“La casa di incubi e stelle” di Chiara Casalini. A cura di Alessandra Micheli

Mentre cerco di radunare le idee per scrivere la recensione di Chiara ho davanti agli occhi il tramonto incantato della mia città.

Nonostante le lamentele (che strano, nessuno ha mai da ridire) sul caldo, il covid, il caldo e il covid, un aria stranamente fresca, che sa di tempi antichi, smorza un caldo asfissiante.

Il cielo risplende di colori, tra cui un rosso che, stranamente, dona alla mia proverbiale pigrizia una sorta di carica strana, quella che mi ha tolto dal mio amato amico divano e mi ha fatto mettere qua al pc, per cercare di raccontarvi questo libro.

Nelle orecchie ho il solito (che barba, che noia) Roberto Vecchioni con una canzone adeguata “Comici spaventati guerrieri”.

E in effetti, i protagonisti di questo libro assomigliano davvero ai protagonisti non solo della canzone, ma del libro di Benni.

Si è vero.

Per molti di voi attratti dalla patina scenografica che spesso gli autori usano come specchietto per le allodole ( sono dei notori bastardi) qua si parla di ragazzi.

Di giovani uomini, di giovani donne che sbattono il muso con il male.

E il male non è, purtroppo, nel demone di turno.

Mi piacerebbe raccontarvi una storia irreale, fatta di oscure luci e di mostri ghignati cosicché possiate una volta concluso il libro, tornare alle vostre comode vite.

Ma io non sono Chiara.

Non vi metto alla prova come ogni vero scrittore dovrebbe fare ( perché è giusto, dannatamente giusto che muoviate il culo alla ricerca del senso). Io vi spiattello la verità bella nuda e cruda.

Vi accerchio con la realtà.

Vi torturo l’anima, perché voi quell’anima la dovete risvegliare, con la consapevolezza che qua non si parla di amore o di redenzione.

O meglio non solo.

Qua si parla di abusi.

E gli abusi, che lo vogliate o no, sono reali.

Sono vivi e ridono davanti al nostro bisogno di volgere lo sguardo altrove e imitare gli struzzi.

Una bella sabbia in cui ficcare il nostro rugoso collo.

E nessuno vede, nessuno sente, nessuno aiuta.

Nessuno interverrà a impedire a un uomo senza coscienza di sopraffare dei bambini per renderli altri futuri uomini senza la stessa coscienza, con la stessa sete di violenza.

Perché vedete chi tocca un solo ragazzo, una sola donna, un solo bambino vuole perpetuare la stessa violenza con cui è cresciuto.

E’ così geloso delle possibilità altrui, da tagliare nettamente ogni possibile alternativa di scelta.

E cosi costruiamo tutti noi un mondo distrutto, anche le madri che non reagiscono, i vicini che fingono di non sentire, gli amici fieri di quell’abisso in cui sguazzano, ognuno incapace di vedere le stelle.

Esso è simile a uno zombie, un cadavere che si trascina sbavante per inerzia.

Non è reale ma per noi è immortale, invincibile, l’unico amico che possiamo abbracciare.

E cosi la casa di incubi smette di avere delle finestre.

Perché se ci fossero, beh noi vedremmo quanto sono belle le stelle e quanto forse sono vicine da toccare.

E sapete cosa fa muove il cielo e le stelle?

Proprio quel sentimento eterno osannato, meraviglioso, che fa commuovere solo attraverso un sorriso e che nonostante i tentativi di azzittirlo con la violenza verbale, non smette di abbracciare quel testone di Simone.

Che essendo un uomo, è un coglione e al dolore sfugge e si butta a capofitto nella distruzione.

E invece Sonia con tutte le ferite, con l’orrore che si porta dentro sa, come sa ogni donna, che l’amore è un balsamo.

Allora prende per mano con un sospiro rassegnato questo stolto e lo fa specchiare nel cielo sopra di lui.

Per vedersi finalmente, privo di pregiudizi e paure.

E allora la casa di incubi svanisce.

Perché il dolore in fondo, come dice il mio amato Vecchioni, non è un cazzo di niente.

Mentre noi siamo uomini.

2 pensieri su ““La casa di incubi e stelle” di Chiara Casalini. A cura di Alessandra Micheli

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