“Primo passo, apertura” di Ermes Cappelletti, Writers Editor. A cura di Alessandra Micheli

Ci sono libri che assomigliano ai bauli narrati da uno dei miei personaggi preferiti dopo ovviamente il cappellaio matto.

Si tratta di un uovo che, al pari di quello primordiale, contiene dentro di se tutta la saggezza della letteratura.

Ebbene questo uovo Humpty Dumpty, per essere precisi, istruì la sprovveduta Alice, cosi ligia alle regole apprese a scuola e cosi ferrata nella semantica che ogni frase, ogni verbo, ogni parola insomma conteneva non un significato come ci volevano raccontare ingannandoci i dotti e i sapienti, ma una seria di significati, via via più profondi che oltre a quello letterale, abbracciavano il significato, simbolico, quello comunicativo e persino quello esoterico.

Un doppio, a volte triplo, persino quadruplo baule.

E cosi il nostro libro, brutto di questa arcana magia, è pieno di livelli di lettura.

Ci saranno i pavidi che abbandoneranno subito la lotta e diranno, no è troppo difficile.

E i probi, i cavalieri dalla scintillante armatura, che andranno avanti brandendo la spada della curiosità adornata di perché e dissotterrando il baule iniziando a frugare tra i suoi scomparti segreti.

Quale lettore sarete, beh dovrete sceglierlo voi stessi.

Siete voi, non una socializzazione a donare la vostra identità.

Non sarà l’apprendimento o l’educazione ricevuta.

In ogni favoloso istante della vostra vita potrete buttare all’aria tutto quello che avete imparato o appreso nel corso dei vostri anni e ricominciare da zero.

Io ho scelto di essere cavaliere.

E cosi ho sfidato il libro, primo passo apertura e sono andata in cerca del drago.

Non certo con l’intenzione di ucciderlo per carità.

I draghi sono grandi custodi di tesori e io il tesoro del libro di Ermes ho l’intenzione di godermelo, fino in fondo.

Ecco che il testo appare interessante e geniale non tanto, stavolta cvi stupirò, per il messaggio veicolato, che comunque è importante e profondo.

Ma stavolta per aver osato infrangere il tabù dello schema.

Vedete un libro è oramai prigioniero di regole precise e ferree.

Guai a trasgredirle!

Non ho ben capito cosa vi accadrebbe, ma sicuramente qualcosa di orribile, che so un demone spunterebbe nel vostro armadio o uno zombie banchetterebbe con il vostro cervello, visto la ritrosia a infrangere tali dettami logici.

Perché di questo si tratta.

Un libro DEVE e sottolineo DEVE seguire un percorso preciso che da A porta a B.

Quindi inizio, svolgimento, e fine.

Niente più e niente di meno.

Potete, per concessione divina, infarcire il testo di ghirigori, non troppi mi raccomando e inserire un messaggio, non troppo distruttivo e ribelle mi raccomando.

E il libro è consegnato da un esserino piccolissimo ma tronfio, convinto di essere un genio.

Magari lo è davvero e la mia forma mentale cosi aliena dall’abbracciare l’ottusità non la coglie.

Io sono antica e considero l’innovazione il modo migliore di sfidarle le regole, di infrangerle proprio perché non ci si riconosce in esse. Attenzione.

Ho scritto proprio infrangerle non trasgredirle.

Se le trasgredisci, in fondo, ci credi e vuoi solo essere un po’ dispettosetto.

Se le rompi, se le trasformi, se le rivoluzioni, è perché non ci credi e le consideri obsolete, inutili, perniciose.

E’ un po’ come l’anatema sugli avverbi che ritengo assurda.

Tanto che spolvero ogni mia recensione con qualcosa in mente.

Cosi tanto per rompere le scatole.

Anche Ermes lo fa, rivoluzionare intendo, non rompere le scatole.

E cosi cosa compie una de-strutturazione dello schema del testo.

Nessun inizio nessuno svolgimento, nessun finale, nessuna trama.

Inizia a elaborare storie apparentemente sconnesse una dall’altra, spesso scambiate per salti temporali e ognuna capace di rappresentare un filo di diverso colore.

Ma alla fine ci deride.

Perché il suo non è una raccolta di racconti ma una romanzo con al centro l’archetipo della torre di guardia.

Che potrebbe essere che so, Neverland, o L’altro mondo celtico, o la tana del bianconiglio.

Sicuramente un luogo non luogo, avviso ai più, considerato la malattia mentale di chi vigliacco rifiuta questa di vita perché la considera noiosa e incapace di acquietare un anima in tempesta.

E cosi alla fine tutti i fili vengono intessuti fino a formare l’arazzo finale in cui ogni storia e ogni personaggio trovano il loro posto e sciogligono gli intricati nodi.

Restituisce, quindi, una certa logicità al testo.

Ma attenzione.

La logicità è sempre quella del mondo sottosopra, è quella dei quadri di Escher.

E’ un universo in cui la logica è totalmente aliena alla nostra, ma al tempo stesso molto più concreta.

E forse nella sua illogicità più logica. La torre di guardi diventa cosi per dirla alla Peter Gabriel il secret world:

Mi fermai in questo posto riparato dal sole

Fino a quando ho potuto vedere la faccia dietro la faccia

Tutto ciò che era accaduto prima non aveva lasciato traccia

Ogni modo altro è il posto in cui vedi il volto dietro il volto, in cui il tuo vero nome ti viene restituito.

In cui l’irreale è reale quanto la dimensione quotidiana.

Dove ogni noia, ogni incapacità di vivere, ha una sua spiegazione.

E’ il mondo in cui si viene allo scoperto.

In cui i vinti divengono vincitori e i vincitori vengono vinti.

E’ un apertura su qualcosa di profondamente tuo, un viaggio nell’inconscio più oscuro, non sempre piacevole, non sempre bello, non sempre eticamente accettabile.

E’ il primo passo.

Il passo verso la consapevolezza.

E allora la torre di guardia per alcuni sarà opportunità, per altri una prigionia.

Ma sarà sempre un passo, qualcosa di totalmente diverso dalla staticità iniziale che, stranamente, soffoca e dona un senso di claustrofobia.

Le scelte che compivano durante quelle ore non influenzavano minimamente la loro vita di tutti i giorni,

Ma forse è necessario questo senso di prigionia.

Per poter gustare alla fine di un viaggio incredibile l’unica vera libertà: quella di conoscere se stessi.

E forse è quello il primo passo:

Quella che vedo davanti a me è una soglia. Il passo che sto per fare… Apertura

***

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