Blog tour L’usurpatore di Emanuele Rizzardi. Seconda tappa “L’impero ottomano”. A cura di Alessandra Micheli

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Mamma li Turchi!

E’ una delle frasi che più di ogni altra esprimono il terrore verso un nemico strano, insidioso e sopratutto molto fiero di sè e spregiudicato.

I turchi ottomani, fino alla prima guerra mondiale, rappresentarono per i paesi proto-europei una vera spina nel fianco.

Tanto da essere persino citati in uno stornello romano intitolato Canto del carcerato o alla Renella.

A tocchi a tocchi

la campana suona

i turchi so sbarcati alla marina.

La campana che suonava era, infatti, l’avvertimento della pericolosità del nemico che senza scrupoli, minacciava la proba cristianità.

L’impero ottomano però, anche secondo l’autorevole parere di Giovanna Motta, fu non solo il nostro peggior incubo, non solo una minacciosa presenza costante ma anche una spinta verso una modernità che, in Europa, stentava a farsi strada.

Ecco che l’incontro/scontro tra due schieramenti non portò soltanto guerre e razzie e brutalità, ma anche e sopratutto la possibilità di una crescita, non solo civile ma anche politica.

Non a caso l’idea del millet turco (i millett erano comunità religiose non musulmane, residenti nel territorio dell’Impero ottomano dotate di un’organizzazione amministrativa e governativa autonoma, con leggi proprie e un capo religioso responsabile nei confronti dell’autorità centrale) fu ripresa poi da alcune potenze europee, fino a trasformarsi nel moderno federalismo.

Ma non solo.

I turchi ottomani influenzarono la musica, le abitudini religiose, la letteratura, persino la lingua e l’architettura.

Il contatto quotidiano tra cristiani e musulmani consentì alle diverse culture di comunicare e attuare le prime forme di integrazione nelle strutture mentali.

Come scrive la già citata Motta nel libro i Turchi il mediterraneo e l’Europa:

L’esile filo che lega fra loro uomini diversi per per questo potenzialmente nemici che tuttavia riescono a interagire a scambiarsi conoscenze ed esperienze comuni per esempi nella pesca, attorno alle reti di una tonnara dove è forte l’influenza nord africana o in agricoltura dove prendono a prestito gli uni dagli altri usi, strumenti e metodi di lavoro (la denominazione degli attrezzi di lavoro nel centro Europa è spesso di origine turca)

I turchi il mediterraneo e l’Europa -Giovanna Motta

Dobbiamo forse all’impero le nostre attuali conquiste e forse la Turchia oggi cosi rinnegata è qualcosa di più profondo di un atavico nemico da combattere.

E’ forse il nostro fratello da troppo tempo rinnegato, che ci ha accompagnato nella tortuosa strada del nostro divenire.

La nascita di un impero.

L’Armeno rimase a bocca aperta, quasi fosse felice e stupito allo stesso tempo di quella richiesta. Mi parlò a lungo sia della geografia delle città e della terra d’Asia che della razza dei Turchi; di quanto fossero abili a cavallo, di come usassero fingere una carica, tirare con l’arco e poi scappare o il contrario. Di come portano armi e corazze, leggere, adatte al sole rovente dell’Asia, sprecando meno forze e sudore. Il loro stile di guerra valuta più la velocità e la rapidità delle manovre che la forza dell’impatto e la tattica, come invece facciamo noi Romani. Erano barbari che combattevano in base alla tribù di appartenenza, dove i ranghi erano stabiliti dall’autorità più che da una gerarchia meritocratica..

Un popolo vasto come il mare e con le migliori tecniche di guerra mai viste che si spostava di città in città, lasciandosi dietro solamente un trono di teschi. Alcuni li credevano diavoli, altri cavalieri dell’apocalisse che annunciavano la fine del mondo. Innumerevoli regni erano caduti sotto gli zoccoli di questi uomini-cavallo e sembrava che nulla li potesse fermare. Erano già arrivati una volta, qualche decina di anni prima, e ora stavano per tornare

Emanuele Rizzardi

Ecco come ci presenta l’impero ottomano Emanuele Rizzardi nel suo lavoro di pregiata fattura “L’usurpatore”.

E sarà mia gioia accompagnarvi nei meandri di una storia spesso taciuta, ignorata ma che, invece, ci apre le porte dello splendore di questo importante, temuto, glorioso organismo politico, religioso e militare.

Per molti secoli, a partire dal 1300 per poi finire ignominiosamente alla fine della prima guerra mondiale, l’impero ottomano prese parte come protagonista e mai come comparsa, alle intricate vicende di un’Europa che tentava, a volte invano di delinearsi come figura politica.

C’erano Stati in conflitto tra loro e proto-stati non ancora divenuti popolo. In tutto questo dibattere, in queste agitazioni sociali e politiche, spiccò un impero che aveva, quasi per incanto una complessa e possente struttura imperiale.

Come si arrivò a questa realtà?

