Andiamo a conoscere i favolosi titoli di una strepitosa Dark Zone. Sto parlando della bravissima Melissa Pratelli con “I figli di Danu. Anime Incatenate” e degli strabilianti L. A Mely & Alastor Maverik. Da non perdere assolutamente!!!

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Cornelius fece un passo nella nostra direzione, sfregandosi le mani, ma non gli avrei permesso di raggiungermi, né di rubarmi gli ultimi istanti da passare con Alexander. Allungai un braccio, tenendo il palmo rivolto verso il basso e lasciando scorrere quel fuoco che sentivo pulsare nelle vene. Nonostante la neve, nonostante il terreno bagnato, un cerchio fiammeggiante si accese attorno a me e chiuse fuori Cornelius, proteggendomi momentaneamente dai suoi attacchi.

In una sorta di trance, guidata solo dall’istinto e dal potere che mi scorreva in corpo, allungai la mano verso la cintola di Alexander e presi il suo pugnale. Lo rigirai tra le mani, quasi incantata dalla sua lucentezza, e lo portai al polso. Guardai gli occhi ormai privi di vita di Alexander e premetti la punta affilata sulla carne, incidendo una lunga porzione di pelle. Il sangue cominciò a zampillare dalla ferita e, mentre lo osservavo scivolarmi addosso, fui come folgorata da un’intuizione: spostai il polso sopra il petto di Alexander e lasciai che il mio sangue scorresse su di lui, miscelandosi al suo.

«Lego le nostre anime immortali. Rinasceremo per ritrovarci e per amarci di nuovo.»

«No! Fermaaa!» Cornelius gridò, cercando di oltrepassare il fuoco, ma senza riuscirci. Seppure indebolita, gli rivolsi un sorriso trionfante, consapevole che la mia morte gli avrebbe impedito di appropriarsi di ciò che voleva.

Guardai di nuovo Alexander. Il nostro sangue aveva formato una pozza unica sotto di noi, unito, come sarebbero state le nostre anime, per sempre.

«Suggello col sangue l’incantesimo e offro la mia vita in sacrificio. A presto, amore mio.»

Dopo quelle parole, mi portai il pugnale al petto e affondai dritto nel cuore.

Trama

Da quando i MacIntyre, bloccati in forma di lupo, hanno lasciato Killin per ricongiungersi al resto della famiglia a Edimburgo, Lee non ha più avuto loro notizie.

Mentre il Clan lotta contro la propria maledizione in una spietata ricerca del nuovo Alfa, Lee si rende conto che non è facile rompere il legame tra due anime incatenate, specie quando le memorie del passato si fanno così forti da rischiare di sopraffarla.

Nuovi attacchi da parte di pericolose creature mettono a dura prova la Confraternita e Lee e i suoi compagni cercano di scoprire la vera identità del loro nemico, svolgendo pian piano la matassa di un intricato piano malvagio.

Che cosa accade, però, quando il filo che unisce passato e presente viene reciso?

I ragazzi saranno in grado di affrontarne le conseguenze?

Tra colpi di scena e nuovi misteri, arriva il terzo, imperdibile volume della saga I Figli di Danu.

 

Lorraine.»

Lei fece scattare la testa nella mia direzione e mi guardò. Era paonazza. Persino gli occhi sembravano emanare saette.

«Che diavolo vuoi?»

«Parlare. Magari potresti spiegarmi perché mi hai assalito come una pazza furiosa.»

Il crepitio attorno a lei si fece ancora più forte e mi venne il dubbio di non essere stato abbastanza soft. Cercai di aggiustare il tiro. «Se è ancora per quella storia del commento sul Principe, forse è ora che tu…»

Mi interruppi e lanciai un urlo quando fui accecato da una scarica elettrica che mi sfrigolò accanto alla testa, per poi abbattersi sull’albero dietro di me.

Fissai scioccato il solco lungo il tronco e poi guardai Lorraine. «Dio, ma sei impazzita?»

«Vattene!» gridò senza guardarmi.

«Col cavolo. Ora tu mi chiedi scusa guardandomi in faccia.»

