Il blog presenta “Cenerentola e la scarpetta di cristallo” di Federica Leva Illustrazioni originali di Aurora Stella. Da non perdere!

COVER scarpetta grande

 

 

La fata si rivolse compiaciuta a Cenerentola. «Sei soddisfatta, cara? Ora puoi andare al ballo.»

«Sì, ma…» balbettò Cenerentola, in difficoltà. «Come farò a presentarmi al principe, con questi cenci addosso?»

«Voi ragazze moderne siete un po’ troppo vanitose» la rimproverò la fata. «Ma vedrò di accontentarti ancora.»

Agitò nell’aria la bacchetta magica e una spirale luminosa avvolse Cenerentola. Alla ragazza sembrò di passare sotto una cascata di acqua calda, e subito dopo d’essere asciugata da un vento gentile. Il vestito divenne morbido e soffice, e la accarezzò come seta, sulla pelle. I capelli le si agitarono, tutt’attorno, per poi lisciarsi e intrecciarsi, come se dieci mani la stessero pettinando.

Tutto durò solo pochi istanti. Quando lo scintillio si dissolse, Cenerentola scoprì d’indossare uno sfarzoso abito azzurro, tempestato di pietre preziose. Specchiandosi nell’acqua placida della fontana, vide che la cenere era sparita, dal suo volto, e i capelli erano acconciati in una pettinatura da principessa, impreziosita da diamanti scintillanti.

Nemmeno nei suoi sogni era mai stata tanto bella!

Però, calzava ancora le sue scarpe da contadina, brutte e sfatte. Allora la Fata Madrina prese due gocce d’acqua dalla fontana e, con un gesto della bacchetta magica, richiamò un grappolo di stelle dal cielo. Ai piedi di Cenerentola comparvero due sfavillanti scarpette di cristallo.

 

Chi non conosce Cenerentola, la fiaba che da sempre fa sognare le bambine – e spesso anche le donne adulte?

Una ragazza bella e gentile, una matrigna perfida, due sorellastre invidiose e un principe da conquistare. Riuscirà Cenerentola a realizzare il suo “per sempre felici e contenti”?

Per voi, la famosa fiaba di Charles Perrault ritrascritta e arricchita di nuovi dettagli (ma sempre fedele all’originale), e illustrata a colori.

Età di lettura: dai 5 ai 99 anni (perché non si è mai troppo giovani, o troppo vecchi, per sognare)

Dati libro 

Copertina flessibile: 30 pagine

(20 dicembre 2019)

Collana: Le fiabe classiche

Lingua: Italiano

ISBN-10: 1678491454

ISBN-13: 978-1678491451

Disponibile in ebook, KU e cartaceo

LINK PER L’ACQUISTO

https://www.amazon.it/Cenerentola-scarpetta-cristallo-Federica-Leva/dp/1678491454/ref=sr_1_2?qid=1579278638&refinements=p_27%3AFederica+Leva&s=books&sr=1-2

“500 chicche di riso” di Alessandro Pagani, 96-rue de La Fontaine Edizioni. A cura di Francesca Giovannetti

500 chicche.copertina

“Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina.”
Robin Williams – Hunter ‘Patch’ Adams

E con questo libro guarirete in fretta…

Quando si tratta di arte, che sia cinema, teatro, danza o scrittura, far ridere è sempre molto più difficile che far piangere. Come se riuscissimo prima e meglio a riconoscere la nostra sofferenza che la nostra felicità…e forse è davvero così.

Pensando al cinema, quanti attori che sono arrivati alle luci della ribalta per la loro comicità si sono poi rivelati ottimi interpreti drammatici?

Perché ridere, davvero, è una cosa seria.

E non tutti sono in grado di farci sgombrare la mente e lasciarci abbandonare a una sana risata.

Ma questo libro ci riesce. Senza voce, senza ammiccamenti, solo con l’inchiostro: ed è straordinario.

500 chicche di riso, 500 pastiglie della felicità, 500 volte in cui possiamo liberarci dai nostri pensieri.

