Blog tour “Una coperta di neve” di Enrico Camanni, Mondadori. La neve copre tutto. A cura di Alessandra Micheli

review piccione

 

Molti credono che sia soffice e bianca, ma quando si è sommersi sotto di lei, la neve è nera come la notte.

La neve è da sempre protagonista di fiabe e di sogni infantili.

Scende lieve dal cielo in cristalli diversi tra loro, capaci di catturare la luce di un sole pallido.

E poi scende leggera a baciare la terra, la strada o la montagna, con movimenti soavi come danza arcana.

E quando si posa non svanisce ma crea una distesa strana che copre ogni rumore.

La neve sotterra non oso la vita pulsante della natura, ma ogni suono.

E cosi un silenzio inquartante risuona come un grido nelle orecchie. E nessuna melodia può donarci sollievo.

E’ un silenzio fatto di attese, di segreti e di misteri.

Tutto tace e aspetta il tuo momento, quello in cui avrai il coraggio di scrutare sotto quella coperta per scovarne mostri e incubi notturni.

In ogni libro invece, la neve viene presentata quasi come quella nota poetica del sogno, come se ci fosse una strana fata capace di volteggiare lieve e bizzarra nell’aria.

Viene presentata come l’evento importante che annuncia una festa, come il gioco di bambini, come la bellezza immacolata di un ritorno a una situazione pre-nascita.

E’ come essere nel ventre della madre, li sicuri e sorridenti, senza tempo, e senza forma.

La neve costringe a tornare dentro te stessa a fare i conti con i penisri, con i tuoi segreti ricordi.

Con gli sbagli e con il dolore.

E non sei distratto da nulla perché laddove lo sguardo si posa vede solo un biancore accusatorio, che punta il dito sulla tua vita e ti costringe a avvolgere il nastro.

Per alcuni la neve non copre, non accarezza, ma nasconde.

Nasconde memoria in questo libro, ma anche sentimenti.

Nasconde l’incapacità umana a accettare destini e scelte.

Nasconde la nostra fragilità con la volontà di sfidarla, anche quando essa è cosi fragile che basta un nulla per scatenare la sua irosa vendette.

E allora la neve cade minacciosa e soffoca ogni tentativo di sentirsi dei padroni del mondo.

Di sentirsi coloro che dominarono un tempo il creato nominandolo.

La neve non si fa assolutamente dominare in questo libro. Sfida la logica, persino la fisica.

Punisce e salva.

Seppellisce e soffoca.

Splende come un gelido dio antico, dal ghigno storto e dalla mano calda. Perché la neve quando copre copra anche la nostra inadeguatezza. Ci fa sognare qualcosa di irraggiungibile.

Quando ci soffoca, in fondo ci fa tornare bambini, feti in grembo a una madre perduta.

Potenzialità con tutte le possibilità davanti.

La neve non è solo il sogno scintillante.

E’ anche il dio che ci impone la ricerca della memoria.

E’ quel dio che decide il destino di ogni uomo, la Moira che decide quando tagliare i fili di quell’arazzo chiamato vita.

La neve, Settembrini lo sa, finge di essere materna e amante degli uomini.

La neve è semplicemente se stessa.

La neve copre tutto e ci spinge a superare ogni limite per svelare i suoi misteri

In gioventù era stato sedotto e ingannato continuamente dalla neve, aveva giocato al gatto e al topo, adesso basta, si era stancato. Vigliacca bastarda! L’incantatrice bastona a caso e sbeffeggia gli innamorati. La fata bianca si era presa dei professionisti stimati e un amico carissimo, morto di stupore, come tutti. “Puoi essere esperto fin che vuoi” ripetevano le guide ai funerali dei colleghi, “ma quando tagli un pendio non sai mai che cosa c’è sotto. È una roulette russa.” Nanni era stanco di cantare “Santa Maria Signora della neve, copri col bianco soffice mantello il nostro amico, il nostro fratello”. Era una preghiera inutile, perché la neve se l’era già preso.

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