I contratti editoriali. A cura di Francesca Giovannetti

Benché il collettivo di cui faccio parte non si occupi di rappresentanza scrittori, non è raro che ci venga fatta qualche domanda sui contratti editoriali.

Alcuni punti saranno brevi e concisi, altri avranno bisogno di più tempo per essere espressi da me e letti da voi.

Innanzi tutto due precisazioni:

Prima precisazione: CE gratuite (free) e a CE pagamento (EAP)

Con una CE gratuita non avete nessun tipo di costo. Editing, correzione di bozze e promozione sono a loro carico.

Si stanno affacciando sul mercato editoriale delle formule “miste” dette spesso “ a doppio binario”. Ad esempio : “siamo una CE gratuita MA ti paghiamo le royalties dalla copia n.100 in poi”, “siamo una CE gratuita MA ti chiediamo di acquistare 50 copie del tuo romanzo, a prezzo scontato, come piccolo contributo”, “siamo una CE gratuita MA abbiamo bisogno  di un piccolo contributo per portarti in fiera…tradurre il tuo libro…avere una grafico per una cover più accattivante…”.

Ebbene potete chiamarle come volete ma appena vi chiedono un “contributo volontario” le case editrici automaticamente non sono più a FREE. Potreste obiettare “Ma non sono obbligato! È volontario!”. Giusto, potete dire di no. Poi però attenzione alla fine che farà il vostro libro. Se non ve lo immaginate vi indico un posto io: si chiama dimenticatoio.

Seconda precisazione : le piattaforme di crowdfunding. Alcune CE le usano e lo spacciano per tale. Facciamo chiarezza. Il crowdfunding è un sistema per chiedere fondi quando avete un’idea che ritenete vincente ma non avete soldi per realizzarla. Ad esempio: vorrei scrivere un libro sugli Eschimesi ma ho bisogno del denaro per fare il viaggio e documentarmi. Mi aiutate? Ecco: questo è crowdfunding.

Ma avere un libro bello e pronto per la pubblicazione e metterlo sulle piattaforme di acquisto spacciandole per crowdfunding è una presa per il naso. Il vostro progetto è fatto e finito. La CE lo sta mettendo in PREVENDITA. Se raggiungete il numero previsto verrà pubblicato, altrimenti no. Questo per farvi capire quanto l’editore è pronto a scommettere sul vostro lavoro. ZERO. Perché non si assume nessun rischio.

Nessuno qui vi sta dicendo quale tipo di casa editrice dovete prediligere, soltanto scegliete in maniera consapevole, sapendo a cosa state andando incontro.

Adesso veniamo ai contratti. La prima cosa da sapere è:

Quello che non è specificato sul contratto non esiste.

E credetemi, non è un’affermazione superflua.

Non accettate mai accordi verbali siglati da una stretta di mano, accompagnati da frasi rito che ben conosciamo, purtroppo. “Ah…non ti preoccupare…poi troviamo un punto di incontro”, “ma tranquillo, se poi ti contatta una big figurati se una soluzione non la troviamo!” “In caso ne riparliamo!”

NON ESISTE che possiate firmare qualcosa in tali condizioni. Per questo diffidate dei contratti editoriali estremamente brevi e concisi. Tutto deve essere specificato. Cosa intendiamo per “tutto”:

diritto d’autore

Innanzi tutto sappiate che cederete  i diritti patrimoniali d’autore. Il libro lo avete scritto voi, conservate i diritti morali d’autore, malo sfruttamento economico del libro non è più vostro. Solitamente nel contratto cedete anche i diritti secondari, cioè diritti di trasposizione dell’opera in altri formati, dalla traduzione alla graphic novel.

Firmacopie e presentazioni

Spesso nei contratti si chiede all’autore di partecipare a un certo numero di eventi. Assicuratevi che sia specificato da chi devono essere organizzati e da chi devono essere pagati. Ad esempio: se siete di Napoli e pubblicate con una CE di Torino è quasi scontato che l’editore organizzi sul suo territorio. Mettete sulla lista delle spese viaggio e alloggio e fatevi due conti in anticipo. Sempre in tema di presentazioni chiedete quanta libertà avete nel prendere iniziative personali. Avete la libertà di attivarvi per un evento sul vostro territorio? Se sì in quale modo verrete supportati? Ad esempio: dovrete acquistare di tasca vostra le copie per tali eventi? Allora mettete in conto il numero di copie invendute che potrebbero rimanervi a casa.

