“Arepo” di Massimo Ghelardi, Maratta edizioni. A cura di Alessandra Micheli

AREPOEBOOK

Quando ho avuto tra le mani il libro Arepo, il mio istinto da ricercatrice si è messo subito in azione.

E ho ripescato dai cassetti della memoria, tutti straordinariamente ordinati ed etichettati nel modo giusto, ogni cognizione circa il misterioso quadrato di cui la parola enigmatica Arepo fa parte.

Ora vi avverto onde evitare problemi di ogni sorta, la mia analisi (il vero significato di recensione tra l’altro) riguarderà il significato del testo e sopratutto l’uso che l’autore fa dell’archetipo stesso, del simbolo e del palindromo, onde appunto evidenziare e rendere predominante il significato comunicativo che ha in mente.

Quindi lasciate ogni speranza voi che leggete, il viaggio sarà tortuoso e pregno di arcane parole.

Se vi interessa trama, o sinossi, o dettagli tecnici o opinioni questo non è il blog adatto.

Iniziamo con un breve ma doveroso excursus storico simbolico del famoso quadrato, visto che, appunto uno dei suoi elementi dà il titolo al libro ed è il vero autentico protagonista.

Il famigerato quadrato del sator non è altro che una ricorrente iscrizione latina in forma quadrata, composta dalle seguenti cinque parole

sator

arepo

tenet

opera

rotas

La stravaganza è appunto nell’ordine in cui ogni parola è inserita, un ordine logico che ha la strabiliante proprietà di risultare palindromo, ossia può essere letta, dando il medesimo significato da destra a sinistra e viceversa o dall’alto in basso.

Questo e il suo inserimento nella forma quadrata, più il numero cinque (che compone il numero non solo delle parole ma persino delle lettera) ha dato origine a speculazioni di tipo magico filosofico, ecco perché appunto viene chiamato forse non erroneamente il quadrato magico.

E di magico non ha solo quella simbologia ma anche le svariate interpretazioni che ogni studioso autorevole meno autorevole o eretico hanno proposto per la risoluzione dell’enigma.

Cos’è il sator?

Una formula magico alchemica?

Un enigma da decifrare?

Contiene forse arcani segreti?

La soluzione purtroppo non è possibile ritrovarla nella sua traduzione. Infatti, letteralmente esso ha codesto senso:

 il seminatore arepo tiene all’opera la ruote

oppure

il seminatore con il carro tiene con cura le ruote

La ricerca si fa più oscura se si considera come il termine arepo è un hapax legomenon ossia una forma linguistica (parola o espressione) che compare una sola volta nell’ambito di un testo, di un autore o dell’intero sistema letterario di una lingua.

Quindi come risolverlo?

C’è chi si è rivolto alla lingua gallica che usa il termine arepos per definire un tipo particolare di carro e che il termine sia stato poi latinizzato in arepous e che quindi rafforzerebbe la tradizione numero due.

Altri, specie i primi cristiani legano la parola seminatore come richiamo al testo evangelico della parabola del seminatore, presente in Luca (8,4-15),  Matteo (13,1-23) e Marco ( 4,1-12).

Questo avvale l’idea di una lettura simbolica di stampo cristiano avvalorata dalla tesi che, all’interno del quadrato si estrapolerebbe la parola paternoster come crux dissimulata e quindi il senso risulterebbe

Il Creatore, l’autore di tutte le cose, mantiene con cura le proprie opere

Non voglio tediarvi oltre con le numerose ipotesi e vi invito a studiarle perché sono fantasticamente intriganti.

Ma questi pochi dettagli che mi ho mostrato sono importanti alla fine della comprensione del testo.

Proprio perché si parla di cristianesimo anche, se si accenna a una sua declinazione eretica, grazie a un riferimento, non solo ai primi martiri cristiani ma anche a una loro precisa identità, poco accennata purtroppo di una natura non proprio ortodossa:

Le cinque parole, se disposte in forma circolare o di croce greca, riportano alla mente una teoria eretica ben presente nei primi secoli dopo Cristo. Quella di Origene e di Gregorio di Nissa: l’apocatastasi. Strana e complessa parola che può essere tradotta con reintegrazione, ristabilimento, una reintegrazione che indica la complessità circolare del disegno divino. Si tratta di una visione cosmica che ritroviamo nel-con il ritorno alla condizione originaria, armonica e razionale, dove il male non può esistere

E questo punto che considero focale per tutto il libro mi ricorda un altra strana traduzione del palindromo

L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino

Se si leggesse il quadrato cambiando il verso di percorrenza alla fine di ogni riga e colonna ( scrittura bustofelica)si otterrebbe infatti

sator opera tenet arepo rotas

In cui il termine sator indicherebbe il seminatore mentre arepo diventerebbe una contrazione di aeropago (tribunale supremo) e diventerebbe una sorta di monito etico con l’intento di ricordare che si l’uomo decide le sue quotidiane azioni, ma soltanto dio guida il suo destino.

E infatti, Dio in questo testo è presente e traccia una sorta di strano filo capace di unire i secoli in una sorta di grande spirale vichiana di corsi e ricorsi storici, in cui è il quadrato il fulcro da cui i fili si dipartono.

Dai giorni di costatino, fino alla caduta di Acri, per attraversare il seicento delle rivolte palermitane e di Masaniello, fino a legare Pisa con la nobile Palermo, arepo è il ragno dei secoli che tratteggia con grazia un diagramma chiamato destino.

E, infatti, un altra traduzione descrive il significato preciso per questa parte diciamo storica del libro

Il Creatore delle terre tiene (governa) le ruote celesti

Dio presente nella sua creazione come un feudo che la rende viva e interconnessa, è il mulino che macina i secoli, è la precessione che fa trascorrere le ere e dona i cambiamenti giusti a ogni moderna età.

E non solo.

Questa rotazione ciclica diviene il mezzo con cui ogni tanto ci appare reale l’unione tra trascendente e immanente, fino a che il sacro e il divino, rappresentato da un oggetto in cui è inciso il sator si incontrano rendendo viva la frase

cosi in cielo

come in terra.

E il nostro seminatore, di opportunità, eventi, di potenzialità cosi come di orrori che governa il nostro scorrere del tempo e che al tempo stesso gioca e comanda le sfere celesti che, appunto decidono lo scorrere dei tempi e la capacità di ogni era di dare la sua unica impronta all’animo umano.

Perché ogni secolo qua descritto ha un qualcosa da donarci, qualche storia da narrarci un insegnamento da regalarci.

Cosi inteso AREPO è la costellazione del grande carro, la falce degli dei simbolo del potere universale, dell’unione quindi di dio.

Ecco che in questo libro è arepo a dominare, intrecciando discordie ma anche ristabilendo la giustizia.

E’ arepo che intesse i destini, unisce persone lontane nella storia e in fondo gioca amabilmente con loro, rendendo evidente che in fondo il progetto divino è qualcosa di grandioso e immenso,profondamente inciso nel nostro DNA.

E voi cosa aspettate a dare la vostra interpretazione di Arepo?

Perché in fondo il sator cosi come il libro di Ghelardi ha più chiavi di lettura a seconda del livello interiore e di gnosi e della profondità di ogni lettore.

E’ questo il vero misterioso potere di un libro.

Parlare con una unica specifica voce, che risulta però diversa a ognuno di noi.

 

 

 

 

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