Ecco l’impero

Dopo gli unni che si spostarono poi verso le steppe russe e l’Europa centrale, un altro popolo linguisticamente a esso affine si insediò nella regione dell’Anatolia nella metà del IX secolo: i turchi selgiuchidi.

Questi nel 1071 sconfissero gli eserciti bizantini a Mantzikert determinando il declino di questa straordinaria civiltà.

Ridotta Bisanzio a un piccolo regno situato sulle sponde del Bosforo i turcomanni o oghuz, che abbandonarono la religione pagana in favore dell’islam, consolidarono la loro presenza su quasi tutta l’Anatolia e il medio oriente. Arrivando arduamente a toccare anche i confini occidentali dell’ex impero romano d’oriente.

Fu nel XIII secolo che l’Anatolia turca, cosi coesa si frantumò in numerosi principati (a causa della pressione della popolazione mongola, proveniente dal cuore dell’Asia) tra i quali emerse quello retto da un certo Osman.

Questi, dopo aver conquistato nel 1326 il florido centro commerciale di Bursa, creò la prima capitale di uno stato che appunto assunse la denominazione di OTTOMANO. E fu cosi che, dal fiero conquistatore, discese una dinastia che, nell’arco di cinque secoli, porterà sul trono circa 36 sovrani.

I figli di Osman, Oskhan e Ala ud Fìdin, getteranno le basi per un espansione territoriale del neonato regno grazie a una politica di alleanze con le fazioni bizantine in lotta e combattendo gli altri rivali islamici in Anatolia.

Ovviamente le alleanze furono, sopratutto, di stampo matrimoniale rendendo la donna la solita pedina sullo scacchiere della politica internazionale.

Ma questa è un altra storia.

Un altro grande imperatore turco fu Suleyman figlio di Orkhan che verrà ricordato dai posteri, o almeno da chi come me è appassionata di storia turca, per essere riuscito a accerchiare ciò che restava del traballante impero bizantino. Dopo la conquista di Edirne nel 1361 e dopo aver distrutto la resistenza slava e serba a Cimen nel 1371 e a Kosovo Polie nel 1389 (grazie all’arguta politica di eliminare il fiore della nobiltà e dell’esercito serbo, mozzando cosi la testa a eventuali rivendicazioni) gli ottomani rafforzeranno in maniera definitiva la loro podestà su gran parte della regione balcanica.

Nel 1393 conquisteranno il regno bulgaro arrivando, addirittura a minacciare il regno ungherese. Tanto che Sigismondo di Lussemburgo si troverà costretto a fermarli subendo un’umiliante sconfitta nella battaglia di Nicopoli nel 1396.

La marcia della macchina turca sembrava inarrestabile.

Ma la storia ci dimostra che nulla è eterno e cosi il grande condottiero Tamerlano, immortalato persino da un poeta del calibro di Edgar Allan Poe, bloccò l’ondata di vittorie turche sconfiggendoli nel 1402 a Ankara e rendendo prigioniero lo stesso sultano Bayazid II soprannominato la folgore.

Alla morte però del grande condottiero turco-mongolo l’impero si sfasciò, visto che il suo fu il primo culto autocratico personale, a dimostrazione che, personalizzare un ‘entità politica è un grosso grasso errore. Ma si sa, dalla storia pochi apprendono.

E mi permetto di ricordare questo personaggio di elevato carisma con una citazione dello stesso Poe:

Conosci tu il segreto di uno spirito

piegato fino all’onta dal suo selvaggio orgoglio?

O sofferente cuore! Io ho ereditato

la tua parte consumatrice con la fama,

la bruciante gloria che ha brillato

fra i gioielli del mio trono,

aureola d’Inferno! e con un dolore

che l’Inferno non mi farà paura di nuovo.

O cuore implorante per i perduti fiori

e per lo splendore solare delle mie ore d’estate!

Grazie alla dipartita del nobile condottiero, gli ottomani poterono risorgere dopo un lungo “interregno” riprendendo la loro temibile avanzata sotto la guida di Murad II che, nel 1444, sconfisse un’armata composta da serbi, polacchi e ungheresi.

E cosi sotto Maometto II detto il conquistatore, Costantinopoli divenne ufficialmente la capitale dell’impero mutando il suo nome in Istanbul. Fu allora che la chiesa ortodossa di santa Sofia, divenne la moschea che oggi strabilia gli occhi degli amanti della bellezza.

L’avanzata e la crescita dell’impero era ormai fatto consolidato. La loro espansione non aveva confini: guidati da sovrani indimenticabili come Solimano il magnifico occuperanno Belgrado e nel 1526 a Moachs sconfiggeranno il re D’Ungheria e di Boemia. Fino a assediare nel 1529 persino la nobile e meravigliosa Vienna.

Fu con la conquista di Cipro che finalmente l’Europa si mise in allarme e nel 1571, con la grande e importante battaglia di Lepanto, finalmente rialzò la testa infliggendo al nostro ardito impero una sonora sconfitta.

