Torna a emozionarci e stupirci la meravigliosa arte targata Dark Zone. Ecco a voi le nove uscite “Sospesi nel nulla” di Filippo Mammoli e “Il tempo dei mezzosangue. Le fauci degli abissi” di Rob Himmel

97717868_1457745341082998_1053546973673553920_n

 

La perfezione di una bellezza eterea non lasciava spazio ai più bassi impulsi della carne. Con la mano destra si accarezzò il fianco, scendendo dal torace fino al rialzo appuntito dell’anca. Continuò ad abbassare la mano scivolando verso l’interno, per apprezzare l’enormità dell’incavo tra le cosce.

Un corpo perfetto è quello in cui non c’è più nulla da togliere, perché il superfluo è già stato eliminato, pensò con soddisfazione puntando gli occhi in quelli della sua figura esile riflessa dallo specchio. Stava accadendo tutto in modo molto naturale, più di quanto si fosse aspettata.

Mantenendo lo sguardo fisso davanti a sé, portò le mani sulla schiena, dove il leggero dolore stava aumentando di intensità. Si erano formati due rigonfiamenti allungati, ma non se ne meravigliò. Vi passò sopra i polpastrelli, sentendo quelle escrescenze gonfiarsi fino a scoppiare.

 

Sinossi

Quindici racconti ambientati ai nostri giorni, quindici storie dove la vita, con le sue pulsioni più elementari e i suoi sentimenti più genuini, si scontra con muri invalicabili.

In una baraccopoli indiana come nel lussuoso studio di un avvocato, in un letto d’ospedale o nel cortile di un manicomio, in una Firenze agghindata per la vigilia di Natale o in paesi del meridione d’Italia dove anche sognare è impossibile, il grido di dolore per le assurdità e le ingiustizie si leva prepotente e inconsolabile in questa suggestiva e sensibile raccolta.

Emergono così vivide istantanee a ricordare le gabbie e le angosce, ma anche il desiderio d’amore e di libertà che caratterizza l’esistenza dell’uomo del nostro tempo, senza alcuna possibilità di sciogliere il «nodo gordiano» della contraddizione.

Sogni, visioni, paure e ansie da psicanalisi raccontano un’umanità lanciata a folle velocità verso l’abisso, fotografata un istante prima del punto di non ritorno.

 

Si accorse che doveva muoversi. Fece una doccia di cinque minuti, poi prese un caffè in piedi, si infilò pantaloni, giacca e cravatta e si catapultò in macchina. Alle otto aveva la riunione con i rappresentanti del sindacato a cui avrebbe dovuto comunicare i nomi dei venti operai da licenziare. Come sempre in queste occasioni, si era preparato un bel discorsetto. Analisi di mercato, crisi congiunturale, spending review, delocalizzazione, competitività… Le solite favole a cui nessuno credeva più, ma che funzionavano sempre.

Continuavano a chiamarlo per questo, in quella come in tante altre aziende. Il primo nome che avrebbe fatto sarebbe stato senz’altro quello di Rapezzi, il più giovane ma più politicizzato di tutti. Non conosceva nessuno dei dipendenti dell’azienda, non li aveva mai incontrati. Non doveva. Il rischio di associare alla faccia una storia e una rete di relazioni che lui avrebbe incrinato era un lusso che non poteva permettersi. Sarebbe stato un errore imperdonabile. Per lui, il tagliatore di teste, dovevano essere solo nomi e numeri, pedine da sacrificare sull’altare del profitto e delle leggi del bilancio.

 

Biografia

Filippo Mammoli è nato a Prato il 5 agosto del 1972. Ingegnere elettronico, è responsabile dello sviluppo software di un’azienda fiorentina che lavora nel settore del controllo qualità tramite machine vision.

La sua passione per la scrittura inizia dalla poesia, con cui si cimenta fin dall’età di vent’anni. Ottiene premi in concorsi letterari e pubblicazioni nell’antologia del concorso “Daniela Pagani” indetto dal C. A. L. C. I. T Chianti fiorentino nel 2004. Nel 2005 pubblica un’altra poesia nell’antologia “I segreti di Pulcinella” edita da Giulio Perrone.

