“Solo un ora più tardi” di Simona Liotta. A cura di Francesca Raffaella Carretto

 

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Quali potrebbero essere le nostre emozioni se, come Pietra, la protagonista di Solo un’ora più tardi, ci trovassimo nel limbo del coma e rivivessimo la nostra vita?

Tutto mentre la raccontiamo a uno sconosciuto, che ci accompagna in un viaggio attraverso i nostri stessi occhi quasi per rievocare le esperienze e i trascorsi che ci hanno segnato o che abbiamo guardato disillusi e disincantati, trascinati nell’inedia di un animo in cerca di rivincita, soprattutto con se stessi. Un animo ferito dalla vita stessa e da quelli che dovevano essere gli affetti più cari e teneri, un animo che si porta dietro un retaggio familiare difficile di rifiuti, in primis quello di una madre forse troppo giovane e disincantata da un sentimento tradito, e di soprusi, violenze e abbandoni, con momenti di piccole e fragili gioie.

Eppure Pietra ha chi la ama, anche se non è così forte da lottare per lei, e nel suo racconto la donna fa un excursus di tutte le vicissitudini che l’hanno plasmata e formata, dentro e fuori, o che forse l’hanno fatta crescere in un limbo di sentimenti repressi, accumulati, compressi …quasi a creare in lei una bomba ad orologeria pronta a percuotere e sconquassare la sua intera esistenza.

Lei sviscera la sua storia, ripercorrendone le tappe più forti e significative, rievocando le figure che hanno lasciato un’impronta indelebile nel suo cuore e nel suo animo di bambina prima, e di adolescente e adulta poi.

In questo racconto manifesta tutto il suo dissapore nei confronti di chi le è o è stato vicino, sia i congiunti di sangue che quelli acquisiti…quelli che, a loro dire, lei ha adottato.

Il libro che Simona Liotta ci propone, si muove con delicatezza ma lo fa attraverso una musicalità inaspettata, perché è così che l’ho intesa mentre scorrevo le righe di questa storia, così diversa da altre eppure con una delicatezza intrisa di forte pathos; e l’alternarsi di poesie, di vari autori e della stessa Simona Liotta, negli incipit di ciascun capitolo ha creato uno stato di predisposizione nei confronti di una lettura che non è solo un dialogo ma rappresenta una rielaborazione del proprio io, dando la possibilità di guardare tutto con occhi nuovi.

Se lo scopo dell’incontro tra la protagonista e lo sconosciuto è di aiutarla ad acquisire nuove consapevolezze e una nuova occasione di rinascita, lo scopo dell’autrice è quello di aiutare il lettore, in modo molto delicato e linguisticamente elaborato, a vivere questa storia immergendovisi, assaporandone ogni parte, ascoltandone le minuzie e le particolarità, incuriosendolo verso quelle poesie, quell’arte e quella musica di cui si dà cenno, e gli stati d’animo che si creano, dando voce e vita ai suoni dell’infanzia e della vita tutta di Pietra e dei suoi congiunti.

Non di meno si resta colpiti dal modo in cui eventi vissuti dalla protagonista vengono narrati senza turbare o disgustare il lettore, nonostante lo spessore e la gravità degli stessi.

Si tratta di una narrazione fine, forbita, e forse quasi desueta nell’uso di termini che portano a creare intere frasi corpose che forse con un’elaborazione più semplice o semplicistica non avrebbero affascinato, se pure forse avrebbero avuto una differente incisività.

Eppure all’autrice va il plauso di aver dato vita a un cantico quasi, in cui poesia e bella scrittura creano un’opera elegante e raffinata, come pure è lo stile dell’autrice, unico ed emozionante, che riesce a dar modo al lettore di essere partecipe dell’involuzione dei sentimenti della protagonista sino a saturarne l’animo.

Questo libro sa tenere alto lo stato di attenzione del lettore, sino alla conclusione benevola e coraggiosa della storia. Un romanzo scorrevole, ma non banale, appassionato, triste e al contempo coraggioso nei temi e nelle dinamiche. La narrazione è intensa e ricercata e poetica, e sublima alla dignità dell’essere umano.

Una storia forse triste, ma che racchiude in sé tanta profondità.

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

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