Review party “Semper Eaden” di Alessandra Paoloni, Delrai edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

 

 

Donde viene – dicevi – questa strana

tua tristezza, che sale come il mare

sopra la roccia nuda e nera?’ Quando

il nostro cuore ha già fatto vendemmia,

vivere è un male. Ed è un segreto, questo,

che tutti sanno, un semplice dolore

senza mistero, come la tua gioia

a tutti manifesta. Smetti dunque,

o mia bella curiosa, di cercare.

E se anche la tua voce è dolce, taci.

Taci, ignorante, anima estasiata

perennemente! Bocca dal sorriso

perennemente! Bocca dal sorriso

infantile! Più ancora della Vita,

ci tien la Morte con nodi sottili.

Lascia, lascia il mio cuore inebriarsi

d’una menzogna; come in un bel sogno

immergersi nei tuoi begli occhi, e a lungo

riposare tra l’ombra dei tuoi cigli!

Charles Baudelaire. 

Eccomi qua a celebrare l’arte racchiusa in un libro.

Non è sempre cosi scontato trovarla.

Per inserire la sublime forma di bellezza serve quel sacro fuoco rubato da Prometeo e donato a noi miseri mortali per illuminare le tenebre dell’inconsapevolezza.

L’arte è quella fiaccola accesa nella grotta di Platone, laddove scambiamo le ombre per una futile quanto banale realtà.

Stolte vanesie creature!

Mentre il mondo al di fuori scoppia di vita, noi restiamo concentrati sulla limitata nostra capacità di percepire solo una porzione di questa meraviglia chiamata vita.

Ecco che raccontarvi quindi la bellezza si rivela difficile.

Quasi impossibile.

Come raccontarvi un parole l’arte, essa vive negli occhi sgranati di meraviglia, nelle suggestioni prodotte da un cervello messo in moto e stuzzicato dalle abili mani del nostro bardo.

Ma attenzione.

Alessandra non è il solito menestrello colorato e cacofonico a cui vi siete abituati, a cui i vostri sensi si sono assuefatti.

Ella è una strana Moira, vestita di un tulle nero, partecipe della vita come della morte, conoscitrice dei cicli e adombrata da quella strana tenebra di tradizione celtiche, che è al contempo luminosa come la stella del mattino.

Anche in semper eaden troveremo uno strano crepuscolo fatto di mille dorate stelle, eppure amante del nero, che risulta però non tanto come assenza di luce, ma come colui che la luce la ingloba e la custodisce.

Il primo amore che scaturisce nel leggere il libro è l’atmosfera.

Gotica, caliginosa, cosi ricca di una strana magia.

Ma cos’è questo gotico che tanto affascina con il suo stridente suono le nostre fervide menti?

No.

Non è solo un genere è una sensazione dell’anima.

E’ il fascino del m istero, che veleggia in quei paesaggi che non rientrano nei canoni classici della bellezza.

Eppure hanno la stessa caratteristica che a essa si richiede ossia l’armonia.

E’ nei castelli diroccati, nelle rovine baciate dalla luna, in amori impossibili e sofferti, in quell’intricato legame amore e morte che si rivela l’arcano incantesimo di quel genere oggi troppo condannato a uno strano oblio.

Eppure dentro di noi il nero esiste.

Esiste l’ombra, esiste quella zona vespertina che si nutre di emozioni che non devono, per il quieto vivere arrivare alla mente conscia.

In quella regione junghiana però, in quel rio abajo rio ( il fiume sotto il fiume) come lo chiama Clarissa Pinkola Estes, vive la parte più vera di noi stessa.

Ferina, selvaggia, e fiera.

Che sa giostrarsi tra sanità e follia, che la follia stessa non rinnega ma la usa per dare alla sua danza passi strani e seducenti.

Tutto ciò che il diurno rifiuta, che il perbenismo osteggia, nella zona crepuscolare vive prospera e diventa grande.

E cosi uno dei più antichi simboli di questo mondo strano orribile e al tempo stesso attraente divine il protagonista crudele del nostro libro: il vampiro.

Atroce, brutale ma cosi doloroso tanto da essere assetato di vita.

Lui cadavere ambulante che non imputridisce nel fisico come il morto vivente, ma che è n fondo morto dentro.

Capace di abbracciare la notte e farsi di essa servo.

Cosa c’è di più attraente di anime pure?

Coloro che vivono felici al sole, coccolati, amati vezzeggiati.

E cosi una notte senza luna a proteggere le anime esso rapisce e l’umanità perduta.

La tortura in un estremo atto di rabbia.

E tenta di plasmarla fino a godere del dolore stesso.

Perché quando in te esiste solo l’immutabile stasi dell’eternità la forza del dolore provoca una fame strana, atavica senza senso.

Inizia cosi semper eaden.

Ma non finisce nella banalità del gotico.

Ecco il secondo dato.

Stupisce.

Lascia esterrefatti anche chi come me, si vanta e di fa bella delle sue conoscenze letterarie.

In anni in cui lo stupore è solo un ricordo e il ghigno di chi sa, di chi conosce si fa sempre più ampio, Alessandra si erge come una Dea del passato a rimettermi al mio posto.

E davanti a lei spalanco gli occhi e torno a essere quella bambina che in una notte d’estate, scura e tenebrosa aveva il cuore in gola leggendo un libro.

E davanti a questa Dea della letteratura, chino il mio capo e torno umile a assaggiarlo il libro, non solo a usarlo come mezzo di vanto per me e biasimo per il resto del mondo.

E in quel libro non ricevo solo una lezione.

Ma trovo amici antichi, che mi hanno fatto compagnia nelle lunghe notti d’inverno.

Non sono fate o eroine, o principi dalle lucenti armature.

Sono donne dai denti troppo lunghi sedute sula sedie sorridenti con quei canini appuntiti che mi narravano storie tenebrose, facendo di me una discepola della notte.

Tu Mircalla, Carmilla o Millarca.

Amica strana di un’infanzia ancor più strana.

E tu mio amato Charles con quella poesia Semper eaden cantilena simile a un oscura nenia antica, come una magia dei regni del buio, la corte oscura che danzava alle note dissacranti di lady of the night.

E tu, mia Radcliffe, maestra di meraviglia, insegnante di cosa davvero si cela nella bellezza, quella tinta di un nero lucente.

Ecco cosa è semper eaden, stupore per i neofiti, ricordi per noi sognatori. Sogno per tutti coloro che ogni tanto da questa realtà vogliono evadere.

Stupore ininterrotto.

Tanto che vorrete leggere e rileggere il libro e gustarvi il finale.

Che apparirà sicuramente più vicino alla realtà che conoscete, in quella partita a scacchi tra bene e male, il cui premio ultimo sarà la vostra coscienza.

E magari grazie alle parole di questa Morrigan ve la terrete stretta a voi, fino a farmi sanguinare le nocche, quella coscienza.

Note.

La poesia iniziale di Charles Baudelaire si intitola Semper Eaden  e fa parte della racoclta Les Fleurs du ma, da cui indegnamente il nostro blog prende il nome.

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