Nel 2016 pubblica in self publishing il suo primo romanzo dal titolo “I casi del destino”.

Nel 2018 il suo racconto “Purezza” viene inserito nell’antologia “Racconti toscani” edita da Historica edizioni.

Nel 2019 vede la luce il thriller “Oltre la barriera” pubblicato da Dark Zone edizioni con cui partecipa al Salone del libro di Torino.

Sempre nel 2019 esce per un’altra casa editrice, la Jolly Roger edizioni, il thriller dal titolo “Il bosco delle more di gelso”.

 

Un gruppo di giovani che scherzavano e chiacchieravano appoggiati ai motorini parcheggiati davanti alla chiesa, attirò la sua attenzione. La risata squillante di una ragazza sui sedici anni abbracciata a un suo coetaneo funzionò da macchina del tempo.

Agnese si bloccò a osservarla con la sigaretta in bocca e, per alcuni istanti, smise di aspirare. Aveva avuto anche lei sedici anni, ricordava bene la spensieratezza e la capacità di sognare orizzonti impossibili, tipiche di quell’età. Non riusciva però a provarne nostalgia. Era altresì invasa da un sentimento misto di compassione e rabbia. Compassione per quella povera ragazzina illusa e rabbia per la fine poco poetica che avevano fatto tutti i suoi progetti di allora.

Aveva imparato col tempo ad annegare le delusioni nell’alcol e nelle sigarette che ormai divorava senza quasi più assaporarne il gusto, ma soprattutto era diventata bravissima a non lasciar trapelare nulla all’esterno. Aveva imparato a tenersi tutto dentro per non rovinare a se stessa e agli altri il quadretto rotondo di una tranquilla e laboriosa famiglia del Nord. Quel nord dove si lavora, si crescono i figli e la domenica si va a messa, dove si fa volontariato e non si ha tempo per pensare a cose futili e inafferrabili come la felicità.

 

***

97973081_241812683799011_4922894796030214144_n

 

«Oh… ti prego… Basta, basta!» singhiozzò Lenara, agitandosi nel letto e ridendo a causa del solletico. Quando il momento di ilarità terminò, si fece seria e guardò in direzione della finestra sbarrata. «Quanto pensi che durerà… tutto questo? La notte non potrà nasconderci per sempre.»

Lui si stese sul fianco, puntellando il gomito e poggiando la testa sul palmo. La guardò dritta negli occhi. «Perché adesso? Sarebbe meglio lasciare simili pensieri a momenti meno belli… questi dovremmo dedicarli soltanto a noi due.»

Lenara sospirò. «Hai ragione, ma ogni volta che lascio il castello di nascosto rischio di essere scoperta da Varo. Se dovesse accadere prima delle nozze…»

«Non accadrà. Sei troppo astuta per lui, inoltre sei un’esperta di magia illusoria. Non capirà mai quello che stai facendo, e comunque mancano pochi giorni alle nozze, poi attueremo il nostro piano.»

«E dopo, cosa faremo? Una volta restituito il regno nelle mani di Lorigan, che ne sarà di noi due?»

Lui le accarezzò il viso, le baciò la spalla con delicatezza e infine rispose: «Andremo via, lontano da tutti. Costruiremo il nostro futuro secondo ciò che desideriamo. Io e te».

«Sarebbe bello…»

«Ma…?»

 

La campagna di conquista dell’impero Danador sta per collassare su se stessa. Tra i regni sottomessi torna la speranza e cominciano ad accendersi le prime scintille di rivolta, pronti a reclamare la propria libertà a costo della vita.

Tuttavia il vero piano dell’Imperatore Kedrax è passato in sordina, ma quando i Mietimorte svolgono l’incarico affidato loro, la vera minaccia si palesa: le Fauci degli Abissi stanno per spalancarsi.

