“Agua ploma” di Daisy Franchetto, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

Davanti al foglio bianco le parole si fermano a un angolo della mente.

Si rifiutano di uscire e colorare questo candido foglio.

Perché sanno che non potrebbero resistere al dolore evocato da Daisy. Sanno che di fronte all’atrocità più oscura saranno vittime impotenti, dell’uccisione di sogni.

Eppure sono necessarie oggi queste parole, affinché nulla vengano dimenticato.

E so che esse non saranno limpide come spesso accade.

Quando esse scorrono come un fiume e trasportano tutto con se lasciandomi vuota e pronta a rinascere.

No.

Oggi saranno color sangue.

Oggi urleranno come le MADRI in cerca dei propri figli li in quei luoghi dimenticati da dio e dagli uomini, luoghi di confine laddove l’umanità non può entrare.

Dove persino l’invisibile e gli spiriti non osano avvicinarsi.

E urlano assieme alla violenza che si compie senza un vero perché, come se fosse un abitudine.

E le marionette, quelle bambole usate a piacimento, utilizzate per i bisogni primari, donne a cui sono stati sottratti non solo i diritti, ma il nome e la storia, persino i sogni e tutto ciò che rende noi donne belle da morire.

Morte.

Silenzio.

Vuoto.

Frasi che sbraitano nella mia testa, frasi acuminate come spade che feriscono il cuore.

Non è giusto urla la mia coscienza.

Che però ai confini di Ciudad Juarez, l’inferno in terra, si ritira sconfitta. Sa che non riesce a vincere, che non potrà sopportare tutto quel dolore, tutto quel marcio, che la visione di mille tombe rosa non sarà possibile da sostenere.

E davanti allo scempio è normale volgere lo sguardo a terra, ai sogni, all’illusione che sia solo una di quelle leggende metropolitane.

E sorridere di fronte all’immaginazione umana, quella che fa apparire i mostri sotto il letto.

Eppure nessuna fantasia può creare un simile abominio.

Non si può scappare da Ciutad Juanez.

E’ un luogo di confine laddove il confine stesso sfuma e si spezza in mille particelle rabbiose in lotta una contro l’altra. Forse per sopravvivere e per reagire a un sistema che vuole corromperle decidono di crearne un altro di sistema somigliante a quello apparentemente rifiutato, che ne diventa il volto deforme.

La parte oscura di un capitalismo basato sull’attitudine a rendere tutti prodotti si spoglia della sua parte etica e civile, divenendo un baratro di tortura senza fine, lamenti e grida disperate.

Un inferno appunto.

Un inferno accettato e forse sostenuto, cosi si sospetta, dalla complicità silente di chi è incapace di vedere.

Di chi teme il dolore come se esso fosse un demone crudele da cui fuggire.

E cosi fuggono, bendandosi gli occhi e convincendosi che quel posto di confine è inesistente, è un mito per spaventare i bambini, è il babau che più si ignora e più esiste la possibilità che si dissolva.

Eppure se la gente facesse pace con il dolore, se lo usasse come uno scudo capirebbe che i demoni prosperano nel buio.

Basta accendere la luce per vedere che i terribili uomini neri non erano altro che ombre patetiche.

La luce è la conoscenza.

La consapevolezza.

La verità che illumina ogni antro tenebroso.

Ciutad Juanez esiste perché noi stessi neghiamo la sua esistenza.

E cosi facendo neghiamo l’ondata vischiosa di dolore che muovendosi come un serpente sotto la sabbia del deserto vomita la prove di tanto schifo: cadaveri, volti deturpati, privati della loro identità e della dignità del dolore.

La verità sapete qual’è?

E’ che quest’onda tanto temuta è la nostra forza.

La forza che ci fa essere acqua capace di scorrere e purificare il nostro animo dalla convinzione di essere niente se non prodotti commerciali.

E che ci fa essere piombo.

Un materiale che resiste al tempo e alla lordura.

Senza la verità non si può scappare da Ciutad Juanez.

Nè dalle ragazza seppellite senza una lacrima.

Lasciate morire da tutti noi, che ci affanniamo a riempire il silenzio con mille diverse grida, con la TV a tutto volume, con la musica a tutto volume.