Abbassò la testa e, solo in quel momento, mi resi conto che le sue spalle tremavano.

«Vai via, MacIntyre, o rischi di restare fulminato!»

Incredulo, feci un passo verso di lei. «Mi stai minacciando?»

«No!»

Si inginocchiò e posò entrambe le mani a terra, facendo scaricare tutta l’elettricità che le scoppiettava sui palmi con un rumore terrificante. Mi sembrava di trovarmi accanto a una gabbia di Faraday.

«Non lo controllo, vattene, accidenti!»

Un nuovo fulmine lampeggiò in aria, schiantandosi a pochi centimetri da lei che, colta alla sprovvista, scivolò all’indietro, battendo il sedere a terra.

D’istinto la raggiunsi, del tutto incurante dell’elettricità che ancora emanava. Allungai una mano per aiutarla ad alzarsi, ma lei si ritrasse, come fosse stata morsa da una serpe.

«Ma sei stupido, per caso?» sbottò.

«La gentilezza è il tuo punto forte, lo sai?»

«Ti ho detto di andartene. Perché non ti fai gli affari tuoi, una volta tanto?»

«Potrei farti la stessa identica domanda.»

«Io me ne stavo qui per conto mio, infatti.»

«Però non manchi mai di intrometterti in ciò che faccio o dico.»

Tutto a un tratto tornò il silenzio. Il crepitio cessò, il corpo di Lorraine smise di tremare e i capelli le ricaddero in morbide onde sulle spalle.

Tirai un sospiro di sollievo. Forse quel giorno non sarei morto fulminato.

 

L’autrice

Melissa Pratelli è nata a Pesaro, sulla riviera Adriatica.

Dopo aver frequentato il liceo linguistico nella sua città, si è laureata presso la facoltà di lingue e letterature straniere di Urbino, perseguendo la sua passione per le lingue. Sin dalla tenera età, ha amato i libri e la lettura e la sensazione travolgente di perdersi dentro nuovi mondi e nuove storie.

Amante del genere fantasy e del genere romance, esordisce nel 2011 con una piccola casa editrice.

Nel 2016 pubblica con la Dark Zone Edizioni il primo romance, uno young adult dal titolo Ancora un po’ di Charlie. Seguono, sempre con la Dark Zone, altri due romance new adult dal titolo Dillo alla luna e È tutto qui e il primo volume di una saga paranormal romance I Figli di Danu. Il richiamo.

Opere:

Romance

– Ancora un po’ di Charlie (2016)

– Dillo alla Luna (2017)

– È tutto qui – Serie Stronger vol.1 (2018)

– Non lasciarmi andare – Serie Stronger vol.2 (2019)

Urban fantasy/paranormal romance

– I Figli di Danu. Il richiamo (2017)

– I Figli di Danu. La Confraternita (2018)

Raccolte

– Se fosse Amore? AA.VV (raccolta di racconti a tema romantico)

Al centro esatto del vortice qualcosa brillava a intermittenza.

Un bruciore intenso mi colpì al polso destro. Il simbolo dell’albero della vita si era illuminato e l’intensità della sua luce mi stava accecando, oltre che scottando.

Lo ignorai e cercai un varco per oltrepassare le acque che vorticavano furiose. Dovevo muovermi, perché ero a corto di ossigeno e Lee era lì sotto da troppo tempo.

Ogni volta che provavo a penetrare nel vortice, l’acqua mi respingeva, più cercavo di combatterla, più lei rispondeva con una forza due volte più grande.

Il tatuaggio bruciò con maggiore insistenza, il bagliore al centro del vortice si indebolì e, a quel punto, tentai il tutto per tutto.

Mutai sott’acqua e sfruttai la forza del lupo per seguire la direzione della corrente anziché combatterla. Lasciai che l’acqua mi trasportasse dove voleva e, all’ultimo momento, quando finalmente intravidi la figura di Lee che fluttuava sul fondale, usai la spinta dell’elemento per uscire dalla scia del vortice e arrivare al suo interno.

