“Il cannone di Babele” di Antonio Molino. A cura di Chiara Iucci Linaioli

“Autunno 1916: l’ombra di un gigantesco cannone prussiano si allunga minacciosa sul territorio francese. Il suo obiettivo? Parigi. Una war-love-spy story ambientata tra Canada, Italia e Francia. Protagonista un ingegnere ferroviario italiano che, a causa del conflitto, viene riconvertito a progettare proiettili e canne per l’artiglieria, trovandosi coinvolto in una vicenda legata al ‘Parisgeschutz’, il ‘Cannone di Parigi’, che, appunto, nel 1918, occultato nella foresta di Saint-Gobain, colpirà la capitale francese da più di 120 chilometri di distanza, grazie alle intuizioni di Friedrich Alfred Krupp, il magnate dell’acciaio e degli armamenti tedeschi. Il personaggio principale non si muove solo in un contesto di guerra e spionaggio ma vive anche un incontro di grande impatto sensuale e sentimentale con una agente dei servizi segreti tedeschi. Il romanzo è inoltre il palcoscenico per una serie di personaggi storici, fra i quali spiccano le figure del giovane Churchill, di Mata Hari, Clemenceau e altri. Significativa la presenza di Coco Chanel, anche per ciò che accadrà all’interno della sua villa-atelier… Una narrazione di fantasia all’insegna del verosimile, nella quale si ritrovano cause e motivazioni di avvenimenti epocali del secolo scorso.”

Giornalista e illustratore, Antonio Molino da buona prova delle sue doti narrative anche in questo notevole testo, che fonde la storiografia più accurata alla scioltezza narrativa.

Impensabile una mole di dati minuti storici tanto precisi, eppure sciorinati con eleganza senza appesantire la lettura.

Molino offre al lettore tutto: un affresco completo di inizio ‘900, dalle sfaccettature politiche, economiche, sociali; azione, con uno stile narrativo particolare, descrittivo ma non lezioso, agile ma adatto al modo di narrare dell’epoca in cui si svolge il romanzo; una tumultuosa storia d’amore e passione con la più desiderabile delle femme fatale: la spia; e, dulcis in fundo – lo avrete capito – colpi di scena in un crescendo di intrighi e pericoli.

Quest’opera ha il pregio di parlare dello scorso secolo con i toni dello scorso secolo.

Un po’ resoconto, un po’ cinegiornale, mentre il testo scorre sembra di vedere i frame scoloriti dei filmati della fine della Bèlle Epoque.

Consigliatissimo a chi adora capisaldi come Ken Follett o il primo Wilbur Smith.

Un pensiero su ““Il cannone di Babele” di Antonio Molino. A cura di Chiara Iucci Linaioli

  1. Il romanzo storico mi affascina tanto che ne ho scritto due e un altro e’ in fase di pubblicazione. Qui la fantasia, incastonata in un contesto reale, diventa modus vivendi di un’epoca trascorsa, consentendo al lettore di immedesimarsi nei personaggi.

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