“La pedina di vetro. Biografia di Giulia figlia dell’imperatore Augusto”di Antonella Tavassi la Greca, Di Renzo Editore.

La peggiore delle maledizioni per ogni uomo che ha calpestato il mondo e i secoli è la damnatio memoriae.

La condanna della memoria consiste nel non lasciar traccia del proprio passaggio, non essere mai esistiti.

Un silenzio che sa di tenebra di nulla che è proprio il contrario sia della morte che della vita.

Esse sono un movimento costante anche se diverso, ma il nulla è la peggiore delle condanne, la stasi, l’immobilità il tornare a essere sabbia nel tempo.

Ma esiste un secondo orrendo modo per cancellare i volti della storia è la diffamazione.

E’ vero, sicuramente meno peggior del primo perché in fondo la persona esiste ma..è come deformata, una distorsione del suo vero volto pertanto sempre più lontano da chi, come me ama conoscere, entrare in punta di piedi nelle vite altrui, per comprendere un po’ di se stessa.

Tanti, troppi personaggi oggi sono o cancellati o deformati, e incapaci oramai di raccontarci la loro storia che è un po’ la nostra.

E cosi la bela Giulia, figlia di un grande imperatore (Augusto) appare alla nostra autrice seducente eppure lontana, come se tra noi e lei ci fosse qualcosa di più forte del velo del tempo.

Ma fosse un muro che soffoca le grida fino a ridurle a flebili lamenti.

Sono grida molto semplici “ascoltami” dicono. “comprendimi”.

Ridammi la vita che mi è stata tolta dal pregiudizio, ridammi l’anima ingabbiata nel concetto.

E capita spesso a ogni donna.

Rinchiusa nella definizione, puttana, meretrice, crudele, assassina, senza che le sia data la possibilità di raccontare e raccontarsi.

Il giudizio l’azzittisce.

La rende fragile e disperata raggomitolata su se stessa, l’ombra di cosa era.

E’ la parola a deformare Giulia.

Una sola che mette in dubbio non tanto la sua moralità, quella era un accessorio inutile a Roma.

Ma la sua stessa essenza.

Giulia non è più Giulia è il volto ritratto da altri che hanno deciso di impugnare le proprie matite e tracciare linee forti grossolane che le deturpano il bel viso.

E le infliggono i dolori.

Allora sono necessari lavori come questi perché la protagonista torni a essere, meno spersonalizzata, capace di ergersi fiera di fronte alla calunnie e dire la sua verità.

E Giulia qua riesce a farsi sentire.

Una voce lieve che sembra ammantata da rassegnazione le giusta rabbia di chi, di fronte a una politica inumana ieri come oggi, viene considerata una pedina di vetro, utile a fare scaccomatto, ma cosi leggiadra che una mano meno attenta rischia di infrangerla.

E Giulia sarà infranta.

Dall’invidia, degli intrighi di corte e forse da se stessa, incapace di impersonare la perfetta matrona umana.

E cosi dopo aver girato l’ultima pagine mi immagino di stringerla Giulia e si piangere con lei sui sogni fanciulleschi infranti, sulla purezza portata via da un impero che era più deciso a non crollare che a pensare al benessere dei suoi figli.

Magari era meglio vivere oggi mia Giulia.

La diffamazione ti avrebbe ferito di sicuro, ma una ospitata in uno show avrebbe ammantato la ferita di illusione per renderla meno dolente.

Ma forse ti preferisco o adesso.

Seppur mutilata, ancora piena di dignità.

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