso tempo in cui pensavo alle mie pubblicazioni passate facevo memoria ed ero proiettato al futuro e alle idee a cui sto lavorando.

A.M.: Quanto è difficile per il creatore preferire una poesia ad un’altra?

Rosario Tomarchio: Mi capita spesso di scrivere più poesie di quelle che ho intenzione di pubblicare in una raccolta e quindi devo fare ogni volta una selezione. Quando compio letteralmente una selezione ho bene in mente il ritmo da imprimere alla silloge poetica. Le emozioni che voglio trasmettere devono avere secondo il mio immaginario un salire e scendere. Dove per salire intendo da una emozione più lieve a una più forte. È come quando una persona si innamora e ascolta il suo cuore crescere nei battiti fino ad arrivare quasi a galoppare al primo bacio e poi lentamente tornare calmo in attesa del prossimo bacio. Così succede con la selezione che compio quando vado a comporre una raccolta poetica. Quindi nello scegliere le poesie ho usato questo metodo selezionando anche le poesie che avevano ricevuto una maggiore visibilità. Scegliere una poesia o un’altra non è semplice perché ogni poesia nasconde dentro di sé un momento di vita vissuta del poeta o delle persone che gli stanno accanto.

A.M.: Della raccolta “Ricordi di poesie” vorrei parlare di “Etna”: “Nobile donna di bianco vestita,/ sempre cara fosti ai gentil poeti,/ da greci ai latini innamorare facesti./ Alle mani di uomo doni i tuoi frutti,/ con il profumo dei tuoi fiori/ li seduci// […].”. Oltre a raccontarci in quale momento della tua vita sono nati questi versi, ci potresti anche fare un esempio di un poeta a te caro che ha narrato la bellezza della Signora?

Rosario Tomarchio: Questi versi sono nati in due particolari momenti. Un giorno mi sono ritrovato con alcuni conoscenti a parlare dell’Etna e del lavoro che offriva e io ho raccontato di mio nonno materno che, con il mulo, andava tutti i giorni sull’Etna per trasportare legna, carbone, mele dell’Etna (una qualità oggi difficile da trovare), e neve. Successivamente mi sono ritrovato a discutere di poeti latini e greci dell’antica Catania che hanno dedicato alla “Montagna” (Mongibello) alcune meravigliose liriche. Probabilmente il più famoso poeta latino che ha dedicato liriche all’Etna è Pindaro. Senza alcun dubbio il poeta greco più vicino alla cultura etnea e che ha poetato versi per la nobile Signora è Stesicoro.

A.M.: Della raccolta “Cielo” vorrei parlare di “Freddo”: “Sento freddo come un giunco sbattuto dal vento,/ come una lacrima solitaria,/ come una parola non detta,/ come un fiore di campo in un giardino di rose,/ come quella bianca pietra/ che un giorno mi accoglierà.” Perché l’essere umano scrive della morte?

Rosario Tomarchio: Grazie Alessia, per aver citato la poesia “Freddo”. Questa breve lirica è tra le più fortunate e più citate della critica letteraria. L’essere umano scrive della morte perché è qualcosa che non riesce a comprendere fino in fondo nonostante il proprio credo lo aiuta a prepararsi con fiducia alla morte. L’essere umano si prepara con fiducia perché la vita va oltre a quell’attimo temporaneo. Ovviamente credo questo fermamente grazie alla fede. Sciogliendo la parola morte dalla fede ci resta il ricordo e il ricordo è destinato a sopravvivere alla persona cara. Chi ama non muore.

A.M.: Della raccolta “Briciole di vita” vorrei parlare di “Sicilia è”: “Sicilia è una lacrima/ sul volto dei pescatori,/ di un mare che bagna una/ terra che offre/ un bicchiere di vino agli amici.// […]”. Non possiamo negare che la globalizzazione ha modificato le dinamiche di vita dei pescatori, degli agricoltori, allevatori e dunque della regione abitata, in questo caso la Sicilia. In che modo hai percepito queste modifiche?

Rosario Tomarchio: Ho percepito queste modifiche, nel momento in cui mi sono reso cosciente che per far conoscere i prodotti della propria terra, e in questo caso della Sicilia, si deve far parte della globalizzazione e in questo ci viene incontro il web che ci permette di far conoscere la nostra storia ma soprattutto i nostri prodotti in tutto il mondo. Un altro strumento valido sono le fiere internazionali che permettono di entrare in contatto con nuove idee e di proporre le nostre visioni e i nostri eccellenti prodotti. Dalla terra, dal mare e quindi dall’agricoltura, pastorizia, allevamento ecc, possiamo portare anche il discorso editoria, nel quale un ottimo strumento per la vendita dei libri è il web sempre più in sostituzione delle tradizionali librerie. Un altro buono strumento è l’ormai tipica fiera del libro se la casa editrice si prende il disturbo di partecipare!

A.M.: Il 26 agosto presso il Museo della musica di Piedimonte Etneo, la raccolta è stata presentata ufficialmente. Com’è andata la serata?

Rosario Tomarchio: La serata è andata benissimo con un pubblico veramente di qualità e con una parte dell’amministrazione presente. La presentazione, come detto, si è svolta al Museo della musica alternando la lettura delle mie poesie con meravigliosi passaggi musicali. Con l’occasione, ci tengo a ringraziare la signora Enrichetta Pollicina (vicesindaco di Piedimonte Etneo) e la signora Ivana Pollicina (consigliere comunale) per la gentile collaborazione e la disponibilità per la realizzazione della serata.

A.M.: So che hai in programma qualche novità… vuoi svelare qualcosa anche ai lettori?

Rosario Tomarchio: Sì, cara Alessia, ci sono tre grandi novità che voglio anticipare ai lettori. Prima fra tutte: la nascita della mia casa editrice, una scelta che ho fatto dopo molte riflessioni e valutazioni sulla possibilità di mercato. In secondo luogo, e legato alla mia prima novità: la realizzazione di un concorso nazionale di cui però non voglio svelare i particolari. E dulcis in fundo la terza novità è l’uscita in tutte le librerie fisiche e online della mia nuova raccolta di poesie con un tema molto particolare che farà da filo conduttore.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Rosario Tomarchio: In questa bella e interessante intervista, abbiamo parlato dell’Etna e così mi è venuto in mente un poeta che ogni giorno guardava un monte. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” Giacomo Leopardi.

A.M.: Rosario ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a questa breve esplorazione di “Memorie”, ai lettori invito all’acquisto della tua antologia, disponibile anche in formato digitale, e saluto con una citazione dello scrittore francese Marcel Proust: “Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.”

Written by Alessia Mocci

Info

Photo Rosario Tomarchio by Gianluca Leonardi

Sito Rosario Tomarchio – https://artnotizie.blogspot.com/

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