E sono lì, nero su bianco. Pronti a risvegliare quel nostro desiderio di essere bambini, anche se siamo cresciuti. Chiudere tutto e dedicarci a noi stessi, perché ci fa bene.

E questo libro dovrebbe essere in ogni casa, a portata di mano.  Prendetelo, leggetelo, sfogliatelo, non c’è un ordine, siete voi e la vostra voglia di sorridere.

Adesso vi dirò qualcosa di molto poco poetico su un aspetto del mondo dei blog: esiste una lista.

Trattando di libri, la parola lista non è bellissima ma tant’è…

Siamo fortunati quando l’elenco si allunga, perché significa che gli autori e le case editrici ci cercano. Accade, almeno a me, di prendere un libro dalla lista “ a occhi chiusi”, senza leggere la sinossi, ma nell’ordine di arrivo. È così che mi ho avuto in mano “500 chicche di riso”.

Ho letto la prefazione, scritta da Cristiano Militello e da buona toscana, anche se trapiantata da tempo, ho pensato “guarda un po’ chi si vede!”.

E poi ho iniziato la lettura, senza sapere che fosse una raccolta di 500 straordinarie risate.

E cosa posso dirvi?

Sono stata BENE.

Mi sono ritrovata a ridere con le lacrime a gli occhi,  mentre i miei figli arrivavano in salotto, curiosi di sapere che cosa stesse accadendo.

“Cari miei! Mettetevi in fila! Questo libro è di mamma e guai a chi lo tocca!”

L’ho terminato, ma so che è lì, quando ne avrò bisogno…ed è proprio una bella sensazione.

“Le mani di Manduria” di Mario Grasso, edito da Alter Ego Edizioni. A cura di Alessandra Micheli.

manduria cover

 

Un mondo di assurdi esseri umani

un gioco abilissimo, un intreccio di mani

ci comunichiamo così spudorati

quando ci siamo affezionati.

Mani educate di anziani signori

mani abilissime di gente d’affari

mani che ti lisciano con troppa simpatia

Con un tocco morboso che sa di sacrestia

un festival viscido e nauseabondo

in questa grande famiglia che poi è il mondo!

Giorgio Gaber

 

Mai canzone è più appropriata per introdurre questo libro.

Splendido, regale nella sua meravigliosa composizione e al tempo stesso odoroso di decadenza.

Due anime si incontrano, si inchinano e si danno il cambio: quella di un autore finemente intellettuale ossia ricco di quella straordinario acume che permette di distogliere il velo con cui nascondiamo le nostre lordure. E quella di un sud che tra le scorie che lo inquinano reclama il rispetto che si deve alla sua incantevole bellezza.

Una Puglia dal sole splendente e dai profumi di terra e erbe aromatiche. Una Manduria cosi composita ricca di contrasti eppure capace di trovare in essi il suo particolare equilibrio.

Modernità e tradizione, innovazione e un senso d’onore che in questo contesto non sa di piaggerie, ma piuttosto della lodevole ammirazione data dalla saggezza acquisita per educazione.

Il don  Ciccio di questo testo appare in tutta la sua maestosità: antico e saldo come una quercia, rispettoso dei mille volti di una terra che ama dal profondo e non solo perché garantisce un tenore di vita invidiabile. La terra non produce soltanto ai suoi occhi, canta, narra, racconta immortala storie e emozioni.

E’ un qualcosa di estremamente tattile e peccaminoso come le giunoniche contadine che stuzzicano quel suo letto esuberante.

Ma al tempo stesso è poetico come la luna che si riflette nel pozzo, cosi vicina apparentemente eppure cosi lontana, cosi impossibile da toccare, senza rischi.

Una luna che impersona il lato meno nobile di una terra cosi feconda, cosi capace di accogliere i sentimenti di ognuno: tutti i sentimenti dai più nobili a quelli più oscuri.

Ed ecco che accanto a quel sole cocente che illumina campi, vitigni una città dal biancore pudico, si scopre un altra Manduria.

Quella dei segreti inconfessabili, dell’orrore celato dal perbenismo, dai mille sorrisi dietro cui il male si nasconde.

