“Navarro. Il mondo di sotto” di Andrea Gobbi, Fanucci. A cura di Alessandra Micheli

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Ho cercato un libro che per un momento solo, mi aiutasse a evadere.

Perché lo ammetto, in questa dimensione, anzi in questo mondo cosi poco interessante adombrato dalla paura, avevo un dannato bisogno di sogni, di emozioni e di voli immaginari.

E cosi la scelta era tra tornare tra le braccia del mio amico Lewis Carroll o cercare un libro che parlasse di straordinario e di viaggi assurdi.

E grazie all’illogicità, farmi evadere da questa grigia prigione che gli stolti chiamano realtà.

Non so se esista una divinità che lassù mi ama, o forse è stata una musa benevola ma tra le mani mi è capitato Navarro.

E credetemi, un ora di puro diletto, di incredibili avventure e di quel pizzico di nostalgia per la folle spensieratezza che ti porta a sorvolare impavido e forse incosciente i confini, ha bussato al mio cuore che rischiava di avvizzire.

Navarro è questo la possibilità di andare oltre il consentito, il lecito, oltre l’ordinarietà di un mondo che vive e prospera nella banalità e si compiace dei divieti e arrivare…ai confini del mondo conosciuto.

Chi di voi, alzi la mano per cortesia, non ha MAI sognato di varcare le colonne d’ercole della nostra limitatezza umana e viaggiare in mondo sconosciuto, strani pieni di creature ignote e incomprensibili?

Chi non ha mai sognato la bizzarria, il non sense, la meraviglia che si fa reale e ti abbraccia trascinandoti con se in una lunga folle danza?

Se a voi non è mai capitato, beh devo dirvi beati.

Perché in fondo la tranquillità è rassicurante fatta forse di rassegnazione, di piccoli traguardi che non esaltano la nostra creatività ma la ingabbiano.

E cosi Pedro Navarro rappresenta un po’ quel lato bambino, quel lato scapestrato che decide in un atto di pura pazzia (fidatevi è un pazzo geniale) di seguire le orme di un padre sognatore, che non gli ha lasciato affatto certezze, sicurezze, granitiche convinzioni, ma soltanto indizi, e uno stupore che lo invade con la forza di un uragano.

Trascinandolo con se fino al mondo di sotto.

E com’è questo mondo di sotto?

Un calderone logico di ogni nostra fantasia.

Appare quindi oscuro come è oscuro il mondo oltre lo specchio e dentro la tana del bianconiglio.

Ma al tempo stresso ricco di allegria, di bellezza, di colori, di sfumature, forse diversa dall’armonia quasi immobile che piace a noi del mondo di sopra, qua l’insensato, l’eccezionale, dominano stuzzicando un lato spesso eccessivamente taciuto di noi stessi.

E cosi tra avventure mirabolanti adrenalina, e oggetti misteriosi, il mio io si è lasciato sedurre, conquistare tanto che, uscire dalla malia creata da Andrea Gobbi, è stato un vero trauma.

Non volevo affatto lasciare il mondo di sotto, neanche per scrivere queste parole.

Volevo continuare a viaggiare per isole strane, volevo trovare il bandolo della matassa e imbracarmi sulla nave per non tornare, forse, mai più.

Perché chi inizia il viaggio verso i regni della fantasia, forse trova se stesso.

Torna diverso, con le mani callose dei marinai, con le rughe del sole rubicondo che ci secca la pelle, ma il cuore giovane, infantile tutto aperto al sogno.

Ed è quel cuore che oggi, insperabilmente mi manca.

Grazie Andrea.

E ora scusate ma torno con Pedro i suoi amici. 

Dobbiamo trovare il significato occulto celato in questo strano viaggio.

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