“La tavola degli Otto” di Raffaella Iannece Bonora, Scatole Parlanti. A cura di Francesca Giovannetti. Introduzione a cura di Alessandra Micheli

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Introduzione

Siamo troppo abituati a considerare la religione e il senso del sacro totalmente disuniti dalla vita di ogni giorno.

I nostri gesti, specialmente con l’avvento del mondo di internet sono improntati a una materialità possessiva che tenta di farci esistere al di la delle nostre identità più profonde.

Il tutto subito ci porta a rinnegare, quasi fosse un abominio, tutto ciò che non è quantificabile, che non può essere reso reale dal like o della foto.

E’ il regno dell’apparenza e della forma a ogni costo che oggi si fa beffe della sostanza.

Essa è staccata dai nostri gesti, dalla nostra stesa esistenza per divenire terreno dei racconti, dei miti e dell’antichità delle leggende.

Nessuno ha tempo per una religione che si stabilisce i legami, ma per stabilirli li definisce attraverso i limiti.

Nel tempo passato, sede di ogni narrazione oggi aberrata da tanti troppi artisti, era la ruota dell’anno a scandire i ritmi delle pigre e monotone esistenze umane.

Che banali non erano, poiché veniva ogni volta esaltato, ammantato di meravigliosa curiosità il mondo di tutti i gironi.

Nella creazione che ripeteva il mistero più grande vita, morte e rinascita, ogni uomo sentiva di appartenere al tutto.

Sentiva e percepiva ogni suo gesto come una preghiera autentica al cielo. E cosi il seminare, l’intagliare il legno, ma persona il mestiere del mercante aveva una sua sacra connotazione esaltata e sviluppata con la creazione delle corporazioni.

Oggi, le divinità di un tempo, maestro e profondamente vicine all’essere umano sono alienata dal nostro vivere.

Non hanno spazio su facebook o su intangramm.

Non possono essere rese foto, ne spettacolo TV.

Sono totalmente fatte di strani e sottili fili di fumo che avvolgono la mente di chi è pronto a incontrare il mistero.

E riscoprirsi in quei remoti dei, che in fondo, non sono altro che parti di noi stessi, dei moti dell’anima resi personaggi.

E cosi Samahin è il dio del segreto e della sospensione del tempo lineare. Eostre è la divinità della sensualità e della fecondità della stessa.

Lugh è il dio che illumina gli anfratti segreti del nostro essere con la luce della conoscenza.

E via dicendo.

La tavola degli otto, quindi non fa altro che mostrarci altrettanti, fondamentali aspetti di quell’io che oggi, viene svilito dal fast e furios.

Ecco che la Bonora diventa di nuovo ciò che lo scrittore deve essere, menestrello capace di incantare, di ammaliare e di stuzzicare le nostre più remote corde dello spirito, affinché finalmente si risvegli e prenda il posto che gli spetti nella magica e sempiterna tavola degli otto.

Lascio ora la parola a un altro canto tipico del trovatore: la nostra Francesca intesserà per noi la sua magia e ci portare non solo dentro il libro ma sopratutto dentro il luogo oscuro per eccellenza.

L’animo umano.

Micheli Alessandra 

***

 

La vita racchiusa nella parola. A cura di Francesca Giovannetti

Otto dei, Otto personaggi, Otto storie.

Una raccolta di racconti legati a Otto divinità e ognuna rispetta un passaggio o un aspetto della vita umana.

La frase chiave è  : esistono i miracoli?

L’autrice ci lascia questa speranza, o illusione.

Otto situazioni diverse nel tempo e nei protagonisti.

Otto modi di essere, otto facce di come è, di come non dovrebbe essere, di come sarà.

Con una scrittura semplice, e non è certamente un difetto, pulita ed essenziale, si tratteggiano otto racconti che si incastrano alla perfezione non l’uno con l’altro ma nella vita di ognuno di noi: amore, paura, speranza, coraggio.

Dall’Italia degli anni Cinquanta a un futuro lontanissimo perso nell’universo.

Ma niente stride, niente è lasciato al caso.

Nella linearità perfetta e acuta di queste vicende si percepisce chiaro l’attenta analisi e lo studio che sta dietro a questo libro.

Ed è una gioia per il lettore sapere di essere il centro di tanta attenzione.

Scrivere un libro è certamente espressione dell’autore ma dare vita a una forma di arte degna di questo nome, nel rispetto, ripeto, di chi ne usufruisce, non è cosa da poco.

Si legge meglio e più volentieri se ci sentiamo parte di un progetto.