Donna.

Una parola che riempie la bocca con quel suo retrogusto di amaro e dolce.

Donna, uno dei misteri che Dio ha messo sul nostro cammino, tanto da tormentare anche il povero Sigmund Freud.

Donna.

Riverita, amata cantata, descritta.

Osannata da poeti e scrittori.

A volte odiata ma sempre rispettata.

Cosa ne è di quel rispetto?

Di quella suggestione che noi scatenavamo nelle mente?

Donna era si strega, ma capace di terrorizzare città intere.

Era si condannata, ma come si condanna cosa non si conosce e si teme. Eravamo maghe e potenti sciamane.

Eravamo amanti e suadenti lascive ammaliatrici.

Ma mai solo corpo, mai solo oggetto.

E quando accadeva, avevamo il taglio acuminato dello sguardo di Medea a aiutarci.

Aqua ploma ha solo se stessa.

Resa uno scarto da usare, spersonalizzata da ogni bellezza, da ogni timore.

Lasciata li a morire come un rifiuto.

Acqua di lacrime salate. Piombo di quelle pallottole che dovevano annientare ogni traccia di umanità.

A ciutad Juanez non ci sono donne.

Ma bambole rotte.

Bambole che non hanno diritti perché sono solo appendici di un sistema che tutto sfrutta.

Amore, passione, desiderio.

Di un sistema che tutto divora.

E noi siamo solo cibo, cibo da ingurgitare e poi sputare.

Siamo solo polvere senza memoria.

Lasciate marcire nelle paludi o nei deserti.

Buttate nelle discariche come scarti.

E allora donna è un nome tabù.

Un nome perduto.

E forse non servono solo le croci rosa a ricordare.

Serve chi come aqua ploma possa ricostruire ogni istante lasciato avvizzire al sole.

Con acqua ploma noi possiamo far rivivere i fantasmi di quel tentativo orrendo di azzittirci, cancellarci, farci diventare solo numeri.

E noi siamo invece Anna, Sara Juanita, Rosa e tutte le donne a cui voi demoni inconsapevoli di cosa sia davvero l’universo in cui viviamo, avete tentato di strappare l’identità.

Noi acqua e piombo ricorderemo.

Istante dopo istante, dolore dopo dolore, nostalgia per i gironi che non abbiamo mai vissuto.

Ognuna di noi donne capaci di affrontare il libro, diventerà l’aqua ploma capace di ristabilire la giustizia semplicemente ricordando e salvando la verità dall’oblio.

E solo allora potremo dare un volto ai colpevoli e inchiodarli con occhi di piombo alle loro responsabilità.

Che Acqua Ploma illumini con la sua oscura bellezza Ciutad Juanez.

E che quella luce restituisca a ogni figlia, sorella, amiche la sua vera identità:

La definizione della donna? Una sfinge senza segreti.

La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne… solo adorate.

Oscar Wilde

Ciudad Juaenez è la nostra colpa.

E’ però anche il nostro riscatto.

E’ la possibilità che lacrime, sangue, pianti e dolore possano far rinascere ciò che abbiamo perduto, inesorabilmente seguendo il dio deanatro: la nostra coscienza.

Note

Ciudad Juárez, conosciuta come Paso del Norte (Passo del Nord) o semplicemente Juárez, è la città più popolosa dello stato messicano di Chihuahua. Secondo una statistica, Ciudad Juárez è considerata la città più pericolosa del mondo, davanti a Miami, Caracas, e New Orleans , (solo nel 2009 ci sono stati oltre 2500 omicidi). Dal 1993 la città messicana è diventata tristemente famosa per le 4.500 donne scomparse e a causa degli oltre 400 omicidi perpetrati ai danni di giovani, generalmente di umile estrazione sociale e impiegate nelle numerose fabbriche in cui si producono i beni d’esportazione destinati al primo mondo.

***

Per te che mi hai insegnato a non abbassare mai lo sguardo.

Oggi dalle stelle infinite volgi il tuo sguardo su quelle figlie dimenticate.

E aiutami a restare la guerriera che tanto amavi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...