“Dante” di Luca Giuliano, Eretica Editore. A cura di Alessandra Micheli

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E’ molto difficile per me scrivere di un libro illustrato.

Eppure Dante, di Luca Giuliano, mi ha intrigato da subito.

O forse perché mi consentiva di mettermi alla prova in un modo inconsueto.

Vedete, il libro da leggere evoca in me suggestioni particolari.

Sono le parole e il modo con cui sono legate tra loro, con le regole, con il collante di anima dell’autore a parlarmi.

E’ il verbo, il complemento che assieme iniziano una danza fatta di significati e aspetto, di sintassi e grammatica ma che al tempo stesso non si fermano sicuramente al dato prettamente formale.

Quindi è analizzando trama, semantica, motivazioni profonde e persino il contesto (genere) scelto dall’autore che mi permette id scrivere recensioni.

Ma cosa accade quando alla parola si accosta la figura, l’immagine e il disegno?

La situazione si capovolge.

La parola non è altro che il banditore che presenta con voce soffusa il piatto principale, l’immagine, fatta di simboli linee e colori.

E allora la mente si distrae e si divide in due: da una parte quella conscia che sofferma sulla parola scritta, l’altra la creativa che viaggia verso luoghi sconosciuti, dove l’immagina are la porta su una dimensione totalmente nuova, almeno per me, che ha il profumo del sogno e del simbolo.

Dante quindi non diventa solo narrazione.

Diventa anche dipinto, fotografia di un significato, congelamento di una semiotica che esula, spesso dalla forma scritta.

Cosa sarà mai questa semiotica?

E’ lo studio di come certi segni acquisiscano durante lo scorrere del tempo, tramite educazione e convenzione significati precisi.

E’ quello studio che si concentra sul legame che intercorre tra due elementi, nel caso di dante ci sono il narrato e il figurato.

Il visivo ci sussurra altro.

La visione reale di Dante precostituita e sbocciata dalla peculiare percezione dell’autore, si scontra con cosa noi otteniamo dallo scritto.

Dante diviene cosi eroe e vittima ma al tempo stesso è visualizzato come un incrocio tra un disperato e un ribelle.

La figurazione del personaggio appare cosi ai nostri occhi dicotomica e anche disarmonica: piena di contraddizioni tra cosa noi leggiamo e cosa l’autore ci mostra.

Un uomo che tenta la fuga dal reale ma che al contempo la sua fotografia è irreale.

E’ un essere dai capelli arancioni e la pelle blu.

E’ quindi già fuori realtà e il viaggio che apparentemente Luca ci mostra, quella con la voglia di evasione è in fondo solo un accettare una diversità acclamata.

Dante non è come noi e al tempo stesso Dante è quella parte di noi che dalla terra si stacca e partecipa della nascita di stelle e costellazioni.

Cosi come il senso del testo,  che sembra evadere direttamente dalla canzoni dei Pink Floid ossia la dipendenza da qualcosa, nello scorrere di immagini diviene altro.. un oggetto apparentemente innocente che, però diviene il mezzo per tornare ad appartenere a quell’irrealtà di cui Dante è fatto.

Ecco che il libro è quasi stridente e al tempo stesso affascinante.

E il contrasto tra scrittura e immagine viene risolta della nostra mente divenendo semplicemente uno dei mezzi con cui immergersi nel nostro assurdo mondo interiore.

Un mondo che come ogni pannello dipinto ad arte, che esula le perfette leggi della concordanza e della prospettiva è in costante mutamento.

Dante torna a appartenere alla fantasia, la stessa da cui è nato.

Dante riavvolge il cordone ombelicale dell’immaginario e lo stringe forte forte a se.

Un testo strano, ma profondamente affascinante anche per gli anziani come me, che restano eccessivamente ancorati alla parola.

Il blog è lieto di presentare “E alla fine c’è la scrittura” di Davide Rossi. Da non perdere!!!

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Un manuale di scrittura creativa, fruibile gratuitamente, scaricabile online, adatto a tutti, curiosi o appassionati, che permetterà al lettore di approfondire le tecniche di scrittura e comprendere come nasce un romanzo.

La preghiamo di darne notizia ai Suoi lettori.

Un viaggio attraverso le parole, le storie, la grammatica, la punteggiatura, gli stili ma sopratutto la passione che divora migliaia di lettori: l’amore verso la scrittura.
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“Bella in rosa” di Daniela Perelli, Little Dress Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Ho letto il libro di Daniela.

E in un attimo mi sono voltata, mentre la strada brulica apparentemente di gente.

L’ho riletto, per trovare dentro di me un calore, capace di sciogliere questo iceberg che è diventato il cuore e la coscienza, troppo abituata a chinare gli occhi per terra e rifugiarsi nei suoi pensieri.

Perché, direte voi, questo libro può essere quel calore che cerco?

Ve lo spiego.

Non faccio altro che vedere aspetti radiosi, giovanili, volti privi di rughe e forse anche di emozioni.

