“Steambros Investigation. Brother War” di Alastor Maverick & L.A. Mely, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

SteamBros Investigations. Brothers war- Alastor e Mely

 

E’ molto difficile recensire il terzo libro di una trilogia che ti ha appassionato cosi tanto, da entrare quasi con elegante prepotenza nel tuo mondo interiore.

Ho scritto fiumi di inchiostro per i libri di Alastor Maverick e L. A. Mely.

Pieni di passione e meraviglia, l’incanto di parole che mi trasportavano in un mondo totalmente dominato dal vapore, dove il vittorianesimo si sposava con quella tecnologia affatto simile alla nostra.

Mentre la nostra tecnologia è capace di divorarla l’anima, quella raccontata da Alastor e da ogni Steampunk che si rispetti, è il risultato di un genio umano che da Tesla fino a Babbage accoglieva l’eredità di Leonardo da Vinci, quella di essere capaci di muoversi attraverso le stringe del tempo, si aprire con nonchalance, le porte segrete che congiungevano i mondi e sconfiggere i tanto cari elementi newtoniani come tempo e spazio.

E cosi, seppur in una apparente semplicità, i miei due autori aiutavano il neofita, spaventato dall’estrosità complessa del genere, terrorizzato da coloro che lo catalogavano come faccenda privata dei nerd, ad addentrarsi nei mondi incantati creati dal vapore.

Nei loro libri non manca certo la feroce critica sociale di ogni libro vittoriano e neo-vittoriano.

L’intelligenza diviene la penna satirica con cui deridere a tratti ironicamente a tratti ferocemente, il degrado di un essere umano che troppo spesso da protagonista diviene comparsa o peggio burattino, manovrato da qualche strano e inquietante re assiso sul trono.

Lo denunciavano i Nomadi ricordate?

C’è un re che non vuole vedere, c’è un re che non vuol sapere…mentre fiumi di sangue si versano per il suo crudele diletto.

Capite perché, oggi, nello scrivere avverto quasi un lutto intenso?

I miei amati Nicholas e Melinda ci hanno detto tutto ciò che era in loro potere.

Sono cresciuti attraverso il difficile percorso di un eroe che, per esserlo a trecentosessanta gradi, deve anche o sopratutto, de-costruirsi.

Crollare, essere quasi smembrato, affinché possano ri- costruirsi.

E tutto questo avviene solo se si affronta il lato oscuro, guardare oltre l’egocentrismo e rinunciare a qualcosa, che sia la ferrea logica di Melinda o l’amata perfezione del nostro Nick.

Devono per poter crescere e magari andare incontro a altre avventure.

Devono, perché davanti a un mondo che è minacciato da un male un male difficile da definire perché sottile, sotterraneo e anche in un certo senso giustificato, devono divenire esempi, esenti da quelle adorabili imperfezioni che ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio.

Melinda si troverà di fronte a un intelligenza che non è altro che un bel muro contro un umanità che non capisce, perché non si sente capita.

La perfezione estetica di Nick sarà il suo unico tentativo di allontanare mancanze e fragilità.

Il rigore dell’eroe che appare in tutta la sua radiosità, non è altro che la rabbia celata contro chi, con le vite degli altri, ci gioca.

E il male non sarà altro che la conseguenza non solo dell’indifferenza, ma del mancato rispetto verso l’umanità delle persone.

Ecco che in un mondo votato all’apparenza, come quello vittoriano, ma cosi simile al nostro si comprende la necessità del capire, comprendere, amare ogni uomo, nonostante ogni apparente inadeguatezza.

Non dobbiamo essere adeguati.

Dobbiamo essere umani.

E allora come loro ultimo regalo gli steambros ci fanno ammirare la loro ctonia saggezza, nascosta dietro una caricatura divertente dei loro difetti: conti solo tu, la tua essenza, la tua anima, i sogni che pensi che il resto del mondo rifiuti, con la tua fragilità bellissima e la tua manchevolezza.

Che sarà cosi agli occhi del mondo consuetudinario, ma per l’universo è solo il tuo raro, unico talento.

E cosi la vera guerra gli steambros la combattono contro se stessi, regalandoci un atto finale pieno di nostalgia, rimpianto e una sorta di tuffo al cuore.

Perché le loro avventure non finiranno mai è vero, ma per noi sarà un duro, lacerante arrivederci.

Anche se il libro non si conclude con l’ultima pagina, già sento la mancanza dei fratelli Hoyt.

Mi mancano come mancano gli amici partiti per un lungo viaggio.

E resti li in un limbo sospeso, con la lieve speranza che un giorno, spero non lontano, torneranno a bussare alla tua porta.

Io li aspetto.

E voi?

A me già mancano.

 

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