Ma oramai il nemico era nato, si era accresciuto, aveva imparato dei suoi errori e la sua brama di conquista continuerà imperterrita fino a che subirà un atroce declino durante il novecento, tanto che lo zar Nicola ribattezzò il famigerato nemico, atavico e forse ammirato e stimato come il grande malato di Europa

La grandezza di un impero

La domanda che molti storici si pongono è la seguente: cosa ebbe di diverso l’impero ottomano per avere una cosi lunga storia di successi e conquiste?

Molte sono le opinioni contrastanti. Certo è che, nonostante l’accusa di immoralità e di brutalità, esso rappresentava una nota stonata, oserei dire piacevolmente stonata, in un Europa eccessivamente ancorata al tradizionalismo religioso e politico. Una realtà immobile europea contro un dinamismo di un impero che si avvaleva di due elementi interessanti:

1. Una forte e coesa struttura amministrativa.

L’impero era dominato si dal sultano, ma al tempo stesso esso si avvaleva di preparate “consulenze esterne”, rendendo pertanto il potere molto meno autocratico di quello che i miti, le leggende e i film ci rimandano. A affiancarlo infatti esisteva un primo ministro, il gran visir. Il sultano era poi coadiuvato nelle funzioni di governo da un personale amministrativo e militare ben addestrato e sopratutto, da lui dipendente. I funzionari venivano reclutati a volte tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani convertiti alle fede islamica e poi arruolati o nell’esercito o nei quadri amministrativi ( il famoso deviscirme).

2. Un apparato militare preparato e solido

Era formato dai giannizzeri (un corpo di fanteria), gli spahi (cavalleria pesante) e gli akinci (cavalleria leggera); insieme rappresentarono per lungo tempo una tra le forze da combattimento più progredite al mondo.

3. Una mirabile cultura.

Nonostante le accuse di essere barbari, senza cuore, crudeli, e terrificanti mostri, i turchi ottomani avevano un sistema di diritto innovativo per l’epoca: accanto alla legge religiosa esisteva un sistema legale secolare il Kanun capace di coesistere e a volte superare la Sharia.

Un sistema di autorità locali i millet, si preoccupava di gestire e amministrare secondo le particolari esigenze sociali, politiche e religiose porzioni di territorio che facevano capo all’autorità centrale, ma avevano ampi margini di azione.

4. Un economia moderna

Essa era basata sullo sviluppo e sull’espansione di grandi centri commerciali e industriali come Bursa, Edirne e Istanbul. Vantava la presenza di eccellenti artigiani e commercianti grazie ai quali l’impero turco rese prioritaria la crescita economica trasformando le sue città nelle prime metropoli. Inoltre, a differenza degli stati cristiani, favorirono l’arrivo di molti ebrei provenienti da diverse parti di Europa invitandoli a stabilirsi a Istambul e in altre città portuali come Salonicco (mentre in altri stati europei, come la Spagna, essi furono vittime di persecuzioni da parte dei cristiani.)

5. Scienza e tecnica.

Sfatiamo il mito dei turchi barbari. La loro cultura fu inimmaginabile e spesso sottovalutata. Immense biblioteche furono istituite complete di traduzioni di libri di altre culture oltre a manoscritti originari. Maometto II ordinò a Giorgio Amiroutzes, uno studioso greco di Trabzon, di tradurre e mettere a disposizione delle istituzioni educative ottomane il libro di geografia di Claudio Tolomeo. Ali Qushji, un astronomo, matematico e fisico originario di Samarcanda, influenzò i circoli ottomani con i suoi scritti e le attività dei suoi studenti, anche se trascorse solo circa tre anni a Istanbul prima della sua morte. Taqi al -Din costruì, nel 1577, l’Osservatorio di Istanbul dove eseguì osservazioni fino al 1580. Calcolò l’eccentricità dell’orbita del sole e il moto annuale dell’apogeo.

Serefaddin Sabuncuoglu fu l’autore del primo atlante chirurgico e dell’ultima importante enciclopedia medica del mondo islamico. Sebbene il suo lavoro fosse in gran parte basato sul Al -Tasrif di Abu al -Quasim al – Zahrawi, Sabuncuoğlu introdusse molte sue innovazioni. Per la prima volta furono raffigurate anche chirurghi di sesso femminile.

Conclusioni.

Spero che il viaggio sia stato interessante e spero di avervi infuso un po’ di quell’infinita ammirazione verso l’impero ottomano, che crebbe in me, durante i miei fecondi anni di istruzione universitaria.

Si aprì davanti ai miei occhi tutta la magia di un Islam che si presentò come un modello di cultura, di progresso e di senso di meraviglia davanti allo splendore del mondo.

Ed è ciò che spero tornerà a appartenere di diritto a una religione che ha sempre combattuto la brutalità, dedicandosi con ardore e impegno all’osservazione della perfetta architettura del cosmo.

 

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