“Silenziosi riflessi di un artista minore” di Antonella Tamiano. Edito da Scatole Parlanti. A cura di Francesca Giovannetti

Un giallo con una componente psicologica molto marcata, dove l’indagine vera e propria rimane in secondo piano facendo emergere le caratterizzazioni dei personaggi, in particolare quella di Cristina Greco, giovane donna determinata a scoprire il responsabile della morte della sua amica e collega Susanna.

La narrazione in prima persona permette al lettore di calarsi ancora di più nei panni di questa giovane tormentata ma decisa. Una caratterizzazione originale e sfaccettata. Cristina è la “pecora nera” della famiglia, segue la sua passione e i suoi studi, decide di lasciare il paese soffocante nel quale è cresciuta per costruire la sua vita. Ma ogni scelta porta in sé un conto da pagare. Per Cristina è la solitudine, le delusioni sentimentali, un ambiente di lavoro che ama costretta a spartire con colleghi a volte indisponenti. Ma l’amore per l’arte compensa tutto. Il suo rimanere rapita davanti a un dipinto, il senso di appagamento nel sapere, nel riconoscere, nell’essere in grado di muoversi fra l’arte.

La morte dell’amica la sconvolge e Cristina sembra diventare l’unica persona a cui importa conoscere la verità. Impastata di insicurezza e in perenne lotta con attacchi di panico non perde mai la determinazione. Una protagonista mai scontata, pronta a tirare fuori le unghie, decisa a far conoscere sé stessa, a farsi accettare per come è anche, e soprattutto, dalla sua famiglia.

Questo legame indissolubile con le radici, impossibile da recidere ma difficile e sofferente da mantenere.

In tutto questo l’indagine rimane sullo sfondo, come se i misteri da svelare fossero due: la morte della vittima e la rinascita di Cristina. Perché la protagonista necessita di una nuova partenza, di rendere manifesta la propria identità, di scollarsi di dosso l’immagine di donna fragile, per far capire a tutti che lei c’è ed esiste e deve essere accettata. Uno scontro con sé stessa che si amplifica in uno scontro fra generazioni e modi di pensare.

La linea investigativa c’è, accennata e quasi accessoria all’evoluzione del personaggio, ma comunque intrigante. Forse si potrebbe notare un finale precipitoso, ma in realtà è esattamente in linea con la natura del testo. Perché l’evoluzione di Cristina niente ha di precipitoso, anzi, è studiata e meticolosamente servita al lettore.

Un giallo “diverso” ma non per questo meno accattivante.

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