Ufficio stampa e promozione

La parte dolente: il libro va pubblicizzato? Come? Teoricamente una casa editrice dovrebbe avere un ufficio stampa addetto ma, soprattutto se si parla di piccole e medie CE, questa area non esiste. Quindi dovrete attivarvi da soli. Come? Contattando biblioteche, prenotando sale per eventi, facendo pubblicità on line sui canali social, contattando blog. Ma sul contratto tutto ciò deve essere specificato. Alcuni autori hanno dovuto pagare di tasca propria la copia cartacea mandata a un blog perché sono venuti a sapere, dopo la firma, di avere il divieto assoluto di divulgare il formato digitale ai blog. Altri non hanno avuto piena libertà di gestire la propria pagina autore…e  mi fermo qui…Quindi prima di firmare a) chiedete se esiste un ufficio stampa e come lavora, b) chiedete quali e quante restrizioni avete nel pubblicizzarvi da soli. Se mentre leggete state pensando di affidarvi a un ufficio stampa indipendente, chiedete se potete farlo e anche qui, informatevi prima sui costi, che non sono irrisori.

E adesso fate un bel respiro e preparatevi a leggere qualcosa di molto interessante su una clausola presente in moltissimi contratti e punto dolente di tanti autori:

il diritto di opzione:

L’opzione è una clausola contrattuale molto comune, minimizzata dagli editori e sottovalutata dagli autori. Tuttavia, può dar luogo facilmente a contestazioni legali e a situazioni spiacevoli, specie considerando il mercato editoriale di oggi.
Vediamo perché.

Senza utilizzare termini e formule tipici della giurisprudenza, diciamo che l’opzione è una clausola che vincola l’autore per un eventuale futuro libro che intenda scrivere.

L’autore si impegna a consegnare all’editore l’opera successiva a quella contrattualizzata o tutte le opere che produrrà in un dato lasso di tempo. A quel punto, a consegna avvenuta, l’editore può decidere se formalizzare il contratto, dimostrando il suo interesse entro un periodo. Se in detto lasso di tempo l’editore non mostra interesse a pubblicare l’opera, l’autore è svincolato dall’opzione ed è libero di sottoporre il suo lavoro a un altro editore. Ma se l’editore mostra interesse, l’autore non può rifiutare la pubblicazione, perché è come se avesse già firmato la sua parte di contratto.

Perché si tratta di una clausola critica?
È chiaro che l’autore acconsente a rinunciare in maniera abbastanza pesante alla sua libertà. Il contratto editoriale, come qualsiasi contratto, si basa sul sinallagma. Ossia, su una reciprocità dinamica di diritti e doveri. Ma è anche vero che il contatto ha forza di legge tra le parti.

In cambio di cosa l’autore rinuncia alla sua libertà futura? In Italia raramente l’opzione viene compensata monetariamente, non solo per la condizione del mercato editoriale ma anche perché la giurisprudenza ha rimosso tale obbligo.

E quindi, per cosa si sacrifica l’autore?
Per l’interesse del contraente forte.

Ma cosa ne ha in cambio? E a quali condizioni?
Queste due domande sono il motivo per cui spesso l’opzione, se non nulla, è inapplicabile.

L’autore, accettando una clausola di opzione, si trova a firmare un contratto in bianco e può trovarsi costretto ad acconsentire a condizioni peggiorative e non adeguate, spesso presentate come non trattabili dal contraente forte, ossia dall’editore.

Perché sia valida, l’opzione deve riportare esplicitamente le condizioni del/dei contratti futuri e il loro oggetto deve essere determinato o determinabile. Clausole generiche del tipo “ogni opera  di futura ideazione” non sono sufficienti. In linea di principio, il contenuto della clausola di opzione, trattandosi di clausola vessatoria, dovrebbe avere la doppia firma dell’autore ed essere stilata nel dettaglio, quasi come un contratto a parte, su un foglio ulteriore.

Va da sé che anche dall’analisi del contratto in generale deve risultare un bilanciamento degli interessi tra contraente forte e contraente debole e l’opzione deve essere in armonia con tale quadro.

Spesso, sappiamo, gli editori non permettono all’autore di trattare sulle condizioni contrattuali per i motivi più disparati. Di solito dicono che l’esordiente non può permettersi di questionare (lo ripeteranno anche quando non lo sarete più, sappiatelo), che la volontà di consultarsi con un avvocato mostra mancanza di fiducia o può dar luogo a spionaggio industriale e concorrenza sleale, perché si parla del contenuto del contratto con terzi.
Ecco, quella è già una vessazione e una mancanza di rispetto.

Non ascoltate mai l’editore o l’agente che con la scusa dell’umiltà, della fiducia da dimostrare, del fatto che non siete conosciuti e quindi non avete peso sul mercato eccetera… non vi permette di tutelare i vostri diritti.
Farlo dopo è possibile e ma probabilmente sarà molto amaro e doloroso pensare di aver lasciato stuprare le vostre opere, la vostra dignità e professionalità.

Speriamo di essere riusciti a chiarire qualche punto.

L’unico consiglio da dare? Prima di firmare fate valutare il contratto che vi è stato proposto da un avvocato esperto del settore. Sarà sicuramente un ottimo investimento.

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