Di un apparenza stanca di danzare per la gioia dei tanti, troppi protagonisti che, in fondo non solo altro che volti perduti di sogni svaniti all’alba, id una volontà godurioso annichilita dalla convezione sociale. Terra di rinunce è Manduria.

Terra di commedie dell’arte portate avanti con fatica e senza crederci davvero.

Terra id maschere a tratti deformi dietro cui celare frustrazioni ossessioni e sorrisi.

Ogni cittadino ha il suo scheletro nell’armadio, cosi ghignante nel suo biancore osceno, in contrasto dicono una certa pudicizia dei vicoli.

E dentro questi anfratti da cartolina che si consumano tradimenti, perversioni e trasgressione a un codice mantenuto quasi per rassegnazione più che per ideale vivo e fulgido.

E cosi il rispetto che appare orgoglioso all’inizio del testo, si snatura divenendo piano piano semplicemente abitudine.

Non necessità ma piuttosto codice di comportamento da manifestare per quei vicoli dalla purezza tradita, e violentare nel segreto dell’alcova. E in questo mondo che al tempo stesso attira per quel suo rasserenante tramonto arricchito dallo stormire dei grilli si avverte la decadenza avanzare con passo lieve, cadenzato ma deciso, fino a che sono le amni a simboleggiare l’innocenza perduta:

Mani bianchissime, schifose da toccare

mani inanellate di papi da baciare

mani scivolose di esseri umani

mani dappertutto, tantissime mani

Gaber

Sono le mani che hanno perduto la capacità creativa, che sono scevre da un lavoro che ha reso la terra fertile e madre.

Sono mani che non lavorano, che non accarezzano e che violano.

Sono le mani che i Ponzio Pilato lavano alla fontanella della vergogna. Sono le mani che nascondono sotto il regale tappato ogni sozzura.

Sono le mani che non stringono, non proteggono e non salvano.

Sono le mani che chiedono aiuto di un sud che tenta invano di ritrovare la propria dignità perduta.

Un libro toccante capace di rendere il voyeurismo tipico di chi vuole godere del marcio di un tranquillo paesino, un canto sofferto di chi comprende come anche la realtà più provinciale, lontana, inarrivabile diviene esempio di un Italia che non ascolta più, non racconta più, non vive più.

Il blog presenta “Abito da sposa cercasi” di Cinnie Maybe, Delrai edizioni. Da non perdere!

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Mi aspetto che sia la sposa a parlare, perché in genere è così che funziona: hanno fretta di raccontarmi come sarà il giorno più bello della loro vita, quello che programmiamo tutte da quando abbiamo cinque anni e facciamo sposare Barbie con Ken.
Rebecca Gilbert ce l’ha quasi fatta: è a un passo dal diventare fashion director di Bridal, la boutique di abiti da sposa più glamour di tutta Londra.
Certo, qualcuno direbbe che ha dovuto sacrificare la sua vita privata per la carriera, ma che importa?
L’unica persona con cui mantiene un rapporto amichevole è il suo vicino di casa, Patrick, che non perde occasione per prendersi gioco di lei a causa di questo: lavoro, lavoro troppo lavoro e mai una relazione sentimentale.
Almeno finché Harry non entra in scena… o meglio, in atelier. A Becky basta trascorrere una serata con lui per vedersi sconvolgere l’esistenza, e non nel modo romantico che si sarebbe aspettata: guai in vista, e molto grossi!
A partire dalla promozione per finire con l’amicizia di Patrick. Ma non tutto è perduto… E se bastasse soltanto dire sì alla felicità?
L’autrice
Cinnie Maybe è nata e vive a Roma, città che ama profondamente.
Lavora nelle risorse umane di un’azienda ed è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Profonda conoscitrice delle dinamiche di moda e gossip mondiali, ama informarsi di tutto ciò che riguarda le ultime novità in fatto di vestiti e personaggi famosi.
È riuscita a emergere grazie a Wattpad, piattaforma online che l’ha fatta conoscere a migliaia di lettori e questo è il suo romanzo di esordio per la Delrai Edizioni.