Mi ritrasformai e afferrai Lee per il polso, proprio dove il suo tatuaggio dell’albero della vita lampeggiava con sempre minore frequenza.

La tirai a me e l’abbracciai, domandandomi se sarei riuscito a tornare in superficie prima di svenire a mia volta per la mancanza di aria. Fu in quel momento che accadde qualcosa di assurdo.

Il calore che percepivo al polso si fece molto più intenso e si diffuse lungo tutto il braccio, fino a inondarmi il petto, facendomi mancare il fiato.

Una luce fredda e potente scaturì da Lee, colpendomi in pieno, addensandosi là dove il mio petto bruciava, andando a lenire il dolore. Ero cieco, non riuscivo a vedere nulla e persi il senso dello spazio. L’unica cosa certa era il corpo di Lee stretto al mio.

***

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Ad un tratto la figura di un soldato, trafelato e ansante, catapultò su di sé l’attenzione ponendosi di fronte ai due e poggiando le mani sulle ginocchia nel tentativo di riprendere fiato esclamò con tono ancora convulso per lo sforzo: «Stanno arrivando.» A sostegno dell’affermazione indicò, allungando il braccio verso il cielo plumbeo, un nugolo di lontani e numerosi puntini neri.
«Diamine, ci pioveranno dritti in testa!» gridò sorpreso Briggs.
«Sta per cominciare…» sussurrò la voce metallica del capitano. Con un gesto fluido estrasse, dalla fondina integrata al fianco della propria armatura potenziata, una spada lucente. L’impugnatura era molto simile alla manopola di un manubrio e quando la ruotò, un rombo e uno sbuffo di fumo bianco uscirono dalla base in cui era incastrata la lunga lama. Il filo, intinto di una sostanza oleosa, prese fuoco e la parte offensiva dell’arma fu avvolta da ruggenti fiamme bluastre. Briggs a sua volta imbracciò il fucile e ruotò la manopola armando la fiala del liquido esplosivo.
«Non tratteniamoci» disse Shephard che nel frattempo aveva raggiunto i due accompagnato da Williams e Smith.
Attesero per lunghi momenti. Il concitato vocio degli ultimi ordini da parte degli ufficiali dell’esercito cedette il passo a un pesante silenzio. Oltre ai rumori delle armature e delle attrezzature non si sentivano più voci umane. Un ronzio sempre più insistente si avvicinava con l’avanzare dello stormo di zeppelin. Erano decine. Alcuni uomini, i meno coraggiosi, avevano già cominciato ad arretrare seppur i loro colleghi cercassero di infondere loro coraggio dando colpetti dietro la schiena e bloccando in qualche modo la ritirata. Il cielo fu coperto dai dirigibili e il ventre di quei mostri vomitò fuori numerose sentinelle.
Giganti di metallo cominciarono la loro discesa. Il capitano era immobile al centro della piazza e gli occhi di tutti i soldati erano puntati sul suo braccio in attesa dell’ordine. Quando l’esercito di Damaskinos fu abbastanza vicino al suolo, Crimson Star alzò la spada verso il cielo.
«Fate fuoco!» rimbombò la sua voce metallica. Ben presto fu coperta da scoppi ed esplosioni e il cielo si trasformò in una distesa interminabile di metallo, scintille e polvere.

Trama

Grazie alle loro indagini, i fratelli Hoyt hanno scoperchiato il vaso di Pandora. Londra è in guerra.

Le crudeli e avide mani di Damaskinos e del suo esercito di metallo mirano al trono della regina Vittoria, ma un manipolo di mercenari gli si oppone eroicamente. Nicholas e Melinda si troveranno al centro del conflitto, scoprendo di non essere da soli nella lotta. Riusciranno a trovare la verità sul destino di Emma? Il loro acume li salverà dal pericoloso despota? Riusciranno ad appianare le loro divergenze, aggravate dagli eventi, evitando un conflitto tra fratelli?

Ogni vero viaggio presuppone che si accetti l’imprevisto, qualunque esso sia. Anche quello di non essere più ciò che si era prima di partire.”

