“Horror cam” di Silvia Benedetta Piccioli, Dunwich. A cura di Alessandra Micheli

Lo dico sempre.

La letteratura cosiddetta per ragazzi è terrificantemente sottovalutata.

Ed è un peccato perché a parere di questa modesta recensora, è complicata da morire.

E questo sta a significare che, chi ci prova, chi si diletta scriverlo per pura passione non perché lo considera elementare, ha un grande talento e una grossa, grassa abilità letteraria.

Ed è quella capace di coniugare tutti gli elementi che tanto ci piacciono nei libri come lo stile, l’emozionalità, la psicologia, l’azione e il sentimento, senza risultare appesantito dalla ridondanza di certi pomposi romanzi pieni di speranza ma vuoti dentro.

Il libro per ragazzi, se scritto come si deve, con l’intelligenza e l’arte giusta, scorre vivace eppure affonda radici profonde dentro di noi, diventando indimenticabile.

La Dunwich lo sa e sforna piccole perle che abbelliscono questo panorama a volte cosi noioso e grigio donandogli sprazzi di colore brillante.

Cosi Horrorcam al pari del precedente, il mistero di Elmwood Manor, è capace di incantare anche la mia vecchia anima avvezza ai più indicibili orrori facendomi…rabbrividire.

Non nego che in certi passi del testo l’adrenalina è cosi potente da avermi fatto rizzare i peli delle braccia.

E tutto senza ricorrere all’elemento che va per la maggior, ossia quella macelleria che usa a iosa scene macabre e truculente.

Ma concentrandosi tutto sulla tensione emotiva.

L’autrice è cosi brava da porre con sapiente arte le scene più forti nel momento giusto, nell’attimo esatto, nell’istante in cui la nostra mente si è ormai acquietata e non si aspetta il colpo di scena.

E’ cosi che la ghost stories diviene una ragnatela vischiosa che rapisce e incastra rendendoci inermi di fronte al ragno irsuto che avanza.

Ma…un altro è l’elemento che personalmente mi ha conquistato.

Ho sempre sostenuto che, in fondo, l’horror ha la sua poeticità.

Magari oscura, magari tutta dedita la romanticismo più letterario quello gotico, fatto di cieli oscuri grondanti di pioggia e di upupe che cantano mentre le lapidi bianco immacolate spiccano in uno scenario caliginoso. Un’atmosfera decadente eppure orgogliosa di se stessa, cosi come è narrata abilmente dal nostro buon Foscolo.

In quest’ambientazione, il fantasma non gronda sangue o disperde viscere attorno a se.

Ma è una figura nostalgica, terrorizzante per la sua apparizione su una scena quotidiana che rompe, pertanto, l’abitudinaria tranquillità.

Che deturpa le convinzioni fondate sul positivismo scientifico.

E ci fa piombare indietro, in un mondo che non poteva rendersi intellegibile ma a volta doveva essere accettata per fede.

Il fantasma è quindi perturbante.

E’ cosi alieno al nostro vivere che risulta fastidioso come unghie che stridono sui vetri, con quel suono cosi aberrante, cosi poco armonico. Eppure esso è parte di noi, del tempo che fu, dei nostri errori, delle trame di un passato che spesso, è necessario sbrogliare.

E cosi chi vede i fantasmi diviene quasi un eletto.

Qualcuno che fregandosene del consueto abbraccia l’impossibile e ne fa tesoro.

Che rende le sua vita quello che deve essere: un avventura dove anche le ombre devono raccontarci la loro storia.

Horrrocam è tutto questo.

E’ lo straordinario che ci rende speciali, che rende unici tutti coloro che, seppur intimoriti da quella sua stonata presenza, si siedono ad ascoltare.

E dopo il tocco del numinoso tornano nel mondo, ma non appartengono più ad esso.

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