“Il divorzio non si addice a Enid Balfame” di Gertrude Atherton. Edizioni Le Assassine. A cura di Francesca Giovannetti

le assassine.coverLa collana vintage delle edizioni Le Assassine fa di nuovo centro con la traduzione di questo classico americano datato 1916, ambientato a Elsinore, alla periferia di New York, la città per eccellenza, così vicina per distanza, così distante per mentalità. Enid Balfame è una donna che si è costruita con fatica la rispettabilità, nonostante i comportamenti “sconvenienti” del marito:  è la figura principale del romanzo ed è ricca di sfumature così abilmente dipinte che il lettore a tratti si trova ad amarla, a tratti a detestarla. Enid Balfame è lo sdoppiamento di essere e sembrare, sostanza e apparenza. Lucida calcolatrice e anima in cerca della propria identità. Una figura che si incastona ai primi del Novecento, esattamente come potrebbe muoversi ai giorni nostri. È questo che rende il libro un piccolo capolavoro, a mio avviso. Nonostante la tinta spiccatamente gialla del testo, omicidio, indagine, ricerca del colpevole, quello che affascina il lettore è lo spiccato sapore di modernità soprattutto riguardo alla costruzione di un caso che oggi definiremmo “mediatico”. Una donna attraente e di spicco nella comunità che viene sospettata dell’assassinio del marito. Nel romanzo abbiamo innocentisti e colpevolisti, esattamente come oggi, impersonati da gruppi di giornalisti alla ricerca spasmodica non del responsabile, ma della notizia.

La componente femminile pervade tutta l’opera in maniera squisita e piena di contrasti. Una elemento femminile sono le amiche della neo vedova, pronte a tutto  pur di scagionarla, solidali in pubblico, piene di sospetti in privato, l’altro elemento sono le emancipate giornaliste di New York, che vestono i primi abiti alla moda, fumano come gli uomini e sgomitano per essere accettate come i colleghi maschi. Noi donne continuiamo a lottare anche oggi per ottenere pari opportunità lavorative. A distanza di un secolo, piacerebbe aver fatto più passi in avanti.

Gertrude Atherton, ai primi del Novecento, è riuscita a cogliere tutto questo: un’autrice donna che parla di donne con estrema schiettezza, non risparmiando né vizi né virtù, con una scioltezza di linguaggio e narrazione notevole. Un giallo da definire “classico” per la trama e lo sviluppo, ma assolutamente innovativo, straordinario e al limite del dissacrante per la costruzione dei personaggi, dell’ambientazione e dell’atmosfera.

Come sempre, è doveroso citare l’impeccabile attenzione rivolta dalla Casa Editrice alla traduzione, affidata in questo caso a Costanza Masetti.

Consigliatissimo!

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