La rubrica politica, società e costume “Antiche tradizioni italiane. Il palio che ci piace”. A cura di Alfredo Betocchi

Le numerose manifestazioni folkloristiche, che animano le migliaia di paesi italiani, sono la chiave di lettura per riscoprire i fatti del passato e le nostre origini. Attraverso i miti dell’antica società cavalleresca, portatrice di valori umani tradizionali, le varie popolazioni italiane hanno voluto elevare avvenimenti storici, a volte insignificanti e marginali nel grande fiume della Storia, a gloriose imprese che magnificassero e onorassero i loro piccoli borghi. Sono sorte così, specialmente nel secondo dopoguerra, giostre, palii e contese tra quartieri, rioni ed isole. Il loro numero si accresce ogni anno, anche per l’esigenza economica di attirare folle di turisti curiosi di scoprire brandelli di storia patria. Dame e cavalieri, Capitani del popolo ed armigeri hanno così iniziato a percorrere a passo cadenzato i nostri entusiasti paesi, piccoli e grandi.

Qui ho scelto quattro città, di differente importanza, alcuni capoluoghi di Provincia, altri semplici cittadine periferiche ma di antica storia.

La prima città è la bellissima Faenza, in Provincia di Ravenna. Città famosa per le sue ceramiche artistiche e per il passaggio delle armate di Annibale, famoso generale cartaginese che invase l’Italia nel III secolo avanti Cristo. Chi è fresco di storia, ricorderà che Annibale Barca sperava di schiacciare lo strapotere di Roma, portando la guerra in Italia. Organizzò, quindi, un immenso esercito, dotato di cavalleria e di numerosi elefanti africani. Nel 217 a.C. attraversò le Alpi e dopo aver battuto i romani sul fiume Trebbia si diresse lungo la pianura padana in cerca di un facile passaggio tra gli Appennini. Fu in quell’occasione che arrivò a Faenza. Quell’avvenimento sconvolse così tanto i poveri faentini, che non si riebbero mai più. A perenne ricordo di quel passaggio, in tempi moderni è stato istituito, nella quarta domenica di giugno, un “Palio del Niballo”, ossia di Annibale, in cui i rioni della città mandano i loro cavalieri a torneare contro un fantoccio (appunto il “Niballo”).

Essi devono colpire, con la lancia in resta, un bersaglio grande solo otto centimetri posto nella sua mano. Ma non basta: il ricordo del condottiero cartaginese è così forte che il 5 gennaio, a mezzanotte, viene incendiato il fantoccio del Niballo, gesto che serve a scacciare tutti i pensieri dell’anno trascorso e ad augurare a tutti i convenuti un Felice Anno Nuovo.

Altra simpatica manifestazione folkloristica è “il Palio dei Dieci Comuni del Montagnanese” che si svolge ogni 3 d’agosto. Montagnana è una antica città in provincia di Padova.

(Attenti! Non andate verso Modena, perché lì c’è un’altra Montagnana!). Ogni anno, nel verde vallo medievale attorno alle mura della città, si celebra, tra storia e fiaba, il rito del Palio, una corsa tra le dieci comunità dell’antica “Sculdascia” montagnanese1, che vede a confronto dieci fantini in una prova emozionante ed entusiasmante, dove abilità, forza e intelligenza sono doti indispensabili per vincere. La storia dell’origine del Palio è antica, ma non come quella di Faenza e risale agli Statuti Comunali del 1366. La gara è molto semplice: una corsa sfrenata di cavalieri … e chi arriva primo vince il Palio, il secondo prende un gallo e il terzo, un melone. Montagnana è stato, in passato, un luogo strategico, una piazzaforte nella quale le potenti città vicine, Padova, Treviso e Ferrara si alternavano nella dominazione. Proprio la fine delle lotte per il suo possesso, verso la metà del XIV secolo, fu festeggiata dalla popolazione, stremata dalle lunghe guerre che avevano devastato per più di cent’anni il territorio montagnanese, con l’istituzione del famoso “Palio dei 10 Comuni”. Purtroppo nel ‘500 un furioso incendio distrusse l’archivio del Comune e la quasi totalità dei documenti custoditi andarono irrimediabilmente perduti. Oggi il documento più antico giunto fino a noi, è del 1826, in pieno dominio Austro-ungarico. E’ un manifesto che annunciava il Palio. Un altro importante documento risale al 1867, quando Montagnana era già unita al Regno d’Italia. E’ una lettera in cui il Sindaco chiede di sospendere la confezione delle bandiere, poiché in quell’anno non si sarebbe corso il Palio (chissà perché?) che tuttavia veniva fissato per l’anno successivo.

