“Il cigno nero” di Antnoio Mazziotta, Policromia. A cura di Alessandra Micheli

Sedici racconti.

Sedici parabola di vita.

Apparentemente banali, quasi silenziosi arrivano alla mente del lettore bussando piano piano.

Non sono immediati, hanno bisogno di depositarsi come gocce leggere sulla tua anima e da essa essere assorbiti.

Del resto la letteratura non è che la sete persistente di un interiorità perduta in un deserto, dove regna siccità e vuoto.

E sono proprio i racconti le gocce di temporale che fanno crescere, anche laddove non te lo aspetti rigogliose piante.

Cigno nero non è altro che pioggia sui nostri pensieri, il miracolo del crescere anche dove appare impossibile.

E cosi non servono chissà quali storie.

Chissà quali eventi assurdi e imprevisti.

Non serve raccontare di pirati e lune distorte, o di principesse imprigionate da malefici oscuri.

A volte per emozionare basta la vita, quella vera, fatta di amori inconfessati, di una noia che porta alla ricerca dello straordinario in un gesto ordinario, di piccoli dolori, di frustrazioni e di incanti totalmente terreni.

Non servono ghindi afflati di infinito per poter scuotere un cuore.

Già la vita è incanto e disperazione, percorso irto di sassi acuminati,di salite e di discese, di perdite e forse di cadute rovinose.

Ma anche da terra, quella che spesso un autore tende a dileggiare e rifiutare perché poco poetica, noi possiamo rimirar le stelle.

E allora ben vengano attimi congelati da una penna irriverente, gocce di inchiostro sul foglio che prendono vita, simili a note dimenticate.

Simili a una melodia da troppo tempo ignorata.

Ecco che cigno nero celebra la vita.

Quella semplice, banale.

Quella non fatta di chissà quali gesta, ma capace di lasciare il suo segno dentro di noi, e dentro l’essenza di una vita che stranamente e non è un gioco di parole, vive proprio perché composta di tante piccole particelle.

Compito dello scrittore è farcele vedere, isolarle dal tutto, mostrarcele a volte senza veli, a volte con tratto lirico, a volte con crudezza.

A volte son quell’amore per la verità che solo, la letteratura sa manifestare.

Ecco che sedici piccoli racconti in fondo formano un fiore dai colori sgargianti, che ogni uomo, in fondo, custodisce dentro di se.

A volte penso che Dio abbia creato la Musica e l’armonia degli universi nell’istante stesso in cui ha creato l’uomo. Ognuno di noi è una singola nota.

E che la musica di Dio accompagni la vostra lettura e che lo straordinario dell’ordinario vi seduca la mente

Buon viaggio.

Un pensiero su ““Il cigno nero” di Antnoio Mazziotta, Policromia. A cura di Alessandra Micheli

  1. Gentile Alessandra Micheli, solo ora, per caso, mi sono imbattuto nella sua recensione sul mio primo romanzo “breve”. Non avrei saputo fare di meglio. Scrivere è per me solo un modo per condividere un’esperienza interiore, un’emozione, un sussulto dello spirito, che il lettore potrà reinterpretare secondo le sue corde, le sue inclinazioni, il suo vissuto. Non ho mai avuto la presunzione di lanciare messaggi di valore assoluto, e se questo accade è solo perché lo spirito si esprime attraverso un linguaggio universale e trascendente, perché lo spirito è dentro la storia, ma è fuori dal nostro tempo e partecipe dell’eterno. L’uomo è di passaggio sulla terra, ma ha in sé la scintilla dell’eterno, un privilegio che troppo spesso subisce le mortificazioni del quotidiano. Grazie di cuore!

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