Ed è così che questa opera fa sentire: un libro scritto per noi, perché possiamo capire, infilarci fra le pieghe di noi stessi e della nostra umanità, trovare i punti deboli, sviscerarli, affrontarli, magari vincendoli, perché chissà…magari i miracoli esistono. Magari il miracolo siamo noi, che non disdegniamo un piccolo aiuto dall’alto, da parte di chi…in fondo non è così importante.

Al via la prima edizione del festival “Dystopian Day. Imperdibile evento!

Dystopian Day

 

Dai social alle librerie: i lettori si organizzano per dare vita a una giornata di dibattiti, panel, incontri con gli autori e tanti libri!

Sabato 21 marzo prende il via la prima edizione della manifestazione Dystopian Day, una giornata di dibattiti e incontri interamente dedicata alla distopia e ai suoi autori. Organizzato dal gruppo di lettori facebook “Leggere distopico” e dai suoi admin, Liliana Marchesi e Delos Veronesi, Dystopian Day nasce prima di tutto come momento di incontro tra lettori e appassionati. L’opportunità di incontrare autori, editori, traduttori e addetti ai mestieri, ma anche lettori e appassionati, ha reso possibile l’organizzazione di questa giornata fitta di incontri e di appuntamenti, sin dalla mattina. Giulia Abbate, Chiara Reali, Silvio Sosio, Giorgio Raffaelli e Leonardo Di Lascia, Elisabetta di Minico e Dario Tonani, sono solo alcuni dei nomi ospiti di questa prima edizione.
 E si comincia alle 10:30, con un incontro dal titolo “Eroine Distopiche e Femminismo”, che vede la Abbate, Liliana Marchesi e le autrici Michela Monti e Federica Amadori confrontarsi sul ruolo della donna nella nostra società contemporanea e tra le pagine dei classici e contemporanei. 
 Si prosegue, alle 14:30, con un incontro con gli “addetti ai lavori”, tra editori, traduttori e autori a disposizione del pubblico per rispondere a tutte le loto curiosità. 
 E si chiude alle 17:30 con il panel “Distopia letteraria e Storia contemporanea”, interamente dedicato ai sottili legami tra la nostra contemporaneità e il mondo narrativo distopico.

Non mancano gli autori in vetrina e gli incontri con i blogger e la stampa per interviste e momenti dedicati agli autori ospiti. Ma il Dystopian Day è importante anche perché segna un legame molto importante tra il pubblico di lettori on line, che si muove principalmente su facebook e community dedicate, e le librerie. Ad ospitare l’evento è infatti, la libreria specializzata in gialli e fantastica Covo della Ladra di Milano. E mentre si dibatte su quanto le dinamiche di lettura on-line stiano affossando le librerie fisiche, il 21 marzo, parlando di fantascienza e distopia, cercheremo di fondare le basi per delle dinamiche più fluide in cui il virtuale possa diventare reale, grazie alla volontà dei lettori e all’attività delle libreria.-

Info & press http://www.leggeredistopico.com/ Mail: Tel.
lunedì 17 febbraio 2020

Il programma

Ore 10:30 Eroine Distopiche e Femminismo Le protagoniste di ieri e di oggi nelle storie distopiche: cosa è cambiato? Il ruolo della donna dalla società alle righe: una storia ancora aperta.
Partecipano: Giulia Abbate (editor e scrittrice di “Manuale di Scrittura di Fantascienza”, edito da Odoya), Liliana Marchesi (fondatrice di Leggere Distopico e autrice di “CAVIE”, edito da La Corte),  Michela Monti  (autrice di “83500”, edito da Triskell Edizioni) e Federica Amadori (autrice di “Amari spicchi d’arancia”, edito da Le Mezzelane Casa Editrice).

Ore 14:00 Premiazione dei vincitori del Dystopian Contest.

Ore 14:30 EDITORIA. La parola agli esperti. Esperti del settore a confronto, per rispondere alle curiosità dei lettori.

Partecipano: Delos Veronesi (autore di “Winter”, edito da Watson Edizioni), Leonardo Di Lascia (fondatore di ThrillerNord e agente letterario), Chiara Reali (traduttrice), Masa Facchini  (Capo-redattore presso Acheron Books),  Silvio Sosio (Editore Delos Digital), Giorgio Raffaelli e Marco Scarabelli (Editori Zona42).

Ore 17:00 Distopia letteraria e Storia contemporanea Il nostro presente attraverso i romanzi distopici. Quanta realtà c’è nella letteratura Distopica?

Partecipano: Elisabetta Di Minico (saggista e ricercatrice, autrice di “Il futuro in bilico”, edito da Meltemi Editore),  Valentina Romanzi (dottoranda in letteratura angloamericana), Daniela Ruggero (autrice di “Nectunia”, edito da Dark Edizioni), Dario Tonani (autore di “Naila di Mondo9”, edito da Mondadori), Diego Tonini (autore di “Niente di umano all’orizzonte”, edito da Scatole Parlanti).

