Blog Tour La lettrice della stanza 218 di Cathy Bonidan. Il misterioso viaggio del manoscritto. A cura di Alessandra Micheli

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Prima di partire per un lungo viaggio

Devi portare con te la voglia di non tornare più

Irene Grandi

Ho sempre amato questa frase di Irene Grandi perché spiega perfettamente cosa significa davvero viaggiare.

Ecco non è soltanto lo spostarsi fisico di un corpo, ma è la capacità del cervello di saltare, letteralmente come una cavalletta dal verde brillate, da una percezione all’altra.

E comporta quindi la necessità e la voglia, il desiderio di non tornare più al livello di apprendimento del punto da cui siamo partiti, il punto zero.

Avere la smania di sposarti ma di non fare il salto “evolutivo” significa non viaggiare davvero.

Perché la percezione, nel movimento creativo, deve assolutamente trasformarsi, spostarsi e cambiare.

Ecco cosa può spaventare di questa capatina verso l’ignoto: il mutamento.

Ma senza di esso saremmo rimasti organismi unicellulari, tranquilli nella nostra comfort zone.

E cosa può legare questo strano meccanismo, che il dio ecologico di Gregory Bateson mette a disposizione per mirare all’apprendimento più elevato, quello capace di mettere in discussione tutto il nostro intero essere, sociale e emotivo con il libro?

Il libro racchiude l’essenza del concetto dell’errare.

Il libro è il vagabondaggio supremo con cui la nostra mente, prima del corpo si insinua nei meandri della possibilità e dell’occasione.

Il libro è il sommo strumento con cui cambia la nostra percezione di noi stessi, quindi dell’altro, quindi di ciò che noi chiamiamo realtà.

E per questo abilmente la lettrice della stanza numero 218 racconta proprio il passaggio di un semplice manoscritto, un insieme di fogli non solo da un paese all’altro, ma da un’ anima all’altra.

Ecco che delle parole imposte su carta, senza nessuna velleità di intellettualismi, nate semplicemente dalla fonte di una giovinezza che è scoperta e al tempo stesso tentativo, irrompono nelle vite di tanti, meravigliosi personaggi.

Iniziano da una lettrice, affamata e desiderosa di prendere dentro di sé ogni emozione possibile, perché ferma a un punto di inizio senza il coraggio di andare.

Arrivano all’autore stesso, così imprigionato nei suoi fallimenti da essere evanescente e quasi immobile.

Arriva a una cara amica che, forse, incontra attraverso l’altro, la parabola eterna dell’amore e del sentimento.

Fino a toccare personaggi che si trovano al bivio di una vita spesa a inseguire illusioni, convenzioni, doveri e mai a fare pace e abbracciare se stessi.

E così il viaggio del manoscritto è soprattutto un viaggio interiore che ci racconta come, la parole è la chiave per aprire le stanze, spesso malmesse, spesso adombra di orrori ma anche di meraviglie di noi stessi.

Stanza posta sul declivio di un abisso che ci terrorizza, ma anche capaci di legarsi a un paradiso che ci emoziona e rapisce.

E ogni protagonista in questo viaggio letterario porta davvero la voglia, coraggiosa e entusiasta di non tornare più al punto di partenza.

La voglia di lasciarsi trascinare dalla corrente della vita, racchiuse in poche, semplici, apparentemente banali parole non tanto per arrivare al traguardo, ma per emozionarsi a quel paesaggio che, durante questo magico tragitto gli erompe davanti a occhi, troppo abituati a vedere la banalità di una vita che è, invece, magia, coincidenza, comunione di sentimenti, possibilità, occasione,opportunità e semplice, incredibile bellezza.

E riporto perché racchiude davvero il senso del viaggio, la meravigliosa premessa di questo incanto reso verbo:

A tutti i romanzi che abbiamo letto.

A tutti quelli che leggeremo.

Perché, come l’Omino del sonno fa con i sogni felici,

cospargono la nostra vita di parole e frasi

che si fanno strada nel nostro subconscio.

E ci cambiano.

Con discrezione, ma irrimediabilmente.

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