Separati dagli eventi e sparpagliati in varie parti del continente, Jandar, Lenara, Ethan ed Eliadar, tentano di opporsi a questo flagello con scontri che coinvolgeranno potenze, dèi, arcidemoni e il dragone Namias.

La vera battaglia ha inizio.

Nulla avrebbe potuto scuotergli il sonno nel gelido lago che accoglieva il suo corpo come una tana confortante, mentre la spessa lastra di ghiaccio sopra di sé lo teneva celato ai pochi abitanti delle lande ghiacciate di Ghiarkur.

Nulla avrebbe mai potuto turbare i suoi pensieri, ottenebrati da un sortilegio che serviva ad anestetizzare i suoi sensi di colpa, permettendogli di non rimuginare sui gravi errori commessi un secolo prima.

Nulla avrebbe mai potuto intaccare il desiderio di restare fuori da qualunque evento stesse accadendo nel continente, evitando di immischiarsi nelle faccende dei mortali per l’ennesima volta.

Nulla avrebbe mai potuto, fatta eccezione per una cosa: Jandar. Nel momento stesso in cui lo zaffiro che gli aveva affidato era andato in frantumi, lui lo aveva percepito come una lama penetrata nel cervello. Era stato simile al suono di una campana che continuava a echeggiare nella sua testa, insistente e irritante.

L’autore

Nato in Germania, Rob Himmel è cresciuto in Italia, nella florida terra d’Abruzzo, tra montagne, mare e arrosticini. Fin dalla tenera età si è appassionato ai fantasy, elaborando mondi e storie nelle ore di gioco infantili. Poi, crescendo, ha dato sfogo alla sua creatività inventando giochi da tavola per proprio diletto. Con l’avanzare del tempo, l’adolescenza l’ha condotto a conoscere e innamorarsi di Tolkien con Il Signore degli Anelli. Da amante del genere, si è cimentato per più di una dozzina di anni nel famoso gioco di ruolo Dungeons&Dragons, dove, in quanto Dungeons Master, ha condotto i suoi amici in avventure straordinarie, costruendo mondi, storie e intrighi. Tutta questa creatività è infine sfociata nella scrittura.

Ha esordito con Le lame scarlatte (DZ Edizioni – 2017), premiato al Trofeo Cittadella, poi è stato pubblicato con La progenie di Abaddon (DZ Edizioni – 2018) e la trilogia epic fantasy Il tempo dei mezzosangue (DZ Edizioni – 2018/2019/2020).

 

Il cielo si era schiarito ai primi cenni dell’alba quando un uomo dalla mole impressionante, con barba e capelli folti, uscì sbadigliando e stiracchiando le braccia. Sollevò il mento come ad annusare l’aria, poi raccolse la scure infilzata su un tronco, usato per spaccare la legna accatastata poco più in là, e si allontanò.

Mogurzath osservò la bussola e vide che l’ago non si era spostato dalla casa. Quindi il suo obiettivo era dentro e l’uomo doveva essere solo il Vigilante. Restò ancora nascosto, consapevole di stare sottovento e quindi di non essere individuabile dal mutaforma che si stava allontanando.

Quando lo ritenne distante a sufficienza, avanzò.

«Mi spiace disturbare» esordì Mogurzath, «ma sono venuto per accompagnarti. È giunto il momento di lasciare questo posto.»

Udì dei passi strascicati e sulla soglia si delineò una donna dalla sensualità ammaliante con lunghi capelli neri. Non si era degnata nemmeno di mettersi qualcosa addosso per coprire i seni prosperosi e le parti intime. Vicino all’inguine aveva un tatuaggio che ricordava un serpente stilizzato, o una «S». Si portò una mano sopra gli occhi per attenuare la luce del giorno e con fare assonnato si poggiò allo stipite.

«Chi sei?» biascicò prima di sbadigliare.

«Il mio nome è Mogurzath Cacciamaghi, sono stato assoldato dall’Imperatore Kedrax per portarti da lui.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...