“La forza del ricordo” di Alessandro Cotticelli, Scatole Parlanti. A cura di Alessandra Micheli

Esiste un momento in cui i nodi devono essere sciolti, in cui i ricordi escono allo scoperto e ci troviamo a dover decidere cosa farci: affrontarli e imparare a piangere con loro, ricoglierli quei nodi e usare quella corda in un altro modo, magari per far uscire dall’abisso altri.

O semplicemente usare quelle rievocazioni come spade capaci di ferire e uccidere o continuare a aggrovigliare la corda della nostra vita.

E’ tutto in un attimo quando la vita svela fotogramma per fotogramma orrori nascosti, dolori mai dimenticati e grida rimasta inascoltate. E allora noi ci troviamo spettatori di un film con un finale atroce che non possiamo sopportare di vedere, che non possaimo accettare di vedere. Ecco la forza di un ricordo.

Può decidere di far brillare la vita o far vincere una morte che con passo feroce inizia a far vibrare la sua acuminata falce.

E prendersi ogni pagamento che gli spetta.

Per molti questa è la giusta conclusone di drammi aperti e mai conclusi di un cerchio che non si riesce a chiudere.

Di una pace difficile da trovare, di una colpa che ancora pende su di noi grondando sangue.

E cosi l’olocausto è il vero protagonista di questo splendido libro, la forza del ricordo.

Un ricordo di vittime sopravvissute ma piene di cicatrici.

Di un orrore con cui ancora oggi, dopo tanti anni stentiamo a guardare fisso negli occhi.

E cosi incapaci di far pace con il passato e con noi stessi creiamo dalle vittime i nostri carnefici.

Sai i ragazzi che stoltamente idealizzano il mostro chiamato razzismo, e sia chi di quel razzismo ne porta addosso ogni cicatrice.

Ancora oggi non la compassione a allungare la mano verso quelle immagini lontane eppure presenti.

E’ la violenza.

Eppure basterebbe un pianto comune per benedire quei volti che ancora non trovammo pace.

Come trovarla se ancora oggi sputiamo addosso ai morti con altri gesti inumani?

E cosi in queste pagine che presto perdono il loro intento giallo per tornare memoria, forse possiamo riavvolgere quel nastro lasciato incustodito per anni, avvolto dall’invisibilità, dall’ignavia di chi è ancora incapace di affrontare di nuovo quelle lontane rimembranze.

Ma è proprio l’incapacità di scendere a patti con il nostro senso di colpa che permette al ricordo di prendere una velocità assurda fino a diventare un uragano capace solo di lasciare una scia di sangue dietro di se. Capace solo di vendetta e mai di perdono.

E cosi quello che apparentemente si mostra come un semplice, quasi banale serial killer si rivela per quello che è : l’ondata di rabbia verso un passato che non ha mai conosciuto il coraggio della consapevolezza.

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