Algidi, freddi quasi di plastica.

Tanto da ricordare quasi con orrore la profezia/canzone di Carmen Consoli un amore di plastica.

Tutti sentimenti spendibili in ogni occasione portati avanti da linee di viso perfettamente levigate, quasi anonime con la loro bella dicitura made in Taiwan.

Sorrisi finti e passi pensati, studiati, che irrompono sulla scena porgendoti il loro biglietto da visita: una Disneyland dove è bandita ogni profondità, ogni vera lacrima, di quelle che si feriscono il cuore lasciandolo pieno di cicatrici ma cosi fashion da spendere nei talent nei reality, negli show dove tutto è mostrato, appunto show, ma poco vissuto.

E cosi vedo perfezione che danza serafica davanti a me, in cerca costante di una sensazione che mi demolisca il cuore per ricostruirlo, magari sempre meno patinato, ma sempre più pulsante.

È come se il dolore, la sofferenza ci facesse tanta paura da congelarci, in attesa di un click che immortali questa nostra eterea figura, sempre più evanescente sempre meno reale.

Sempre più sociale e sempre meno viva.

Carne che è rifiutata perché i suoi effluvi sono quasi primordiali e ci parla di tempi in cui con il fango ci si giocava, ci si sporcava e si rideva anche una volta cadutici dentro.

Era la purezza di noi fanciulli pieni di croste sulle ginocchia, decisi a correre e mordere la vita anche quando rischiava di prenderti a pugni.

Qua è tutto ibernato.

E noi non esistiamo.

Esistono cloni bellissimi, sempre se davvero capiamo cosa sia la bellezza. La bellezza è una madre che piange con quei rigagnoli a riempire le rughe.

Bellezza è una casa piena di disordine cosi viva e cosi ricca di grida.

La bellezza è nelle morbide forme, cosi generose come è generosa e feconda la vita.

Bellezza è il godere quasi sensuale di ogni piacere.

Che sia il sole sulla pelle, un bicchiere di vino rosso, corposo, meno chic, capace di macchiarla quella camicia di marca.

Bellezza sono i baci che rendono le labbra gonfie e ridenti, cosi screpolate e cosi dure cosi come dura ma meravigliosa è la vita.

Bellezza è un corpo che danza e richiama, in quel movimento il mistero sacro della creazione, il ventre gravido della mia amica che porta con orgoglio i suoi anni e il miracolo nato da un abbraccio.

Bellezza è mia madre che da lassù sorride con quel volto solcato,  e la sofferenza che l’abbandona per tornare a essere parte del tutto.

Bellezza sono occhi pieni di lacrime e nostalgia verso il cielo troppo lontano per raggiungerlo.

Belle siete voi ragazze mie.

Con le vostre imperfezioni che non sono altro che i canti con cui la vita vi accoglie, con quel vostro corpo frutto di un miracolo, non solo un contenitore da mostrare all’esterno, ma da curare perché è il mezzo con cui la vostra anima potrà creare, urlare, soffrire e e amare.

Belle cosi come siete, contro gli standard di chi vuole rami secchi da spezzare con una mano invece di tronchi forti che sfidano stagioni secoli e inverni gelidi.

Belle con il sorriso che è l’unico vero vesti da indossare, ogni volta, ogni occasione. Belle in rosa, in celeste, in fucsia, in amaranto.

Belle perché siete voi raggi di sole a illuminare questo mondo perduto, nascosto dall’apparenza che è solo la paura di essere, in fondo dannatamente umane.

E così un libro, un piccolo libro mostra qualcosa di diverso, finalmente a chi cerca un po’ di autenticità in un mare di falsi miti e di false promesse, di falsi volti di false speranze.

Trova una donna femminile nella sua fragile forza, cosi ricca di contraddizioni ma così capace di rendere formidabile solo l’averla incontrata, l’averla sfiorata, aver avuto il piacere di ascoltare le sue parole e di vederla danzare come una Venere uscita da acque spumose.

Quella donna siete voi ragazze.

È dentro che prema e prega di uscire e andare per la strada, fiera orgogliosa di essere semplicemente se stessa.

Grazie Daniela per questo grande, immenso libro, cosi fondamentale per noi, che oggi dobbiamo davvero farci un gran culo per vivere. Per non essere fagocitate dall’orrore di un apparenza che inganna e stritola ogni velleità ribelli.

Siamo donne e perciò miracoli.

Siamo donne e ribelli per nascita, noi le nostre madri e nonne, le bisnonne.

Una catena che se unita davvero non si spezzerà mai di fronte a una mano gelosa e crudele che vuole sbriciolare ogni femminilità. Rendendola sterile come sono sterili oggi questi tempi.

 

Voglio per prima cosa dirti che sei bellissima e hai un

sorriso luminoso e che infonde gentilezza.

 Devi focalizzarti

molto su questo tuo aspetto solare e vedrai che chiunque intorno a te lo percepirà, ci vuole solo tempo