“Una furia dell’altro mondo” di Lisa de Nikolitis Edizioni le Assassine. A cura di Chiara Iiucci Linaioli

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“Il Paradiso non conosce furia maggiore dell’amore che volge in odio né l’Inferno una furia pari a quella di una donna ingannata.”  William Congreve (1697) 
 
Un thriller divertente, sentimentale, un po’ filosofico e allo stesso tempo ironico, surreale, ma anche un po’ truce. Non potrebbe essere diversamente con la protagonista Julia Redner, un prototipo di donna in carriera stile 
Il diavolo veste Prada, che si ritrova in un Purgatorio molto simile a un aeroporto, dotato di tutti i comfort che si possano desiderare. Non sa perché sia finita lì, ma quando finalmente comprende chi era sulla Terra e cosa le è successo, le si aprirà una seconda chance di riscatto e di vendetta.”

 

Ho letto come un bicchier d’acqua questo libro, di cui non sospettavo la verve.

Ormai non è più raro che la voce narrante di un caso sia la vittima che si appresta a passare a miglior vita, ma di certo non capita tutti i giorni che a essere sbattuta in Purgatorio sia una Miranda Priestly (chi ha visto il film con Meryl Streep sa di cosa parlo) “incazzata” (perdonatemi il francese).

Julia è una donna al top: una manager tirannica (eufemismo), che ha sposato la carriera e vive crogiolandosi nel suo potere. La incontriamo in abiti sdruciti, macchiati, in un misterioso aeroporto dove una ragazzina sovrappeso, piena di piercing e tatuaggi le dice di essere la sua Guida.

Scopriamo così che la potente Julia è nell’aldilà, e che essendo stata non proprio una brava ragazza è costretta a un training di comprensione di sé per poter ricordare cosa le è successo prima di “passare oltre”.

Qui, la “simpatica” ex-top manager conoscerà un gruppo di anime in attesa come lei, morte nei modi più disparati, e grazie alle loro storie, e al personale del Purgatorio (tutti molto qualificati), ricorderà di essere stata in vita, oltre che (cito testuali) “stronza”, anche molto sola: una compulsiva dello shopping on line che spendeva l’intero stipendio in abiti e accessori, come unica compagnia un gatto persiano che la odiava.

Ma allora come è morta?

Julia inizia a ricordare, e così facendo crea una reazione a catena che lega lei e le vite delle nuove, strambe amiche.

Il thriller è un gustoso mix di creepy e humor, con personaggi ben delineati e, soprattutto, che rappresentano casi davvero iconici: drammi della nostra epoca di cui, con leggerezza macabra stile “La morte ti fa bella” (e abbiamo di nuovo Meryl Streep come testimonial del genere), vengono denunciati i peggiori abusi che la società infligge ai deboli e alle donne, di qualunque estrazione sociale siano.

Un libro che gusterete.

Un libro da cui una mano felice come Tim Burton creerebbe un ottimo film.

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