Passiamo dal Veneto alla Toscana, Pistoia. Il Palio che si correva ogni anno, fino al 1914 era detto il “Palio dei Micci”. Per “Micci” si intendono gli orsi che nel Medioevo vivevano numerosi sulle montagne pistoiesi. Tale Palio che si corre nell’ultima domenica di Luglio è stato chiamato dal 1947 “Giostra dell’Orso”.

Alcuni studenti universitari al termine della II Guerra Mondiale, stanchi di stragi e di lutti, pensarono bene di creare un diversivo per la gente che cercava di risollevarsi dalle rovine. Lessero su antichi statuti cittadini che nel 1144 era stato istituito un “Palio dei Berberi” (intesi come cavalli). Con spirito goliardico, organizzarono quindi la nuova Giostra, collegando questa iniziativa alle tradizioni cittadine. In seguito si costituì un Comitato cittadino che accompagnò la sua evoluzione sino ai nostri giorni. Preceduti dalla sfilata del corteo storico, i cavalieri iniziano a giostrare in piazza del Duomo, cercando di colpire un bersaglio rappresentato dall’Orso, che è il simbolo di Pistoia. Lo scudo con lo stemma a scacchi bianchi e rossi è tenuto, infatti, da due orsi posti l’uno di fronte all’altro e che indossano una mantellina con gli stessi colori dello stemma.

Per finire facciamo un volo immaginario fino al nostro meridione, nella bellissima città di Taranto. E’ la città dei Due Mari e del Ponte Girevole. Le sue origini sono tutt’ora avvolte nella leggenda. Secondo alcuni miti, la si fa risalire al III secolo a.C. quando Tiras (o Taras) un cretese, sbarcò con alcune navi presso la foce del fiume Tara. Mentre, con i suoi compagni faceva sacrifici a Nettuno, apparve un delfino che fu interpretato come un segno ben augurale. Essi si fermarono in quei luoghi e fondarono la città di Taras. Il rapporto dei Tarantini con il mare è sempre stato strettissimo, perciò nel 1986 un cittadino, tale Francesco Simonetti, amante delle onde e dei natanti, ideò il “Palio di Taranto”, che non si corre con i cavalli ma con le barche.

E’ semplicemente una regata tra i 10 quartieri della città e si svolge attorno all’isola della Città Vecchia dove in meno di mezz’ora i contendenti, rigorosamente in abiti medievali, passano sotto il Ponte di Pietra, rientrano nel Mar Piccolo e raggiungono l’arrivo posto sotto il Ponte Girevole. Il Palio si svolge in due tornate. La prima l’8 maggio, festa del Patrono San Cataldo, la seconda il 18 Luglio in cui viene proclamato il vincitore. Il Palio ha avuto così tanto successo che, oltre ai 10 rioni, si sfidano anche le Interforze (La Guardia Costiera, i Vigili del Fuoco e la Marina Militare, la Polizia, i Carabinieri ecc.). A corredo della manifestazione viene eletta anche la “Bellissima Mediterranea”, una Miss presentata dai rioni di età compresa tra i 17 ed i 27 anni, ogni anno più bella. La vincitrice è proclamata la “Reginetta del Palio di Taranto”

  1. 1La Sculdascia, da SCHULDAHIS, era la Circoscrizione territoriale dominata da un capo militare Longobardo.

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