Info & press http://www.leggeredistopico.com/

lunedì 17 febbraio 2020
Nel corso della giornata ci saranno diversi momenti in cui poter incontrare gli autori, sia per farsi autografare i libri che per chiacchierare con loro.
Oltre ai panel principali (sala presentazioni) ci saranno infatti altre tematiche che verranno affrontate insieme alle blogger ufficiali dell’evento nelle dirette de “L’autore in vetrina” (spazio libreria). Parleremo di  Cose dell’altro mondo,  Distopia oggi e  Inquinamento Distopico.

ALTRI AUTORI PRESENTI:

Ilaria Pasqua – “Bomb Man”, Scatole Parlanti Lorenzo Sartori – “Alieni a Crema”, Plesio Editore Simone Colombo – “Radio Heads”, Narrativa Il Folgio Marta Leandra Mandelli – “Il gatto & gli stivali”, A. CAR. Edizioni Giovanni Magistrelli – “L’unione nel mirino”, Astro Edizioni Maria Carla Mantovani – “Il fulcro dell’universo”, Self-publishing Dario Degliumoni – “I figli del disastro”, Nativi Digitali Edizioni

BLOGGER UFFICIALI DELL’EVENTO:

Romina Braggion – Diario di ErreBi Chiara Ropolo – La lettrice sulle nuvole Noemi Oneto – Red Kedi Mariangela Cofone – The wee small hours
Info

“La notte delle gilde” di Fabio Murgano, self a cura di Alessandra Micheli

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E’ con la notte che i segreti trovano la forza e il coraggio di uscire.

Perché sanno di essere protetti dalle ombre, loro amiche e loro complici.

Con il sole bisogna che tutto appaia perfetto, in ordine, completamente logico affinché il popolino resosi massa, possa donare ancora stentati ma sempre graditi consensi.

Alla luce del giorno le contraddizioni vengono dimenticate in favore della laboriosità dei bravi insetti capaci di ingozzare con prelibatezze la grassa regina che apparentemente li nutre e li protegge.

Ma alla luce calante, laddove tutto è misero e tutto è possibile ecco che questa grassa e rubiconda regina si trasforma in una crudele predatrice, una mantide capace di staccare a morsi la stessa testa dell’organismo sociale.

E’ storia di sempre, storia ripetuta quasi con ossessivo ritmo in tanti troppi racconti, laddove si intenda mostra il volto meno nobile, più malevolo e odoroso di decadenza del nostro padrone per eccellenza, un potere da tutti bramato, misconosciuto ma da tutti sommamente desiderato.

Pur nell’oblio di un volto che è celato da un cappuccio, senza conoscere i lineamenti che danno un identità precisa a questa sfuggevole entità, il potere seduce, perché non si vede eppure lo si può esercitare, non lo si osserva eppure fomenta i nostri desideri più reconditi.

Non si mostra eppur domina incessante ogni nostra azione.

Ma forse è per questo che è tanto ricercato: perché se avessimo il sommo coraggio di alzare quel cappuccio fatto di buoi vedremmo un volto contorto da un ghigno diabolico, con zanne dallo strano colore rugginoso, memore dei tanti ,troppi popoli masticati dalle sue maestose e affamate fauci.

Il potere nasconde sotto il panciotto elegante con il suo orologio perfettamente dorato, tentacoli vischiosi con cui accaparrarsi le vittime e poi impossessarsene, fino a dominarle e possederle.

Non saremo mai più noi stessi, persino i nostri ideali, le nostre credenze verrebbero inquinate dallo stesso virus velenoso che possiedono le sue acuminate appendici.

Una medusa nascosta nei flutti profondi del mare, un qualcosa di cosi seducente da farci scordare ogni onore ogni gloria e ogni sentimento.

Ma il potere in genere sceglie sempre un soggetto per volta, da possedere e manipolare. Eppure al tempo stesso gode del disordine, gode nel caos e gode nell’inimicizia. Ecco che la notte su Oakland incombe imperiosa.

Qualcosa nella clessidra del tempo, ha determinato improvvisamente la fatidica ora X laddove i segreti sono illuminati, laddove calano le maschere e l’apparente cooperazione, figlia di un nuovo ordine, viene necessariamente segnata da una rozza ma decisa spada di Damocle.

La notte delle gilde non è altro che il caos prestabilito che viene sempre dopo un periodo di apparente pace sociale.

Le gilde hanno diviso, timorose di quest’entità malevole o potenzialmente malevola, il potere, in piccole parti ognuna custodita da questa strane congregazioni di umani unite da strani legami e da occulti intenti.