 

Si lasciò andare in una risata agghiacciante che presto lasciò il posto a una serie di colpi di tosse catarrosa talmente forti da costringerlo a piegarsi su sé stesso. Il suo corpo sussultò più volte mentre cercava di trattenersi e il medico, impotente, non poté fare altro che posare le mani sulla schiena del dittatore facendogli sentire la sua presenza. Ci volle un po’ per riprendersi e quando Damaskinos sollevò il capo uscendo dalla penombra, un rivolo di sangue dal colore marron scuro e dall’odore putrescente usciva dalla sua bocca impestando l’aria. Anche le sue mani dalla pelle bianca erano macchiate.

«Che cosss’è quella faccia?» domandò sibilando verso il dottore che spalancò gli occhi e la bocca per la sorpresa.

«Ssstiamo per riottenere quello che ci ssspetta, dovresssti gioire non fisssarmi come ssse avesssi visssto il demonio fatto persssona. Non morirò fino a quando non avrò portato a compimento il mio dessstino. La corona che mi ssspetta sssarà mia e l’asssociazione sssegreta dei medici otterrà il potere come d’accordo.»

Thompson sfoderò un sorriso tirato e annuì.

«Tu e la tua macchina dovete sssolo fare qualche altro piccolo miracolo per tenermi in vita il tempo che ssserve.»

 

Gli autori

Alastor Maverick

Da sempre appassionato di scrittura, col tempo sviluppa una predilezione per le ambientazioni steampunk. Si sente a proprio agio nel muoversi tra le costruzioni gotiche dell’epoca Vittoriana inserendo in essa tecnologie anacronistiche in grado di sconvolgere la storia così come la si conosce. Tra le sue conoscenze trova un valido supporto in un’amica che condivide le sue stesse passioni. Insieme a lei da vita a un’idea che cresce fino a divenire romanzo. SteamBros Investigations – L’armonia dell’imperfetto.

L.A. Mely

L.A. Mely nasce alla fine degli anni ’70. Fin da piccola ha sempre dimostrato spiccata curiosità e spirito di osservazione. All’età di 8 anni chiede a Babbo Natale una macchina da scrivere. Da allora nasce la passione per la scrittura. Dopo quindici anni di puro blocco creativo, conosce in un gioco di ruolo fantasy Alastor Naverick. Alastor ha il suo stesso sogno sepolto in un cassetto. Come lei ama scrivere, sogna di farne una professione, ma non è mai riuscito a trovare la giusta scintilla. Decidono di provare a creare qualche cosa a quattro mani. Scoprono di avere entrambi la stessa visione della lettura, entrambi scrivono per immagini. Per quanto siano completamente diversi i loro stili si completano. Lui arriva dove lei manca e viceversa. La macchina degli SteamBros si mette in moto.

 

Scosse il capo un paio di volte ma si rese conto soltanto dopo qualche istante di aver turbato Scottie. Per lui era pur sempre una sorella. «Deve esserle capitato qualche cosa, dubito sia sempre stata così» tentò di correggere il tiro.

«Abbiamo una pentola che accusa un bollitore di essere nero, qui tra noi?» La voce di Tesla giunse dalle scale e, poco dopo, il rumore dei suoi passi ne annunciò l’arrivo dal piano di sopra.

Scendeva con cautela e dopo qualche passo incerto lungo i gradini, entrò nel laboratorio. Con la destra reggeva un vassoio con una teiera di ceramica e cinque tazzine bianche piuttosto anonime. Nell’altra mano portava una grossa scatola coperta da un telo di stoffa blu. Si muoveva come un equilibrista e tirò un sospiro di sollievo quando Nicholas gli andò incontro per aiutarlo facendosi carico del vassoio.

«Grazie Nicholas.» Sbuffò e guardò Melinda con sguardo di rimprovero. «Sarebbe stato suo compito aiutarmi con le vivande.»

Melinda ricambiò l’occhiataccia con tutto l’astio di cui era capace, ma non raccolse la provocazione del padrone di casa concentrandosi invece su ciò che poteva essere nascosto sotto il telo blu.…”

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