Le gilde hanno sostituito il re, troppo concentrato su se stesso e troppo poco interessato verso il popolo coronando il sogno atavico dell’uomo espresso persino nei trattati meravigliosi di Moro e Campanella, che volevano corporazioni nate in seno al popolo a rappresentare e tutelare gli interessi della comunità.

Chi meglio di una gilda può’ farlo?

E cosi al posto della stratificazione piramidale si prova a innestare un sistema più simile a una ragnatela, fitto e interconnesso, capace quindi per la sua sopravvivenza della partecipazione attiva di ogni gilda.

Esistono i ladri, esistono i religiosi (gli eletti) esiste la gilda degli assassini e pure i non schierati, i rinnegati che fungono da perno per l’equilibrio necessario tra bene e male. I rinnegati sono lo zero, quello che si pone al centro della libra bilanciando i due bracci opposti: mai troppo buoni, mai troppo egoisti, mai troppo cattivi.

Ed è il potere, strisciante serpente che trova quest’ordine difficile da sbrogliare, nauseabondo: il potere non ama l’equilibrio, ha una parte troppo selvaggia, troppo istintiva da dissetare. E cosi è grazie alla discordia che il consesso è messo in pericoli, in una notte senza fine che nel libro assume il colloso sembiante di un inchiostro.

Inchiostro che macchia indelebilmente le coscienza, i destini, ponendo le azioni al centro della scena.

Azioni scellerate, azioni avvolte da un egoismo che le porta alla distruzione.

E cosi, la notte delle gilde non affascina solo il lettore bramoso di emozioni. Diventa necessariamente anche parabole dei nostri giorni, laddove il nostro consesso politico , le organizzazioni, le strutture sociali, si perdono tra patetiche diatribe, tra ripicche infantili e futili rivendicazioni.

Perché il potere, spezzettato da intenti nobili, in fondo si ribella sempre e brama tornare unito per poter spadroneggiare nella sua irruenta modalità predatoria.

E cosi la notte delle gilde diventa il nostro mondo di oggi, ancora e forse chissà per quanto tempo, stremato e stritolato dai meccanismi delle contrapposizioni.

Fabio Murgano si conferma anche con questo libro non solo uno splendido e talentuoso autore: ma anche un attento acuto e irridente osservatore del nostro mondo odierno. In fondi, i libri non solo altro che lo specchio, spesso fatalmente sincero, di noi stessi.

“Aghi” di Ornella Esposito, edito da Augh!Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Gli aghi che vedi non servono per pungere, ma per ricucire”

Quando ho iniziato a leggere “Aghi”, sono state queste parole a suscitare in me una forte emozione. “Aghi”è anche il titolo del primo dei dieci racconti ambientati a Napoli. Un racconto molto toccante e Donna Carmela è una protagonista di tutto rispetto, lei che ha conosciuto troppo presto il dolore, lei che fino a tarda notte ricuce vestiti, abiti dismessi, ascolta la storia di quegli abiti per “ricucire” gli strappi del passato e non pungere.

Storie toccanti, commoventi e drammatiche, ma anche irriverenti come alcuni protagonisti, legati dal fil rouge dell’apparenza, dell’inganno, della violenza, della resilienza.

E figlie so’ figlie” è uno di quei racconti che non può non commuoverti leggendolo, la forza di una  donna e madre e la disperazione di una moglie, stanca di subire e che mette avanti l’amore infinito per i figli, perché a Napoli si dice che i figli so’ pezzi di cuore e credo che non valga solo a Napoli.

Femmina ovvero La Maddalena” ci dipinge il dolore di chi non si sente uomo e per quel “vizio” è stato allontanato e disprezzato dalla propria famiglia, la strada è la sua seconda casa tra violenza e amari compromessi di sopravvivenza.

Con “Macchie”, un racconto tra camicie sporche di tradimenti e un peccato.

Terremoti” mi ha lasciata in apnea, il terremoto dell’80, rabbia e commozione, gli occhi di Michele che guarderanno sempre il cielo e sua sorella che porterà con sé una ferita che come una crepa del terremoto è lì, a ricordare il suo passaggio.

E infine conclude la raccolta, un racconto dedicato ad una data storica ed indimenticabile per tutti i napoletani..10 maggio 1987.

Ho voluto soffermarmi con piccole pillole su alcuni racconti, sono dieci racconti in tutto che si divorano letteralmente. Storie forti e difficili, qualcuna vi farà sorridere chissà, sono dolci amare anzi amare, sono aghi che inevitabilmente pungono,provocano dolore, paura, timore, gridano vendetta o giustizia, chi può dirlo.

Non giudichiamo mai dall’apparenza, andiamo oltre.

Buona lettura

Ilaria Grossi per Les Fleurs du Mal blog letterario